Leggi tutte le notizie su:
nozze
- Tags: abito talare, anglicani, Benedetto-XVI, celibato, Chiesa, fede, nozze, obbligo, panorama in edicola, Papa-Ratzinger, preti sposati, sacerdozio, Vaticano, vocazione
-

Emmanuel Milingo e Maria Sung, nel giorno delle nozze
Nozze in vista per Maurizio Calipari? Il brillante sacerdote, fratello di Nicola Calipari, l’agente del Sismi ucciso in Iraq, ha chiesto un periodo di riflessione per meditare sulla sua vocazione. Esperto di bioetica, docente di teologia morale e soprattutto autorevole membro della Pontificia accademia per la vita, Calipari starebbe valutando se abbandonare il sacerdozio per una nuova vita. Continua

Matrimonio all’italiana? Da noi vince il bis.
E non tanto perché sia stata “buona la prima”. Anzi, proprio per il motivo contrario: pentiti del primo sbaglio, si vuole riprovare. La fotografia della vita di coppia viene dall’Istat, che ha registrato negli ultimi anni un incremento delle seconde nozze. Nel 2007 sono state infatti 33.070, contro i 31.846 dell’anno precedente, toccando il 13,2% del numero complessivo.
Secondo l’istituto di ricerca comunque “Si tratta di un’oscillazione congiunturale che da sola non permette di ipotizzare un’inversione di tendenza nella diminuzione delle nozze in atto dal 1972, anno in cui sono stati celebrati quasi 419 mila matrimoni (7,7 nozze per mille abitanti)”.
A diminuire invece sono i primi matrimoni, ovvero la quota più consistente del totale delle celebrazioni: le nozze tra celibi e nubili sono passate da quasi 392 mila nel 1972 (il 93,5% del totale) a 217.290 nel 2007 (l’86,7% del totale).
Il rito civile è scelto sempre più spesso anche in occasione delle prime nozze: oltre un quarto è stato celebrato di fronte al sindaco nel 2007: una proporzione raddoppiata tra il 1992 e il 2007, i 15 anni presi in esame.
L’istituto di statistica nota poi che si conferma la rilevanza dei matrimoni in cui almeno uno dei due sposi è di cittadinanza straniera: nel 2007 ammontano a 34.559, pari al 13,8% del totale delle unioni.
Altro dato, i primi matrimoni sono sempre più tardivi: gli sposi alle prime nozze hanno in media 32,8 anni e le spose 29,7 anni.
Il calo delle prime nozze è il risultato della minore propensione delle coppie a sancire la loro unione con il vincolo del matrimonio: nel 2007 si sono registrati 524,5 primi matrimoni per mille celibi e 589,6 per mille nubili, valori di poco superiori a quelli del 2006 (rispettivamente 511,2 e 576,7) e pressoché dimezzati rispetto al 1972.
Il VIDEO servizio:
[/i]](http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10054/normal_sposimutande.jpg)
Altro che minacciosi bravi, latinorum e don Rodrigo. “Questo matrimonio non s’ha da fare”, ma gli sgherri manzoniani di oggi sono bollette, incombenti mutui, salari bassi e precarietà . E così due “promessi sposi” milanesi hanno lanciato la loro bizzarra protesta e, lui in giacca elegante, boxer e calzettoni, lei in camicetta bianca, velo e slip, hanno sfilato per il centro di Milano con cartelli con queste scritte: “Al solo pensiero di sposarci ci siamo ritrovati in mutande”. “Ma non ci arrendiamo”.
I due impavidi, visto anche il freddo pungente di questo inizio di febbraio, sono Tony e Laura, due fidanzati che stanno cercando di sposarsi da più di un anno. Senza riuscirci. “Abbiamo così deciso di metterci in mutande per attirare l’attenzione sulle difficoltà che devono affrontare i giovani come noi per arrivare all’altare” dicono. “Perché i don Rodrigo all’alba del 2008 sono tanti, dai prezzi delle case alle stelle, alla crisi dei mutui, alle bollette da pagare, e così di mese in mese si rimanda, sperando in tempi migliori o sul supporto di amici e parenti per arrivare a pronunciare il fatidico sì che sognavamo fin da bambini”.
Letteralmente in mutande, i due novelli Renzo e Lucia, da San Babila, attraversando corso Vittorio Emanuele, hanno raggiunto piazza Duomo per poi terminare l’insolita passeggiata al Palazzo Sforzesco, suscitando curiosità e solidarietà . Le foto del momento possono essere viste sul loro blog. Qui uno dei diversi video girati dai passanti e caricati su Youtube:
L’obiettivo di Tony e Laura è di riuscire a trovare qualche aiuto economico per poter arrivare al grande giorno. “L’intento non è polemico”, precisano “ma di chi continua a confidare che le cose possano cambiare. La speranza è quella di trovare, grazie alla visibilità del nostro gesto, sponsor per le nostre nozze”.
- Tags: Camera, Carolina-Lussana, Carroccio, centristi, deputati, Forum, Giuseppe-Galati, Lega, nozze, padani, Pier Ferdinando Casini, Uc, Umberto Bossi
-

Se il matrimonio di Pier Ferdinando Casini con Azzurra Caltagirone sarà l’evento politico mondano d’autunno (utile a far dimenticare all’Udc il caso Mele), ce n’è un altro che sta facendo molto discutere: le nozze, il 24 settembre prossimo, del centrista Giuseppe Galati con la leghista Carolina Lussana.
Già perché l’unione tra i due non va proprio giù ai leghisti, che sul Forum ufficiale del movimento da giorni vivono il “tradimento” della bionda Carolina come un vero colpo al cuore alla coerenza di partito. Sì, perché i futuri sposi sono geograficamente e politicamente agli antipodi, pur militando nella stessa coalizione. Lei, bionda, slanciata, padana doc (nata a Bergamo il 9 novembre ‘71) e militante del Carroccio fin dalla prima ora; lui scuro, catanzarese, dieci anni più anziano, non esattamente uno spilungone, sottosegretario alle Attività produttive nel governo Berlusconi, e fin da giovane molto attivo nella Dc calabrese.
I due si frequentano istituzionalmente da un paio di legislature, da quando cioè la Lussana ha fatto il suo ingresso alla Camera, ma, dice chi li conosce, lei, algida e professionale, non si è mai mostrata sensibile alle galanterie del collega Udc. Fino alla primavera di quest’anno quando (finalmente) i due si fidanzano e fanno le comunicazioni di rito. Ma prima delle affissioni in municipio, doverosamente informano i leader. Sulle prime sembra che neanche ai vertici dei due partiti abbiano fatto i salti di gioia. Nella Lega, soprattutto: l’inatteso “asse matrimoniale” rischierebbe di riavvicinare Umberto Bossi e Pier Ferdinando Casini, tra cui in passato i rapporti non sono stati propriamente rose e fiori.
Ma a dire no sono soprattutto i “duri e puri” giovani leghisti, che con il loro solito savoir faire, non le mandano a dire alla Lussana. Il motto: “Ma va a ciaparla in del cu’! Terùn del’osti!” - riferito a Galati - potrebbe bastare a dissipare ogni incertezza. Tuttavia, leggendo gli altri interventi, pare che il vero fastidio non sia la provenienza geografica del promesso sposo, piuttosto i suoi trascorsi democristiani e la sua attuale posizione centrista, visto che per i militanti del Carroccio, i vecchi dc “sono un’organizzazione mafiosa”, scrive Juv. E via di questo tono. Certo, non mancano interventi che tentano di “giustificare” l’unione: “non vedo il problema, l’importante è che sia convinta lei”, dice El Milanes, tuttavia butta lì Il Duce: “una parlamentare Leghista Bergamasca che sposa un terùn calabrolese dell’udc… voi avreste ancora il coraggio di fare 1 applauso dopo un intervento di Carolina Lussana?! io no”. C’è anche chi si richiama all’esempio del capo: “Purtroppo è così, al cuor non si comanda… vi ricordo che la moglie del nostro amato capo è siciliana. per me la Carolina Lussana può sposare chi vuole basta che rimanga coerente con le sue idee!”, dice Mensy89; zittito subito dall’irriducibile Molfab: “La moglie di Bossi non è democristiana, ma soprattutto non lavora a Roma in un partito di schifosi democristiani”. Stoico e irremovibile, chiude l’utente Churchill: “Par mi solo questo: mai con un terun. Fino all’indipendenza!”.
Il dibattito si arena ben presto mentre i preparativi invece fervono, a quanto si dice appannaggio della Lussana: matrimonio in chiesa (i due sono molto religiosi: su YouTube circola da tempo il video di Carolina sulle mozioni antigay alla Camera) sulle rive del lago di Como. Cerimonia pomeridiana e a seguire cena per 120 persone, in prevalenza amici (pare ci saranno Bossi, Maroni, Calderoli, Baccini, Cesa, Casini). Mancheranno i giovani leghisti, ovviamente.

- Tags: Arcigay, Circolo-Mario-Mieli, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, Fausto-Berinotti, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Rossana-Praitano, sinistra, unioni-civili
-

Molisana, 40 anni, trapiantata da anni a Roma (dove vive con la sua compagna). Un impiego in banca e un ruolo da presidente nel Circolo Mario Mieli. Lei è Rossana Praitano, uno dei tre portavoce nazionali del Gay Pride. Ha poco tempo per rispondere perché “impegnatissima nell’organizzare la manifestazione di domani. Sono alle prese con tubi, luci, musica.”
Ma come: vi si accusa di essere una lobby potente e invece tocca al presidente del Mieli fare bassa manovalanza?
La risposta è già nella domanda. Io sono una semplice volontaria dell’Associazione Mieli. Che va avanti proprio grazie alla forza (anche economica) di tanti altri volontari. Quindi, dov’è tutta quella ricchezza di cui ci accusano?! Se fossimo ricchi, crede che io mi chiuderei in un ufficio per otto ore? Se poi l’obiezione è che ci sono gay tra i dirigenti d’azienda o tra i politici, rispondo che ce ne sono anche tra gli operai, gli studenti, le casalinghe…
Perché un eterosessuale dovrebbe partecipare al Pride di domani?
Per mille buone ragioni che si chiamano diritti. Domani si sfilerà per Roma, si festeggerà l’orgoglio Lgbt, certo. Ma soprattutto si chiederanno diritti per chi ancora non li ha. Una richiesta che anche un eterosessuale dovrebbe sostenere, se ha a cuore la crescita civile e democratica del Paese.
Ammetta: vi sentite un po’ gli anti Family Day?
Sì e no. Sì perché della manifestazione dello scorso 12 maggio non abbiamo condiviso i contenuti: la rigida e assoluta difesa di un solo ed esclusivo tipo di famiglia, il modello cattolico, stile Mulino Bianco. E no perché appunto, noi siamo per la famiglia. Anzi, per la pluralità delle famiglie, per i diversi tipi di unione, ai quali vanno garantiti diritti e rispetto.
Il Cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, dice: “I gay sono una minoranza che vuole imporre suoi valori”.
(Ridendo) La Chiesa ribalta sempre i concetti. Siamo una minoranza di 10 milioni in Italia. E come tale chiediamo tutela giuridica. Chiedere difesa non è imporre la cultura, no?!
Cosa risponde a quelli che “saranno a Roma col cuore”, ma non sfileranno fisicamente?
Se il riferimento è al presidente Fausto Bertinotti, capiamo. Ha un ruolo istituzionale: normale che non scenda in piazza. Diverso il discorso su Fassino e la Pollastrini. Sul segretario Ds, vorrei sbagliarmi ma credo che pesino le tribolazioni del Pd. I Ds ci sono sempre stati al Pride. Anche quest’anno ci sarà una loro rappresentanza. Ma aderire stavolta è stato un parto molto travagliato e ciò che mi preoccupa è che dietro quel parto ci siano scelte di convenienza politica. Stesso discorso per Barbara Pollastrini. Con noi, tutti i partiti del centrosinistra hanno preso degli impegni. Noto però che solo alcuni li stanno mantenendo, quelli che sfileranno con noi domani: Prc, Pdci, Verdi. Altri si sono dimenticati le promesse fatte e con loro verrà la resa dei conti.
Tre nomi che vorrebbe vedere in sfilata.
Gliene dico quattro. Fassino, appunto, perché significherebbe molto politicamente. Anche in vista del futuro Partito Democratico. Poi: il ministro Pollastrini, il premier spagnolo Zapatero - uno che sta dimostrando come si guida un Paese in crescita senza tralasciare ai diritti delle minoranze - e Barbara Streisand, come icona mondiale dello spettacolo e della cultura, impegnata per il cambiamento della società civile.
Ci dica che sabato non sarà la solita “carnevalata”…
Non è mai stata una carnevalata. Una festa, piuttosto. E alle feste c’è chi va incravattato, chi coi seni al vento. Il problema sono i trans, le drag, i travestiti che aprono le parate dei Pride? Vorrei ricordare che nel ‘70 le femministe strappavano in piazza, per protesta, i loro reggiseni. E grazie alla loro rivoluzione ora le donne possono vantare diritti che prima manco si sognavano. Noi siamo gli allegri e festosi eredi di quella rivoluzione positiva, di quei reggiseni strappati.
Nel senso che in sfilata ve li dimenticate?
Anche.
Slogan della festa?
“Parità -Dignità -Laicità ”: un po’ alla maniera della Rivoluzione francese. E poi tanta musica, dalla Carrà a Madonna. Anche se l’inno ufficiale è tratto dal cd di Daniele Silvestri: Gino e l’Alfetta.
- Tags: Arcigay, Circolo-Mario-Mieli, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, Fausto-Berinotti, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Rossana-Praitano, sinistra, unioni-civili
-
Domani Roma vivrà il Gay Pride 2007.
Ad aprire il corteo sarà il carro del Coordinamento Roma Pride. Un autobus inglese a 2 piani completamente rivestito con le parole d’ordine del Pride: “Parità -Dignità -Laicità ” - un po’ alla maniera della Rivoluzione francese - sul quale La Karl Du Pigné, speaker ufficiale della manifestazione, indosserà un vestito medioevale a testimoniare lo stato dei diritti del movimento Lgbt (Lesbian-Gay-Bisexual-Transgender), che nella capitale si ripropone in un contesto nazionale dopo il Pride di Torino del 2006 e, soprattutto, dopo il Word Pride del Giubileo-2000 proprio a Roma.
Attesi, dunque, decine di migliaia di partecipanti: “C’è stata una fortissima mobilitazione e abbiamo una grande fiducia” nella riuscita dell’evento, spiega Aurelio Mancuso, uno dei tre portavoce del Roma Pride, “l’obiettivo è arrivare a 200 mila. Se saremo di più sarà una grande vittoria, anche perchè non abbiamo i mezzi anche economici di partiti, sindacati o della gerarchia cattolica”. Nella parata sfileranno anche 40 carri (quelli di Arcigay, il carro degli Orsi con una piscina, il trenino delle Famiglie Arcobaleno, i tre carri del mondo lesbico e i carri dei locali commerciali, i carri della CGIL, di Amnesty International, dell’Unione degli Studenti e dei Partiti della Sinistra) con musica, colori e palloncini.
Il corteo partirà da Piazzale Ostiense alle 16 e terminerà in piazza San Giovanni. Passerà per Piazza di Porta San Paolo, viale della Piramide Cestia, viale Aventino, via di San Gregorio, via Celio Vibenna, piazza del Colosseo, via Labicana, viale Manzoni, via Emanuele Filiberto sino a giungere a piazza di Porta San Giovanni. “L’arrivo a Piazza San Giovanni è dovuto al fatto che questa piazza, tradizionale luogo di ritrovo delle grandi manifestazioni popolari (ultimo il Family Day cattolico, ndr) e punto di arrivo delle marce legati ai diritti e alla pace ed è l’unica in grado di contenere le centinaia di migliaia di persone che attendiamo per l’evento”, sottolinea Rossana Praitano, altra portavoce del Pride. A San Giovanni, poi, prenderanno la parola sul palco alcuni rappresentanti del movimento Lgbt, delle associazioni gay e quattro parlamentari omosessuali: “Non salirà nessuno politico, ci sarà spazio solo per il movimento e per la sua gente”, precisa ancora Mancuso.
La kermesse dovrebbe terminare per le 20, subito dopo (dalle 22 all’alba) la festa di chiusura Euphoria al Villaggio Italia.
- Tags: Arcigay, Aurelio-Mancuso, coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, gay-left, Gay-Pride, margherita, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Romano Prodi, sinistra, unioni-civili
-

Patrocinio o non patrocinio, questo il problema.
Se sia cioè più utile al governo non solo aderire al Gay Pride 2007, sotto lo slogan “Parità , dignità , laicità ”, che sabato 16 transiterà per Roma, (da piazzale Ostiense a Piazza San Giovanni), ma farlo con tanto di timbro della Presidenza del Consiglio.
In questo nuovo dilemma rischiano di precipitare il centrosinistra e l’esecutivo di Romano Prodi. Caso sollevato, in realtà , dalla Cdl ma esploso soprattutto quando i teodem della Margherita, Emanuela Baio, Paola Binetti e Luigi Bobba, hanno letto sia il documento che la piattaforma politica della manifestazione: “Le manifestazioni clericali contro qualsiasi tipo di riconoscimento delle relazioni extra matrimoniali sono il segno tangibile di una volontà prevaricatrice e anti democratica da parte di istituzioni che, violando persino il Concordato, si vogliono sostituire alle istituzioni repubblicane democraticamente elette.”
Senza troppi giri di parole, un durissimo j’accuse contro il Vaticano e Papa Benedetto XVI.
E di fronte a queste posizioni, la risposta dei teodem è stata immediata: “Chiediamo alla Presidenza del Consiglio, al Sindaco di Roma e alla Presidenza della Regione Lazio un ripensamento circa le decisione di accordare il patrocinio al gay pride”. Sullo sfondo, inoltre, il mancato patrocinio al Family day del 12 maggio.
Il ministro diessino Barbara Pollastrini, “madre” dei Dico con Rosy Bindi, spiega che il patrocinio lo ha concesso il suo dipartimento che fa capo a Palazzo Chigi, non la Presidenza, ed è stato riconosciuto a questa come a tante altre iniziative: “Il patrocinio del ministero delle Pari opportunità non è al corteo e non è alla piattaforma”. Però lei non ha ancora deciso se esserci o meno: “Concorderò con Prodi la presenza del governo”.
Di fatto accanto a lesbiche e gay, transessuali e transgender sarà un pullulare di ministri: Emma Bonino (Radicali, Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee) Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi, Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio), Fabio Mussi (Sd, Ministro dell’Università e della Ricerca) e Paolo Ferrero (Prc, Ministro della Solidarietà Sociale), oltre ai segretari Franco Giordano di Rifondazione, Oliviero Diliberto del Pdci e Enrico Boselli dello Sdi.
Contro di loro ha polemizzato la responsabile della Famiglia, Rosy Bindi. “Riconosco la libertà di manifestare e di aderire. Ma non da parte dei ministri, dato che c’è una netta differenza tra il documento politico del Gay pride e le posizioni del governo su matrimoni e adozioni”. Stessa scelta per il segretario Piero Fassino, che ci sarà solo “col cuore”, facendo insorgere la componente omosessuale dei Ds, Gay left.
Dunque l’aria che tira è questa: oltre agli striscioni (annunciati) contro Romano Prodi e il suo governo, accusato di latitare sui diritti; oltre ai carri e alle maschere contro il Papa e il Vaticano; oltre ai bambini in sfilata insieme ai due padri o alle due madri; alle lacrime in ricordo di Matteo, il sedicenne suicida di Torino… sarà un Pride dai toni accesi: la prima grande manifestazione politica dopo il Family day, anzi: “La nostra risposta al Family day“, come la definisce Aurelio Mancuso, presidente nazionale dell’Arcigay.
Tanto poi tocca al premier Prodi pronunciarsi e mediare.
- Tags: coppie-di-fatto, Dico, Ds, Family-Day, Gay-Pride, margherita, matrimonio, nozze, Pacs, Pd, Pdci, Piero-Fassino, Prc, Romano Prodi, sinistra, Udc, unioni-civili
-

Le piazze: croce e delizia della sinistra italiana. Soprattutto ora che sta al governo.
Il 12 maggio in Piazza San Giovanni una marea di persone (un milione, un milione e mezzo, oppure “solo” 700.000, poco importa) ha seppellito di fatto i Dico e di ogni altra norma che legalizzi le unioni civili, etero ed omosessuali. Il Family Day ha decretato che l’Unione non ha i numeri per far passare la legge Bindi-Pollastrini, nata male e destinata finire peggio.
Dalla stessa piazza, ma il mese dopo, il centrosinistra tenterà di pareggiare: a Roma il 16 giugno si svolgerà il Gay Pride, che tra le altre cose, chiederà le nozze per i gay. Mentre Cdl insorge (”Paragonare il Family Day al Family Gay è insensato. L’equiparazione tra coppie etero e omosessuali non passerà mai”, dice Lorenzo Cesa dell’Udc) il Partito democratico si divide tra la Margherita critica (”Possibile che non si possa manifestare senza contrapporsi polemicamente alla Chiesa?”, si chiede il diellino Castagnetti. “Il Gay Pride in antitesi al Family Day mi sembra un evidente boomerang”) e la Quercia favorevole, al pari della sinistra più laica: “Ci saremo, come ogni anno”, promette Piero Fassino, “e dire che lo facciamo per rifarci una verginità è una lettura subalterna e sciocca”.
Il fatto è che la giornata dell’orgoglio gay era stata inizialmente fissato per il 9 giugno. Poi la visita in quel weekend di George Bush lo ha fatto slittare di una settimana.
Già , Bush. Ci si mette anche lui: “Il 9 giugno manifesteremo a Roma con Arci, Fiom, Sinistra Democratica e altre realtà di movimento contro l’arrivo in Italia del presidente Usa e per la pace. Il Pdci ci sarà sicuramente e anche la Sinistra Democratica di Mussi”. Ad annunciare la protesta (”corteo o sit-in, dobbiamo ancora deciderlo”) è Michele De Palma, membro della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista: “Certamente sarà una giornata di mobilitazione”.
Nessun problema sul fatto che un partito di maggioranza scenda in piazza contro la visita di un capo di Stato che incontrerà il presidente del Consiglio? “Perché dovrebbe imbarazzarsi Romano Prodi? Non sarà un corteo contro Prodi, ma contro le politiche dell’amministrazione statunitense. Se qualcuno vuole polemizzare perché Rifondazione sarà in piazza” dice ancora De Palma “è liberissimo di farlo”.
Come a dire: è la democrazia, bellezza. E la democrazia passa per la piazza: un luogo politico su cui la sinistra sta perdendo il controllo e la sua anima, di lotta e di governo.