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Un gruppo su Facebook contro Massimo Tartaglia, l’aggressore di Berlusconi | (Ansa)
“La Rete deve rimanere libera e non ha bisogno di restrizioni, perché è lo specchio della società “. Lo dice con sicurezza Francesco Pira, sociologo della comunicazione e professore di Relazione pubbliche all’ateneo di Udine. Panorama.it lo ha contattato per capire il fenomeno dei gruppi pro Tartaglia e della campagna di odio verso il premier, comparsi sui social network, e le reazioni della classe politica, che ha proposto norme più stringenti sul web. Leggi l’intervista
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Con il proverbio, si potrebbe anche dire: tanto tuonò che piovve. Il clima di avversione personale contro Silvio Berlusconi si è alimentato, nel tempo, di decine d’invettive, di gesti. Dal 2004 sono stati molti gli spettacoli teatrali, i libri, i film e i blog che hanno incitato all’aggressione fisica, sia pure presentata come “provocazione intellettuale”. Cinque anni fa l’Unione Europea finanziò il musical olandese “Killing Berlusconi”, come “programma culturale”. Negli ultimi sette mesi, però, anche molti politici, magistrati, organi di stampa hanno personalizzato lo scontro politico, concentrandone il fuoco sul premier in quanto personaggio “negativo” e guida del governo “nemico”. Ecco alcuni momenti (e pretesti) della campagna anti-B. Continua
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Un gruppo di Facebook a sostegno di Massimo Tartaglia, del 14 dicembre 2009
“Non facciamo gli apocalittici: internet è uno spazio di vita costruito dagli uomini e come tutti gli spazi dove interagiscono gli individui, si trovano fatti belli e meno belli“.
Con questa premessa inizia il dialogo con Angela Sugliano, professoressa di Psicologia dei gruppi Virtuali all’Università di Genova, sul tema dell’odio in Rete: categoria sentimentale impalpabile ma da tempo molto dibattuta (dai politici agli intellettuali, dai giornalisti alla gente comune). E, dopo l’aggressione subita da Silvio Berlusconi domenica 13 in Piazza Duomo, ora sempre più in bilico tra l’incubazione virtuale e la deflagrazione reale. Leggi l’intervista

Solidarietà a Berlusconi fuori dall'ospedale San raffaele di Milano (AP Photo/Luca Bruno)
Soffre e si nutre a fatica Silvio Berlusconi.
Costretto in un letto dell’Ospedale San Raffaele di Milano per “almeno altre 36 ore”. Come ha annunciato il primario di rianimazione e terapia intensiva dello stesso ospedale e medico personale del premier, Alberto Zangrillo. Continua