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Nicoletta-Gandus

Berlusconi contro i giudici “estremisti” e il parlamento “inutile”. Ma Fini non ci sta

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Crisi, riforme e giustizia. è su questi temi che si impernia il discorso di Silvio Berlusconi all’assemblea annuale di Confindustria a Roma. E così il Cavaliere rinnova le critiche alla magistratura, ribadisce l’impegno per la riforma della giustizia e lancia un invito a riformare il Parlamento. Invito che Gianfranco Fini rispedisce al mittente.
Per il presidente del Consiglio certi magistrati non sono imparziali. “È come se Mourinho fosse affidabile come arbitro di una partita tra l’Inter e il Milan…” commenta. “C’è una realtà che è esattamente il contrario di quella che hanno scritto in questi giorni, perché si tratta di giudici che sono estremisti di sinistra” aggiunge il Cavaliere.
Berlusconi insiste tra gli applausi della platea: “Questa mattina i giornali dicono che non si possono nemmeno criticare i giudici. Credo che invece sia il diritto di ogni cittadino portare la sua critica ai giudici. Per quanto riguarda i miei fatti, io non posso stare zitto perchè ci sono troppi dubbi che sorgono a leggere i giornali sul comportamento del presidente del Consiglio quando era imprenditore. Datemi pochissimi secondi per spiegare. Ho definito scandalosa questa sentenza, perchè è esattamente il contrario della verità. Datemi due minuti, non posso non dirvelo” afferma rivolto alla platea degli imprenditori. “Io non ricordo di non aver mai conosciuto un signor l’avvocato Mills”.
Quindi ribadisce l’impegno “ad andare avanti con la riforma della giustizia penale. Non ci fermeremo, fino a quando avremo diviso l’ordine del magistrati dall’ordine degli accusatori”.
Il premier non ha dubbi: “Gli accusatori, quando andranno a parlare con il magistrato giudicante, dovranno farlo esattamente come lo fa l’avvocato della difesa, cioè telefonando, fissando un appuntamento, bussando ad una porta, entrando con il cappello in mano e dandogli del lei. Fino a quando non ci sarà questa situazione in Italia, nessun cittadino italiano sarà sicuro di poter avere un giusto processo se accusato di un reato da parte di un pubblico ministero”. Il premier precisa: “è una questione che riguarda me che sono assolutamente fuori: abbiamo il Lodo Alfano che sposta la prescrizione, ma non si può veramente accettare che succedano in Italia cose del genere”.
Ma fare le riforme in Italia non è mai semplice, lamenta Berlusconi: “Essendo un rivoluzionario, ho sempre pensato che è molto più facile fare le rivoluzioni che le riforme. Noi infatti troviamo delle difficoltà infinite, soprattutto burocratiche…”. E poi sulla crisi: “La crisi ha una componente psicologica molto forte, che se alimentata come paura può contribuire a rendere la crisi più profonda. Sono profondamente addolorato quando vedo che giornali, tv e opposizione continuano a cantare la canzone del catastrofismo e del pessimismo”. Per Berlusconi “Il governo ha ben reagito restando a fianco di chi ha perso il lavoro e di chi ha più bisogno”.

Non solo. Anche il parlamento, secondo il premier, andrebbe riformato. “Servono i giovani per garantire il 98% delle presenze. Ci sono dei deputati che non si vedono mai perché hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Ma come si vota? Si guarda il capogruppo che se alza il pollice vuol dire sì, se stende la mano vuol dire astensione, se fa il pollice verso vuol dire no. Adesso diranno che io offendo il Parlamento ma questa è la pura verità: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutile e controproducenti”. E in questa situazione, avverte Berlusconi, il premier ha bisogno di più potere rispetto al parlamento: “Ci vorrebbe un ddl di iniziativa popolarema non si può chiedere ai capponi di anticipare il Natale…” ribadisce il premier. E ancora: “Il presidente del Consiglio” aggiunge il Cavaliere “non ha nessun potere perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e quindi tutti i poteri sono stati dati al Parlamento e non al premier”.

Affermazioni cui risponde poco dopo il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ancora una volta (l’ennesima) fa da contrappunto al premier: ”Il Parlamento, quando riesce ad operare attraverso procedure ‘aperte’ è e viene percepito dalla società come un interlocutore ineludibile, qualificato ed impegnato” dice l’ex leader di An che cita come esempio il federalismo fiscale: “L’iter della legge sul federalismo fiscale smentisce la tesi dell’inevitabile tramonto del ruolo del parlamento come legislatore, della sua presunta marginalizzazione nella definizione delle leggi” . Per il presidente della Camera “l’approfondimento parlamentare di una serie di questioni non ha affatto impedito l’approvazione del provvedimento in tempi più che ragionevoli”.

Caso Mills, altolà dei magistrati e l’attacco di Berlusconi: “Gandus è mia nemica”

Nicoletta Gandus e Silvio Berlusconi

Passano i mesi, ma il giudizio di Silvio Berlusconi su Nicoletta Gandus, presidente del collegio giudicante che ha condannato in primo grado David Mills “per essersi fatto corrompere dal premier” non cambia: è “dichiarato e palese nemico politico”. Parole contenute in un’intervista rilasciata circa un anno fa dal presidente del Consiglio per l’ultimo libro di Bruno Vespa, ma che l’ufficio stampa di palazzo Chigi decide di diffondere. Segno che quelle considerazioni sono più che mai attuali.
Che il “caso Mills” sia in cima ai pensieri del Cavaliere è dimostrato anche dal fatto che il premier avrebbe voluto fare una conferenza stampa proprio sulla base di quell’intervista in cui, punto per punto, il premier respingeva le accuse dei pm milanesi. Arringa difensiva alla quale, a quanto si apprende, Berlusconi ha rinunciato solo dietro consiglio dei più fidati collaboratori, timorosi di sollevare ulteriori polemiche in un clima politico già reso incandescente dalle sue parole di ieri.
Ragioni simili a quelle che hanno spinto Berlusconi a rinviare l’annunciata requisitoria in Parlamento.  Il Cavaliere, riferiscono i fedelissimi, non la considera una “urgenza”. Se andrà in Parlamento lo farà dopo il voto di giugno. La cautela è dettata da una doppia considerazione: i sondaggi sono più che positivi e una simile scelta rappresenta un rischio. Se è vero infatti che gli consentirebbe di difendersi davanti agli italiani (magari in diretta tv), darebbe la stessa visibilità agli attacchi dell’opposizione. Inoltre, si aggiunge, gli stessi dati dimostrano che a prevalere nell’urna è il giudizio sull’azione di governo. Meglio dunque farsi vedere fra i terremotati dell’Aquila che in Senato ad attaccare i giudici.
L’appuntamento dunque, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto (sempre possibili con Berlusconi), è rinviato a dopo il voto.
Ciò non toglie che la voglia del premier di dire “la sua verita”‘ resta tanta. E quanto successo oggi ne è la prova più evidente. Dopo aver deciso di non scendere in conferenza stampa, Berlusconi ha deciso di far diffondere l’estratto del libro di Vespa, ormai in edicola da mesi, dedicato all’argomento. Cinque paginette in cui Berlusconi tenta di smontare, punto per punto, le accuse contro Mills e dunque contro se stesso. Dice di non ricordare di aver mai incontrato l’avvocato inglese; che Mills “inventò” di aver ricevuto da Fininvest i 600mila euro contestati dall’accusa per evadere il fisco inglese; che quei soldi venivano da “un armatore italiano residente in un Paese africano”; che Mills era un “testimone dell’accusa” e non un teste “amico” e che cambiò versione davanti ai pm milanesi solo per il “timore di essere arrestato” e stremato dopo “dieci ore di interrogatorio”.
Ma è nei confronti della giudice Gandus che Berlusconi riserva le parole più dure: “è curioso sostenere che la Gandus, pur essendo un mio dichiarato e palese nemico politico, nel momento in cui arrivasse a scrivere una sentenza nei miei confronti saprebbe non venir meno al vincolo d’imparzialità impostole dalla Costituzione”

Condannato a 4 anni e 6 mesi l’avvocato inglese David Mills

Nicoletta Gandus

Caso Mills, respinta la ricusazione del giudice Gandus

Processo Mills

I giudici della quinta sezione della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata da Silvio Berlusconi nell’ambito del processo in cui è imputato insieme all’avvocato David Mills. L’istanza di ricusazione era stata presentata dal presidente del consiglio attraverso i suoi legali, gli avvocati Niccolò Ghedini e Pietro Longo, lo scorso 17 giugno. La richiesta di ricusazione è stata però respinta in quanto i giudici hanno ritenuto infondati i motivi per cui era stata presentata. La difesa di Berlusconi sosteneva che la Gandus con una serie di interventi su siti internet ha dimostrato “grave inimicizia” nei confronti del premier imputato al processo che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale del tribunale di Milano presieduta dallo stesso giudice Gandus. Le motivazioni con cui la Corte d’appello ha rigettato nel merito l’istanza sono di 16 pagine.

“I documenti che dovrebbero dimostrare l’inimicizia grave tra la dott.sa Gandus e il ricusante (…) sono mere manifestazioni di pensiero relative non a rapporti personali o comportamenti dell’on. Silvio Berlusconi ma semplicemente critiche a testi di legge approvati dal Parlamento durante la legislatura 2001/2006, nella quale quest’ultimo è stato capo del governo”. E’ questo uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dalla difese di Silvio Berlusconi nell’ambito del processo nel quale il presidente del consiglio é imputato insieme all’avvocato David Mills.
“Nulla di personale contro l’on. Berlusconi ha espresso in passato” il giudice Nicoletta Gandus. E’ uno dei passaggi delle motivazioni con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Gandus presentata dal presidente del consiglio nell’ambito del processo in cui è imputato insieme a David Mills. Gli “strali critici” di Nicoletta Gandus “si sono rivolti, a parere di questa Corte, non alla persona, bensì alla politica, segnatamente quella giudiziaria, di cui il ricusante si assume la paternità”. “La dott.sa Gandus - riporta la motivazione - non ha quindi realizzato alcun comportamento che possa indurre a ritenere che in quel processo e non in politica, essa sia prevenuta nei confronti di quell’imputato che oggi la ricusa”.
“Faremo ricorso in Cassazione”, si è limitato a dire l’avvocato Piero Longo uno dei difensori di Silvio Berlusconi a proposito del provvedimento con cui oggi la quinta corte d’appello di Milano ha respinto l’istanza di ricusazione del giudice Nicoletta Gandus presentata nell’ambito del processo in cui il presidente del consiglio è imputato insieme a David Mills.
Al centro del processo, che ha preso il via nel marzo 2007, c’è l’accusa secondo cui Berlusconi nel 1997 fece inviare 600mila dollari a Mills come ricompensa per non aver rivelato in due processi, in qualità di testimone - e quindi con l’obbligo di legge di dire il vero e non tacere nulla - le informazioni su due società off shore usate da Mediaset, secondo la procura, per creare fondi neri. Sia Berlusconi sia Mills hanno sempre respinto le accuse, e il gruppo di Segrate ha ribadito in più occasioni in diverse note la propria correttezza e trasparenza.

Processo Mills, Berlusconi ricusa il giudice. E l’Anm insorge

Processo Mills

Come annunciato ieri in una lettera al presidente del Senato, Silvio Berlusconi ha depositato nella cancelleria della quinta sezione della Corte d’appello di Milano l’istanza di ricusazione del presidente della decima sezione del Tribunale, Nicoletta Gandus. Il premier è imputato per corruzione in atti giudiziari nel processo, appunto davanti al collegio presieduto dal giudice Gandus, con il legale inglese David Mills. L’istanza di ricusazione è basata su alcune prese di posizione del giudice su alcuni siti Internet contro leggi varate dal precedente governo guidato da Berlusconi. La prossima udienza del processo Mills è prevista per venerdì.

Secondo l’istanza, da parte del presidente della decima sezione del Tribunale di Milano sarebbero state fatte “reiterate manifestazioni di pensiero che appalesano una inimicizia grave nei confronti dell’imputato Berlusconi”. Già nella lettera a Schifani, Berlusconi aveva scritto: “Ho preso visione della situazione processuale e ho potuto constatare che si tratta dell’ennesimo stupefacente tentativo di un sostituto procuratore milanese di utilizzare la giustizia a fini mediatici e politici, in ciò supportato da un Tribunale anch’esso politicizzato e supinamente adagiato sulla tesi accusatoria”. Per il presidente del Consiglio, in particolare, il giudice Gandus avrebbe “assunto posizioni pubbliche di netto e violento contrasto” contro il suo precedente governo.

Il procuratore della Repubblica di Milano, Manlio Minale, ha risposto con una nota, in cui spiega di dover “con forza respingere le illazioni” dopo aver letto “così come riportato sulla stampa” il testo della lettera di Silvio Berlusconi. Il capo della Procura aggiunge che “il procedimento per corruzione in atti giudiziari pendente dinanzi al Tribunale di Milano nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio e dell’avvocato Mills, al quale evidentemente si fa riferimento nella lettera sopra ricordata, è stato iscritto a seguito di precise dichiarazioni rese dallo stesso avvocato Mills in data 18 luglio 2004, alla presenza del difensore nel corso di un interrogatorio quale persona indagata in altro procedimento. Le indagini sono state condotte nel più assoluto rispetto delle garanzie della difesa e nell’esclusiva ottica dell’accertamento della verità. All’esito delle indagini preliminari è stata esercitata l’azione penale e gli atti, superato positivamente il vaglio dell’udienza preliminare, sono pervenuti al Tribunale. All’esito di un dibattimento iniziato in data 13 marzo 2007 e prossimo alla conclusione”, conclude la nota, “il tribunale deciderà in ordine alla fondazione o meno delle accuse”.

I legali di Silvio Berlusconi, nel ricusare il giudice Gandus, sottolineano inoltre come la stessa Gandus, unitamente a uno dei due pm del processo Berlusconi-Mills, Sergio Spadaro, “è stata firmataria di un appello contro la decisione del governo Berlusconi di prorogare il procuratore nazionale antimafia. Infine”, si legge nell’istanza, “si deve porre in evidenza come la dottoressa Gandus appaia tra i soggetti potenzialmente danneggiati nel processo collegato (quello sui diritti televisivi, sempre in corso a Milano, ndr) da cui nasce il presente processo, avendo posseduto azioni Mediaset ed essendo quindi fra quei soggetti che potenzialmente avrebbero potuto costituirsi parte civile anche nei confronti dell’onorevole Berlusconi e che a tutt’oggi, anche dopo la declaratoria di prescrizione del reato possiedono legittimazione attiva per proporre azione civile contro il medesimo”.

Continuano gli avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo: “La personalizzazione dell’inimicizia non può essere negata sol con l’osservare che il giudice avrebbe contestato le leggi e non il presidente del Consiglio che le avrebbe ispirate o volute, perché in questi anni tutta l’opinione pubblica e tutti gli avversari politici hanno di questa personalizzazione fatto bandiera costantemente garrente. E allora la dottoressa Gandus non poteva non sapere, anche se avesse potuto diversamente divisare, che i suoi strali sarebbero stati, oggettivamente, indirizzati in via diretta alla persona di Silvio Berlusconi e che come tali sarebbero stati da tutti recepiti. La dottoressa Gandus quindi si trova in stato di grave inimicizia nei confronti della persona che dovrebbe giudicare. E se anche non lo fosse, certamente lo appare. E non occorre ricordare che per giurisprudenza costituzionale consolidata il giudice, a tacer di tutto, non deve apparire condizionato”.

“Chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale”. Così l’Associazione nazionale magistrati è intervenuta nel dibattito. L’Anm, che ha annunciato per domani pomeriggio una conferenza stampa sulle dichiarazioni del presidente del Consiglio, parla di “accuse gravissime rivolte da Silvio Berlusconi ai magistrati del processo Mills. “Questi comportamenti”, continua il sindacato delle toghe, “rischiano infatti di minare alla radice la credibilità delle istituzioni e di compromettere il delicato equilibrio tra funzioni e poteri dello Stato democratico di diritto”.

Quelle di Berlusconi sono “invettive tanto veementi quanto ingiustificate”, affermano il presidente Luca Palamara e il segretario dell’Anm Giuseppe Cascini, che esprimono al pm e al presidente del collegio giudicante del processo Mills “piena solidarietà e sostegno. In uno Stato democratico ogni imputato può difendersi con tutti gli strumenti del diritto e con la critica pubblica; ma chi governa il paese non può denigrare e delegittimare i giudici e l’istituzione giudiziaria quando è in discussione la sua posizione personale. Purtroppo è già accaduto in passato. Ma non è possibile assuefarsi”. Nel sottolineare che questi comportamenti rischiano di minare la credibilità delle istituzioni e di compromettere l’equilibrio tra poteri dello Stato, il sindacato delle toghe chiede “alla politica ed al governo di non imboccare questa strada, di rispettare l’indipendente esercizio della giurisdizione nello spirito di un confronto sui temi della giustizia franco ed aperto e perciò capace di individuare proposte e soluzioni efficaci per il funzionamento della giustizia italiana”.

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