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I clienti dei ristoranti non sembrano entusiasti dell’acqua microfiltrata servita a tavola. Spesso senza alternative. A leggere le recensioni su internet è un coro di proteste: “Un’altra pecca: vengono portate bottiglie di acqua microfiltrata che sono addebitate come acqua minerale”. Oppure: “Abbiamo una sete folle così ordiniamo subito dell’acqua minerale che ahimè, come ormai in molti ristoranti, è naturalizzata”.
Il prezzo va da uno a tre euro per una singola caraffa che non sempre arriva a un litro. Una tendenza oormai diffusa nella maggior parte delle Regioni italiane, con punte nei locali di Milano e Roma.
Ma quali sono i benefici? “I filtri vanno inseriti in una rete di acqua già potabile e fermano eventuali solidi sospesi” dice Massimo Ottaviani dell’Istituto superiore della sanità . È, insomma, una questione di gusto, ma non di salute.
Vengono trattenuti, per esempio, il cloro e altri sali. Responsabili del sapore talvolta amarognolo. “Eppure il leggero odore di cloro nell’acqua del rubinetto è una garanzia igienica” ricorda Ottaviani. A Roma sono decine le analisi chimico-fisiche giornaliere della rete idrica.
E per chi al ristorante preferisce l’acqua veduta in bottiglia? Le etichette delle minerali rivelano alcuni elementi da tenere in considerazione nella scelta. Come il residuo fisso, il contenuto di sali dopo l’evaporazione: deve essere basso per chi ha patologie renali.
Quella dei filtri installati sui rubinetti delle abitazioni, invece, è un’altra storia. Cos’è quel materiale che bloccano? “In genere si tratta di residui delle tubazioni e piccole incrostazioni” sottolinea Ottaviani. Sono in commercio due tipi di impianti: a osmosi inversa (dai 1500 ai 3mila euro) e compositi (da 250 a 500) con filtro a carboni attivi.
Secondo Altroconsumo, impiegando un sistema a osmosi inversa sono necessari tre litri d’acqua potabile per ottenerne uno. Come per ristoranti e bar, inoltre, diventa fondamentale la pulizia e il controllo di chi li usa: altrimenti è possibile l’accumulo nel tempo di microrganismi.
Etichetta dell’acqua minerale: cosa guardare
Fluoruri. Quantità di fluoro disciolto in acqua.
Nitrati. Sono sostanze diffuse nei terreni in genere attraverso fertilizzanti chimici che arrivano nelle acque. Meglio un valore molto basso.
Durezza. Indica la quantità di sali di calcio e magnesio. Può modificare il gusto dell’acqua, ma non implica problemi di salute.
Residuo fisso. Si tratta del contenuto di sali dopo l’evaporazione. Sotto i 500 milligrammi al litro l’acqua è classificata come oligominerale. Per chi ha patologie renali, per esempio, sono consigliate acque con un residuo fisso basso.
Leggi anche: Liscia o frizzante? Il business dell’acqua pubblica e gratuita.
- Venerdì 7 Agosto 2009
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