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Il killer in azione
Scelta forte e sofferta. Che però, pare abbia dato i suoi frutti: il presunto omicida di Mariano Bacioterracino, 53 anni, ucciso con 5 colpi di pistola l’11 maggio scorso in piazza Vergini, nel rione Sanità, è stato fermato dalle forze dell’ordine. Continua
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Un fermo immagine del filmato dell'agguato camorristico a Napoli
“Le modalità sono quelle di un omicidio di Camorra ma al momento non possiamo affermarlo con certezza. Il video non è certo uno spot a favore di Napoli ma speriamo che qualcuno si faccia avanti per fornire informazioni utili al riconoscimento e all’identificazione del killer e del suo correo”. Continua

Omicidio-suicidio o suicidi allargati. Crescono in Italia del 12,1 per cento, secondo i dati Eures, i delitti compiuti all’interno delle mura domestiche. La tragedia di Reggio Emilia - dove un uomo ha ucciso la moglie e un figlio, ha ridotto in fin di vita l’altro figlio e la padrona di casa e poi ha tentato di togliersi la vita (qui la GALLERY) - conferma il primato dei delitti in famiglia nelle statistiche degli omicidi volontari compiuti in Italia.
Ad essere interessato dal fenomeno è in particolare il Nord Italia: 94 vittime pari al 48,2 per cento del totale. Nella triste graduatoria è seguito dal Sud con 62 le vittime (31,8 per cento) e infine dal Centro Italia (Toscana, Marche, Lazio e Abruzzo) dove sono state 39 (20 per cento) le vittime di stragi e follie familiari.
Dalle analisi vittimologiche, del movente ma anche degli indici di rischio e disagio sociale ed economico effettuate dell’Eures è la Lombardia ad essere la regione italiana più interessata dal fenomeno assieme al Veneto e dalla Campania.
Le vittime più frequenti sono le donne con 134 casi nel 2006 (+36,7 per cento rispetto al 2005) e pari al 68, 7 degli omicidi-suicidi familiari.
I casi più frequenti di delitti hanno come vittime coniuge o ex compagno (35,9 per cento con 70 casi). Il 23, 6 per cento dei casi, invece, riguarda gli omicidi genitori-figli o viceversa: 21 genitori uccisi e 23 i figli. Il 5,1 per cento riguarda i casi di omicidi tra parenti. Tra i moventi principali: litigi e dissapori (24,6%), passione (in particolare al Nord con il 28,7% dei casi) e denaro (al Sud con il 16,1%).
Spesso si sente parlare del periodo estivo come il momento il cui si verificano più frequentemente casi di omicidio-suicidio. Esiste una “stagione” in cui si uccide di più?
No. È sbagliato parlare dell’estate come il momento di maggior picco del fenomeno o imputare al caldo la perdita della lucidità che porta a consumare stragi familiari” spiega a Panorama.it, Fabio Piacenti, presidente dell’Eures. “Dalle nostre indagini emerge invece che tragedie come quelle avvenute a Reggio Emilia, dove un padre uccide nel sonno la famiglia e tenta il suicidio, avvengono la domenica o nei primi giorni della settimana, spesso di lunedi e nelle prime ore del mattino. I dati raccolti da Criminalpol, Carabinieri, Prefetture e Procure di tutta Italia mostrano che i casi più efferati si sono verificati proprio nei primi giorni dell’anno (gennaio è uno dei mesi più interessati, ndr) e nel cambio di stagione. Insomma nei periodi di forte di stress come, per esempio, il rientro al lavoro dopo le ferie”.
Tra i delitti compiuti in famiglia aumentano, con percentale spaventosa, quelli che si concludono con il suicidio o il tentativo di togliersi la vita da parte dell’autore della strage. Dal 2000 ad oggi si sono verificati 340 casi, quasi mille morti, per una media di 3 al mese, ovvero 1 ogni 10 giorni. Nel 93 per cento dei casi la mano assassina è quella di un uomo.
Perchè, secondo lei, chi uccide il proprio familiare sempre più spesso tenta di togliersi la vita?
L’omicida-suicida non riesce a superare e ad affrontare le difficoltà di ricominciare una vita e ricostruire un persorso affettivo e professionale. Questo è quanto emerso negli ultimi nove anni.
La crisi economica quanto incide? Nella strage di Reggio Emilia, l’omicida era un ex operaio disoccupato…
Incide in modo significativo. È il clima di sfiducia generale che non fa vedere uno spiraglio di luce e di speranza per il futuro questo porta alla voglia di cancellare tutto: la famiglia e se stessi.
Il Nord, Lombardia in particolare, detiene il primato delle mattanze. Perchè?
Nel Sud è il concetto di famiglia allargata a salvare la stessa famiglia dalla strage. Di fronte ai problemi esiste ancora una mediazione ampia di più soggetti familiari come i nonni gli zii i cugini e di conseguenza anche un’assistenza familiare che diventa la salvezza nei momenti di crisi. Nel Nord, invece, come nel centro Italia questo legame si annulla e le famiglie sono sempre di più nuclei isolati senza punti di riferimento.
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È pronto l’identikit dell’assassino di Pasqualina La Barbuto, 37 anni, la donna uccisa la settimana scorsa sulla panchina di un giardino nei pressi di via Borsa, a Milano. L’immagine è stata diffusa questa mattina dal dirigente della Squadra mobile di Milano, Francesco Messina. L’identikit è stato disegnato in base alle indicazioni dell’unica testimone che ha incrociato il killer nel parco. Sarebbe un uomo sui 35 anni, alto 170 centimetri, di carnagione olivastra, capelli corti scuri, occhi scuri e di corporatura robusta. La donna ha sentito un urlo, si è girata e ha visto l’assassino lanciare il coltello e scappare. È stata un’aggressione rapida, senza una lite. La coltellata, sferrata con un coltello a serramanico di modello sardo (coltello tipo “Pattada”) lungo 9 centimetri, le ha trapassato il cuore da parte a parte, anche se “non sembra che il colpo sia stato vibrato con particolare forza”, ha detto il dirigente della Squadra mobile.
Messina ha spiegato che questo particolare conferma “l’idea che l’uomo non fosse lì per uccidere ma per fare altro, e che la vittima abbia mosso repentinamente il busto e impattato contro il coltello che le era stato puntato a mo’ di minaccia contro il petto. Escludo l’ipotesi di un matto che fosse passato lì per caso e abbia ucciso”. La donna, seduta sulla panchina col sole negli occhi, forse si è alzata di scatto, restando trafitta. Sembra che l’assassino non indossasse guanti, ma l’analisi delle impronte affidata alla scientifica non è ancora disponibile. Gli uomini della Squadra mobile hanno scandagliato tutte le conoscenze della vittima alla ricerca di qualcuno che potesse avercela con lei, per un motivo passionale o di lavoro, ma non hanno trovato nulla.
La polizia scientifica sul luogo dove stata uccisa una donna a Milano
Assassinata con un’unica coltellata all’altezza del cuore e trovata su una panchina da una passante. Un’italiana di 37 anni è morta così a Milano, in un giardinetto nel quartiere Gallaratese, non lontano dalla fermata San Leonardo della linea rossa. Si tratta di Pasqualina Labarbuta e ha tre figli. L’allarme è stato dato da una donna che ha chiamato il 113: ha raccontato di aver visto la vittima, intorno alle 13 di oggi, discutere animatamente con un uomo, poi accasciarsi sulla panchina sanguinante. L’uomo, descritto di carnagione scura, si sarebbe poi allontanato a piedi velocemente.
Secondo gli investigatori, la 37enne sarebbe stata uccisa al culmine di un litigio. Sul posto, all’angolo tra via Mario Borsa e via Visconti, sono intervenuti gli agenti della Squadra mobile della Questura. L’Azienda regionale emergenza urgenza ha spiegato che il 118 di Milano è stato allertato poco dopo le 13 e che i soccorritori hanno trovato il cadavere della donna in posizione supina sulla panchina, con i segni di una profonda coltellata al torace.
L’arma del delitto, un coltello a serramanico con la lama di 9 centimetri, è stata ritrovata in un cespuglio a pochi metri dal cadavere. Stando alle testimonianze di numerosi vicini, la vittima avrebbe proprio oggi iniziato l’attività di portiera nel condominio di via Visconti 10 e 12, in sostituzione della normale custode per qualche tempo in congedo. In più occasioni aveva svolto sostituzioni nella portineria del condominio a pochi metri dal luogo in cui è stata uccisa e oggi aveva ripreso la stessa attività.
Secondo la testimonianza del giardiniere, Mohamed Baroumi, 18 anni, impiegato in una impresa di servizi, e probabilmente uno degli ultimi ad aver visto la donna ancora viva, Pasqualina Labarbuta si sarebbe allontanata dalla portineria intorno alle 13 per andare a mangiare un panino ai giardinetti. Il condominio nel quale la donna lavorava è uno stabile di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune di Milano.
Sembrava un incidente come tanti. Un cittadino romeno che cammina lungo i binari, non lontano dal campo dove probabilmente vive. Scivola, forse a causa della pioggia, viene investito dal treno e muore. Ma dopo poche ore, quasi per caso, i carabinieri di Milano si imbattono in quello che si dichiara il suo assassino. Raccontando una storia di intolleranza e violenza.
La morte di Marian M., romeno di 39 anni incensurato, risale appunto a lunedì verso le 21. Si credeva fosse stato investito dal treno che da Porta Genova va a Pavia, vicino alla stazione San Cristoforo, periferia sud della città. La Polfer era intervenuta e, non trovando testimoni, aveva ipotizzato l’incidente. Verso le 22.30 però un passante ha chiamato i carabinieri della compagnia di Porta Magenta per una rissa: aveva visto un gruppo di romeni della baraccopoli di viale Carlo Troja armati di bastoni.
Uno dei militari ha notato sopra il ponte della ferrovia un cittadino egiziano inginocchiato a pregare e gli ha chiesto se avesse visto la rissa. Quest’ultimo, un 25enne clandestino senza precedenti penali che fa il manovale, ha cominciato a inveire contro i romeni e ha dichiarato di averne appena ucciso uno. Lentamente il carabiniere lo ha convinto a raccontare tutta la storia, che poi l’egiziano ha ripetuto anche davanti al pm. Ed è stato fermato per omicidio.
Secondo la versione dell’egiziano, Marian M. lo aveva visto pregare inginocchiato e lo aveva preso a calci, insultando lui e tutti i musulmani. Il 25enne, fervente islamico, ha reagito con un pugno e, al passaggio del treno, lo ha spinto volutamente contro una carrozza. Il romeno ha battuto la testa ed è morto sul colpo. In caserma il fermato ha chiesto di potersi lavare e di poter cambiarsi i vestiti. Poi ha pregato tutta la notte.

La polizia ha eseguito alcuni fermi per l’omicidio dei coniugi Ambrosio avvenuto ieri nella loro villa di Posillipo. I fermati sarebbero di nazionalità romena. Il procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore ha prima firmato un decreto di fermo nei confronti di un immigrato romeno individuato per l’uso di uno dei cellulari rubati nella villa dell’imprenditore. Poi gli inquirenti hanno vagliato le responsabilità di altre persone.
Dopo qualche ora i fermi sono diventati in tutto tre, a carico di altrettanti immigrati romeni. Hanno tutti circa vent’anni. Addosso al primo fermato, che ha 22 anni, nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Antonio D’Alessio, la polizia ha trovato oltre uno dei cellulari sottratti, intercettato dagli inquirenti, anche alcuni oggetti pure appartenenti ai coniugi uccisi. Diversi indizi graverebbero sugli altri due uomini.
Uno dei romeni sarebbe stato trovato in possesso di quasi tutta la refurtiva portata via nella rapina. Secondo indiscrezioni i due romeni avrebbero fatto agli investigatori le prime ammissioni sulla partecipazione al delitto. Il romeni di 22 anni ha consentito l’individuazione dei due presunti complici. Insulti e urla, davanti alla Questura di Napoli, all’uscita dei tre fermati.
L’autopsia sui cadaveri dell’imprenditore e della moglie Giovanna Sacco sarà eseguita domani. Dai risultati dell’esame autoptico gli investigatori si attendono risposte ad alcuni interrogativi: la morte di Ambrosio - secondo una valutazione basata sulla temperatura dei corpi - risalirebbe ad almeno 30 minuti prima della morte della moglie.
Da accertare anche se l’ex ”re del grano” abbia tentato di reagire quando ha visto i ladri. Il corpo contundente con cui i due sono stati colpiti alla testa non è stato individuato e, dal numero dei colpi inferti, si potrà anche comprendere se la banda che ha aggredito i coniugi abbia infierito con l’intenzione di uccidere vibrando numerosi colpi.
Il lavoro della sezione Scientifica della Questura di Napoli è concentrato sul gran numero di impronte lasciate dagli assassini. I banditi hanno aggredito e ucciso le vittime massacrandole a colpi di bastone dopo essere stati sorpresi a rubare in casa. La grande quantità di impronte lasciate sia nei momenti precedenti all’efferato duplice delitto - quando i rapinatori assassini hanno bivaccato e bevuto in un bosco vicino alla residenza - sono state esaminate. Circa 50 mila euro in valori il bottino portato via mentre i banditi non sono riusciti a scassinare una cassaforte ed hanno lasciato pellicce di ingente valore. Anche l’argento è rimasto al suo posto: secondo una leggenda, in alcune popolazioni dell’Est sarebbe radicata la convinzione che porti male.
Pare infine che uno dei fermati avesse lavorato come giardiniere alle dipendenze degli stessi coniugi Ambrosio.
Il VIDEO servizio:
La minaccia di troncare la relazione. E una reazione violenta che degenera in un omicidio. Adesso è piantonato in stato d’isolamento all’ospedale San Martino di Genova, dove è ricoverato in condizioni gravi: Walid Hamami, tunisino di 25 anni, ha sgozzato la convivente Lisa Molino, 23 anni, e poi ha provato a suicidarsi con un fendente al collo. Ieri sera fra i due sarebbe scoppiata una lite violenta in seguito alla quale il giovane ha colpito per nove volte la compagna. I vicini hanno sentito l’uomo scendere le scale urlando “ho ucciso mia moglie” e hanno chiesto l’intervento della polizia. Quando gli agenti sono arrivati hanno trovato la ragazza priva di vita. L’uomo, in Italia con regolare permesso di soggiorno, è stato bloccato sul portone del palazzo.
Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa a Catania
Il figlio voleva salvarlo. E voleva salvare anche le sue sorelline, che desiderava non venissero private anche del padre. Così si è autoaccusato della terribile morte della madre. Ma poi ha ritrattato. È il dramma nel dramma di questa ennesima storia di atroce violenza domestica. Vittima Maria Pia Scuto, 41 anni, uccisa con un cutter con cui è stata quasi decapitata e martoriata con diversi fendenti al corpo, nell’abitazione al settimo piano di un palazzo di via Costanzo, nel centro di Catania.
Ma poi il ragazzo ha ritrattato e infine il pm ha emesso contro il marito della vittima - Giuseppe Castro di 35 anni - un ordine di arresto per uxoricidio.
Intorno alle 15 il ragazzo, ribaltando la confessione del padre che in mattinata, dopo il delitto, aveva immediatamente avvisato la polizia e aveva ammesso le sue responsabilità, si era accollato tra le lacrime il delitto: non voleva che andasse in carcere, ha detto, e pensava alle sue sorelline che non riusciva a immaginare, dopo essere state strappate con violenza alla madre, lontane anche da quell’ormai unico genitore. Ha dato una ricostruzione lacunosa e tormentata dei fatti, fino a quando, davanti ai poliziotti ha ritrattato, spiegando che era stato proprio il papa’ a uccidere la mamma, praticamente sotto i suoi occhi. Versione confermata anche dalla suocera dell’uomo, sentita come testimone.
Il ragazzo è stato nuovamente ascoltato, ma questa volta alla presenza di uno psicologo. Il 35enne Giuseppe Castro è in carcere e per lui è scattato l’arresto perché colto in flagranza del reato di uxoricidio, in quanto la polizia è giunta sul posto pochi minuti dopo il delitto. L’uomo avrebbe usato in modo feroce il micidiale taglierino, fino a quasi decapitarla con un colpo secco alla gola. L’ennesima lite era scoppiata perché il marito, geloso, contestava alla coniuge che stava sempre al computer e che chattava con gli uomini. Il sostituto procuratore Salvatore Faro ha disposto il sequestro dei tre computer presenti in casa e li ha affidati alla polizia postale. L’uomo avrebbe colpito la donna al collo mentre questa era voltata verso il monitor, per poi accanirsi sul corpo ormai esanime, colpendo soprattutto alla schiena. Un’ipotesi che indebolirebbe la tesi del delitto d’impeto. Del coltello nessuna traccia: il presunto omicida ha detto di averlo gettato nel water. I poliziotti avrebbero trovato il figlio in ginocchio, accanto al corpo della madre, disperato, ma, sembrerebbe, con la forza sufficiente a provare, pur nel suo atterrito sgomento, a consolare il padre. L’uomo che, secondo gli investigatori, gli ha ucciso la madre, ma che ha tentato di scagionare.
Un coltello piantato nel cuore. L’assassino di Patrizia Maccarini non si è risparmiato questo macabro dettaglio. La donna è morta venerdì notte, in casa sua, in via fratelli Cervi a Calvisano, nel bresciano. Questa mattina è stato rintracciato nel bergamasco e arrestato dai carabinieri l’ex fidanzato, Giuseppe Candido. Il cadavere della donna è stato trovato dai carabinieri che sono entrati in casa a mezzanotte di venerdì, dopo che la sorella della vittima aveva ricevuto una telefonata confusa che avvisava del delito. La donna era distesa al lato del letto, con ferite di arma da taglio, indossava una tuta. L’arma, era ancora nel corpo, proprio sul cuore. La vicina della vittima ha detto di aver sentito sbattere la porta di casa della Maccarini intorno alle 21,30.
Le indagini si sono orientate subito sui conoscenti della Maccarini. La donna era separata e aveva tenuto una relazione con Candido, finita da qualche mese. L’uomo aveva patito crisi depressive. Ieri si era reso irreperibile, attirando su di sé i sospetti degli investigatori. Quando ha chiesto ospitalità a un conoscente, i carabinieri l’hanno rintracciato e fermato con l’accusa di omicidio.
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