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Onda

Manifestazione a Roma © Roberto Monaldo / LaPresse
Proprio come un’onda, che torna a colpire le scogliere dopo il riflusso dell’estate. Le mobilitazioni studentesche sono riprese in tutta Italia, per ora quasi sottovoce, senza attirare più di tanto l’attenzione dei media (il 16 ottobre scorso a Torino hanno sfilato gli studenti delle superiori, cortei anche il 24 ottobre a Genova, ieri alcune decine di ragazzi sono entrati nel ministero dell’Istruzione a Roma per un’occupazione simbolica). Continua
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Dal G8 di Genova a quello dell’Aquila sono trascorsi 8 anni (il 20 luglio è l’anniversario di quello in Liguria), ma per no global e forze dell’ordine sembrano trascorsi decenni.
I primi, colpiti da indagini e arresti, numericamente non sono più quella marea nera che incendiò Genova (nonostante gli episodi di guerriglia di questi giorni e in attesa della manifestazione nazionale anti G8 dell’Aquila del 10 luglio); le seconde hanno imparato a rispondere in modo chirurgico dopo gli errori e le violenze del passato (vedere il riquadro a pagina 26). Panorama ha ricostruito la nuova mappa degli antagonisti.
Cattivi maestri
A Genova la guerriglia era guidata dagli anarcoinsurrezionalisti del Nord Europa, i black bloc originali. A Roma, Vicenza e Torino, per citare alcuni degli ultimi scontri, gli stranieri erano meno e male organizzati (sono stati fermati, tra gli altri, spagnoli, svedesi, francesi, argentini e polacchi). Dalle piazze sono sparite eterodiretti da vecchi arnesi dell’Autonomia.
Il confronto fra i Black bloc a Genova nel 2001 e i manifestanti di Torino. pure le tifoserie, anch’esse protagoniste negli scontri del 2001 e da due anni sempre meno impegnate politicamente. Adesso il testimone della protesta violenta è passato agli studenti universitari dell’Onda, eterodiretti da vecchie conoscenze dell’Autonomia e della disobbedienza veneta. Nella capitale Panorama, il 7 luglio, ha ascoltato l’arringa nell’Università La Sapienza di Paolo, capelli brizzolati, 45 anni, leader dei Blocchi precari metropolitani (i Bpm, presenti anche a Vicenza negli scontri): annunciava violazioni di zone rosse, in un clima già surriscaldato (davanti al rettorato ragazzi di due diversi centri sociali sono venuti alle mani). Gli studenti romani sono stati blanditi, dopo il fermo di 36 di loro e 10 arresti, anche dai rappresentanti dei Sindacati di base, decisamente agée per la platea.
A Vicenza e Torino a guidare gli studenti sono stati invece personaggi come Max Gallob, 36 anni, uno dei leader dei Disobbedienti del Nord-Est, arrestato lunedì 6 per gli incidenti del maggio torinese. Gli attivisti più radicali (anarchici e marxisti) sono 150 a Milano, altrettanti a Torino, un centinaio a Roma e nel Nord-Est, da Vicenza a Trieste, 50 a Genova.
Guerra telegenica
Nel capoluogo ligure il numero dei violenti che parteciparono agli scontri era di gran lunga superiore a quello dei giovani che scendono in piazza oggi. Un rapporto di 1 a 10 (circa 3 mila a Genova, non più di 300 a Torino). Allora i black bloc fecero impazzire le forze dell’ordine con attacchi mordi e fuggi e le tute bianche di Luca Casarini provarono a sfondare la zona rossa con caschi, scudi di plexiglas e protezioni. Oggi bianchi e neri (forse per esigenze numeriche) non sono distinguibili nei cortei, anche perché i veri black bloc stanno disertando le piazze. I Disobbedienti (o No logo), invece, non abdicano e insieme con gli studenti dell’Onda hanno sviluppato con tocco scenografico il loro wargame, come hanno dimostrato a Torino e Vicenza: gli scudi hanno immagini di Barack Obama, gli striscioni sono stati rinforzati e dotati di feritoie all’altezza degli occhi. Cercano il confronto con le divise (oltre alle telecamere) e studiano fino a dove possono spingersi. Le armi sono fumogeni ed estintori, ma le forze di polizia hanno sequestrato anche centinaia di biglie di metallo (per le fionde), mazzette, pietre e bottiglie. Le tute bianche sono state sostituite da giacche a vento nere in serie (deve esserci un merchandising anche per quelle).
Negli zaini maschere antigas, limoni, acqua e un farmaco per lenire il fastidio causato dai lacrimogeni. Rispetto al passato sono sempre più numerose le ragazze impegnate in prima linea. Per esempio Cecilia, la ventitreenne arrestata per gli scontri di Torino e fotografata mentre assalta senza timore la polizia.
Rivoluzionario di professione
I giovani antagonisti al posto della generica lotta alla globalizzazione oggi preferiscono concentrarsi su battaglie più concrete: la scuola, la repressione e le carceri, l’antifascismo, gli immigrati e il pacchetto sicurezza. Fioriscono le campagne sociali sul territorio (contro l’alta velocità o la base militare di Vicenza). A Milano sta fermentando la protesta contro l’Expo e la “cementificazione “. Le azioni diffuse (magari contemporaneamente in più città ) hanno sostituito le manifestazioni oceaniche. L’ideologia prevalente di chi scende in piazza è quella legata all’autonomia di classe e alla “disobbedienza” e al rispetto delle sole regole condivise. Idee che animano il movimento studentesco dell’Onda e i Cua (Collettivi universitari autonomi).
I luoghi di ritrovo sono facoltà e centri sociali come l’Askatasuna nel capoluogo piemontese, il Crash di Bologna, il Pedro di Padova, il Vittoria di Milano, l’Insurgencia di Napoli, l’Esc, l’Horus e l’Acrobax di Roma, i centri della riviera adriatica. Questo arcipelago ha trasformato la disobbedienza e la lotta in un marchio, come dimostra lo Sherwood festival, kermesse padovana dove suonano gruppi di richiamo come i Subsonica o gli Afterhours (che si sono esibiti a Sanremo) e gli stand da festa dell’Unità sono stati sostituiti dalle insegne “lounge bar” con luci soffuse. Sugli scaffali si trova in vendita persino “il caffè del rebelde”, che trasforma in affare i legami con il Chiapas messicano. Intorno ai centri sociali del Nord-Est sono cresciute realtà cooperative come Città invisibile o Caracol. Presidente di quest’ultimo è uno dei fondatori del Pedro.
Molti dei centri sociali in auge nel 2001 si sono trasformati in “concertifici”, dall’Officina 99 di Napoli al Leoncavallo di Milano. Però non tutte le realtà sono sedotte dal business. Alcune prediligono la militanza dura, come il Gramigna di Padova, la Fucina o la Panetteria Okkupata di Milano. Diversi estremisti del Partito comunista politico militare (la sigla eversiva attiva sull’asse Torino-Milano-Padova) condannati a giugno per terrorismo cercavano di fare proselitismo in questi centri. A Roma la situazione è più compartimentata: l’eversione è meno movimentista e preferisce operare nell’ombra, in stile vecchie br. Come ha confermato l’arresto di giugno del presunto terrorista Luigi Fallico insieme con altri quattro. Insomma, disarticolato il Pcpm, per gli esperti non c’è un rischio serio di saldatura tra piazza e lotta armata.
Anarcoinsurrezionalisti
I grandi assenti nelle ultime proteste di piazza sono stati gli anarcoinsurrezionalisti.
Dal 2001 i loro rapporti con la galassia marxista-leninista sono peggiorati e a Bologna i due gruppi si sono scambiati persino raid squadristici. Inoltre le tute nere doc sono state colpite da arresti e denunce in tutta Italia, anche se la struttura informale e fluida dell’organizzazione ha scongiurato le retate (riuscita solo nel caso delle Cellule di offensiva rivoluzionaria pisane). Per questo si sono quasi inabissati e la loro area resta la più imperscrutabile. Ora gli investigatori per il G8 temono nuove campagne (legate soprattutto ai temi della sicurezza, dalle ronde ai centri di permanenza) e l’invio di pacchi bomba come a Genova. Ultimi veri attentati riconducibili agli anarcoinsurrezionalisti sono i tre ordigni esplosi a Torino nel marzo 2007. Da tempo sono sotto osservazione alcuni centri di documentazione, in particolare nelle loro capitali, Bologna (Fuoriluogo) e Torino (Porfido).
In Lombardia la situazione è in movimento, visto che sta crescendo una nuova rete intorno a Radio Cane e alla rivista Nonostante Milano. Se Roma è una realtà meno organizzata, attrae anarchici di altre città , da Viterbo a Lecce, a Teramo. A Genova l’Inmensa (intorno a cui si raccolse la protesta più dura del G8) ha chiuso ed è stato soppiantata da un paio di centri di documentazione: il Gagarin (ex Borgo rosso: uno degli animatori è stato arrestato recentemente con l’accusa di terrorismo), d’impronta marxista-leninista, e il Doppio fondo, di matrice anarchica. Neppure i genovesi sembravano intenzionati a trasferirsi in massa all’Aquila per il 10 luglio. Preferiscono agire in città , perché dal 2001 sono passati 8 anni ma sembra un secolo.
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Il leader della rivolta è uno studente con un volto duro e affilato che sembra uscito dai fumetti di Andrea Pazienza. La serata è fresca, i “compagni” elettrizzati: il giorno successivo è previsto a Torino il corteo contro il cosiddetto G8 dell’università . Ma gli intendimenti sono più alti: “Il sistema è malsano, lottiamo contro la Tav, per la Palestina, a favore dei migranti”. E soprattutto “contro i fascisti”. Ne incontrate tanti? “La nostra università è piena”. Lampo di rabbia. “Non siamo violenti” spiega il giovane, già condannato per aggressione alle forze dell’ordine, “ma, se la polizia ci provoca, di certo reagiamo”. Come sarebbe finita sembrava già scritto. L’epilogo di guerriglia urbana era già palpabile dopo i primi passi del corteo.
Alla manifestazione dell’Onda anomala il colore che si nota di più è un mesto nero. Pochi passi e dal gruppone si sfilano gruppetti di ragazzi con il volto coperto: imbrattano, una dopo l’altra, le colonne color crema dei portici con simboli e scritte anarchiche. Qualche centinaio di metri dopo qualcuno comincia a riempirsi le tasche di cubetti di porfido.
I contenuti sembrano fiacchi. Negli slogan i riferimenti all’università sembrano accessori. Ben più partecipati sono gli insulti a poliziotti e governanti. L’Onda pacifica e propositiva, quella che in autunno aveva scosso gli atenei, a Torino non emerge. Nascosta dietro le nostalgie ideologiche e i metodi della parte “dura e pura” del movimento.
A sassaiola finita gli organizzatori torinesi che si ritrovano davanti all’università sembrano paghi. Quasi in tempo reale il loro blog ufficiale riferisce trionfante il successo di una manifestazione con 24 agenti feriti e due studenti arrestati: “L’Onda perfetta”. Una marcia “determinata e convinta, che ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro), per tentare di sfondare il muro di un esercito frapposto tra i propri bisogni e le autorità di un’università che di sostenibile non ha assolutamente nulla”.
Dietro questa perfezione c’era il Cua, il collettivo universitario autonomo che anima l’Onda anomala torinese. Sono stati loro le menti dei tre giorni di dissenso. Una cinquantina di studenti, centinaia di simpatizzanti, benvoluti da estrema sinistra e parte del mondo accademico, un apparentamento con il centro sociale Askatasuna. Il Cua non partecipa alle elezioni studentesche “perché sostiene una pratica politica dal basso e autorganizzata” al motto di “autonomia, sapere e conflitto”.
Comincia a farsi conoscere nel maggio 2007. Si scatena durante un volantinaggio del Fuan, cercando di impedirlo; fumogeni, bacheche rovesciate e lanci di uova. Davanti alla polizia gli autonomi reagiscono. Tre di loro vengono arrestati per violenza, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Chiede la loro scarcerazione una decina di docenti torinesi, tra cui Gianni Vattimo, candidato alle europee con l’Italia dei valori. Lo scorso febbraio i giovani vengono condannati a 11 e 12 mesi.
Oltre ai “fascisti”, un altro nemico oggetto di plateali dimostrazioni è Israele. Il collettivo, un anno fa, tentò di boicottare la Fiera del libro di Torino, che l’aveva invitato come paese ospite. Nel 2005 aveva contestato una docente ebrea, rea di aver chiamato per una lezione di economia il diplomatico israeliano Elazar Cohen.
Nel marzo 2009 si fanno notare per altri scontri con la polizia. Nell’atrio dell’ateneo alcuni militanti di Azione universitaria cercano di allestire un banchetto di firme per le elezioni studentesche. Gli autonomi si oppongono. Intervengono gli agenti. Qualcuno lancia una bomba carta (”macché: era un petardone” minimizzano): tre agenti della Digos restano feriti. Un militante di Askatasuna viene arrestato.
Più goliardici sono stati una decina di giorni fa, quando hanno “sequestrato” il rettore, Ezio Pelizzetti, dopo aver bloccato il suo ufficio. Al magnifico viene imputata la decisione di chiudere l’università per il timore di disordini, “adducendo fantasmagorici allarmi sicurezza e motivi di ordine pubblico” recita un comunicato firmato dall’Onda anomala di Torino. Qualche ora dopo agli studenti è stato concesso l’uso della palazzina Aldo Moro, accanto alla sede centrale dell’università .
“Purtroppo c’è una solidarietà accademica nei loro confronti pericolosa e poco costruttiva: in pratica possono fare quello che vogliono” lamenta Augusta Montaruli, 25 anni, laureanda in giurisprudenza, reponsabile di Azione universitaria a Torino. È chiamata “fascista”, è la più detestata dagli autonomi. Sospira: “Hanno bisogno di avere un nemico. Li esalta lo scontro, il conflitto. Si sentono eroi”.
Vattimo, camicia azzurra e cravatta rossa, appare per un fugace saluto poco prima della partenza del corteo. “A me sembrano solo bravi ragazzi che reagiscono alle provocazioni. Ora quest’altra intollerabile trovata del G8 dei rettori. La tensione sociale cresce pericolosamente. Io piuttosto sono stupito dalla mansuetudine di questi studenti”. Poco distante un dirigente della polizia compendia: “Fra di loro ci sono i dialoganti e i facinorosi. Ma vanno di certo tenuti d’occhio”.
Alla fine del corteo, soddisfatta e dialogante sembra Dana Lauriola, del Cua, 27 anni, che fa un po’ da portavoce dell’Onda anomala torinese, capelli rossi e piercing al labbro. Lamenta il taglio di fondi e l’ingresso dei privati nell’università , la crisi globale, la precarietà e la violenza delle istituzioni: “Abbiamo lanciato il segnale che il movimento non è morto. Oggi migliaia di persone lo hanno dimostrato. Torneremo a farci sentire. Sarà un autunno di lotta in tutti gli atenei italiani”.
Appagato dagli esiti di questo controsummit è pure Simone Rubino, anch’egli del Cua, studente di scienze a Torino: “Abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo prefissi, i blocchi stradali, i cortei, la contestazione ai rettori per impedire loro di entrare nella Mole Antonelliana. E anche con le forze dell’ordine abbiamo manifestato il nostro dissenso”. Cioè? “La polizia doveva capire che non abbiamo paura di loro. Del resto il concetto di violenza in senso stretto è superato: la vera violenza è del capitalismo, che ha prodotto devastazione e illibertà ”. Sintetizza dunque il manifesto: “Siamo un movimento studentesco, non studentista. Abbiamo interessi vasti”.
Rubino fa parte di Askatasuna. Il centro sociale occupa una bella palazzina di tre piani color mattone a qualche centinaio di metri dall’università . Molto attivi, raccolgono un certo consenso tra studenti e gente del quartiere. Organizzano affollati concerti, qualche cena popolare e corsi di pugilato nella palestra Antifa boxe, nata per contrastare i picchiatori fascisti.
Qualche logo Antifa boxe si vede anche durante il corteo. Un ragazzo, che indossa una felpa della palestra, ha un fazzoletto bianco davanti alla bocca. Con occhi torvi dice che parlare di università non gli interessa affatto.
(ha collaborato Francesca Bacinotti)
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Onda controllata o tsunami? Nel dopo-rivolta di Torino studenti e antagonisti si leccano le ferite on-line. Ma a prevalere nei commenti è l’esaltazione: “L’Onda Perfetta è l’onda migliore, quella da cavalcare che vale una vita per tutti i surfisti” scrivono sul blog Ondanog8 “Quella espressasi questa mattina a Torino è stata l’Onda migliore possibile. Ha dimostrato, a mesi di distanza dalla mobilitazione dell’autunno, di esserci e di essere. Ha respinto l’arroganza del G8 dei rettori, asserragliati al castello del Valentino, tentando di stanarli, provandoci, credendoci, con la determinazione e la partecipazione di chi sa che in ballo c’è il proprio futuro”. Per quasi tutti i siti di riferimento i manifestanti erano di più dei 4mila segnalati dalla Questura, “10.000 studenti da tutta Italia in una marcia veloce, gioiosa ma incazzata, determinata e convinta, che in fretta e furia ha raggiunto la sede del summit, senza dimenticarsi di colpire i simboli della crisi (banche e agenzie del lavoro)” si legge su Uniriot network, il sito che riunisce i vari comitati studenteschi sorti in autunno in tutt’Italia. Su Youtube i video degli scontri di ieri e oggi con la polizia contano già migliaia di visualizzazioni e commenti che vanno secondo i due filoni principali: “sbirri di m..” o “zecche, comunisti di m..”
Su Infoaut.org c’è una cronaca dettagliata della giornata con numerosi file audio e video dei lanci di lacrimogeni e dei tafferugli. Ma l’ultimo aggiornamento è fermo alle 13.40: “I compagni fanno barricate, la polizia cerca nuovamente di caricare ma trova una dura resistenza e si ferma”. Su Indymedia della Lombardia “Jack” fa un bilancio “tecnico” della giornata: “La pratica di piazza è stata ineccepibile e dovrebbe rappresentare un modello per tutti i cortei a venire: un solo camion sonoro in testa per lasciare libero sfogo comunicativo alla seconda metà del corteo e prova di forza finale contro obiettivi politici-simbolici-specifici, che garantisce la dovuta visibilità alla manifestazione (cosa che manca al 99% delle mobilitazioni di migliaia di persone che si risolvono nel nulla)”. Mentre un altro utente (firma anonimo) spiega perché non sono stati rilevati feriti tra i manifestanti: “Meglio non farsi schedare in ospedale. Però poi si parla solo dei feriti cc e ps, feriti da cosa? Intossicazione da lacrimogeno… ma non si dice”.
In particolare nei commenti dei vari forum si risalta l’attenzione dedicata dai media e in contemporanea l’eclissamento dei contenuti della conferenza dei rettori. Cosa di cui i rettori stessi si sono lamentati: “C’è stato un grosso problema di comunicazione. Dobbiamo cambiare il modo di comunicare”: e’ il commento del rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo che, nel castello del Valentino, ha ospitato l’evento. Anche le organizzazioni studentesche di destra criticano l’atteggiamento dei rettori, ma per l’ospitalità concessa ai manifestanti: “Smarrito nei pressi di Palazzo Nuovo rettore di piccola taglia”, c’è scritto sul volantino distribuito nei pressi dell’università di Torino da Azione universitaria, che protesta contro il rettore Ezio Pelizzetti per la gestione delle tensioni di questi giorni. ”Facilmente identificabile per via del suo collare rosso”, si legge ancora sul volantino, che promette in caso di ritrovamento ”1.200 euro di tasse universitarie in ricompensa”.
Diversi i toni, di rabbia e preoccupazione, da parte della polizia: “E’ arrivato il momento che il Parlamento legiferi norme serie che prevedano, in caso di reazione violenta dei manifestanti e di lesioni agli appartenenti alle forze di polizia, l’arresto obbligatorio con l’obbligo della custodia cautelare in carcere”, chiede Nicola Tanzi, segretario generale del Sap, il sindacato autonomo di polizia, commentando gli scontri in occasione del G8 Università e i numerosi agenti feriti. “Eravamo stati facili profeti” spiega Tanzi “nel prevedere quel che sarebbe successo oggi. La nostra organizzazione sindacale ha difficoltà a spiegare ai colleghi feriti che devono tutelare l’ordine e la sicurezza pubblica senza essere garantiti da norme adeguate e con un riconoscimento economico legato alla specificità della professione di appena 2 euro al mese: questo, infatti, è il risultato delle risorse fino ad oggi stanziate dal governo”.
Mentre sul blog di Natascia La Pratese, dal titolo emblematico “all anarchists are bastard” (tutti gli anarchici sono bastardi), sottotitolo “Dalla parte di polizia e carabinieri contro i delinquenti devastatori di città ”, già lo scorso 14 aprile si diceva “attenzione al corteo del 19, per la “saldatura tra gli estremisti stranieri e gli elementi nostrani dell’anarco-insurrezionalismo”.
A parlare di “preoccupante campanello d’allarme”, in vista del prossimo vertice del G8 che si svolgerà a L’Aquila tra poco più di un mese, è in una nota il Consap, una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative tra il personale della polizia. I responsabili romani, Giulio Incoronato e Francesco Paolo Russo, esprimono “solidarietà ai colleghi contusi ricordando che il bilancio di ieri, contava ventiquattro feriti fra le forze dell’ordine - 22 poliziotti e due carabinieri - due manifestanti arrestati, un terzo indagato, molte auto danneggiate, vetrine di negozi infranti”. Insomma “quanto avvenuto riporta ad un passato, a scene di violenza che si pensavano fossero superate. Ora il governo deve prenderne atto”.
E infatti, dal canto suo, il governo parla di scontri premeditati, organizzati da frange estremiste che non fanno parte del movimento studentesco. “La maggior parte di coloro che hanno commesso atti di violenza al G8 sull’Università a Torino, come ha sottolineato anche il ministro dell’Interno Roberto Maroni non era composta da studenti” ha detto il ministro Gelmini. “Mi dispiace constatare che il G8 sull’Università , dove dovevano emergere all’esterno i molti contenuti di cui si è parlato, si sia tradotto in una visibilità solo per chi ha commesso atti di violenza, opera per la maggiorparte non di studenti” continua la Gelmini “mi rammarico per quanto è accaduto: probabilmente, la definizione di G8 ha da sola determinato un raggruppamento di persone, che con l’Università non hanno niente a che fare”.
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Scoppi, fumogeni, il rumore degli elicotteri che sorvolano l’area del castello del Valentino: a Torino scene di guerriglia urbana, per il vertice internazionale dei rettori delle Università organizzato dalla conferenza dei rettori, ribattezzato G8 universitario. Bilancio drammatico: 19 feriti, 2 Carabinieri e 17 agenti di Polizia. Tra i manifestanti si contano invece tre feriti, due intossicati e uno studente con un trauma facciale. Due manifestanti di nazionalità italiana sono stati fermati e portati in Questura, dove in questo momento si sta valutando la loro posizione. A quanto riferiscono gli studenti che hanno partecipato al corteo, i due fermati sarebbero giovani provenienti da Milano. I feriti si stanno facendo medicare negli ospedali cittadini. Molti di loro hanno riportato contusioni e irritazioni a causa dei gas lacrimogeni.
“Noi il G8 lo blocchiamo” sullo stesso ritmo di “Noi la crisi non la paghiamo”. Il corteo di studenti e antagonisti si è mosso scandendo questi slogan. E altri, contro il ministro Gelmini. In un’atmosfera carica di tensione anche per gli scontri di ieri. E alla fine quello che si temeva è accaduto: dopo che le prime linee del corteo degli studenti sono entrate in contatto con le forze dell’ordine, sono divampati gli scontri. Incappucciati e con i caschi in testa, a volto coperto, molti con i bastoni in mano e con davanti lo striscione della manifestazione sorretto da pannelli di plastica i manifestanti hanno tentato di sfondare i blocchi delle forze dell’ordine per raggiungere il Castello del Valentino dove era in corso il vertice dei rettori.
Una sassaiola ha raggiunto le forze dell’ordine che hanno risposto con una carica e lanci di fumogeni. Numerosi i cassonetti rovesciati, anche nelle vie laterali. I manifestanti si sono quindi dispersi e polizia e carabinieri sono tornati a formare un cordone per impedire l’avvicinamento al Castello. I dimostranti sono poi tornati davanti a Palazzo Nuovo dove il corteo si è sciolto.
Preceduto da una grande onda di cartapesta con sopra un surf e dallo striscione “Un’altra volta, un’altra Onda voi il fallimento del presente noi l’anomalia del futuro” il corteo era partito pacificamente in tarda mattinata. I giovani hanno distribuito tra i manifestanti un bigliettino con un numero di telefono da chiamare nel caso necessitassero di “supporto legale”. Lungo il corteo erano presenti persone che indossano una pettorina arancione con la stessa scritta e il relativo numero di telefono
Un gruppo di manifestanti ha incatenato il cancello di una banca in Corso Vittorio Emanuele con un lucchetto sbandierando lo striscione “L’Onda non pagherà questa crisi”. In precedenza c’erano stati lanci di uova e petardi e accensione di fumogeni contro un’altra banca. I manifestanti hanno anche protestato davanti alla sede di un’agenzia di lavoro interinale, sempre con fumogeni e con scritte sulle vetrine mentre dall’interno venivano abbassate le serrande.
E mentre fuori sulla città piovevano uova, pietre e lacrimogeni, al Castello del Valentino si chiudeva il G8 dell’Università - oltre 40 rappresentanti delle Università di tutto il mondo - con una dichiarazione che verrà portata alla presidenza del Consiglio in occasione del G8 dell’Aquila di luglio. I rettori che hanno partecipato al G8 confermano la disponibilità al confronto con gli studenti. Nella conferenza stampa finale del vertice svoltasi proprio mentre fuori stavano verificandosi gli scontri, a prendere la parola è stato per primo il rettore del politecnico di Torino, Francesco Profumo, che già ieri aveva avanzato una disponibilità all’incontro. “Credo ci sia un malessere generale tra gli studenti nel quale mi riconosco” ha spiegato “per questo siamo disponibili ad avviare un confronto consapevoli che le questioni che loro pongono sono anche le nostre”.
“Il nostro spirito non era quello di barricarci” ha aggiunto il rappresentante della commissione italiana Unesco Giovanni Puglisi “proprio perché c’è un interesse comune di discussione, tuttavia è necessario il rispetto delle regole e della legalità mentre quanto è accaduto fuori è qualcosa che sta al di fuori delle regole della normale dialettica. Discussione non significa scontro e se questo si radicalizza allora si finisce per mettere i temi di confronto in secondo piano”.
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Il VIDEO di SkyTg24 da Youtube
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Torino calda. Torino nell’occhio del ciclone. Torino di nuovo sede di scontri e contestazioni, pesanti e violente. A 48 ore dai tafferugli alla manifestazione Fiom sulla Fiat, in cui è stato coinvolto anche il leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini, centinaia di studenti assediano il Castello del Valentino, sede della facoltà di Architettura, dove è in corso il vertice sull’istruzione superiore alla presenza di 40 rettori. I giovani hanno tirato uova e lacrimogeni contro gli agenti, rovesciato cassonetti della spazzatura e bloccato il traffico; la polizia ha risposto con cariche di alleggerimento.
Sono dunque tornati a farsi sentire ragazzi dell’Onda. La protesta si accende di prima mattina davanti al Facoltà di Architettura. In centinaia bloccano la circolazione in corso Massimo D’Azeglio stendendo dei fili tra i semafori, improvvisano sit-in agli incroci. In tutto il centro il traffico diventa caotico. Gli studenti hanno esposto uno striscione con la scritta “A Torino c’è Profumo di marcio”, che fa riferimento al rettore del Poliltecnico, Francesco Profumo, tra gli organizzatori del G8 sull’università .
Gli studenti hanno poi rimosso il blocco davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova. Urlano slogan contro il G8: “Chiudono l’università , noi ce la riprendiamo”, oppure, il solito: “Noi la crisi non la paghiamo”. Alcuni giovani si coprono il volto con i capucci, tra loro diversi studenti stranieri: soprattutto francesi, inglesi e greci.
La situazione è tesa, le forze dell’ordine hanno fatto alcune “cariche di alleggerimento” per allontanare i manifestanti da corso Marconi. Sono volate manganellate, mentre i giovani hanno tirato uova contro polizia e carabinieri. Gli studenti, ricacciati indietro all’interno del quartiere San Salvario, hanno rovesciato i cassonetti dell’immondizia, bloccando così la circolazione anche nella vicina via Madama Cristina. Per paura molti negozianti hanno chiuso le saracinesche dei negozi. Quattro ragazzi sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati. Gli studenti dell’Onda hanno dato vita ad un corteo spontaneo di protesta in via Madama Cristina. I manifestanti chiedono anche che vengano rilasciati i quattro giovani che sono stati fermati dalle forze dell’ordine per essere identificati dopo le cariche. Secondo indiscrezioni non confermate, tra loro ci sarebbero tre persone di origine straniera.
Intanto, nelle sale del Castello del Valentino, prosegue il summit dei rettori. Sono 40 e provengono da 19 paesi del mondo. Si sono riuniti a Torino per confrontarsi sui temi dell’economia, dell’etica, dell’ecologia e dell’energia. A presiedere i lavori di ciascuna sessione saranno Mario Monti per l’economia, Pei Gang per l’etica, James Barber per l’energia e Kwabena Akyeampong per l’ecologia. I lavori si concluderanno con la dichiarazione finale che sarà sottoscritta domani e consegnata alla presidenza del Consiglio dei ministri in vista del G8 dei capi di Stato che si riunirà a luglio all’Aquila.
Già alla vigilia del meeting la ribalta se la sono presa gli studenti - qualche centinaio, accompagnati da giovani dei centri sociali - prima con un tam tam in rete per richiamare studenti nel capoluogo piemontese. E poi con un pittoresco corteo che ha attraversato il centro, la “Marcia della degna rabbia”, come l’hanno chiamata i ragazzi del “Cantiere Altro Sviluppo”, organizzatori del programma contro il G8. Le forze di polizia hanno comunque da tempo pianificato un servizio d’ordine accurato e con personale in abbondanza. A poche centinaia di metri dalla Mole Antonelliana, c’è Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, chiuso dal rettore Ezio Pelizzetti, al quale è stata assegnata temporaneamente una scorta. Una decisione, quella di chiudere Palazzo Nuovo, contestata dagli studenti che venerdì scorso avevano bloccato, per ritorsione, alcune uscite del rettorato. Il quartiere generale del “controG8″ si è spostato qualche decina di metri più in là , al palazzetto Aldo Moro, dove studenti e giovani dei centri sociali hanno dato vita a concerti, incontri e dibattiti.
Guarda la GALLERY degli scontri

Torna l’Onda studentesca, dopo la risacca invernale. E tornano le polemiche per gli scontri durante la manifestazione di ieri a Roma: (qui le foto).
Toni forti dal ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta: “Gli studenti dell’Onda sono guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri” dice in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Spiega Brunetta: “Non vedo protesta nella scuola, ci sono solo azioni di guerriglia da parte dell’Onda, ma nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti questo movimento non esiste”, poi aggiunge “sono un democratico” e quindi “credo più al voto che alla guerriglia”. Dichiarazioni che sembrano fatte apposta per eccitare gli animi degli studenti in subbuglio, in vista delle prossime manifestazioni.
E non si fa attendere la risposta del Pd:”Il ministro Gelmini, che conosco come persona moderata, sa bene” dice l’ex titolare dell’Istruzione Beppe Fioroni “che ascoltare gli studenti anche quando protestano, senza mai giustificare le violenze, è un dovere. Ma additarli genericamente come guerriglieri, soffiando sul fuoco e fomentando gli animi, è un atteggiamento irresponsabile del quale il ministro Gelmini non può rendersi spettatrice passiva”. Anche l’Unione degli studenti non ci sta: un ministro della Repubblica “non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei “guerriglieri” da trattare come tali”. “Mercoledì” afferma l’Uds “c’è stata un’aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire”.
Per il momento la titolare di viale Trastevere, bersaglio delle contestazioni autunnali, si tiene fuori dalle polemiche intorno all’università e rispolvera il discorso sulle “quote” di studenti stranieri nelle aule: “Stiamo pensando all’introduzione di un tetto intorno al 30% della presenza di alunni stranieri a scuola. Non credo che ciò sia possibile a partire dal prossimo anno ma dal successivo”. “Comunque” aggiunge “sto chiedendo ai dirigenti uno sforzo per risolvere già dal prossimo anno i casi limite”. La Gelmini affronta poi anche il tema dei tagli al settore scolastico: ”Con la Finanziaria” spiega “era stato previsto un taglio di 42.000 posti. Ma sarà un numero ampiamente inferiore perché abbiamo avuto 31.000 pensionamenti e quindi significa che avremo un numero molto inferiore di tagli: 11.000 supplenti non riconfermati e poi altri 7.000 supplenti non confermati a causa dell’esubero di docenti di ruolo e della riduzione di spezzoni-orario. La somma fa al massimo 18.000 supplenti non riconfermati. E’ comunque un dato pesante, ma - ha concluso - non sono i 42.000 previsti dalla Finanziaria”.
Sul voto in condotta reintrodotto da quest’anno il ministro dice che “è stato una necessità , non una scelta” e che “il voto farà media, non solo in negativo”. Resta da vedere se e quanto la condotta peserà nelle pagelle dei “guerriglieri” di Brunetta.
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