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Nord

Che fine ha fatto il Meridione d’Italia?


Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi (Ansa)

Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Umberto Bossi (Ansa)

«La Padania non esiste», sostiene, crudamente, Gianfranco Fini. «La Padania esiste da sempre!», urla, romantico, Umberto Bossi. Tra i due litiganti, come spesso accade, la verità è nel mezzo.
Come entità «culturale» no, la Padania proprio non c’è. A differenza del Sud, più o meno compattato con il Regno delle due Sicilie, il Nord fu storicamente più composito fino all’unità d’Italia e anche dopo. Continua

Miccichè: Mi faccio un partito. E vedrete che così mi daranno retta

Gianfranco Miccichè

di Andrea Marcenaro

Gianfranco Miccichè vuole fare il partito del Meridione. E ama cucinare. Meglio ancora, adora nutrire le persone. Vedeste come salta tra i fornelli di pasta e polpi e gamberoni nella sua casa sopra Cefalù, località Sant’Ambrogio, per la precisione. Che intanto, come patrono ispiratore di un progetto sudista, un santo propriamente meridionale non si potrebbe dire.
Ma esiste una specie di test. Dite voi se avete mai sentito di qualcuno capace di nutrirsi, o di nutrire generosamente gli ospiti, e valente nello stesso modo nella battaglia politica. Non esiste. Esempi, finché se ne vuole. Bettino Craxi, bulimico con se stesso e con gli altri, è finito come si sa. Marco Pannella, che a vederlo quando s’ingozza resta un piacere, s’è fatto fare le scarpe da Emma Bonino, una che con l’1 per cento, l’1,2 quando esagera, già è satolla. Giuliano Ferrara potrebbe fare il segretario di dieci partiti, se non stesse troppo schiettamente a tavola. Giulio Andreotti, invece lui sì, lui non si nutriva veramente mai. Al massimo sbocconcellava. Un assaggino e un po’ di mal di testa. Un po’ di mal di testa e un assaggino. Cinquecento governi digeriti a stomaco chiuso. Così va la politica che vince. Come perfino i muri sanno, l’onorevole sottosegretario Gianfranco Miccichè, grande mangiatore, grandissimo cuoco, siciliano, anzi palermitano, anzi berlusconiano, anzi berlusconiano della prima ora, si è messo comunque in testa di fondare un partito suo, diverso da quello di Silvio Berlusconi. E mica in un posto da ridere. Dove nacque quella quisquilia chiamata questione meridionale.

Disse una volta un tipo: se un siciliano ti dice prendiamoci un caffè, tutto avrà voglia di fare, farsi vedere al bar con te, scambiare due chiacchiere, invitarti a cena davanti agli altri, evitare qualcuno, guardare le tette della cassiera, qualsiasi cosa, ma l’unica cosa che non gli interessa, puoi star sicuro, è prendere un caffè. La prima lettura non è mai esatta, puoi giurarci. Ricorda chi lo disse?
No.
Lei. Che, se oggi dichiara facciamo il partito del Sud, tutto vuol farci intendere, probabilmente, che desidera più spazio per lei in Sicilia, che ha voglia di bastonare il ministro Giulio Tremonti, o di procurare magari un fastidio alla Lega nord, meno che fare davvero il partito del Sud. La prima lettura non è mai esatta, può giurarci.
La metafora del caffè si riferiva a un linguaggio antico, al modo di parlare tipico dei democristiani. Stagione finita e linguaggio anche. Nei bar di Borgo Nuovo si parla oggi col linguaggio che si usa a Treviso?
No, nei bar di Borgo Nuovo hanno visto quello che hanno fatto gli avventori dei bar di Treviso e gli sta frullando in testa l’idea di copiare un po’ la loro esperienza. Di organizzarsi anche loro un po’. Di contare quel poco a loro volta. Insomma, di difendersi per ripartire. Tra loro, da qui. Che c’è, dà fastidio?
A qualche siciliano del suo partito molto fastidio, a quanto pare. Al presidente del Senato Renato Schifani, per esempio, o al ministro Angelino Alfano.
Non ne voglio parlare.
Ne deve parlare.
Chieda a loro perché sono infastiditi, non lo chieda a me.
Io sono qui con lei.
Allora solo questo: che abbiano invitato il governo a non concedere al Sud i fondi del Fas, perché sarebbero stati spesi male, diciamo che è stato doloroso.
Ma mica del tutto campato in aria.
Del tutto campato in aria.
Scusi, signor sottosegretario, le leggo alcuni titoli usciti oggi sulla cronaca locale dei giornali di Palermo: “Musei, dagli incassi mancano 20 milioni. La regione li chiede ai gestori privati, si apre il contenzioso”. Poi: “L’università approva il bilancio, ma il deficit reale resta un’incognita. Per quantificare il buco bisognerà attendere”. Ancora: “Il sindaco Cammarata: la giunta può aumentare l’Irpef”. E un’ultima cosa: “All’Azienda comunale dei rifiuti il posto fisso viene trasmesso di padre in figlio”. Non sembrerebbe un’eccezione, è la regola.
Lei sta operando una manipolazione.
Mi dispiace, le sto mostrando una fotografia.
Certo che è una fotografia. Se confronta questa foto con quella di ciò che sta succedendo in questo momento in Lombardia, è così. Ma se guardiamo il film degli ultimi 10 anni, risulta clamoroso come il gap sia diminuito e stia tuttora diminuendo. Solo che quel film non ce lo vogliono far vedere, c’è qualcuno che lo nasconde nei cassetti. E tra quel qualcuno c’è la stampa nazionale.
Potrebbe essere leggermente più circostanziato?
Lei è disponibile a lasciarmi circostanziare un po’ di più?
Prego.
Guardi che può risultare noioso.
Prego.
Lungo e noioso.
La prego.
Conosce l’Ocse? Bene. Il capitolo della relazione Ocse 2001, pagina 116, concludeva con un giudizio perentorio sulla gestione degli interventi pubblici nel Mezzogiorno: “Il meccanismo di coordinamento di queste politiche è molto debole e può portare a risultati contraddittori. Monitoraggio e valutazione di queste politiche sono egualmente assai deboli e richiedono di essere drasticamente migliorati”. Morale, un disastro.
Non si dia la zappa sui piedi, onorevole Miccichè.
Le sto proiettando il film, trattenga la pazienza.
Rapporto Ocse del 2003
, due anni dopo: “Nel sistema di governo del Sud c’è stata una radicale trasformazione da una mentalità di contributi a pioggia a vincoli di bilancio rafforzati con un uso efficiente di aiuti pubblici mirati e fondi strutturali comunitari”.
Un passo avanti.
Aspetti. “In conseguenza, tutte le regioni del Sud hanno migliorato i loro sistemi di governo pubblico e la loro performance economica in conformità con il nuovo approccio”. Conclusione: “Come risultato, tutte le regioni del Sud hanno pienamente utilizzato le risorse comunitarie”. E deve ancora portare pazienza.
Perché?
Perché le offro la colonna sonora del film che i giornali e alcune forze politiche, diciamo qualunquisticamente del Nord, tendono a tacitare. Rapporto Ocse del maggio 2005: “In gran parte per effetto delle nuove politiche di sviluppo, il Sud ha registrato negli ultimi anni un più alto tasso di crescita rispetto al Centro-Nord (un record dal dopoguerra), riducendo in misura significativa il divario di reddito pro capite. È la prima volta dagli anni Sessanta che l’accumulazione di capitale, la base essenziale dello sviluppo, è favorevole al Sud”.
Complimenti, adesso basta.
No, me lo consenta, c’è la ciliegina del Fondo monetario internazionale. Che questo dice: “Il nuovo quadro delle politiche per il Sud si è quindi allontanato dalla logica dei sussidi e dagli interventi settoriali… e i risultati segnalano che il contributo alla crescita degli investimenti pubblici è notevolmente aumentato nel Sud, mentre alla fine degli anni 90 tale contributo risultava decisamente inferiore a quello del Centro-Nord”. Contento?
Aspetto che tiri la sua morale. Qual è?
Che per la prima volta, nel silenzio generale, e diciamo pure con un’ostilità palpabile, una classe dirigente meridionale aveva raggiunto risultati straordinari e l’hanno stoppata. E di brutto. Perché?
Perché i soldi sono quelli che sono e se vanno al Sud non vanno al Nord?
Bravo. E tutto nasce in questa legislatura.
Colpa di Berlusconi?
No, Berlusconi ha fatto molto. Credo che abbia più volte immaginato che una cosa come quella che ora stiamo mettendo sul piatto gli fosse utile. E se non avesse ricevuto forti pressioni contrarie, mi avrebbe dato più spazio. Me ne ha dato molto, certo. Ma è il primo a sapere che la nascita del partito del Sud ormai è ineluttabile.
Lo sta facendo dietro sua indicazione?
No, ma senza la sua ostilità, mi pare.
Beh, non è che debba cercarle proprio col lanternino le ostilità nel centrodestra. Tutto nasce in questa legislatura, diceva prima, perché?
Perché, prima, i ruoli consentivano che in qualche modo il Sud pesasse nelle scelte. Meno del necessario, ma un po’ sì. Ora, con il partito unico di centrodestra e una forte Lega schierata come un sol uomo contro il Sud, tutto è saltato.
Lei descrive un Meridione che, se non ci fosse Umberto Bossi, sarebbe l’Eldorado. La questione puzza un po’. L’acqua manca ancora nelle case, i lavori socialmente utili si sprecano, la disoccupazione tocca picchi che sembravano dimenticati: fino al 30 per cento, si dice. Insomma, forse ci sono classi dirigenti migliori in giro. E altrove c’è anche più voglia di spazzare davanti all’uscio della propria casa senza aspettare l’aiuto divino, forse.
Fino a poco tempo fa nelle case di Palermo l’acqua arrivava per quattro ore ogni due giorni. Ora c’è 24 ore al giorno, ovunque. La disoccupazione qualche anno fa era al 25 per cento. Poi è scesa al 12. Ora è cresciuta al 13, non al 30. Chi dice al 30 spara balle sapendo di spararle. Lasciamoli perdere, non c’è niente da fare. Anzi, li faremo neri: noi vogliamo la nostra rappresentanza politica e l’avremo.
Se c’è una cosa che non è mai mancata al Sud è la rappresentanza politica. Ministri da tutte le parti, in tutte le stagioni, con qualsiasi governo. Forse avete niente niente trascurato i territori che vi avevano eletto.
È vero che la politica, al Sud, ha funzionato sempre come un trampolino per volare a Roma. Nostra colpa, storica, questo sì. Il resto sono balle. Noi non abbiamo una rappresentanza reale. Durante il governo Prodi, per la prima volta, non c’è stato nemmeno un ministro siciliano e uno solo era del Sud, un tecnico.
Con Berlusconi non è così, e va ammesso, però un fatto salta agli occhi e resta incontestabile: chi detiene il potere lo gestisce a favore del Nord.
Anche questo rischia di diventare un luogo comune.
Senta, l’Alitalia stava male, bisognava tagliare delle tratte. Quali? Bari-Milano, Catania-Roma, Napoli-Torino. Era giusto? Non so, certo che veniva facile. Se alle Ferrovie dello Stato i poteri decisionali sono nordisti, ricevono pressioni dai loro. Se all’Anas è lo stesso, si propone il raddoppio della Milano-Bergamo. È vitale? Non ne dubito. Vuole che le snoccioli una trentina di opere vitali per il Sud? Ne vuole una cinquantina?
La Lega vi provoca dei complessi divoranti.
Tutt’altro. La Lega ci stimola a copiarla. La Liga veneta nacque quando il pil della sua regione era da ridere. Quando è cresciuto, il suo peso politico è cresciuto più che in proporzione. Noi oggi siamo cresciuti, vogliamo fare come la Liga. Non ci stiamo più, in Europa, a che l’Italia faccia accordi sulle quote latte barattandole nero su bianco con un disimpegno sulla pesca del tonno, che per noi è ricchezza.
Mi faccia i nomi di quattro dirigenti del futuro partito del Sud.
Il partito non c’è, niente nomi. Il nostro dirigente tipo sarà giovane, curioso, libero, assomiglierà a quello di Forza Italia quando nacque.
Beh, pari pari le caratteristiche peculiari di Raffaele Lombardo.
Mi viene da ridere. Alcuni avevano voluto Lombardo contro Miccichè perché pensavano che Lombardo avrebbe rappresentato la continuità col passato. E cosa ti ha combinato il continuatore col passato? Le leggi sulla sanità e sulla burocrazia. Due bombe atomiche. Fatte bene? Male? Non lo so. In ogni caso il segnale, devastante, era la fine della festa. Giù le mani, stop: sulla sanità d’ora in poi si risparmiava. Le ha viste le reazioni? Dia retta a me. Sarà stato anche un fottutissimo democristiano, Raffaele Lombardo, ma è un rivoluzionario. E di rivoluzionari noiabbiamo bisogno.
Non lo farete mai questo partito.
Che vogliamo farlo, non dubiti. Che ne siamo capaci, non so.
Avete dei sondaggi in mano?
Qualcosa. L’ultimo parla del 50 per cento dei siciliani a favore e dell’8 per cento sul territorio nazionale.
Pensate di federarvi al Pdl?
Certo. Non riuscirei a capire un atteggiamento ostile del centrodestra. Per quanto se ne vedano i segnali.
Si rende conto che sta quasi proponendo un’altra specie di primavera di Palermo, ma in grande, estesa a
tutto il Sud? Si rende conto che si trattò della più planetaria presa in giro di tutti i tempi?

Vero. Non abbiamo in mente niente del genere. Ma non trascuri il fatto che anche quella cosa, a prescindere dal merito, diede una specie di scossa.
I tempi della politica vanno veloci. Non potrete tenere la vostra creatura a bagnomaria per troppo tempo. Diventerebbe una caricatura.
Vedrà che le sorprese supereranno l’immaginazione.
Intanto Berlusconi si mette alla testa di quello che ha definito il nuovo rooseveltismo per il Sud.
E ne siamo felici.
Mentre la Lega parla di nuove gabbie salariali.
E ne siamo infinitamente infelici.
E Berlusconi fa l’occhiolino alla Lega.
Una volta Berlusconi mi disse: “Gianfranco, sai qual è la differenza tra te e Bossi? Che Bossi ha un partito e tu no”. Proveremo a colmare la lacuna.
Il banco di prova fatale?
Non potranno che essere le prossime elezioni politiche.
Campa cavallo…
Proveremo a campare anche noi.
Forza, Miccichè, mi dica che è tutto uno scherzo.
È la roba più seria che io riesca a immaginare.
Sarà serissima. Le faccio soltanto presente che in un’intera intervista, lunghissima, lei non ha nominato una volta calabresi, pugliesi, campani e quant’altro. Solo siciliani.
La parte per il tutto. Ma lavoreremo insieme.
Le ricordo poi l’obiezione iniziale: i generosi col cibo perdono in politica.
Berlusconi fa eccezione, nutre e si nutre.
È un’eccezione, appunto.
Con me faranno due.
Lombardo è una buona forchetta?

Pensioni, due milioni con l’invalidità: una su due al Sud. Al Nord assegni più alti

La sede dell'Inps

2,1 milioni: tanti sono gli italiani che percepiscono una pensione di invalidità. E di questi quasi la metà si trova al Sud. Rispetto ad una media nazionale di 3,58 pensionati ogni 100 abitanti, al Nord le pensioni erogate sono 2,91, al Centro 3,73 e al Sud 4,39 ogni 100 abitanti. Sono i dati contenuti nella Relazione generale del ministero dell’Economia sulla situazione economica del Paese 2008.
Nel dedalo di dati, cifre e tabelle, si fa notare che la maggior concentrazione di invalidi in possesso di regolare assegno mensile è in Umbria (5,48 per 100 abitanti). Tutt’altro che trascurabile anche la somma complessiva che lo Stato ha destinato nel 2008 agli assegni di invalidità civile: 12,5 miliardi di euro. Considerando i trattamenti erogati al primo gennaio 2008, il ministero dell’Economia mette in evidenza un numero relativamente maggiore di prestazioni in tutte le regioni del Sud (in particolare Sardegna, Calabria, Campania e Abruzzo) rispetto alle regioni del Centro-Nord.
Le prestazioni di invalidità erogate al Nord sono 787.837 e percepiscono un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro, mentre al Centro si scende a 435.657 per 2,6 miliardi. Al Sud si trova il resto degli invalidi civili, ovvero 913.584 persone a cui vanno 5,2 miliardi di euro.
Tuttavia, quando si parla di importi, è il Nord che vanta le pensioni più alte, in media di 5.930 euro (contro il dato nazionale di 5.840), mentre al Centro le pensioni medie sono pari a 5.890 euro e al Sud arrivano a 5.750. Nel 2008 per i trattamenti di invalidità civile sono stati erogati 12,5 miliardi di euro.

Le disomogeneità di presenza di invalidi, a seconda delle zone d’Italia, fa pensare e non a caso l’Inps da tempo ha intensificato i controlli nel settore. Solo quest’anno sono state già revocate, secondo dati di metà anno, circa 7.000 prestazioni erogate indebitamente.
Le pensioni regione per regione (regione, numero, pensioni ogni 100 abitanti).

Nord 787.837 -  2,91
Piemonte 129.158  - 2,93
Liguria 65.966  - 4,10
Lombardia 268.703  - 2,79
Friuli V. Giulia 43.925   - 3,59
Veneto 138.931   - 2,88
Emilia Romagna 141.154   - 3,30

Centro 435.657  - 3,73
Toscana 130.954  - 3,56
Lazio 194.792   - 3,50
Umbria 48.425   - 5,48
Marche 61.486   - 3,96

Sud e isole 913.584   - 4,39
Abruzzo 58.617   - 4,43
Molise 12.051   - 3,76
Campania 264.489   - 4,55
Basilicata 23.595   - 3,99
Puglia 163.120  - 4,00
Calabria 101.049  - 5,03
Sicilia 204.064   - 4,06
Sardegna 86.599   - 5,20

Totale Italia: 2.137.078   - 3,58

Quei vessilli delle regioni che piacciono al Carroccio e al partito del Sud

I municipi dovrebbero esporre accanto al tricolore e alla bandiera della Ue, anche quella della regione. I siciliani oltre l’inno di Mameli, dovrebbero conoscere Madreterra, l’inno ufficiale della Sicilia voluto dall’ex governatore Cuffaro, mentre i marchigiani quello commissionato ad Allevi ed eseguito a Loreto. Non è fantasia, ma l’ultima proposta della Lega Nord: cambiare l’articolo 12 della Costituzione, quello che riconosce il simbolo della Repubblica nel tricolore, ed estenderlo anche alle bandiere regionali, che già esistono.Un’idea che piace anche a Raffaele Lombardo, leader del Mpa e attuale governatore della Sicilia. La provocazione del Carroccio arriva prima della pausa di Ferragosto, dopo le polemiche, a destra e a sinistra, sul partito del Sud e sulle gabbie salariali, in un’Italia già spaccata a livello economico e sociale (secondo i dati della Cgia di Mestre, i salari al Nord sono più ricchi del 30%). E in mezzo alle molte spinte centrifughe, tra cui le voglie di annessione all’Austria in Alto Adige, la Lega introduce una nuova campagna per il federalismo.

La proposta della Lega
A lanciare il sasso, con una proposta di legge Costituzionale di modifica all’articolo 12 della Costituzione, è stato il capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo. “L’articolo 12, comma 1 della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitari che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti riforme costituzionali”. Per queste ragioni le camice verdi spiegano che ”in tale fase storica di ripensamento dell’assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovranazionale, è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che contraddistinguono ciascuna realtà regionale”.

In questa prospettiva di intervento, la proposta di legge costituzionale in esame “intende inserire un secondo comma all’art. 12 della Costituzione, finalizzato a riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna Regione, individuati nella bandiera e nell’inno”.

Ma i vessilli padani sono diversi…
Basta fare un controllo sul sito istituzionale della Lega Nord. Tra i simboli, compaiono le bandiere delle nazioni che formano la Padania, ossia tutte quelle delle regioni del Nord, comprese le tre centrali Toscana, Umbria e Marche. Ebbene, se confrontiamo le bandiere della Lega con quelle attualmente in uso dalle regioni si salvano solo il Piemonte e il Veneto.

Sì, perché per esempio la Lombardia, regione natia del Senatùr, per la Lega è rappresentata da una croce rossa su sfondo bianco, mentre la bandiera regionale è verde con un quadrifoglio bianco al centro. La Toscana, per esempio, ha scelto come bandiera regionale il cavallo alato del Comitato toscano di liberazione nazionale, mentre i leghisti la bandiera del Granduca. E ancora. L’Emilia per la Lega ha una sua bandiera, la Romagna un’altra. Come il Trentino e il Sud Tirolo, due “popoli” e due bandiere.

I nostalgici del tricolore.
“Un pesce d’aprile fuori stagione”, lo ha definito Daniele Capezzone, portavoce nazionale del Pdl. Eppure c’è chi ha preso la proposta della Lega sul serio. E la pioggia di critiche arriva da destra e sinistra. ”Il Tricolore costituisce un intangibile valore dell’unità del Paese, sulla proposta della Lega deciderà il Parlamento”, afferma il presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl). “Nessun attacco alla Costituzione da parte della Lega, semplicemente una proposta agostana a cui si può rispondere con ‘viva il Tricolore’”, aggiunge il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi (Dcpa).

“Ieri si sono inventati le gabbie salariali, oggi le hanno smentite. Adesso, tanto per perdere tempo, i senatori della Lega hanno tirato fuori le bandiere regionali da affiancare al tricolore. Io mi chiedo se hanno tempo da perdere” critica da sinistra Dario Franceschini (Pd). “Finché si parlava di federalismo, cioè della capacità di gestire le proprie risorse, abbiamo accettato la sfida, ma ora la Lega sta proprio esagerando”, rincalza il presidente dei senatori dell’Italia dei valori, Felice Belisario.

Sdrammatizza, infine, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Immagino già il clamore che i fessi della sinistra staranno mettendo in piedi, ma inviterei tutti a usare il buon senso e a sdrammatizzare. Io in questo momento mi trovo in Sicilia e da anni, nella spiaggia che frequento, sventola la bandiera della Trinacria. E’ forse un problema? Per me no. Non mi turba affatto e non credo che leda la dignità del Tricolore”.

A Vicenza: “Niente scuole ai meridionali”. Intesa bipartisan contro i presidi del Sud

Ombra sulla scuola
Un tempo era così con gli appartamenti: la casa in affitto, sì, ma non alla gente del Sud.
Ora, invece, è toccato alle scuole. Quelle di Vicenza, che da ora in poi potranno avere solo dirigenti scolastici (in palio ce ne sono 647 autorizzati dal ministero dell’Economia per l’anno scolastico 2009-2010) veneti D.O.C.G, per contrastare la strapresenza di presidi provenienti da altre regioni d’Italia (soprattutto da Calabria, Campania, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia).

Razzismo o autotutela?

A dire sì all’ordine del giorno proposto dall’Assessore all’Istruzione Morena Martini, relativo alla copertura dei posti disponibili di dirigente scolastico in provincia di Vicenza, un “plebiscito” trasversale: 26 consiglieri provinciali su 27 presenti, maggioranza e opposizione insieme.
Potrebbe sembrare una mozione razzista, quella votata quasi all’unanimità dal consiglio provinciale di Vicenza.  Ma i consiglieri tengono a sottolineare il contrario: “Non si vuole puntare il dito contro le professionalità provenienti da altre regioni, ma ripristinare una situazione di diritto che alcune regioni, diciamo non virtuose, hanno disatteso”.
E poi: “Nel Veneto”, spiega l’assessore Martini, “ci sono circa 70 posti liberi da ricoprire, ma nessuna graduatoria regionale da cui attingere. Ci sono invece tanti dirigenti in lista di altre regioni d’Italia, non perché altrove siano più disponibili e bravi che da noi, ma perché noi siamo stati ligi alla normativa, che prescriveva, all’ultimo concorso, di occupare i posti liberi e prevedere una lista di riserva che non superasse il 10% dei posti disponibili. Noi l’abbiamo fatto, come al solito rispettosi della legge, mentre altri hanno creato liste di disponibilità pari, talvolta, anche al doppio dei posti da occupare. Così oggi ci troviamo a vivere il paradosso che non solo altre regioni d’Italia sono in grado di coprire i posti liberi, ma ‘avanzano’ dirigenti anche per il Veneto”.

Alla base della mozione vicentina ci sono cioè i soliti concorsi all’italiana. In questo caso, appunto, quello del 2004, dedicato proprio all’abilitazione al ruolo di dirigente scolastico: un numero massimo di posti a disposizione stabilito regione per regione, “superabile” al massimo del 10%, che in molte regioni del centro-sud diventarono molti, molti di più rispetto al previsto.
Secondo i consiglieri provinciali vicentini, la mozione è una provocazione ideata per sollevare la questione degli squilibri regionali nelle nomine dei dirigenti scolastici. Le regioni del sud (Lazio, Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna) a partire dal 2004 (anno del concorso per presidi) hanno raccolto un numero di domande per i posti di dirigenti superiori a quelli da ricoprire. Un fatto non previsto e sulla carta vietato, che ha mandato in tilt il sistema, con una serie di ricorsi e di guerre per carte bollate. Di qui la creazione di interminabili liste d’attesa, che difficilmente saranno mai esaurite. Al punto che, a cinque anni di distanza, le liste di candidati idonei al ruolo di dirigente si sono esaurite in quasi tutte le regioni del Centro-Nord. Mentre in Lazio, Marche, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna restano ancora circa 660 candidati.

Come la pensa il web

Dove sta la verità, dunque? Sono da bocciare i politici vicentini per la decisione di escludere tutti i candidati non veneti (e quindi anche quelli delle altre regioni del Centro-Nord), o i responsabili dei concorsi delle 6 regioni di cui sopra, incidentalmente tutte del Centro-Sud, colpevoli di aver creato una condizione di svantaggio?
Loro dicono di avere la legge dalla loro parte: la scelta di aprire alla mobilità regionale dei presidi senza cattedra è stata fatta a livello nazionale attraverso le leggi 296/2006 e 31/2008. Così le regioni del nord, che hanno adempiuto alle regole dei concorsi, nominando dirigenti numericamente corrispondenti ai posti da coprire, si sono viste “invadere” da richieste di presidi in cerca di incarico.

La risposta sta ai lettori. Noi, per ora, ci limitiamo a riportare alcune opinioni presenti nella Rete:

Dove andremo a finire?

“E allora, quali altri proposte dobbiamo aspettarci? Ah, ecco: niente giornalisti del Sud nelle redazioni dei media del Nord. Questa forse mancava. Aspettiamo di capire chi proporrà questa bella idea. Epperò, vi prego, non parlate di razzismo.”

Paolo Chiariello » A Vicenza solo presidi DOC, niente napoletani e meridionali. Non perché puzzano o hanno il colera, ma...

Salvini docet

“La Provincia di Vicenza, quasi all’unanimità, vota una delibera per dire no ai dirigenti scolastici provenienti dalle regioni del sud.

Quando a puzzare non sono solo gli alunni meridionali.”

giamo » Puzza

La ragione del più furbo

Indubbiamente queste regioni avevano alcune ragioni, visto che – persone di mondo – sapevano benissimo che concorsi non ce ne sarebbero più stati per molto tempo ancora, ma d’altra parte anche l’assessore di Vicenza ha ragione nel dire che non è giusto che oggi venga favorito chi ha fatto il concorso in una regione che non ha rispettato le regole.

Champ’s Version » Respingimenti di presidi a Vicenza?

Quoque tu, PD, fili mi?

“La cosa insopportabile è che una tale porcheria sia stata votata anche dai rappresentanti del PD.

La deriva oramai intrapresa da questo partito, sempre all’inseguimento delle peggiori pulsioni delle destre, non conosce più fine.”

Comitato Scuola Siracusa » No ai Presidi Meridionali: a Vicenza il Razzismo è Bipartisan

La meglio gioventù lascia il Sud. 700mila in fuga al Nord in 10 anni

Operatori di un call center

Chi l’ha detto che la questione meridionale è anacronistica? Le valigie non saranno più di cartone, al loro posto ci sono quelle con le rotelle, eppure continuano ad accompagnare i loro padroni lungo gli stessi “viaggi della speranza”.
Nel terzo millennio prosegue, infatti, indisturbato l’esodo dal Sud Italia verso le regioni più ricche del Nord. Lo rileva il “Rapporto sull’economia del Mezzogiorno 2009″, presentato oggi da Svimez (associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) a Palazzo Alteri, presso la sede dell’Abi.
Sono 700 mila le persone che fra il 1997 ed il 2008 hanno lasciato il proprio paese natale al Sud per raggiungere le città più ricche del Nord Italia. Solo nel 2008 il Meridione avrebbe perso 122 mila residenti: a fare la valigia più grande sono stati gli abitanti di Sicilia, Campania e Puglia, a fronte di un rientro di circa 60 mila persone.

“Caso unico in Europa” sottolinea il rapporto “l’Italia continua a presentarsi come un Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni”. Alla base di questo esodo vi sarebbero ancora le difficili condizioni del mercato del lavoro, sia per il numero esiguo dei posti di lavoro rispetto agli occupati, sia per la carenza di figure di livello medio-alto

Quando non emigrano, viaggiano: sono i cosiddetti pendolari a lungo raggio i nuovi migranti degli ultimi anni. Nel 2008 sono stati infatti 173 mila gli occupati residenti a Sud con un posto di lavoro al Centro-nord o all’estero. Sono 23 mila in più del 2007 (+15,3%). “Cittadini a termine” come li chiama il rapporto Svimez, che rientrano a casa per il week-end  o un paio di volte al mese. Sono giovani e con un livello di istruzione medio-alta. Spesso sono maschi, single, dipendenti full-time in una fase transitoria della loro vita, come l’ingresso o l’assestamento nel mercato del lavoro.

E non smette di crescere neanche la percentuale di cervelli in fuga: preferiscono rischiare piuttosto che accontentarsi. Sono, infatti, i laureati eccellenti a dire no a un futuro di incertezze economiche e ad abbandonare per primi la loro Terra: se nel 2004 partiva il 25% dei laureati meridionali con il massimo dei voti, tre anni più tardi la percentuale è arrivata al 38%.
“La mobilità geografica Sud-Nord - sottolinea il rapporto - permette una mobilità sociale. I laureati meridionali che si spostano dopo la laurea al Centro-Nord vanno infatti incontro a contratti meno stabili rispetto a chi rimane, ma a uno stipendio più alto”.

La crisi non aiuta: gli effetti sono stati particolarmente pesanti nel settore industriale che al Sud ha visto un calo del Pil del 3,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il 6%. La fotografia è quella di un Meridione “in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra ad oggi” scrivono i ricercatori dello Svimez. “Un’area sempre più periferica, dunque, da cui si continua ad emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema né si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri”. E nonostante complessivamente nel 2008 il Pil al Sud abbia registrato un calo dell’1,1%, con una minima percentuale di differenza rispetto al Centro Nord (-1%), è il Pil per abitante a segnare lo stacco: è pari a 17.971 euro, il 59% del Centro-Nord (30.681 euro), con una riduzione del divario di oltre 2 punti percentuali dal 2000. Che però è dovuta solo alla riduzione relativa della popolazione. Ma a dare l’idea dell’immobilità del Sud è un altro indicatore: nel 1951 nel Mezzogiorno veniva prodotto il 23,9% del Pil nazionale. Sessant’anni dopo, nel 2008, la quota è rimasta sostanzialmente immutata (23,8%). Secondo il rapporto Svimez, a livello regionale la Campania mostra una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-2,8%), mentre le altre regioni meridionali presentano perdite più contenute. Meno colpita dalla crisi la Puglia (-0,2%). Positiva è stata invece la performance della Basilicata, con una crescita del Pil nel 2008 rispetto al 2007 di ben il 24%

Amarezza è quella espressa dal capo dello Stato Giorgio Napolitano davanti alla lettura dei dati del Rapporto: “Deve crescere nelle istituzioni, così come nella società, la coscienza che il divario tra Nord e Sud deve essere corretto”,  scrive Napolitano in un messaggio inviato al Presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, Nino Novacco. Il capo dello Stato inserisce il tema del Mezzogiorno all’interno dell’attuale crisi economica. “La crisi economica” continua Napolitano “rafforza il convincimento che una prospettiva di stabile ripresa del processo di sviluppo debba essere fondata sul superamento degli squilibri territoriali, necessario per utilizzare pienamente tutte le potenzialità del nostro Paese. Il fatto che le politiche di riequilibrio territoriale messe in atto in passato abbiano conseguito risultati insufficienti rende certamente indispensabile un forte impegno di efficienza e di innovazione da parte delle istituzioni meridionali; ma questo impegno non sarebbe sufficiente senza il supporto di una strategia di politica economica nazionale mirata al superamento dei divari in termini di dotazione di infrastrutture, di investimento in capitale umano, di rendimento delle amministrazioni pubbliche e di qualità dei servizi pubblici”.
Deve essere, quindi, la politica a trovare nuove soluzioni, a far disfare le valigie ai cittadini italiani, e a offrire loro nuove opportunità. Sarà (anche) per questo che sta nascendo una Lega del Sud?


Visualizza Rapporto SVIMEZ 2009 sull’economia del Mezzogiorno in una mappa di dimensioni maggiori

E la Lega disse: il Nord è mio e lo gestisco io

Matteo Salvini e Guido Podestà

di Paola Sacchi

“La Lega diventerà anche un partito nazionale? Solo se è forte al Nord”. Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega lombarda, potente colonnello bossiano, dà a Panorama il fixing delle quotazioni nel dibattito in corso tra “nordisti” e “sudisti” del Carroccio, che ha superato la linea del Po.

La missione? “Liberazione della Padania”
L’opzione è chiaramente il Nord, anzi la missione è “la liberazione della Padania”, come ha ribadito Umberto Bossi a Pontida (qui il VIDEO del discorso del Senatur). Ma le prove tecniche di Csu (il partito che comanda in Baviera, alleato stabile della Cdu in Germania) in salsa leghista al Nord sono già in corso.
Rappresentazione plastica della possibile alleanza fra la Csu leghista e il Cdu-Pdl è stato quel fazzoletto verde al collo del candidato vincente Pdl alla Provincia di Milano, Guido Podestà. L’unico non leghista ad aver parlato finora dal sacro prato della Lega (foto sopra).

Il giuramento di Pontida: niente federazione con il Pdl
L’ipotesi ha due ferrei paletti: la Lega non si annulla nel Pdl e il Nord deve essere la sua vera Baviera con presidenti di regione almeno in Lombardia e Veneto. Ecco perché, mentre i cantieri della politica sono aperti (bipolarismo o bipartitismo?), nell’attesa Giorgetti non esclude l’opzione partito nazionale, ma solo a patto che la Lega governi il Nord.
Un uomo chiave del Carroccio come il segretario piemontese Roberto Cota (qui l’intervista di Panorama.it contro il referendum), presidente dei deputati, conferma: “In questo momento siamo al Nord. Premesso che noi siamo e resteremo un partito autonomo ma di parola, il rapporto fra noi e il Pdl risulta sempre più quello tra un partito territoriale come il nostro e un partito non territoriale come l’altro”. Riassume Giorgetti: “La Lega non è scomponibile, la Lega resta Lega, nessun annullamento in altri contenitori ha detto Bossi, dopo aver ribadito l’alleanza con Silvio Berlusconi”. Quindi niente federazione.

Il Carroccio chiede Lombardia e Veneto
Parola che fa venire l’orticaria alla lady di ferro vicentina, Manuela Dal Lago, vicecapogruppo alla Camera: “Mai!”. Come un mantra, il no all’annullamento nel Pdl lo ribadisce l’altro vice di Cota e anche di Giorgetti alla Lega lombarda, Marco Reguzzoni (pupillo del Senatur), che è ancora più esplicito: “La Csu io non la escludo, è chiaro che nel momento in cui dovessimo avere i presidenti di Lombardia e Veneto se ne potrebbe parlare”. Spiega Reguzzoni: “Con due presidenti così e con un peso determinante nel parlamento romano è chiaro che noi saremmo gia la Csu bavarese”.
Ma per il ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia: “La Padania è diventata un master anche per i giovani al Sud. Il tavolo che però deciderà sarà quello di Bossi e Berlusconi sulle regionali: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria”. Avverte già il deputato trevigiano Giampaolo Dozzo: “Se non ci daranno regioni importanti, forse occorrerà valutare soluzioni alternative”.
Minaccia di correre da soli in Veneto? Giacomo Chiappori, segretario di Alleanza federalista, Lega lato Sud, una soluzione l’avrebbe: “Lega nord e Italia federale”. Sarà solo Lega-Csu o di piu?

La cavalcata della Lega: adesso il Nord non ci basta più

Simpatizzanti della Lega a Pontida

di Paola Sacchi

Se amate Samba pa ti, la canzone di Carlos Santana, non vi resta che passare un’oretta in compagnia del ministro dell’Agricoltura, il leghista Luca Zaia, nella scuola enologica di Conegliano. Qui riceve ogni lunedì. Ospiti, ma anche telefonate a raffica segnalate appunto dalla suoneria di Samba pa ti. Zaia però non gioca affatto.
Anche tutto il resto della settimana la canzone di Santana continua a suonare in continuazione sul suo telefonino.
“Parlo con tutti, sì, rispondo direttamente io. Questo è un dovere da leghista. Il partito del popolo siamo noi”.

Dietro “Carlos SanZaia” c’è un imperativo categorico della Lega: stare in mezzo alla gente, anzi non sembrare neppure politici, ma trovare sempre una risposta a tutte le richieste. Un modello vincente che ha portato il Carroccio in Veneto a un soffio dal sorpasso. Che ha fatto tremare il governatore Giancarlo Galan e tutto il Pdl. C’è in Veneto un tris d’assi padano che non mollerà finché la Lega non avrà ottenuto la regione. E che, come ha fatto il sindaco di Verona, Flavio Tosi, ha rilanciato chiedendone anche un’altra, preferibilmente la Lombardia. Oltre a Tosi, consolato da Verona, dove la Lega è diventata pure in città il primo partito, c’è il tandem dei quarantenni trevigiani Zaia e Franco Manzato: anche grazie a loro in provincia di Treviso c’è stato il sorpasso al Pdl. Se Zaia è rock, anzi rock latino come la musica di Santana, Manzato, definito il nuovo Zaia perché ne ha preso il posto alla regione come vice di Galan, è lento.
Ma per lento si intende riflessivo: Manzato è laureato in filosofia, tesi sulla violenza del linguaggio nazista. Lo chiamano “lo stratega”. In questi anni, mentre Zaia galoppava, Manzato studiava dietro le quinte modi e tempi del sorpasso del “Lion”, simbolo della Liga veneta, la madre di tutte le leghe. Mentre Zaia andava a tenere comizi anche sulle balle nei fienili, Manzato, barba e pizzetto, faceva nascere la prima scuola quadri della Lega: la Frattocchie verde è a Padova, in un convento benedettino. Ora ha 600 iscritti, attraverso lezioni di storia, economia politica e aziendale ha sfornato decine di amministratori veneti. Zaia andava a Bruxelles a difendere i prodotti italiani, a combattere la battaglia sulle quote latte e conquistava consensi anche in Sicilia per il sostegno alla pesca del tonno.

Manzato intanto commissionava alla Swg uno studio per capire dove dovevano correggersi per diventare una vera Lega di governo. “Da quello studio, commissionato nove anni fa, emerge ora che siamo ritenuti il partito di governo più affidabile. Lo dice il 60 per cento degli interpellati”.
È così che, via via, lo stratega con il pizzetto e il “ministro del popolo” hanno consolidato rapporti con le associazioni di categoria, dalla Cna alla Cia (sempre state vicine alla sinistra), come pure con la grande imprenditoria. Il modello veneto “ha sdoganato definitivamente la Lega come partito di governo” riassume Zaia con Panorana.
Egli è di casa fra gli industriali trevigiani. Mario Moretti Polegato, re delle scarpe Geox, è ritenuto di simpatie padane. Così come l’imprenditore informatico Riccardo Donadon, che con la sua E-Tree è definito il Bill Gates del Veneto.

Partito interclassista ma organizzato sul modello del vecchio Pci. Anche per certi risultati bulgari ottenuti. Forse, anziché parlare di Oppeano, rende di più l’idea definire questo comune di 9 mila abitanti Oppeanograd.
Il sindaco trentenne Alessandro Montagnoli ha sbaragliato tutti con oltre il 75 per cento: correva contro il Pdl, il Pd e Rifondazione messi insieme. Quanto alla struttura, si parte come nel Pci dalle sezioni per arrivare in cima alla piramide. Ma qui le regole sono più leniniste. Ci sono la tessera da sostenitore e quella militante che da diritto al voto: arrivarci non e facile. C’e poi, oltre alla capillarita della presenza sul territorio, quella degli incontri. Tosi ricorda che ne sono stati fatti anche 20 a settimana e quattro-cinque al giorno, con giri nei mercati la mattina (ci va regolarmente anche Tosi), un paio di happy hour leghisti nella tarda mattinata e in serata. Poi i gazebo, ogni fine settimana.

Umberto Bossi sul palco di Pontida

E se telefona un tizio che ha problemi per un bar in Lombardia, che con il suo comune non c’entra nulla, la segreteria ha l’ordine di aiutarlo. “Li ho allevati io: Tosi, Zaia, Manzato, Federico Bricolo, veronese, capogruppo al Senato, e gente sveglia, pragmatica”, dice orgoglioso il segretario della Liga veneta Giampaolo Gobbo. Segretario-pater familias, cultore della storia della Serenessima, e l’unico che non e voluto mai andare a Roma: “Sono un vero autonomista”.
Governa Treviso insieme allo “Sceriffo “, il prosindaco Giancarlo Gentilini. Ne è il volto pacioso. Ogni domenica Gobbo sta in un gazebo. “Li le persone fanno richieste, espongono problemi. Sono i nostri sondaggi, quelli veri” dicono il segretario di Venezia Corrado Callegari e Francesca Zaccariotto, che e arrivata al ballottaggio per la Provincia di Venezia. Un risultato impensabile: “Venezia era la nostra Emilia rossa”. Sorpasso della Lega sul Pdl anche in provincia di Vicenza. “Siamo stati penalizzati dalle europee” sostiene Manuela Dal Lago, ex presidente della provincia e vicecapogruppo alla Camera.
Ma nel suo ufficio a qualcuno scappa una battuta in dialetto: “El ne ga ciava”. Sarebbe: Berlusconi promettendoci il Veneto ci ha fregati. Comunque la Lega va sempre piu oltre la linea del Po. Non e piu solo Lega Nord? Tosi: “No, non e più solo il partito del Nord.

I VIDEO da YouTube sul raduno di Pontida del 14 giugno 2009:
Pontida 2009 Umberto Bossi inizia il suo discorso


Parte del discorso del Ministro Maroni


Tra gli stand del Carroccio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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