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Nirta-Strangio
“Mi inginocchio e giuro di essere innocente dinanzi a Dio, al mondo intero e ai familiari delle vittime di questa orrenda strage”: Giovanni Strangio, sospettato principale della mattanza di Duisburg dove il 15 agosto dello scorso anno vennero trucidati sei giovani calabresi, parla con Panorama in edicola da venerdì, 8 agosto.
E sostiene di non avere nulla a che vedere con quel terribile fatto di sangue. “Ma credo che in questo momento le mie ragioni non interessino alla magistratura che deve dimostrare all’opinione pubblica internazionale, e soprattutto ai tedeschi, di risolvere velocemente il caso consegnando i colpevoli alla giustizia” dice. “Il fatto è che sono italiano, di San Luca e mi chiamo Strangio”.
Non nega di essere stato in Germania il giorno della strage: “Sono partito per andare in Germania a curare i miei interessi, avevo dei locali e dovevo provvedere alla loro gestione” dice, ma nega perfino l’esistenza di una faida di San Luca: “La faida è una costruzione giornalistica e dei magistrati. Io non sono affiliato alla ‘ndrangheta e so che nel mio paese esiste povertà , disoccupazione, ignoranza, diffidenza, ma anche amore, passione e voglia di lavorare”.
Non ha dubbi invece il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, titolare di tutte le inchieste della ‘ndrangheta di San Luca: “Strangio è l’autore del massacro di Duisburg, tant’è che la montagna di accuse nei suoi confronti, lo induce a sottrarsi alla cattura anziché presentarsi e spiegare le sue ragioni”, dichiara a Panorama.
Giuseppe Nirta, 68 anni, capo dell’omonimo clan, da tempo latitante, è stato arrestato dai carabinieri a San Luca, nel bunker costruito all’interno della casa di un parente. L’arresto è stato eseguito dai militari del gruppo di Locri. Nirta stava per essere inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi ed era già nella lista dei 100.
Nel momento dell’arresto l’uomo si è complimentato con i militari. Nirta era ricercato nell’ambito dell’operazione “Fehida” relativa alla faida esplosa nell’agosto dello scorso anno contro i Nirta-Strangio ed i Pelle Vottari. L’operazione fu disposta dalla Dda di Reggio Calabria dopo la strage di Duisburg in cui, il giorno di Ferragosto dello scorso anno, furono uccise sei persone tutte presunte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari.
Il latitante arrestato è il padre di Giovanni Luca Nirta, marito di Maria Strangio, la donna uccisa a San Luca il giorno di Natale del 2006. Giuseppe Nirta è accusato di associazione mafiosa e dell’omicidio di Bruno Pizzata, di 59 anni, ucciso il 4 gennaio del 2007 a San Luca.
La sanguinosa faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari iniziò nel 1991 a causa di un banale lancio di uova tra un gruppo di giovani del luogo. Episodio che il 14 febbraio del 1991 provocò l’uccisione di due persone ed il ferimento di altre due. Col passare del tempo lo scontro tra i Nirta-Strangio ed i Pelle-Vottari è stato incentrato sulla gestione degli interessi criminali legati al traffico della droga ed all’infiltrazione negli appalti pubblici.
Dopo un lungo periodo di stasi, la faida di San Luca si riaccese con l’assassinio, il giorno di Natale del 2007, di Maria Strangio cui fece seguito, il 4 gennaio del 2007, l’omicidio di Bruno Pizzata, esecutore materiale del quale sarebbe stato proprio Giuseppe Strangio.
Il giorno di Ferragosto dello scorso anno la faida ha registrato il suo culmine con la strage di Duisburg in cui furono uccise sei persone presunte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari, tra cui un ragazzo di 16 anni, Francesco Giorgi.

Maxi sequestro di beni per un valore di 150 milioni di euro in provincia di Reggio Calabria e in Lombardia nell’ambito di un’operazione dei carabinieri contro alcune cosche della ‘ndrangheta.
I beni confiscati appartengono alle famiglie Nirta-Strangio e Pelle-Vottari, protagoniste della sanguinosa faida di San Luca culminata, nel giorno di Ferragosto del 2007, nella strage di Duisburg, in Germania, nella quale sono state uccise sei persone.
Tra i beni sequestrati, ci sono aziende, attività commerciali, abitazioni, terreni, polizze assicurative e auto di lusso. Il sequestro è stato disposto dal tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio e della Procura di Locri.
La faida di San Luca, che vede al centro le famiglie Nirta-Strangio e Vottari-Pelle, ha avuto inizio nel giorno della festa di carnevale del 1991. All’origine dello scontro un banale lancio di uova tra un gruppo di giovani. Quell’episodio portò al compimento di un agguato nel quale furono uccise due persone, e altre due rimasero ferite.
Col passare degli anni, però, la faida ha assunto altri connotati, e gli omicidi che si sono susseguiti hanno avuto come movente principale il controllo del traffico di droga e l’infiltrazione negli appalti pubblici. Lo scontro ha fatto registrare anche un lungo periodo di pausa, sino al Natale 2006 quando, in un agguato, tre persone, tra le quali un bambino, rimasero ferite e fu uccisa una donna, Maria Strangio, moglie di uno dei presunti boss, Giovanni Luca Nirta, considerato dagli investigatori il vero obiettivo dell’agguato.
La risposta a quell’agguato è stata la strage di Duisburg, con sei persone uccise a Ferragosto davanti al ristorante “da Bruno” di proprietà degli Strangio.

“Dal 3 settembre il paese è rifiorito, è tornato come me lo ricordavo. Non ne conosco il motivo, ma è successo”. Giuseppe Maviglia è il nuovo preside della scuola media di San Luca (Reggio Calabria) e da fine agosto ha ripreso a lavorare nel paese della locride dove aveva insegnato per circa vent’anni.
Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale.
Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole.
Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco.
Poi, come rivelato da Panorama, nel numero in edicola (qui il .pdf), il 2 settembre, quando gli uomini della ‘ndrangheta festeggiano la Madonna della montagna, gli esponenti delle famiglie più influenti, in una località segreta, hanno imposto la tregua per riprendere i loro traffici, messi a rischio dall’ondata repressiva scatenata dalla mattanza in terra tedesca. Senza bisogno di giornali e tv, la notizia è entrata come una freccia nelle case di San Luca.
E gli abitanti sono usciti dal letargo, da un inverno che durava dal 25 dicembre, il sangue ha ripreso a circolare nelle vene anziché nelle strade. Adesso i bar sono di nuovo pieni, si rivedono in giro i ragazzi, le auto riempiono nuovamente le strade senza timore di rappresaglie. I sanlucoti escono da casa (quasi) sicuri di tornarci.
Nel vicoletto dove vive una delle famiglie coinvolte nella faida, quella dei Vottari, è un viavai di persone, come non succedeva da mesi. A San Luca, la vita è ripresa. Nonostante tutto.

San Luca, quattro mila anime tormentate dalla guerra di ‘ndrangheta. Una manciata di cognomi che ricorrono e dividono. Strangio innanzitutto.
Come Sebastiano Strangio, latitante fino al 28 ottobre 2005 quando un’operazione internazionale di polizia ha permesso di catturarlo ad Amsterdam: era considerato uno dei più importanti narcotrafficanti delle cosche calabresi. O come don Pino Strangio, il parroco del paese della locride. O come nel municipio di San Luca: sindaco Giuseppe Mammoliti, vicesindaco, Salvatore Strangio. E poi tra assessori e consiglieri comunali tre Alvaro (proprio come lo scrittore e giornalista Corrado Alvaro che era nato qui), tre Trimboli, due Romeo.
Secondo il censimento Istat ci sono 1242 famiglie, ma per chi si occupa di cronache locali sono solo due: Nirta-Strangio e Pelle-Romeo-Vottari. Cognomi che sono sinonimo di clan contrapposti, anche se non sempre quanto registrato all’anagrafe corrisponde alla rete delle affiliazioni mafiose. Dall’elenco telefonico di San Luca risultano 35 Strangio e 20 Nirta. Uomini per bene e piccoli e grandi boss. Donne che hanno visto uccidere i propri fratelli, i mariti, i figli. O che sono state ammazzate con ferocia.
Tutto iniziò nel febbraio 1991 con lo scoppio di mortaretti, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale. Qualcuno replicò con il lancio di uova. E il rispondere alzando sempre il livello divenne la condanna a morte della comunità . Scoppiò una rissa e il giorno di San Valentino scattò il primo agguato contro i componenti della famiglia Nirta-Strangio: due morti e due feriti. Da allora intimidazioni, omicidi e tentati omicidi che si trascinarono fino al 2000. Da quell’anno la faida aveva registrato una lunga pausa, forse anche perché i boss che da San Luca avevano fatto il salto di qualità e dirigevano traffici di droga in ogni parte del mondo non volevano veder concentrata l’attenzione di polizia e carabinieri proprio in casa loro.
Ma la tregua si è interrotta nel 2006, con l’omicidio, il giorno di Natale, di Maria Strangio. Era la moglie di Giovanni Luca Nirta, scarcerato appena 4 giorni prima: nella sparatoria l’uomo era rimasto illeso, ma erano stati feriti il nipote di cinque anni e il fratello Francesco. Nirta non partecipò neanche ai funerali della moglie preferendo allontanarsi da casa per sfuggire ai killer. Non sbagliò, visto che la cerimonia fu piuttosto movimentata. Al cimitero c’erano uomini armati che non hanno esitato a sparare contro la polizia che voleva identificarli. Manco a dirlo, si chiamava Giovanni Strangio l’uomo fermato in quell’occasione.
Una cosa fu immediatamente chiara a tutti, sanlucoti, magistrati, investigatori: l’uccisione di una donna in un giorno di festa era una provocazione che non poteva cadere nel vuoto. Da quel giorno la faida ha registrato altri cinque omicidi e sei tentati omicidi. L’ultimo il 3 agosto scorso, con l’agguato contro Antonio Giorgi, ucciso a colpi di fucile mentre si trovava in un terreno di sua proprietà . A San Luca carabinieri e polizia hanno aumentato le misure di sicurezza, stretto la vigilanza.
Ma , forse proprio perché in Calabria adesso sarebbe stato più difficile colpire, l’ennesimo atto di quella lotta per l’annientamento fratricida è andato in scena a Duisburg.
Secondo la polizia di Reggio Calabria, i sei uomini assassinati in Germania sono da considerarsi vicini al clan Pelle-Vottari-Romeo. E non deve trarre in errore il nome del gestore del ristorante Da Bruno, dove è avvenuta la mattanza, una delle vittime: Sebastiano Strangio. Quando si tratta di rispondere colpo su colpo nella faida senza fine, le lontane parentele o le omonimie non contano più.
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