

La lettera di Saviano al movimento studentesco pubblicata da Repubblica
Le parole sono pietre. Non solo la notizia che 22 dei 23 manifestanti fermati dalla polizia martedì durante gli scontri sono tornati liberi grazie alla decisione del tribunale di Roma, e potranno così partecipare ai cortei in programma fra cinque giorni, quando si terrà il voto definitivo al Senato della riforma Gelmini, ma a colpire ieri gran parte dell’opinione pubblica (se non altro quella moderata) sono stati anche gli attacchi verbali della parte più estremista del movimento studentesco e del popolo no global allo scrittore Roberto Saviano. Continua

No global: Francesco Caruso (a sinistra), Luca Casarini (al centro) e Vittorio Agnoletto
Che fine hanno fatto i leader (gli altri, ormai ex) dei No global? La domanda rimbalza tra i lettori ai quali, di certo, non è sfuggita l’intervista a Luca Casarini comparsa su La Stampa e il profilo delineato da Il Giornale. L’ex leader delle tute bianche, infatti, è diventato un piccolo imprenditore. Continua

“La sinistra italiana è in estinzione. Noi sopravviviamo, almeno territorialmente, e abbiamo ancora la forza di gridare i nostri no. Come a Genova nel 2001″.
Non ha dubbi Francesco Caruso (qui il suo blog e qui la sua biografia), 35 anni, beneventano, ex leader dei no global napoletani e parlamentare per Rifondazione comunista dal 2006 al 2008, durante il Prodi bis. Uno dei pochi a Montecitorio, forse l’unico, che risultava a reddito zero prima di venire eletto, anche se proviene da un’agiata famiglia.
Sta raggiungendo in auto con alcuni amici L’Aquila, dove si tiene la protesta dei no global. Attese dalle tre alle 5000 persone: i manifestanti, in gran parte giovani, provengono soprattutto da Roma, ma anche da diverse altre città italiane (oltre che dall’estero: francesi, tedeschi, olandesi in maggioranza). C’è pure una rappresentanza dei “No Dal Molin” e di altri comitati, come quelli che si oppongono alla costruzione delle basi militari. Il corteo - organizzato dalla Rete nazionale No G8, cui aderiscono diverse sigle, a cominciare dai Cobas e Rifondazione- si snoderà lungo un percorso di circa 7 chilometri, dalla stazione della frazione di Paganica ai giardini comunali dell’Aquila, a ridosso del centro storico terremotato.
A reggere lo striscione iniziale: “Voi G8 siete il terremoto, noi tutti aquilani”, anche alcuni rappresentanti dei vigili del fuoco, tra le categorie più impegnate per il terremoto. Nel corteo sono presenti, tra gli altri Comunisti italiani, Sinistra critica e alcune associazioni aquilane come Epicentro solidale. Ci sono anche, più sparuti, gli “Aquilani contro il G8″, che inveiscono contro i movimenti di sfollati che non hanno aderito.
Dagli anni ‘90, Caruso, non se ne è persa una di manifestazione, tra cortei ed “espropri proletari”. Uno che avrà molti difetti - e qualche guaio giudiziario legato alla carriera di no global -, ma che di sicuro dice quello che pensa. Per esempio, quando definisce il G8 de L’Aquila: “Tu pensa, hanno portato lor signori a fare turismo in mezzo ai terremotati”. E se lo dice lui…
Insomma, che cosa non vi piace di questo G8, che ormai è diventato un G14 esteso anche ai maggiori paesi in via di sviluppo?
Coloro i quali hanno provocato la crisi, ora si propongono come i risolutori della crisi stessa. È un paradosso, perché sono stati loro i registi di quanto è accaduto in questi anni. Noi lo dicevamo già ai tempi di Genova, solo che ci hanno preso a manganellate. E poi che dire di questo turismo grottesco di Obama, Merkel, Sarkozy e compagnia che vogliono provare l’emozione di un’avventura reale in mezzo ai terremotati.
Ma allora cosa proponete voi manifestanti?
Ci sono due impostazioni. La prima ritiene che sia necessario convincere lor signori a concedere qualcosa anche ai poveri…
I “lor signori”?
I potenti della terra, quelli là .
Convincere i politici dei grandi paesi, dunque…
In generale pensiamo che occorra cambiare il paradigma della Governance dei paesi occidentali, ossia non subordinare le politiche al profitto, ma alle esigenze dell’uomo. Non voglio fare il catastrofista, ma dieci anni fa a Genova lor signori cantavano le lodi del capitalismo e basta guardare gli indicatori economici di oggi per capire chi aveva ragione.
Attese 5 mila persone. A Genova dieci anni fa eravate molti di più. I no global sono in declino?
Non c’è più quella forza che c’era a Genova e pensare di resuscitare lo stesso schematismo sarebbe sbagliato. I movimenti non sono come i sindacati o i partiti e cambiano in altre forme. Ora il movimento no global si è territorializzato e non parlerei tanto di declino: facciamo emergere le contraddizioni nel locale, come nella lotta contro la Tav o a Vicenza contro la base Usa.
Insomma, sostenete il popolo del “no”?
Non mi ci ritrovo in questa definizione. Quello che emerge nei media è l’elemento di conflittualità dei movimenti, ma il lato più interessante è quello delle forme alternative di auto-organizzazione.
I no global sono in declino. E la sinistra italiana?
La sinistra è in via di estinzione. È il risultato di un’eutanasia.
Di chi è la colpa?
Non è una questione di nomi o di leader, che se metti Tizio, allora vinci. Era destinata a fare questa fine.
Allora tutti nel Pd, compresa la sinistra radicale, come ha detto Sansonetti?
Mi sembra giusto che facciano questa fine. Un ceto politico di sinistra che si deve riciclare deve andare il più lontano possibile dalla sinistra.
Non c’è più la sinistra radicale. Chi rappresenterà le vostre idee?
C’è bisogno di costruire un’altra dimensione politica, un mutuo soccorso di tutte le idee di sinistra che parta dalle forme di auto-organizzazione a livello locale.
Tornerà in Parlamento?
Dentro quello scenario no di sicuro. Potrei rifarlo solo se emergerà un nuovo movimento che terrà conto delle esigenze attuali che sorgono dai movimenti.
Indossa ancora le scarpe firmate, le Tod’s che notò Ferrara a Otto e mezzo due anni fa?
È una stupidaggine: non erano vere Tod’s, ma un paio di finte scarpe firmate comprate in una bancarella. Si è sbagliato Ferrara e, infatti, fuori onda l’ho fatto notare ai due conduttori. Visto, hai fatto uno scoop dopo due anni.
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- Tags: antagonisti, Arci, centri-sociali, corteo, Fiom, Francesco-Caruso, George-Bush, Giorgio-Cremaschi, governo, manifestazione, No-global, pacifisti, Paolo-Cento, Pdci, Prc, Romano Prodi, sinistra, Sinistra-critica
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di Laura Maragnani
“Continuiamo a farci del male”: Michele De Palma, 31 anni, responsabile dell’area movimenti del Prc, è furibondo. Manca poco al No Bush No War day (il presidente Usa verrà a Roma il 9 giugno) e i pacifisti italiani non riescono a trovare pace. Né unità : ad accogliere George W. Bush a Roma ci saranno due manifestazioni diverse, due piattaforme diverse, diversi slogan, partecipanti, obiettivi.
Inutile l’appello di Rossana Rossanda, Dario Fo, Alex Zanotelli. In piazza del Popolo contro Bush ci sarà un “cantiamogliele e suoniamogliele” promosso da Fiom (qui il documento in .pdf) e Arci, Libera e Un ponte per, Rifondazione e Pdci, insieme agli americani “critici” che vivono in Italia. Da piazza della Repubblica a piazza Navona sfilerà invece un corteo più radicale: un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, i centri sociali, i Cobas, i trotzkisti. La spaccatura è profonda. Ma “non per ragioni estetiche, perché il corteo ci piace più della piazza” avverte Salvatore Cannavò di Sinistra critica, deputato ribelle del Prc. I motivi sono “squisitamente politici”.
In piazza del Popolo si griderà “Bush, ora basta”. Si dirà “no alla base Dal Molin, alle basi Usa, alla militarizzazione, alle armi nucleari, agli F35, allo scudo missilistico”. Ma i toni antigovernativi saranno bassi. Mentre al corteo gli slogan colpiranno “la guerra globale permanente di Bush” e “l’interventismo militare del governo Prodi”. “Non si può manifestare contro il militarismo Usa e poi mascherare, come a Kabul, le responsabilità italiane”: ecco Vauro, portavoce di Emergency.
Che confusione! La Fiom a fianco dell’Arci, in piazza, e il suo leader Giorgio Cremaschi al corteo. Il presidio Dal Molin, contro la base Usa di Vicenza, sarà al corteo; il coordinamento dei comitati sarà in piazza. “Il Pdci sarà in piazza compatto” giura Manuela Palermi, capogruppo al Senato; Rifondazione è divisa. Anche Francesco Caruso, che sfilerà con i centri sociali, è scontento: “Questa divisione è una forzatura politichese”.
Di qui? Di là ? Un caos. I senatori pacifisti Franco Turigliatto (ex Prc) e Ferdinando Rossi (ex Pdci) saranno al corteo, il verde Angelo Bulgarelli andrà “da una parte e dall’altra”. Paolo Cento si asterrà , ma vigilerà “affinché non si verifichino repressioni feroci come a Napoli nel 2001″.
L’imbarazzo di molti è palpabile. No Bush, ‘na fatica.