
Picchiato a sangue per aver pestato involontariamente un piede. È accaduto, a Gela, a un giovane di 25 anni, Saverio D., che ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Il primo diverbio era avvenuto all’interno del locale, il “Tanguera”, ma la lite era stata sedata dal personale di vigilanza. Fuori, il presunto offeso, anche lui poco più che ventenne, ha subito chiamato rinforzi, radunando gli amici che si trovavano sul posto. E quando il “branco” è stato al completo, è iniziato il pestaggio.
Saverio è stato lasciato a terra esanime ed ora si trova ricoverato nella divisione di Neurochirurgia dell’ospedale Garibaldi di Catania in coma farmacologico. Al pronto soccorso dell’ospedale di Gela gli hanno riscontrato trauma cranico, contusioni, escoriazioni e diverse fratture. La prognosi è riservata. Sull’episodio stanno indagando i carabinieri.
Una donna anziana, un’italiana di 70 anni, che stava percorrendo in bicicletta via Pirelli, quasi all’incrocio con via Melchiorre Gioia, in una zona di uffici commerciali e finanziari a ridosso della Stazione Centrale, è rimasta ferita in modo grave dopo uno scippo. La donna è stata rianimata a lungo sul posto dai soccorritori del 118. Secondo quanto si è appreso, per rubarle la borsetta gli scippatori l’avrebbero fatta cadere a terra. La vittima è stata trasportata in codice rosso all’ospedale Niguarda.
Secondo il 118, la donna si trova in condizioni “molto gravi”, in coma all’ospedale. Sulla dinamica dell’aggressione sono in corso accertamenti da parte della polizia. L’anziana stava pedalando lungo la strada quando è stata urtata da uno scooter ed è caduta pesantemente a terra, battendo la testa. Ai primi passanti che hanno visto la scena pareva che potesse essere stata urtata accidentalmente ma poi l’assenza della borsetta e forse testimonianze più precise hanno fatto ipotizzare uno scippo. Di certo le forze dell’ordine cercano per tutta la città uno scooter scuro con a bordo un giovane con un casco bianco o con qualcosa di bianco nella sua colorazione.
La donna di 70 anni si trova stabilizzata nella shock room dell’ospedale Niguarda. La polizia, dopo avere diramato a tutte le auto i particolari disponibili sullo scooter investitore, sta vagliando alcune testimonianze e recuperando i filmati di diverse telecamere. La zona, infatti, per la presenza di banche, uffici commerciali e istituzionali, è videosorvegliata. Tra i cittadini accorsi dopo la caduta della donna in particolare un paio di essi, un uomo di mezza età e un giovane di 25-30 anni, avrebbero riferito che lo scooter che ha urtato la bicicletta non lo avrebbe fatto incidentalmente ma di proposito, per rapinare l’anziana.

Carabinieri in corsia a Vibo Valentia per procedere al sequestro di tre reparti dell’Ospedale civile Jazzolino.
L’operazione è partita lunedì mattina ed è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia, del Noe di Reggio Calabria e dei Nas di Catanzaro. Ortopedia, Immunoematologia e Pronto soccorso i reparti sequestrati in base al provvedimento di urgenza emesso dalla Procura vibonese. I 33 avvisi di garanzia sono stati emanati a causa del mancato rispetto delle prescrizioni in materia di sicurezza e igieniche impartite dall’autorità giudiziaria in seguito alle ispezioni effettuate nel 2007. In quell’occasione furono sequestrati alcuni reparti e aperte indagini, oggi sfociate nei provvedimenti.
I reati contestati vanno dall’abuso d’ufficio, all’illecito smaltimento di rifiuti speciali, al mancato rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. In sostanza, gli inquirenti, nell’ambito dei controlli effettuati nel nosocomio vibonese in seguito alla morte di Eva Russo, hanno riscontrato inerzia o ritardi da parte dei responsabili dell’azienda sanitaria nell’attuare gli interventi necessari per rendere più sicura la struttura. “Durante le indagini sono emerse gravissime e reiterate carenze che creano gravi pericoli per l’incolumità pubblica” ha detto il procuratore di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, circa il sequestro dei reparti dell’ospedale. “Il sequestro predisposto” ha aggiunto “è un importante intervento deciso dai sostituti del pool creato per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Speriamo di acquisire ulteriori elementi di indagine che ci consentiranno di chiarire la situazione”.
“Dalle indagini” ha proseguito Spagnuolo “i carabinieri hanno riscontrato delle situazioni gravi dal punto di vista igienico-sanitario. Il sequestro non incide dal punto di vista della cura dei pazienti perché le attività proseguiranno normalmente. Il commissario dell’azienda sanitaria, inoltre, entro 30 giorni dovrà provvedere all’adeguamento delle strutture”.
Già a gennaio scorso i Nas di Catanzaro, dopo un controllo straordinario disposto dal ministero della Salute, riscontrarono nell’ospedale di Vibo Valentia circa 800 infrazioni. In quell’occasione i carabinieri denunciarono in stato di libertà 30 persone tra dirigenti e medici della struttura ospedaliera accusati a vario titolo di inosservanza delle norme tese a garantire la sicurezza e la salubrità nei luoghi di ricovero e di lavoro. Durante i controlli fu rilevata la presenza di impianti elettrici non a norma; l’omessa custodia di rifiuti sanitari a rischio infettivo; la mancanza di requisiti igienico-sanitari e strutturali; umidità e scarsa pulizia negli ambienti di lavoro; l’impraticabilità delle vie di fuga perchè ostruite; la mancanza dei cartelli segnaletici di sicurezza; la non corretta tenuta dei registri di entrata ed uscita dei farmaci ad azione stupefacente.

Tre ore in attesa di un’ambulanza che lo trasportasse in una struttura adeguata per essere operato alla testa. Alla fine, dopo otto ore di come, il dodicenne è morto perché non è stata trovata una sala per operarlo in tutti gli ospedali della Calabria.
morto perché non si è trovato una sala operatoria libera in tutta la Calabria. Anzi, è stata trovata all’una di lunedì scorso ma a quel punto non c’era più niente da fare. Questa drammatica storia è raccontata da Il Quotidiano della Calabria, con la drammatica testimonianza del padre che ha dato l’autorizzazione all’espianto degli organi del figlio. Ora, grazie a Flavio altra gente continuerà a vivere.
Il momento fatale del ragazzo è stato sei giorni fa, mentre si trovava all’oratorio. Cadendo da una giostra ha battuto la testa. Trasportato a Polistena, i medici eseguono la Tac gli riscontrano un ematoma che comprime il tronco celebrale. Serve immediatamente un intervento chirurgico: “Mio figlio” racconta il padre al Quotidiano “è rimasto tre ore a Polistena senza che nessuno gli facesse nulla e senza che si trovasse un’ambulanza. Non si trovava un mezzo per trasportare mio figlio e non si trovava un posto né a Reggio, né a Catanzaro né a Cosenza. Poi si è liberato un posto ai Riuniti di Reggio Calabria” (a 40 minuti da Polistena), dove il ragazzo è arrivato dopo le 21. Ma la sala operatoria non è stata disponibile prima dell’una di notte. Il cuore di Flavio, un cuore che non funzionava perfettamente tanto da aver già bisogno di farmaci da un paio d’anni, non ha retto.
I genitori del ragazzo hanno presentato denuncia alla procura di Palmi: “Vogliamo” hanno detto al Quotidiano “che il sacrificio di nostro figlio non sia vano. Vogliamo che chi ha sbagliato paghi. Non voglio vendette ma solo giustizia e verità”. “Se ho deciso di denunciare il tutto alla magistratura” ha aggiunto il signor Scutellà “è perché voglio che mio figlio sia l’ultima vittima del contorto sistema della sanità calabrese”.
“Viviamo in Calabria - ha spiegato - e siamo persone perbene e abbiamo diritto ad avere gli stessi servizi che hanno al nord. Altrimenti è meglio che spediscano la Calabria in Africa. Paghiamo le tasse come tutti i cittadini italiani”.
Tasse che sono servite anche a finanziare la campagna voluta dal ministro Livia Turco sulla bella sanità italiana: “Pane, Amore e Sanità”.