Archivio per il tag “opposizione”

Sfiducia a Cosentino, caos in Parlamento. Il sottosegretario divide il Pdl e fa litigare l’opposizione

Nicola Cosentino in una immagine di archivio

Nicola Cosentino in una immagine di archivio

“Non è più nel novero delle cose possibili”. Così Gianfranco Fini pensava di avere stroncato, con una semplice dichiarazione, una settimana fa, la candidatura a presidente della Campania di Nicola Cosentino, il sottosegretario all’Economia per il quale la Procura di Napoli ha chiesto l’arresto dopo le rivelazioni di alcuni pentiti. Continua

Schifani, un aut aut per tre: maggioranza, Fini e Quirinale. “Compatti o si torna alle urne”

Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Renato Schifani, Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi

Il dado è davvero tratto? Presto si tornerà di nuovo alle urne?
Stando alle fibrillazioni delle ultime ore, l’ipotesi non appare peregrina.
Nel pomeriggio di martedì 17, l’aut aut di Silvio Berlusconi a Gianfranco Fini è diventato se non ufficiale, molto istituzionale.
A consegnarlo al presidente di Montecitorio è la seconda carica dello Stato in persona: Renato Schifani. Tuffatosi nel dibattito, tutto interno alla maggioranza, (che ormai dura da settimane), mette nero su bianco quello che in molti, nel Pdl, sussurrano da tempo: “Se la maggioranza non dimostra compattezza, si torna alle urne“. Continua

E Bersani si prende il Pd: “Ora farò il leader, ma a modo mio”

Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico

Pier Luigi Bersani terzo segretario del Partito Democratico

Pier Luigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Le primarie “aperte a tutti” non hanno dunque ribaltato il voto tra gli iscritti, confermandone anzi sostanzialmente le percentuali: Bersani primo con oltre il 50 per cento, Dario Franceschini intorno al 35, Ignazio Marino ben oltre il 10. Continua

Rutelli in partenza: pronto a un nuovo partito (anche con Fini)

Francesco Rutelli, 55 anni, ex leader della Margherita

Francesco Rutelli, 55 anni, ex leader della Margherita

“Un’occasione perduta. Finora, completamente perduta. Provate a chiedere in giro di cosa si sta parlando in questo congresso del Pd. La risposta sarà sempre la stessa: è una lotta di potere interno. Vedo uno scollamento clamoroso tra questo partito e il Paese”. Francesco Rutelli ha le valigie pronte. La casa del Pd, che contribuì a fondare portandovi in dote la sua Margherita, gli piace sempre meno. Leggi l’intervista

Il caso Mesiano e la svolta di Franceschini: dalla bandiera rossa al calzino turchese

Dario Franceschini mostra il calzino turchese a una troupe di Canale 5

Dario Franceschini mostra il calzino turchese a una troupe di Canale 5

La politica del gambaletto. O del calzino, come dir si voglia. L’importante che sia azzurro. No, non porpora cardinalizio. E nemmeno rosso, troppo “nostalicomunista” (e a sette giorni dalle primarie del Pd, sarebbe un messaggio spiazzante per gli elettori democrats). Continua

Il premier: “Scordatevi il golpe, io non mollo. In Italia nessuno è super partes”

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

L’ultima illusione di una legislatura normale è caduta alle 18.04 di mercoledì 7 ottobre, quando l’Ansa ha anticipato il verdetto che stava tenendo tutta l’Italia con il fiato sospeso. La Corte costituzionale ha bocciato il lodo Alfano, approvato nel 2008 per assicurare l’immunità temporanea al presidente del Consiglio, al capo dello Stato e ai presidenti delle Camere. Motivazione: serviva una legge costituzionale e non una semplice legge ordinaria. Continua

Prodi e il modello giapponese del Pd: per vincere serve mezzo secolo

Romano Prodi

Guarda la GALLERY: Chi sta con chi al congresso del Pd

Solo un po’ di pazienza. Quanta? Più o meno una cinquantina di anni. Tutti da passare all’opposizione.
Quindi, che sia Dario Franceschini o Pier Luigi Bersani o Ignazio Marino a vincere congresso, primarie e guidare il Pd, la strada ce l’hanno segnata: alla fine del percorso, di circa mezzo secolo, il Pd potrà finalmente governare. Una battuta? Macchè, anzi: è in’estrema sintesi di ciò che Romano Prodi ha detto ieri sera ai microfoni del Tg3. Argomento della conversazione, la storica vittoria dei democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama (amico di vecchia data del professore bolognese), dopo 54 anni di governo, quasi ininterrotto, dei liberaldemocratici.

A dirla tutta, non è la prima volta che i Democratici si esaltano per un successo altrui, sperando che il “vento nuovo” porti in alto anche loro. Basti ricordare cosa successe con la vittoria di Obama in Usa. Ora, appunto tocca, alla prima volta del Pd nipponico. Che, ormai da due giorni, ha completamente assorbito le attenzioni del Pd italiano: “il successo dei Democratici in Giappone, dopo 54 anni di successi liberali, è un bel segnale, che indica che anche in Italia ci si deve preparare al cambio di maggioranza”, die convinto il segretario del Pd, Dario Franceschini, commentando l’esito del voto in Giappone da Piacenza. “Dopo l’India, dopo gli Usa, anche in Giappone vincono i progressisti, dopo che è scoppiata la crisi”. Non basta: “Anche l’Europa deve trovare un percorso di rinnovamento delle politiche. L’insegnamento che ci viene da quel che è successo in altri continenti è che la riscossa dei riformisti può avvenire solo a partire dai grandi temi economici e sociali, abbandonando conservatorismi e subalternità a ricette altrui”, pensa invece Pier Luigi Bersani.
Ma non basta: a rivendicare con orgoglio il modello italiano, ci pensa Europa, quotidiano democrats: “L’Italia, all’estero, è ancora il paese dell’Ulivo e delle primarie. In Germania si parla di ‘Olivenbaum’, dopo l’esito del voto di domenica in Turingia, in Sassonia e soprattutto nella Saar. In Giappone la vittoria del Partito democratico fa riemergere l’epoca di Romano Prodi, che è indicato come l’antesignano e il modello di Yukio Hatoyana. In Francia, l’università estiva dei socialisti è stata dominata dal dibattito ‘primarie sì-primarie no’, e più che a quelle americane si è fatto riferimento a quelle che incoronarono Prodi. Si direbbe che il centrosinistra italiano continua a fare scuola al di là dei nostri confini. Romano Prodi è interpellato come una sorta di guru che ha il know how per guarire una sinistra in crisi e senza prospettive”.

Già, Prodi. Lui, che in Italia è ormai fuori dai giochi (più interessato a fare il nonno e “l’inviato” Onu in Africa) commenta la vittoria a Tokyo, partendo da lontano, per andare ancora più lontano. Con i giapponesi, racconta al Tg3: “Abbiamo cominciato a lavorare assieme nel ‘96 quando vennero a ispirarsi a quello che chiamavano l’Ulivo italiano”. Il Professore rivela di aver parlato al telefono con il nuovo premier giapponese già domenica: “Gli ho fatto le congratulazioni, lui ha ricordato quando nel ‘98 dopo la caduta del mio governo ci siamo visti. Gli ho detto ‘guarda che non basta vincere le elezioni, bisogna avere un margine tale per durare l’intera legislatura‘. E lui il margine oggi ce l’ha”. Anche per questo Prodi non ha dubbi: il vero insegnamento, secondo l’ex premier, è che “un’opposizione si costruisce con molta pazienza. Hanno lavorato tantissimi anni…”.
E in effetti, prima di riuscire a vincere le elezioni, i democratici giapponesi guidati da Yukio Hatoyama, ci hanno messo “solo” mezzo secolo. Non male come prospettiva. Sempre che il Pd esista ancora.
Nel caso, fra cinquant’anni, quando la battaglia di opposizione sarà finita, qualcuno avvisi il buon vecchio Prodi, l’ultimo dei giapponesi: può essere che il Pd abbia ancora bisogno di lui…

Referendum, guida al voto: quesiti, quorum, le ragioni del sì, del no e dell’astensione

Le urne per i referendum

Domenica e lunedì si vota (oltre per i ballottaggi per il sindaco e/o la provincia) per il referendum sul sistema elettorale per le politiche. Tre i quesiti sui quali i cittadini sono chiamati a rispondere con un sì o con un no e che sono abrogativi di alcune parti della legge.
Gli elettori (47,5 milioni a cui si aggiungono 3 milioni all’estero) possono scegliere anche per l’astensione visto che per il referendum abrogativo la Costituzione prevede la necessità che partecipi al voto il 50% più uno degli elettori. Se dovesse passare il sì, la legge sarà immediatamente applicabile.
Perché il referendum sia considerato valido, dovrà aver votato almeno il 50% più uno dei cittadini, cioé più di 25 milioni di italiani. In caso di vittoria del no o non raggiungimento del quorum lo stesso referendum non può essere ripresentato per 5 anni.

Oltre a una guida su quesiti, date e schieramenti dei partiti Panorama.it ha raccolto l’opinione del professor Mario Segni, del gruppo promotore del referendum che chiede di esprimersi con un sì per istituzionalizzare il sistema “maggioritario” e quelle di Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che invece invita gli italiani ad astenersi.

Qui: la guida sugli schieramenti in campo
Qui: l’intervista a Mario Segni
Qui: l’intervista a Roberto Cota

Berlusconi e i voli di Stato, causa archiviata (come previsto)

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi,

Un buco nell’acqua. Il tentativo di screditare il premier Silvio Berlusconi con la consueta arma degli attacchi giudiziari e delle trappole a orologeria si è risolto in una bolla di sapone.

Come ampiamente previsto sia dallo stesso Berlusconi, l’inchiesta sui voli di Stato è stata archiviata dalla Procura di Roma.
Ad essere esaminati dalla Procura sono stati cinque voli, effettuati fra il 24 maggio e il 17 agosto dello scorso anno, entrati nell’obiettivo del fotoreporter sardo Antonello Zappadu, l’autore delle immagini dello pseudo scoop di Villa Certosa (qui tutti gli articoli sul tema), poi sequestrate dalla stessa procura romana.

“Non sono emersi casi di soggetti estranei che hanno viaggiato in assenza del presidente”: è quanto hanno osservato i Pm romani, scagionando il premier dall’accusa di abuso d’ufficio, con buona pace del Codacons (che pure non si dà per vinto, manifestando l’intenzione di opporsi all’archiviazione: “Domani stesso” spiega il presidente Carlo Rienzi “depositeremo al Tribunale dei Ministri una memoria per dimostrare come vi siano comunque costi per l’erario determinati dalla presenza di soggetti estranei alle delegazioni sui voli di Stato. Costi legati sia alla necessità di scegliere aerei di dimensioni maggiori, sia all’esigenza di un’assicurazione obbligatoria per i trasportati”) e del Pd di Dario Franceschini, che abbozza: “A noi non è mai interessata la parte penale di questa vicenda, ma il dato morale, la moralità pubblica”.

Nello specifico, il procuratore Giovanni Ferrara e i pm Giuseppe Saieva, Ilaria Calò e Simona Maisto hanno giustificato la loro richiesta ritenendo che “per ogni volo era presente una persona titolata a usufruire del collegamento aereo”. Alla base della richiesta di archiviazione inoltrata dalla procura, che aveva iscritto Berlusconi sul registro degli indagati per abuso d’ufficio, ci sono i precedenti giurisprudenziali della Cassazione secondo cui non è rilevante penalmente nè dal punto di vista contabile dare passaggi a soggetti non istituzionali su voli di Stato in presenza di rappresentanti delle istituzioni.

La reazione del Web

Neanche i cittadini della Rete si sono fatti trovare impreparati, e hanno colto facilmente il vero punto nodale della vicenda: la “strana” correlazione fra le accuse al premier e eventi di rilevanza politica (elezioni europee, ma non solo). E c’è già chi avanza una previsione: contestualmente al prossimo G8 in Abruzzo, nuove foto scattate da Antonello Zappadu troveranno spazio sui giornali. Avranno ragione? In attesa, vediamo cosa pensano gli italiani della vicenda:

Soldi sprecati

“Ecco come si spendono i soldi pubblici: grazie a inchieste architettate per screditare l’avversario, specie durante le campagne elettorali. È evidente come il vizietto della Sinistra di usare la giustizia ai fini politici tenda a perseverare nel tempo.”

Antonio Cracas » I voli di Stato di Berlusconi: solita bufala della Sinistra

Solo invidia

“A costoro in realtà non frega niente se Berlusconi balla con 40 ragazze a Capodanno o se porta Apicella in aereo , vorrebbero essere al suo posto ma fan finta di biasimarlo.”

La conoscenza rende liberi » Chi vuole far cadere Berlusconi questa volta si troverà di fronte un grande popolo consapevole che non si lascia fregare

Stampa delusa

“Dopo l’accoglienza fin troppo calorosa di Obama a Berlusconi, oggi arriva la notizia dell’archiviazione per la vicenda dei voli di Stato. A Repubblica deve essere una giornata molto triste. Intanto attendiamo il loro titolone.”

Daw » A Repubblica non deve essere un bel giorno

Referendum: sì, no, forse. Il quesito sui quesiti e le risposte del web

Un banco di raccolta firme per il referendum

La Lega, forte del buon risultato ottenuto alle europee, incassa il disimpegno di Silvio Berlusconi sul referendum elettorale (qui l’abc dei quesiti referendari) che Bossi avversa da sempre, perché prefigura un bipartitismo spinto che emarginerebbe le formazioni più piccole - oltre alla Lega, l’Udc e l’Idv e la sinistra extraparlamentare (tutti contrari, infatti). Dopo una cena ad Arcore con Umberto Bossi, il presidente del Consiglio, in una nota di martedì 9 giugno afferma: “Non appare oggi più opportuno un sostegno diretto al referendum”.
Queste le parole del premier. Già, le parole.
Nessun ricatto della Lega
A chi dice, e crede (il comitato referendario e le opposizioni, Pd in primis), che il premier sia sottostato al ricatto leghista, che il leader del Pdl sia ostaggio di quello del Carroccio, che quello intercorso con il Carroccio (più vincente del Pdl alle elzioni dello scorso week end) sia un “do ut des” bello e buono (cioè, un baratto: Berlusconi si sfila dall’appoggiare la campagna del referendum del 21 giugno e in cambio Bossi garantisce il sostegno del proprio elettorato, fondamentale ai fini dell’esito finale, ai ballottaggi delle amministrative che si terranno in concomitanza con la consultazione popolare sul sistema di voto per le politiche), basti ricordare il percorso fin qui fatto dal Cavaliere sul tema.
Era il 29 aprile (qui il VIDEO di Sky Tg24), quando da Varsavia, a conclusione del vertice italo-polacco disse: “Dà il premio di maggioranza al partito più forte, qualcuno può immaginare che io voti no?”, al referendum. E poi aggiunse: “Va bene tutto, ma non si può pensare di essere masochisti”.
Concetto ribadito e ancor più chiarito il 3 giugno scorso, durante Porta a Porta: il referendum “va nella direzione e nell’interesse del Popolo della Libertà e se io dicessi non voto questo referendum gli elettori del Pdl potrebbero farmi un’azione di responsabilità, però non faremo campagna elettorale perché noi siamo contenti di governare con la Lega e abbiamo con la Lega un’alleanza di ferro”.
I mal di pancia di Fini
Non c’è nulla, da queste dichiarazioni, di dverso da quanto sostenuto martedì 9 dal premier. E però, la scelta tattica del premier ha provocato la reazione di Gianfranco Fini e dell’ala “finiana” del Pdl: “Io andrò a votare, lo farò convintamente e spero lo facciano anche gli italiani”, risponde ai cronisti alla Camera Fini, che è tra i promotori dei quesiti e voterà sì.
Nessun sostegno, nessun divieto
E allora ecco l’ultima parola di Berlusconi, costretto ancora una volta a intervenire e precisare: il no al sostegno diretto al referendum elettorale? “Ne rimango convinto, ma comunque voterò sì”: svela Berlusconi, in un colloquio con Il Giornale.
Insomma, nessun sostegno dal Pdl e nessuna indicazioni (leggi: non si farà campagna elettorale) ma nessun rifiuto al voto: “nessun divieto”, puntualizza il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e uno dei tre coordinatori del Pdl: “Non capisco perché ci sia questa mania a vedere Fini alternativo al Pdl. Anch’io”, prosegue “a tutte le persone che me lo chiederanno dirò di andare a votare”. E poi: “Nel Pdl ci sono sempre state posizioni diverse, ad esempio, Cicchitto è sempre stato contrario. Parlando di An, i favorevoli al referendum sono il 90%”.

Eppure il dibattito, soprattutto in rete, è molto acceso. Nei temi e nei toni.

Un referendum che mette alla prova i nuovi equilibri nel PdL…

“Berlusconi ha dichiarato che “non sosterrà” il referendum sulla legge elettorale che si celebrerà il 21 giugno prossimo, in concomitanza con i ballottaggi delle Amministrative, inviso alla Lega. [...] La dichiarazione odierna è servita a sugellare l’accordo tra PdL e Lega in vista dei ballottaggi, ma chissà che le immediate reazioni di Fini e degli altri sostenitori della consultazione, unite all’alto numero di ballottaggi, non portino comunque al superamento del quorum, con conseguente scontata vittoria del “SI”. Sarebbe un colpaccio.”

Polìscor » Sembrava una carretta ma era un Carroccio

Una scelta controproducente per il PDL

Il sistema elettorale preferito dal Bossi allora anti-berlusconiano era il
modello tedesco. Proporzionale, sbarramento e mani libere. La stessa a cui il Bossi ora “berlusconiano” presto o tardi [...] intende ricondurre la politica italiana. [...] Di una cosa va dato atto al Senatur: è uno dei pochi che, nell’ultimo decennio, può dire di non avere cambiato idea sulla legge (e sui referendum) elettorali. Rimane da capire la ragione per cui un partito come il Pdl debba invece cambiarla, non a proprio vantaggio, ma contro i propri interessi.”

Libertiamo » Il Senatur sulla legge elettorale detta la linea dal 1999

Appoggiare il referendum aumenterebbe gli elettoria

“Non c’è stato un boom leghista. E provare a inseguire la Lega per recuperare quel 2% di voti che si presume si sia spostato dal Pdl alla Lega sarebbe a mio avviso un errore politico. [...] Occorre guardare ai 6 milioni di astenuti se si vuole recuperare il terreno perso, non ai 100mila elettori in più della Lega. E questo si può ottenere solo differenziandosi dal Carroccio, anziché inseguendolo. Differenziarsi significa innanzitutto dettare la linea politica e non essere
eterodiretti dal proprio partner minoritario di coalizione. [...] Significa soprattutto individuare un progetto politico nazionale (e non settentrionale) di ampio respiro che delinei una mission di lungo periodo per il paese, a cominciare dalle riforme istituzionali e dalle riforme strutturali (e non solo congiunturali) per reagire alla crisi economica.”

FareFuturo Webmagazine » La folle inutilità di inseguire la Lega

Ma forse anche gli italiani temono il bipolarismo…

“Pare che gli italiani, premiando Lega, IdV e UDC, abbiano fatto capire di volere un bipolarismo snello e semplificato che però non si tramuti almeno in tempi brevi in un bipartitismo secco. [...] L’UDC che resiste e bene, approfitta dello scetticismo non verso una
prospettiva bipartitica in sé, ma nei confronti di una contrapposizione urlata fra due partitoni contraddittori ed incapaci di modernizzare il Paese. Non è un caso che oggi Berlusconi abbia fatto un bel passo indietro circa il referendum promosso da Segni e Guzzetta.”

Conservatori-Liberali » Un campanellino d’allarme

Scontro a distanza sul voto agli stranieri. Umberto Bossi: "Pensiamo che gli immigrati debbano essere rispediti a casa loro". Gianfranco Fini: "Un anatema che non risolve il problema". Secondo voi chi ha ragione?
Mostra i risultati

Archivi