
Amanda Knox, in aula a Perugia il 21 novembre 2009. ANSA/PIETRO CROCCHIONI
“Per come la conosco io, è impossibile che Amanda abbia commesso ciò di cui è accusata”.
Parola di Rocco Girlanda, il parlamentare del Pdl, presidente onorario della Fondazione Italia-Usa, che a ottobre del 2010 ha pubblicato per Piemme “Io vengo con te. Colloqui in carcere con Amanda Knox”. Un libro nato dagli incontri avuti con la giovane americana condannata in primo grado a 26 anni per l’omicidio di Meredith Kercher. Pochi giorni fa, nella sua requisitoria al processo d’appello, la pm Manuela Comodi ha chiesto l’ergastolo. La sentenza è attesa per il prossimo 3 ottobre. Continua
Mentre in aula a Perugia i legali di Amanda Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, nello loro arringa davanti al gup Paolo Micheli, chiedono il proscioglimento della Knox dall’accusa di aver ucciso Meredith Kercher, da Oltreoceano è un’ondata di polemiche a colpire gli inquirenti e le loro indagini sul delitto Mez.
Secondo l’avvocato americano Anne Bremner, assunta da un gruppo di amici di Amanda, gli investigatori italiani si sono mossi “sulla scena del crimine con incompetenza”. Il legale ha infatti fornito alla emittente televisiva Nbc un video girato dalla polizia intervenuta sul posto.
Proprio in questo video, che gli investigatori italiani negano di aver girato, sarebbero evidenti, a suo dire, le prove dell’incompetenza proprio degli italiani. Le immagini del lavoro investigativo svolto dagli uomini della scientifica, evidenziano tra l’altro una persona, che però non sarebbe della polizia scientifica, sfondare a calci una porta nel tentativo di aprirla.
Secondo Anne Bremner, gli uomini intervenuti con il loro modo di procedere “hanno distrutto prove all’interno di quella stanza”, cancellato impronte e pregiudicato l’integrità dela scena del delitto.
La procura di Perugia non intende commentare le perplessità sollevate in un video americano sui metodi di indagine usati dalla polizia nell’omicidio di Meredith Kercher. “Non mi faccia parlare”, dice il pm Giuliano Mignini, il quale però avrebbe espresso la sua indignazione per le pesanti accuse che giungono dagli Usa e che non tengono conto del lavoro svolto dagli inquirenti in Italia.
Ma non è la prima volta che dagli Usa partono bordate. Il 30 settembre scorso il New York Times aveva definito il caso di Perugia “sconcertante” per la lentezza, le “costanti fughe di notizie da parte di magistrati e forze dell’ordine” e la detenzione preventiva di imputati per quasi un anno, puntando il dito contro magistrati, forze dell’ordine e avvocati.
Nell’articolo si citava anche l’opinione di Joseph Tacopina, un avvocato statunitense, arruolato dall’Abc per studiare il caso. “Non sono favorevolmente impressionato”, dice Tacopina. Per Tacopina - scriveva il NYT - le autorità italiane “hanno alterato la scena del crimine”, “hanno camminato in lungo e in largo in quel posto e tutto ciò ha reso inaffidabili le prove dal punto di vista processuale”.
Sul caso, scriveva ancora il quotidiano newyorkese, sono stati scritti libri, sono stati aperti blog, si sono scatenati i tabloid di mezzo mondo, “ma ad un anno dal delitto non è vi è stato (nell’inchiesta) alcuno sviluppo decisivo”.
Il VIDEO dell’avvocato Bremer che accusa la polizia italiana, tratto da YouTube
Dopo l’udienza preliminare di tre giorni fa davanti al gup di Perugia, per il New York Times il caso di Amanda Knox, la studentessa americana accusata di aver ucciso un anno fa a Perugia la sua compagna di stanza Meredith Kercher (oltre all’italiano Raffaele Sollecito e l’ivoriano Rudy Guede), è diventato “ancora di più” un caso complicato, un “puzzle case”, anche perché le indagini sono state condotte in modo poco rigoroso.
In questi termini il quotidiano americano torna sul caso, sottolineando come i nuovi dettagli emersi e la nuova ondata di attenzione riservata al caso dalla stampa, invece che aiutare a chiarire hanno al contrario aggiunto ulteriori tasselli a un “enigma” che col passar del tempo anziché chiarirsi si è complicato ulteriormente.
Il quotidiano di New York paragona il caso di Amanda Knox a quello di Madeleine McCann, la bambina inglese di 3 anni scomparsa in Portogallo durante una vacanza con i genitori, e critica il modo in cui sono state condotte le indagini.
“Agli occhi americani, il caso può apparire sconcertante”, scrive l’autorevole testata, in una corrispondenza da Perugia, firmata da Rachel Donadio, “con i magistrati, le forze dell’ordine e gli avvocati che diffondono informazioni coperte da segreto”, e la detenzione preventiva di imputati che non sono ancora stati formalmente condannati.
Nell’articolo si cita anche l’opinione di Joseph Tacopina, un avvocato statunitense, arruolato dall’Abc per studiare il caso. “Non sono favorevolmente impressionato”, dice Tacopina. Per Tacopina - scrive il NYT - le autorità italiane “hanno alterato la scena del crimine”, “hanno camminato in lungo e in largo in quel posto e tutto ciò ha reso inaffidabili le prove dal punto di vista processuale”.
Sul caso - scrive ancora il quotidiano newyorkese - sono stati scritti libri, sono stati aperti blog, si sono scatenati i tabloid di mezzo mondo, “ma ad un anno dal delitto non è vi è stato (nell’inchiesta) alcuno sviluppo decisivo”.
Guarda la GALLERY con le immagini della polizia scientifica

Sette probabili tracce di sangue evidenziate con il luminol potrebbero risolvere il giallo della morte di Meredith Kercher, uccisa a Perugia il 1 novembre del 2007. Lo scrive Panorama nel numero in edicola da venerdì 28 marzo. Le sette tracce sono state prelelevate dalla Polizia scientifica nel sopralluogo del 18 dicembre nella casa del delitto.
Nei prossimi giorni sarà consegnato alla Procura di Perugia l’esito delle analisi. Si tratta, scrive la scientifica in una relazione tecnica, di “presunta sostanza ematica” evidenziata dall’esame del luminol.
In particolare, nella camera di Amanda Knox sono state evidenziate due tracce di piede umano. Altre due impronte parallele di piede destro sono nel corridoio tra la stanza di Amanda e quella Meredith. Sempre nel corridoio è stata trovata un’impronta “presumibilmente di scarpa”.
Panorama, inoltre, pubblica per la prima volta, la foto del reggiseno insanguinato di Meredith su cui è stato trovato il cromosoma Y di Raffaele Sollecito e quello di Rudy Guede.
L’ivoriano, in carcere perché secondo gli inquirenti avrebbe ucciso la Kercher, per la prima volta ha mosso le sue accuse ai due fidanzatini: “Li ho visti” ha dichiarato “in quella casa c’erano Amanda e Raffaele”. Secondo Guede l’americana era sulla porta di casa, mentre il giovane barese aveva una cuffia in testa e un coltello in mano. Si aggiunge così un nuovo tassello al giallo di Perugia: a quattro mesi e mezzo dopo l’omicidio di Meredith, e ad una settimana dall’udienza in Cassazione che dovrà esaminare i ricorsi dei tre indagati. Questa mattina al pubblico ministero Giuliano Mignini l’ivoriano avrebbe fatto un racconto molto più dettagliato della sera dell’omicidio.
Il VIDEO servizio: