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Un onorevole doppio stipendio


Le professioni dei deputati: circa la metà esercita ancora

Le professioni dei deputati: circa la metà esercita ancora

L’illustrissimo professore Antonio Gaglione da Latiano, Brindisi, è incidentalmente un deputato della Repubblica italiana. Poveretto lui, lo costringono al titolo di onorevole, quando gli interessano soltanto l’angiologia e la clinica Villa Bianca di Bari. Insomma, l’indennità parlamentare è poco più di un risarcimento danni per i disturbi fisici prodotti dal suo secondo lavoro. Gaglione è così allergico all’aula di Montecitorio da poter reagire in un solo modo: assentandosi. Al punto che quest’anno ha imposto al mondo il suo record, 0,3 per cento di presenze e nessun disegno di legge, mozione o interpellanza presentata. Oltre ogni fannulloneria. Continua

Onorevoli d’oro. Forever President


Ex presidente della Camera in quota Lega neghli anni 90, Irene Pivetti appare così durante una trasmissione tv

Ex presidente della Camera in quota Lega neghli anni 90, Irene Pivetti appare così durante una trasmissione tv

Era l’8 maggio 1996. Mentre Romano Prodi si accingeva a giurare da premier, Irene Pivetti e Carlo Scognamiglio dovevano mestamente scendere dalla prestigiosissima «cadrega» su cui erano stati precedentemente issati. Due anni prima, l’ex leghista era stata eletta presidente della Camera, ad appena 31 anni. La più giovane di sempre. L’economista, nell’aprile 1994, aveva sconfitto invece per un voto Giovanni Spadolini, diventando presidente del Senato a 49 anni. Pure lui, il più giovane di sempre. A 15 anni dal loro addio, lo Stato non ne ha dimenticato i servigi. Appena 752 giorni ai vertici di Montecitorio e Palazzo Madama sono valsi a Pivetti e Scognamiglio eterna riconoscenza: auto a disposizione, segretarie, uffici nei palazzi più belli della capitale e un bel numero di viaggetti spesati. Continua

Di salato, nei ristoranti del Palazzo, c’è il conto: l’onorevole pranzo costa 10 milioni

Il ristorante di Montecitorio

Ci vanno gli onorevoli, seguiti dai fidi assistenti (o portaborse). Ci portano i giornalisti e gli avversari politici (e forse è la stessa cosa). E tra un tramezzino e un caffè, un supplì e una crocchetta, una pizzetta e un bicchier d’acqua: mollano, parlano, si lasciano andare. Oppure disegnano strategie, elaborano piani, alleanze, divorzi…
La buvette del Palazzo che il minsitro Gianfranco Rotondi vorrebbe cancellare (per par condicio: dopo aver detto che la pausa pranzo è un “rito che blocca il Paese”) dal cuore delle istituzioni è da 60 anni il luogo simbolo, il tempio di tutta un’epica politica e giornalistica. Continua

Immunità parlamentare, il ritorno. Chi ci sta, chi no, chi forse…

Manifestazione dell'Idv davanti alla Camera - Mauro Scrobogna / Lapresse

Manifestazione dell'Idv davanti alla Camera - Mauro Scrobogna / Lapresse

Margherita Boniver lancia il sasso e non nasconde la mano: una proposta di legge costituzionale per ristabilire l’immunità parlamentare: ”L’immunità che esiste in molti ordinamenti europei, nonché al Parlamento europeo” afferma ” rappresentava uno dei pilastri della Costituzione italiana. Fu cancellata con un incredibile atto di vigliaccheria dall’Assemblea di Palazzo Madama nell’ottobre del 1993 in clima di pesante intimidazione”. Continua

Camera chiusa, onorevoli a spasso per 10 giorni. Perché? “Manca copertura finanziaria”

Aula di Montecitorio

Chiude. Per 10 giorni. E mica per l’influenza H1N1 che sta decimando scuole e asili.
La Camera si ferma, come ha decretato la conferenza dei capigruppo, fino al 9 novembre (quando i lavori riprenderanno con l’esame della riforma della legge finanziaria), perché: “Non è possibile calendarizzare progetti di legge deriva dal fatto che non possono essere licenziati dalle commissioni per mancanza di copertura finanziaria”, ha detto il presidente Gianfranco Fini. Almeno, questa è “Una delle ragioni”. Continua

Il parlamento nella rete: ecco il sito che controlla onorevoli e fannulloni

Giornal in Parlamento

Il “Palazzo”. La “Casta”. I grandi privilegi a fronte del “piccolo” ruolo da onorevole. Seduto sullo scranno dell’Aula dove si esercita la democrazia.

Parlamento ai raggi X
Nella sua storia, il parlamento italiano è stato descritto e raccontato in tanti modi. Ma mai così, con un sito e un rapporto che mettono sotto analisi tutti i deputati e senatori, le loro presenze in aula, il loro indice di “ribellismo” o di fedeltà alle direttive di partito, i provvedimenti votati.
Il tutto accompaganato da grafici, dati, classifiche e statistiche di immediata comprensione. Per assecondare la domanda crescente di controllo sui parlamentari da parte dei cittadini.
Il sito si chiama openparlamento.it, è on-line dal 16 giugno. Il rapporto “Camere aperte”, anch’esso scaricabile dalla rete, è stato presentato lo stesso giorno da Cittadinanzattiva, Controllo cittadino e Open Polis.
I dati considerati sono stati tratti dai siti istituzionali di Camera e Senato e la loro comprensione è stata resa più agevole, senza i tecnicismi parlamentari. Ad esempio con un “indice di attività” che misura quante volte un parlamentare si è impegnato attivamente in un atto ufficiale o in un progetto di legge, quante volte è intervenuto nel dibattito in assemblea o in commissione. Ecco alcuni dati interessanti che si possono trovare.

Esito bipartisan
Nella contesa della solerzia, l’esito è bipartisan. Angela Napoli del Pdl primeggia tra i deputati più attivi mentre Donatella Poretti, radicale del Pd, si afferma tra i senatori. Mentre la maglia nera va a due big del Pdl: Denis Verdini alla Camera e Marcello Pera al Senato. Nella particolare classifica dei leader, capigruppo e personalità di partito, l’unico che supera il 6 è Di Pietro. Tutti gli altri, da Pier Ferdinando Casini a Francesco Rutelli, sono bocciati senza appello.
Dai singoli ai gruppi, per quanto riguarda le presenze in aula a farla da padrona è la maggioranza. Alla Camera i primi 20 posti sono tutti appannaggio di Pdl e Lega. Mentre al Senato, i rappresentanti dei partiti di governo occupano 18 delle prime 20 posizioni.

Presenti e attivi
I deputati della maggioranza sono i più presenzialisti alle votazioni, anche per l’elevato numero di provvedimenti proposti dal governo (86% delle votazioni per la Lega, 83% per il Pdl). Ma i più attivi in assoluto sono quelli dell’Idv, con un tasso medio del 3,57 alla Camera e del 4,9 al Senato. I deputati del Partito Democratico sono al terzo posto con circa un punto di differenza, poco oltre il 2,65.
Tra i partiti di governo, il gruppo di deputati più attivo è quello della Lega (2,67) mentre i parlamentari del Pdl risultano essere quelli meno attivi in assoluto, con un indice di attività di 2,01. L’Udc e il gruppo misto si attestano poco sopra i 2 punti.
Per quanto riguarda i senatori, la situazione è molto simile: il gruppo parlamentare più
attivo è ancora quello dell’Italia dei Valori, che raggiunge un indice di 4,9 mentre il secondo gruppo (quello dell’Udc), è solo al 2,79. Il Pd invece si attesta al 2,7.

Le donne
Le onorevoli signore hanno un’indice di attività maggiore rispetto ai colleghi maschi. In assoluto le più attive (lavori in Commissione inclusi) alla Camera, dopo la citata Angela Napoli del Pdl, sono le radicali del Pd: Rita Bernardini e Maria Antonietta Coscioni, da Elisabetta Zamparuti sempre del Pd e da Luca Volonté dell’Udc.

Assenteisti
Se durante il governo Prodi la loro presenza era decisiva, in questa legislatura i senatori a vita devono aver optato per farsi vedere il meno possibile: ai primi 6 posti tra gli assenteisti del Senato ci sono proprio loro, da Rita Levi Montalcini a Giulio Andreotti. Alla Camera i meno presenti sono stati Antonio Gaglione del Pd (88% di assenze) e Maria Grazia Siquilini del Pdl.

La sorpresa dei “ribelli”
Cioè i deputati che hanno votato in maniera diversa dal proprio gruppo più volte sono tutti del Pd (e anche questo vorrà dire qualcosa in merito alla tenuta del partito di Dario Franceschini). Su tutti l’ex direttore dell’Unità Furio Colombo che ha votato da battitore libero 394 volte su 2496 votazioni (pari  al16,5 per cento delle volte, circa un voto su sei). Al Senato invece i due membri della altoatesina Svp (Salvatore Cintola e Mirella Giai) inseriti nel gruppo dell’Udc hanno votato in maniera indipendente rispettivamente 213 e 192 volte.

Nel Governo
Ovviamente alte le assenze per i membri dell’esecutivo, ma giustificate dalle missioni. Non per tutti, però: secondo il rapporto Maurizio Balocchi (Lega), Elio Vito e Paolo Romani (Pdl) sono quelli con più assenze ingiustificate, mentre Nicola Cosentino è il più presente alla Camera.

Social networking adattato alla politica
Ma il gioco dei più e dei meno, dei confronti tra solerti e fannulloni è solo uno degli aspetti messi in chiaro da OpenParlamento.  I dati, come spiega Vittorio Alvino, presidente di OpenPolis, sono recuperati automaticamente e in tempo quasi reale dai siti di Camera, Senato e Governo. “Solo che su quei siti non sono sempre agevoli da reperire e sono organizzati secondo una logica istituzionale. Mentre noi li strutturiamo partendo dall’ottica del cittadino. E soprattutto stimoliamo la partecipazione”. Sì perché, registrandosi su OpenParlamento, è possibile intervenire commentando, segnalando, emendando i testi in una logica partecipativa. “L’idea”, spiega Alvino, “è quella di un social networking adattato alla politica”.
Un filone che sta prendendo piede in Italia, ma che, da un po’ di tempo, funziona bene nel resto del mondo. In Gran Bretagna è attivo dal 2004 They work for you che monitora l’attività dei politici di Sua Maestà. Su scala europea è disponibile, fresco di lancio, EPVote, che osserva i (nuovi) rappresentanti nazionali nell’Aula di Strasburgo.

Ovviamente, tutte le valutazioni sono su base meramente numerica e non entrano nel merito della qualità e dell’impegno dei singoli parlamentari. Su quelle, le opinioni possono più dei numeri. Anche se, per dirla con Henry Kissinger, “Il problema della politica è che il 90% dei politici rovina il buon nome di tutto il restante 10%”.

open polis

Sesso & potere dentro il Palazzo. La casta che si dice casta

donna-montecitorio

di Klaus Davi

Casta di nome e di fatto. In Italia politica e sesso non vanno a braccetto. O almeno è quanto vogliono far credere i parlamentari. Infatti, si indignano se si chiede loro qualcosa che riguardi il privato. La prova? Le reazioni al questionario, compilabile anche in forma anonima, distribuito per conto di Panorama a 956 tra deputati, senatori e sottosegretari.
Molti membri del Parlamento si sono sentiti offesi solo dal vedersi rivolgere domande cui invece si sottopongono leader e capi di stato esteri, come José Luis Zapatero (che ha per esempio dichiarato di fare sesso anche in campagna elettorale), Tony Blair (che ha rivelato piccanti aneddoti dei suoi rapporti con Cherie nel corso delle visite di stato) o il coming out di politici come Karoutchi, Wowereit, Westerwelle e Delanofi.

Dei parlamentari italiani solo 207 hanno accettato di affrontare l’argomento, contando risposte scritte e telefoniche. Il sex appeal sembra non contare nei palazzi del potere. Il partito dei casti e puri si rivela il più trasversale di tutti. Le reazioni? Davvero le più disparate. C’è che si rifiuta platealmente di rispondere, come il senatore Stefano Ceccanti (Pd), che ha annunciato al Giornale di aver distribuito (scandalizzato) il questionario ad amici e conoscenti per dimostrare come la politica voyeuristica sia caduta in basso.
Anche Ermete Realacci (Pd) e Fabrizio Cicchitto (Pdl) dichiarano all’unisono di non essere disposti a rispondere a domande sul sesso. No comment da Barbara Saltamartini (Pdl), Antonello Cabras (Pd), Piergiorgio Stiffoni (Lega) e Gianvittore Vaccari (Lega). Il rifiuto bipartisan arriva anche da Marialuisa Gnecchi (Pd) e Gaetano Pecorella (Pdl). Alcuni onorevoli, pur contrari a simili domande, hanno “concesso” qualche giudizio generale sul rapporto tra sesso e politica.
Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) è fermamente convinta che scrutare le abitudini sessuali faccia parte di un voyeurismo morboso. Il leader dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri (che non ha voluto rispondere al questionario) di fatto si era già pronunciato sul tradimento durante un’intervista su Youtube: “Dichiarare di essere stati fedeli alla propria moglie per tutta la vita è una forte assunzione di responsabilità” aveva detto.
Marco Marsilio (Pdl) fatica a comprendere l’interesse di pubblica utilità di tali informazioni. Se Carlo Monai (Idv) si appella scherzosamente al “quinto emendamento”, Maria Coscia (Pd) si dichiara addirittura scandalizzata dalle domande.

Il tema del tradimento resta spinoso tra Palazzo Madama e Montecitorio. Se varie ricerche sociologiche stimano la percentuale di tradimento nella società contemporanea tra il 30 e il 40 per cento, con un tasso di divorzio e separazione in Italia molto alto (+51,4 per cento, passando da 32.717 a 49.534 coppie rotte dal 1996 al 2006), il Parlamento sembra essere un’isola felice di assoluta e gratificante fedeltà. Possibile? I rappresentanti del popolo italiano non rappresentano dunque il popolo?
Ad ammettere di tradire a denti stretti è solo il 9 per cento degli intervistati, tutti fra l’altro anonimi. Insomma, un’aura di vera e propria santità sembra aleggiare sulla politica di casa nostra.
Nella sparuta minoranza dei traditori conclamanti, solo il 30 per cento delle donne ammette l’infedeltà. Il resto sono uomini. Si tradisce più alla Camera che al Senato, con il 65 per cento dei deputati (che peraltro sono il doppio dei senatori) traditori o ex traditori. Alberto Filippi (Lega) ha dichiarato di aver tradito soprattutto durante l’adolescenza, mentre Giuliano Cazzola (Pdl) si definisce un ex traditore che soffre di solitudine.

Lapidario Pierpaolo Baretta (Pd): “Non vedo di buon occhio i traditori e i puttanieri”. Adamantina Maria Coscia (Pd): “Sono una bigotta perfetta”. Assolutorio invece Domenico Nania (Pdl): “Il tradimento è un comportamento proprio dell’essere umano”.
Possibilista Anna Paola Concia (Pd): “Mi è capitato di tradire, non lo ritengo il peccato più terribile”. Pungente Rossana Boldi (Lega): “Se un uomo si giustifica dicendo che non è capace di stare 48 ore senza esercitare un atto sessuale, allora racconta una barzelletta”.
Archiviato il tema tradimento, si passa al vero tabù della politica italiana: l’omosessualità. A parte l’outing di Paola Concia, la serrata è pressoché totale. Solo alcuni (rigorosamente anonimi) dicono di aver provato qualche desiderio o simpatia per persone dello stesso sesso, senza però aver mai consumato un vero e proprio rapporto.
Insomma, se l’Organizzazione mondiale per la sanità stima che sia gay un 5 per cento della popolazione, le due Camere si barricano dietro un’immagine di intransigente eterosessualità.
E benché Vladimir Luxuria e Franco Grillini si ostinino a dichiarare di aver ricevuto proposte indecenti tra gli scranni di Montecitorio, qui davvero non ve ne è traccia alcuna.
Quanto agli “aiutini chimici”, i parlamentari sono a dir poco reticenti, come sul resto. Sepolcri imbiancati o casta realmente casta? In Italia nel 2007 sono state vendute oltre 15,6 milioni di pillole di Viagra, Cialis e simili, ma gli eletti, ancora una volta, sembrano essere ben sotto la media nazionale. Solo il 10 per cento rivela di fare uso di coadiuvanti chimici. Non escluderebbero di ricorrere alla pillola in caso di necessità Carlo Giovanardi (Pdl), Antonio Borghesi (Idv) o Pierpaolo Baretta (Pd).

Altra nota dolente, la frequenza dei rapporti. Solo il 4,5 per cento di deputati e senatori si dichiara pienamente soddisfatto della propria vita sessuale. Aldo Di Biagio (Pdl), Domenico Scilipoti (Idv) e Lucio Malan (Pdl) sono i pochi fortunati che affermano di fare sesso più di cinque volte a settimana. Spesso la mancanza di tempo e la lontananza da casa incidono negativamente su questo aspetto della vita, come spiega Alberto Filippi (Lega) che, come tanti colleghi, può vedere la compagna solo nel finesettimana.
Il 13 per cento degli interpellati è invece appagato da una “normale vita coniugale”, come dichiara Mario Cavallaro (Pd), che parla di “piacevole sesso domestico”.
Qualche cenno di sincerità sul fronte del sesso virtuale. I siti porno, per esempio, non rappresentano di per sé un tabù, ma certo non vanno frequentati in Parlamento, come dichiara Stefano Saglia (Pdl). Paola Concia (Pd) li ritiene particolarmente noiosi.

Sul tema della prostituzione, poi, il Parlamento alza un muro invalicabile. Tutti gli intervistati negano categoricamente di avere avuto o di desiderare un rapporto sessuale a pagamento. Anzi, c’è chi ci scherza su come il senatore Filippi (Lega) che dichiara: “Nessuno mi ha mai pagato per fare sesso”. E chi, come Giampaolo Vallardi (Lega), descrive il “sesso a pagamento come l’anticamera della disperazione”. Gaetano Pecorella non smentisce i suoi esordi con una prostituta, “tanti, tanti anni fa”. Fa dietrofront, invece, il senatore Filippo Berselli (An), che pure aveva decantato i suoi esordi erotici fra le ovattate pareti di una casa chiusa, e ora fa sapere: “Scherzavo”.

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Puritano, bigotto, chiuso, lontano dalla leggerezza e dalla franchezza dei politici e dei leader alla guida dei principali paesi europei, il Parlamento italiano non supera l’esame della trasparenza, almeno sotto le lenzuola. Perché sorprenderci, l’ipocrisia quando si entra nel campo delle scelte individuali impera. Nel nome della privacy, deputati e senatori si trincerano dietro un (dis)onorevole silenzio. Caso unico fra le democrazie moderne, per i nostri parlamentari il privato non deve essere politico.

La battaglia del burro, vince la Lega: “Via quello francese dalla buvette”

Il ristorante di Montecitorio

Francia battuta. E senza andare ai rigori. L’Italia vince sui cugini d’Oltralpe, grazie alla… Lega.
È stata una battaglia del Carroccio, infatti, a porre un muro “all’invasione francese” nel cuore delle istituzioni: la buvette della Camera. Dal bar degli onorevoli è sparito il burro francese. Dopo “la segnalazione della Lega alla buvette della Camera è finalmente sbarcato il burro made in Italy”,. ha sottolineato in una nota il deputato Maurizio Fugatti (collegio del Trentino e capogruppo nella commissione Finanze). Che esulta: “Italia batte Francia 1-0″. Da oggi quindi via libera quindi alle tartine “patriottiche”.

“Negli ultimi giorni infatti” fa sapere l’onorevole leghista “chi intende consumare del burro si ritrova a disposizione burro rigorosamente italiano. Di questo saranno contenti i tanti produttori lattiero-caseari, che non stanno certo passando un momento felice sotto l’aspetto della redditivita’ del loro settore. Era quindi inaccettabile pensare che dentro la Camera dei Deputati venissero consumati prodotti lattierocaseari, come per esempio il burro, non italiani. I cugini d’Oltralpe, che si sono visti sostituire il loro burro francese col nostro locale, certo non saranno contenti. Ma ci pare che per quanto riguarda le auto, il governo di Sarkozy non si faccia tanti problemi a finanziare esclusivamente le case automobilistiche francesi, in barba a quelle italiane. Almeno sul burro” conclude Fugatti “alla Camera si sono fatti furbi e vale il principio della reciprocità”.

Ma la questione “non riguarda soltanto il burro” ha rilanciato il collega di partito Fabio Rainieri, parlamentare parmigiano “quanto invece tutte le produzioni agroalimentari. Dai formaggi ai prosciutti… Alla Camera e al Senato devono essere serviti prodotti delle nostre terre che non hanno nulla da invidiare a quelli attualmente presenti sul banco”.

A ironizzare sulla conquista leghista è il Pd. Che bacchetta i Lumbard proprio sulle auto: “Forse la Lega dovrebbe conservare lo stesso spirito polemico che riserva al burro della buvette per il parco macchine blu dei politici italiani”, ha commentato Roberto Giachetti. “Considerata la grave crisi che sta vivendo il nostro mercato automobilistico, il governo potrebbe fare qualcosa di più rispetto al farsi fotografare solo in occasione della promozione della nuova auto nazionale di turno”, ha aggiunto, “potrebbe spingersi più in là e scegliere di utilizzare auto blu delle nostre case automobilistiche”.

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