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Città in “guerra” contro i writers: multe e carcere a chi “imbratta” i muri

Graffiti

Pene più severe per i writers, secondo quanto previsto nel decreto sicurezza in via di approvazione. D’ora in poi chi “imbratta” palazzi, stazioni, treni e autobus, pubblici o privati, rischia il carcere da uno a sei mesi o una multa da 300 a 1000 euro. Sanzione che aumenta se il graffito compare sopra monumenti o in aree di interesse artistico: la reclusione arriva fino a un anno e le multe vanno da 1000 a 3000 euro.
Non solo. Le nuove norme per il decoro urbano vanno a colpire la “fonte” del fenomeno graffiti, ossia le bombolette spray: chi vende quelle contenenti vernici non biodegradabili ai minorenni avrà una sanzione fino a 1000 euro. Un’indagine pilota, condotta nella provincia di Milano dall’Associazione nazionale antigraffiti, ha stimato infatti che l’82% delle bombolette spray vendute è destinato all’opera dei writers, circa 18 mila bombolette al mese il cui contenuto spesso viene spruzzato sulla facciata di un edificio o sulla fiancata di un mezzo pubblico. E le cifre per ripulire i muri e i treni da Bolzano a Palermo sono enormi: circa 750 milioni di euro, secondo le stime dell’Associazione nazionale antigraffiti, mentre i danni provocati dai writers si aggirano attorno a 80 milioni di euro che gravano sul bilancio di municipalizzate e comuni. Muri a rischio soprattutto in occasione di manifestazioni di massa o in occasioni di partite di calcio, responsabili del 30% dei graffiti.
Eppure alcuni comuni italiani hanno già “legalizzato” dalla fine degli anni novanta i murales, attraverso un protocollo che permette di dare in gestione una porzione di muro pubblica a un graffitaro per un determinato periodo di tempo. Ha iniziato il Comune di Torino nel 1999 con il progetto Murarte, poi ripreso da Bolzano, Scandicci (Firenze) e Orbassano (Torino), che offre la possibilità ai graffitari di colorare alcuni spazi urbani in piena legalità. “Oltre al bastone ci vuole la carota, che poi esisteva già da parecchi anni”, spiega a Panorama.it Luca Cianfriglia, ideatore e primo gestore del progetto Murarte di Torino. “Il Comune individua una superficie muraria, pubblica o privata, e la mette a disposizione dei giovani che, grazie a un tesserino e una lettera d’autorizzazione rilasciati dall’Ente, saranno considerati per un tempo minimo di quattro mesi i realizzatori e i gestori della porzione muraria a loro assegnata. L’idea nacque dieci anni fa quando un gruppo di ragazzi scrisse una lettera all’assessore alle Politiche giovanili di allora, Eleonora Artesio: coi tanti muri che avete perché non ce ne regalate qualcuno, dicevano i ragazzi. Così l’assessore non si è tirato indietro ed è nato il progetto. Inoltre, il nostro protocollo di 50 pagine permette a qualsiasi amministrazione di attivare un progetto analogo in un mese, come è riuscita a fare Bolzano, e con una spesa pressoché minima”.
Accanto alle città che hanno legalizzato definitivamente i graffiti, ci sono anche quelle che, pur non adottando un protocollo, a volte concedono degli spazi urbani da imbrattare liberamente e senza finire in manette. Come il Comune di Rimini che nel 2006 ha autorizzato la realizzazione di graffiti sul muro di cinta sopra il porto canale o la Regione Campania che ha autorizzato i graffiti nelle stazioni della ferrovia Circumvesuviana.

Il governo contro i graffitari: “Reato penale per chi imbratta i muri”. Siete d’accordo?

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Sette proposte in cerca d’accordo. E i writers continuano a firmare muri e bus

Un graffitaro

Il giro di vite contro writers e graffitari c’è ma, almeno per ora, solo sulla carta. Multe salate e persino carcere sono gli ingredienti della “ricetta” del governo, messa nero su bianco nell’articolo 7 del ddl sulla sicurezza in discussione al Senato, che però è stato accantonato per le perplessità emerse nel corso del dibattito a palazzo Madama soprattutto da parte della Lega.
Ora spunta l’ipotesi di lasciare da parte multe e carcere e di prevedere che i graffitari che hanno imbrattato siano “condannati” a ripulire quanto hanno sporcato: i “lavori di ripristino”, come vengono definiti in una intervista dal parlamentare del Pdl Niccolò Ghedini: “Devono mettere mano ai danni, riverniciando quello che hanno sporcato”.
Intanto, in attesa che la maggioranza decida quali debbano essere le sanzioni da comminare agli “artisti” della bomboletta spray, le cifre dei danni corrono: per ripulire i muri “firmati” da graffitari e writers da Bolzano a Palermo, lo Stato dovrebbe spendere 750 milioni di euro, secondo le stime dell’Associazione nazionale antigraffiti. Ogni anno, spiega Fabrizio De Pasquale, presidente dell’Associazione nata tre anni fa, i danni provocati dai writers possono essere calcolati in 80 milioni di euro che gravano sul bilancio di municipalizzate e comuni.
Altro dato significativo: l’82% delle bombolette spray vendute è destinato all’opera dei graffitari e una indagine pilota condotta dall’Associazione in provincia di Milano ha rivelato che in un mese si vendono 18mila bombolette il cui contenuto finisce inesorabilmente sulla facciata di un edificio o sulla fiancata si un mezzo pubblico di trasporto, soprattutto nelle grandi città, da Milano a Roma, da Torino a Napoli, da Firenze a Bologna, a Palermo. Muri a rischio soprattutto in occasione di manifestazioni di massa, “responsabili” del 30% dei graffiti.
Sacrosanto quindi, per l’Associazione, sanzionare chi imbratta i muri. Ma il carcere, probabilmente, non rappresenterebbe la soluzione ottimale. Servono sanzioni che diano veramente fastidio ai responsabili di queste azioni, come la sospensione della patente, il blocco del motorino, multe a carico dei genitori nel caso di writers minorenni, la pubblicazione dei nomi dei graffitari sui quotidiani.
Per De Pasquale, infine, si potrebbe anche pensare ad incentivare i cittadini a ripulire i muri dei palazzi, magari introducendo riduzioni fiscali come quelle previste per la ristrutturazione delle abitazioni.
Pdl e Lega, alla fine, troveranno un punto di mediazione sull’articolo 7 del ddl sicurezza, ma le proposte depositate in Parlamento dall’inizio della legislatura dimostrano come il problema della tutela del decoro urbano dalle “pennellate” dei writers non sia stato preso sottogamba.
All’esame delle commissioni parlamentari di Camera e Senato ci sono infatti sette proposte di legge per modificare l’articolo 639 del codice penale. Tra le più “severe” c’è sicuramente quella di cui è primo firmatario Siegfried Brugger, presidente del gruppo Misto a Montecitorio, che chiede la reclusione fino a 6 mesi e una multa da 500 a 1.500 euro per gli imbrattatori “semplici”. Se poi la bomboletta spray si abbatte su edifici di interesse storico o artistico, allora il graffitaro rischia fono due anni di galera, una multa che può arrivare a 5mila euro e l’obbligo, anche in questo caso, di ripulire a proprie spese quanto deturpato.

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