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Il presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi torna a Roma. E torna, dopo le due notti trascorse nell’appartamento di Palazzo Chigi, a risiedere nella sua amata residenza-ufficio di Palazzo Grazioli. Il presidente del Consiglio è arrivato nella sua dimora capitolina intorno alle 20 e ad attenderlo c’era uno schieramento di forze dell’ordine maggiore del consueto. Da lunedì per il Cavaliere si profilano una serie di impegni pubblici, seppur in ambienti strettamente sorvegliati, tutti legati al vertice Fao: l’inaugurazione in mattinata e poi gli incontri a pranzo con Lula e a cena con Gheddafi. Continua

8 maggio 2008 - 8 maggio 2009. Compie un anno, il governo Berlusconi. Dopo una campagna elettorale all’insegna dell’austerity, nella quale non promette “miracoli”, ma “concretezza”, Silvio Berlusconi vince le elezioni e il suo esecutivo giura un anno fa. La crisi economica è alle porte e l’azione di governo viene improntata da subito su provvedimenti di stampo economico. Tra le riforme, vanno in porto quelle di scuola e federalismo fiscale; molti i decreti, a volte modificati in corso d’opera, scelta che causa all’esecutivo più di qualche frizione con il Quirinale. Diverse le iniziative di politica estera, nell’anno della presidenza italiana del G8: tra le altre il trattato di Bengasi o l’impegno per la crisi in Georgia. Altro fronte di azione della maggioranza è quello della sicurezza, che viaggia insieme a norme legate a situazioni di emergenza come il terremoto abruzzese o la questione rifiuti in Campania. Ecco, in pillole, alcuni dei passaggi più significativi di questo primo anno di governo.
Il primo provvedimento preso dal nuovo esecutivo è sull’emergenza rifiuti a Napoli. Si tratta di una iniziativa alla quale Berlusconi attribuisce anche un valore simbolico e lo dimostra convocando subito un Consiglio dei ministri nel capoluogo campano. Lo stesso farà anche per il terremoto all’Aquila. Il decreto che stanzia 8 miliardi di euro per la ricostruzione dell’Abruzzo vede la luce il 23 aprile scorso. Tra le questioni emergenziali affrontate dal governo c’è anche la crisi Alitalia. Il decreto per il salvataggio della compagnia di bandiera diventa legge il 24 ottobre 2008.
L’emergenza numero uno, però, è quella economica. Per far fronte alla complicata congiuntura internazionale il governo anticipa la manovra finanziaria a giugno. E vara inoltre 2 decreti anti-crisi.
Tra i temi dell’iniziativa governativa c’è senza dubbio quello della sicurezza. Il governo a un mese e mezzo dal suo insediamento dà vita a un consistente “pacchetto sicurezza”, che viene poi diviso in un decreto e un disegno di legge. Il secondo, che prevede, tra l’altro, la possibilità di “ronde” di cittadini, ma soprattutto il reato di immigrazione clandestina, dovrebbe avere a breve il via libera della Camera anche grazie alla fiducia posta dal governo.
I decreti hanno finora rappresentato la “cifra” dell’azione di governo. Testi a volte modificati in corso d’opera e sui quali diverse volte è intervenuto il Colle. La scelta di ricorrere molto spesso a questo strumento ha anche inasprito il rapporto con l’opposizione che ha fatto appello ai presidenti delle Camere. Gli interventi di Gianfranco Fini in questo senso hanno più volte provocato frizioni con il premier.
Berlusconi, anche a un anno dall’insediamento, non manca di sottolineare che la sua luna di miele con l’elettorato non subisce battute d’arresto. Nei giorni scorsi ha fatto sapere di avere oltre il 75% del consenso degli italiani. Dall’inizio del governo, due consultazioni elettorali su tre gli hanno dato ragione. Il centrodestra ha infatti perso le provinciali a Trento, ma ha conquistato la regione Abruzzo e soprattutto la Sardegna. Una sconfitta, quella nell’isola, che nel Pd ha portato alle dimissioni di Walter Veltroni.
Da gennaio l’Italia ha assunto la presidenza del G8 e il Summit dei grandi del mondo si terrà nel nostro Paese. Il governo, dopo il terremoto in Abruzzo ne ha spostato la sede dall’isola della Maddalena all’Aquila. Tra le iniziative del governo in campo internazionale va citato il trattato di Bengasi che chiude i contenziosi riguardanti l’avventura coloniale italiana in Libia e l’impegno per la risoluzione della crisi in Ossezia. Dopo l’elezione di Barack Obama alla Casa Bianca Berlusconi ha fatto sapere che il rapporto del nostro Paese con gli Usa non cambierà.
Tra i momenti più travagliati del governo Berlusconi c’è quello riguardante la vicenda di Eluana Englaro, la donna lombarda in coma irreversibile, per la quale il padre, Beppino, ha chiesto e ottenuto lo stop di alimentazione e idratazione. Mentre la maggioranza sta per approvare un ddl che obbliga i medici a riprendere quei trattamenti, Eluana muore. Maggioranza e opposizione si impegnano comunque ad approvare nel più breve tempo possibile una norma sul testamento biologico. Ma il provvedimento, dopo l’ok del Senato, è ancora all’esame della Camera.
Il governo ha finora varato tre riforme strutturali. La prima riguardante la scuola, fonte di una pesante protesta di studenti e professori contro il ministro Gelmini; la seconda sulla pubblica amministrazione. La terza è il federalismo fiscale, che vede la luce, con un voto bipartisan dopo sei mesi di discussione in Parlamento. L’annunciata riforma della giustizia, invece, tarda ad arrivare. Su questo fronte si registra, però, l’approvazione del disegno di legge Alfano che prevede uno “scudo” per le più alte cariche dello Stato.
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“Presto verranno nominati un nuovo ministro e tre vice”. L’annuncio di un upgrade nella squadra di Palazzo Chigi arriva al termine del Cdm, poco prima di mezzogiorno. È il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli a dare la notizia, riferendo quanto anticipato dal premier Silvio Berlusconi durante la riunione di governo.
Un annuncio giudicato intempestivo dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Che infatti si è affretta a smentire, in occasione di un incontro a Palazzo Chigi con il Niaf per la raccolta fondi a favore dell’Abruzzo. “Noi all’inizio” aggiunge “abbiamo rispettato la legge sul numero dei ministri. Berlusconi ora chiederà un appuntamento a Napolitano”. Il sottosegretario ha inoltre spiegato che “oggi il presidente del Consiglio non ha fatto alcun nome” durante il Cdm su eventuali nuovi ministri. In realtà una nomina il Consiglio dei ministri l’ha ufficializzata: quella a sottosegretario allo Sviluppo economico del presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Stefano Saglia, al posto dello scomparso Ugo Martinat.
E comunque da fonti governative (e da rumors che ormai si inseguono da tempo) si è appreso che la promozione riguarderà Paolo Romani, attuale sottosegretario alle Comunicazioni (che diventerà vice nell’ambito del dicastero dello Svilupo economico, guidato da Claudio Scaiola) e il leghista Roberto Castelli (che ricopre la carica di sottosegretario alle Infrastrutture). E “vice” diventerà anche al Commercio con l’estero anche Adolfo Urso (An).
Come ministro, invece, si appresta ad entrare nell’esecutivo anche la rossa Michela Brambilla, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega al turismo e presidente dei Circoli della libertà.
Quanto ai tempi degli “innesti”, i tre o quattro sottosegretari potrebbero essere promossi vice ministri già la prossima settimana in occasione del Cdm, mentre la nomina del neo-ministro sarebbe successiva, perché richiede una modifica legislativa ad hoc e il calendario dei lavori parlamentari fa presumere che se ne parlerà dopo le europee, tenendo conto anche dei nuovi equilibri politici interni. Anche per questo il sottosegretario Letta di è precipitato a frenare le indiscrezioni: “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi chiederà un appuntamento al capo dello Stato per parlare con lui della struttura di Governo: ministri e viceministri”.

Dopo anni di proteste, manifestazioni e cortei, il termovalorizzatore di Acerra è entrato in funzione. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha inaugurato ufficialmente l’impianto che smaltirà circa 600 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani (due tonnellate al giorno, un terzo di quelli prodotti in tutta la regione) e che, grazie alle tecnologie di recupero del calore, potrà fornire energia a circa 200 mila abitanti grazie ad una convenzione con la Gse (Gestore servizi elettrici). “Oggi è una data storica per la Campania e per Napoli, perché” con l’inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra “si esce dall’emergenza definitivamente, non si tornerà più alla situazione e alla tragedia che ha angosciato i cittadini napoletani e campani per diversi anni, perché si entra in una fase di smaltimento dei rifiuti che possiamo definire industriale”, ha affermato il presidnete del Consiglio Silvio Berlusconi.
Ad aprire la cerimonia di Acerra un “fuori programma”. Anzi, un programma a sopresa: è stato infatti mandato un video di AnnoZero, il talk show televisivo di Michele Santoro spesso critico con Berlusconi. Stavolta però il governo ha utilizzato un video che mostra la drammatica situazione dei rifiuti nel maggio del 2006.
“L’impianto che andiamo ad inauguare oggi” ha rivendicato il premier “è stato fortemente voluto da me e dal Governo contro tutta una serie di resistenze delle popolazioni locali, gli interventi della magistratura, una tragedia e un calvario. È un impianto straordinario e complesso, sarà bissato e triplicato in Campania, anzi vorremmo addirittura realizzarne altri quattro, è un impianto modernissimo che non dà inquinamento dell’aria, è straordinario da vedere. Spero” ha concluso Berlusconi “che la televisione abbia il tempo di far vedere agli italiani come sono gli impianti di smaltimento dei rifiuti che si possono realizzare oggi e che realizzeremo in tante altre regioni, perché questo è un problema non soltanto della Campania, ma di tutte le regioni italiane”.
Tocca poi al prefetto di Napoli Alessandro Pansa a leggere, durante la cerimonia d’inaugurazione, il messaggio inviato al presidente del Consiglio da Giorgio Napolitano. “Desidero complimentarmi con lei per il successo ed il forte impegno che ha reso possibile l’avvio dell’attività del termovalorizzatore di Acerra a conclusione di un lungo e contrastato iter” è l’elogio di Napolitano “gli ostacoli e ritardo che ne hanno negli anni scorsi frenato la realizzazione sono stati tra le cause del precipitare dell’emergenza rifiuti che ha tanto danneggiato l’interesse e l’immagine di Napoli. La prego di estendere il mio compiacimento al sottosegretario Guido Bertolaso e a tutti coloro che hanno collaborato al conseguimento di questo importante obiettivo”.
Dotato da tre linee di produzione, tre forni e tre camini, alti quanto dei grattacieli, oltre cento metri, sorge su un’area di circa 10 mila metri quadrati. I lavori di questo impianto, contestato a lungo dal ”popolo del no” sono iniziati ad agosto del 2004. Inizialmente era previsto che l’inaugurazione avvenisse poco più di tre anni dopo: nell’autunno del 2007. La svolta è arrivata a giugno dello scorso anno quando con il nuovo governo Berlusconi, l’iniziativa di portare a termine un’opera incompleta è stata presa da Guido Bertolaso. Il sottosegretario assicurò che entro 9 mesi Acerra avrebbe aperto. E così è stato.
Oggi è andata in funzione la prima linea di produzione, poi, secondo quanto previsto dalla legge, entro giugno andranno in funzione anche le altre due. Nel termovalorizzatore di Acerra finiranno ogni giorno circa 2 mila tonnellate di rifiuti, per un totale di oltre 700 mila l’anno, pari a circa un terzo di tutta la spazzatura prodotta in Campania. La spazzatura che convergerà su Acerra proviene dagli ’stir’ di Caivano e Giugliano (comuni del napoletano), da Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Casalduni (Benevento), Pianodardine (Avellino) e Battipaglia (Salerno).
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Il pericolo più grande in questo momento di difficoltà? “La paura”.
Non nega la crisi, il premier Silvio Berlusconi e aggiunge le sue preoccupaziopni a quelle espresse dal ministro Giulio Tremonti. Però: “C’è una distonia completa” fra quello che raccontano i media e “il messaggio che noi ci sforziamo di dare ai nostri concittadini e che è un messaggio che anche tutti gli altri capi di Stato e di governo stanno cercando di dare”, ha insistito il premier.
“Nel Consiglio europeo di domenica scorsa” ha proseguito il Cavaliere “abbiamo concordato la necessità di far capire a tutti quanti che questa crisi, che esiste e davanti alla quale certamente noi non chiudiamo gli occhi, è vissuta sui media in maniera più drammatica di quanto non sia, perché anche guardando al calo delle borse, se si guarda quante sono le azioni cambiate a certi prezzi si vede che sono una manciata di azioni”. E a proposito del modo in cui i media descrivono la crisi Berlusconi non ha risparmiato neanche la Rai, “unica tv di Stato che attacca il governo in carica”. Nel rivolgersi a quelli che chiama “operatori dei media”, Berlusconi ha chiesto “un minimo di benevolenza, nell’interesse di tutti”, visto che “è dannoso, e vorrei dire una parola più dura ma non la dico, per gli interessi di tutti noi il fatto che ci siano dei media che raccontano di una crisi che è pesante, certamente, ma non è tragica o definitiva”.
E proprio ai cittadini il premier chiede di avere fiducia e spiega come il governo sia pronto a mettere in campo tutte le misure necessarie a frenare la crisi e ad attutinerne gli effetti: sono stati approvati 4 miliardi di euro per gli ammortizzatori sociali che vanno ad aggiungersi a quelli già stanziati dalle Regioni e dalla Finanziaria per un totale di 9 miliardi di euro. Bocciata, invece, la proposta dei democratici di un assegno ai disoccupati: “Sarebbe una licenza a licenziare”.
“Chi ha delle azioni e non ha bisogno di fare cassa immediatamente” ha osservato il Cavaliere “si deve più o meno tranquillamente tenere le azioni nel cassetto e aspettare che passi questa crisi” Mentre, ha sottolineato, “se si continua a dare l’impressione che la crisi sia assolutamente tragica questo non fa che spaventare le persone che forse, soltanto per la paura, rischiano di cambiare il loro stile di vita”. Berlusconi è tornato poi a fare l’esempio degli impiegati della pubblica amministrazione che “hanno avuto un incremento” salariale grazie ad una inflazione inferiore a quella tendenziale, grazie al prezzo basso del petrolio e alle tariffe delle bollette.
“Non voglio rispondere qui a ipotesi dell’opposizione circa la garanzia per tutti coloro che perdono il posto di lavoro”, ha detto il premier con riferimento all’assegno di disoccupazione proposto dal leader del Pd Dario Franceschini. “Il sistema attuale” ha aggiunto “è già un sistema che consente di intervenire e modulare gli interventi e di farlo in maniera opportuna e migliore di quella che non sarebbe se adottassimo la misura che è stata preconizzata” che “sarebbe una licenza di licenziare, soprattutto per i piccoli imprenditori e gli artigiani”, i cui dipendenti “godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero”. Sarebbe quindi, ha concluso Berlusconi, “un incentivo a licenziare e un incentivo al nero”.
I Tremonti bond, ha poi sottolineato il premier nella conferenza stampa di Palazzo Chigi saranno 10-12 miliardi di euro, a seconda delle richieste e che vanno al patrimonio delle banche. Berlusconi ha spiegato che con questi si potranno “attivare 150 miliardi di euro di finanziamenti alle imprese”. “Nessuno ha fatto più noi in Europa. Noi riteniamo che potremo fare di più, ma è tutto legato alla crisi e alla sua profondità”. Il Cavaliere ha spiegato che in Europa infatti se vi sono stati stanziamenti “più imponenti sono stati per salvare le banche e non come supporto all’economia”.
Le misure varate dal governo in favore del settore dell’auto “stanno dando ottimi risultati” come dimostra il fatto che “le industrie hanno richiamato la quasi totalità dei lavoratori che erano in cassa integrazione”, ha detto il presidente del Consiglio, riferendo di aver ricevuto i “complimenti dal presidente” della casa automobilistica Volkswagen per “l’efficacia” delle misure adottate dall’Italia per contrastare la crisi.
Le parole del presidente del Consiglio sono state commentate con sarcasmo dal segretario del Pd Dario Franceschini: “come fa Berlusconi a dire che la crisi non è drammatica? Lo sa che la cassa integrazione in febbraio è cresciuta del 554% sul 2008? Che ogni settimana migliaia di persone perdono il lavoro”. “Evidentemente” dice l’ex vice di Veltroni, “il premier vive in un bunker dorato e continua a dire di no alle nostre proposte”. Parole condivise da Pierluigi Bersani, che definisce Berlusconi e Tremonti due “giocolieri” che “Raccontano ancora una volta la favola dei miliardi che si impegnano in infrastrutture mentre i fondi sono senza cassa fino al 2010″.

Giustizia e intercettazioni. Ma anche pensioni e futuro energetico del Paese.
Sono alcuni dei temi toccati dal premier Silvio Berlusconi durante la conferenza stampa di fine anno. Dice il capo del governo: ”La riforma della giustizia è indispensabile. La presenteremo al primo Consiglio dei ministri di gennaio”, sottolineando che in Italia la giustizia civile e quella penale hanno tempi troppo lunghi, dai 5 agli 8 anni per la durata media dei processi. E sulle intercettazioni annuncia un giro di vite: ”Da subito mi sono detto insoddisfatto per il testo sulle intercettazioni prodotto dal governo che non cambierebbe per nulla una situazione inaccettabile” dice il premier “bisogna restringere le intercettazioni anche sulle indagini sui reati contro la pubblica amministrazione e sono certo che questo convincimento sia quello di tutta la maggioranza e auspico un emendamento al testo da parte del consiglio dei ministri”. Il primo ministro sottolinea di essere “orgoglioso di questa squadra di governo composta da molti giovani e donne capacissime. Si lavora benissimo assieme e non ho mai avuto in sette mesi una delusione, neppure la più piccola”.
Il capo del governo tocca la questione delle pensioni: “Non abbiamo preso in esame la revisione del sistema pensionistico e credo che non lo faremo neppure nei prossimi mesi” La decisione di mandare le donne in pensione a 65 anni ”ci è stata richiesta dall’Europa” alla quale l’Italia intende rispondere consentendo alle donne di scegliere se allungare l’età lavorativa su base volontaria. ”Abbiamo provveduto a raddoppiare le somme messe a disposizione per gli ammortizzatori sociali” dichiara il premier “e ci riproponiamo di aumentare queste somme al fine di garantire anche anche quelle categorie alle quali oggi non viene data la cassa integrazione”. In particolare, il governo sta valutando se possibilità di un giudizio di qualche autorità che possa presiedere alla concessione degli ammortizzatori sociali alle aziende.
Sul futuro energetico del Paese il premier annuncia: “Bisogna ricominciare con il nucleare”, spiegando che per scelte fatte dalla sinistra “noi oggi paghiamo quelle decisioni e siamo un paese tributario, e questo fa si’ che paghiamo il costo dell’energia il 35% in piu’ degli altri Paesi europei”. Quanto ai tempi, Berlusconi ha precisato che “per arrivare occorrono 7 anni ma se non si comincia non si arriva mai”.
Nessuna retromarcia sulla legge elettorale. Il famoso “Porcellum” ha “dato buoni frutti”, quindi non si sente “alcuna necessità di cambiarla, le urgenze sono altre” osserva il premier. “Questa legge elettorale” chiarisce Berlusconi “con cui è stato eletto questo parlamento è stata tanto criticata, s’è definita in tutti i modi peggiori, ma io credo che abbia dato buoni risultati: ha escluso le estreme, ha prodotto una forte riduzione dei gruppi parlamentari. Non vedo la necessità di cambiarla”. E precisa: “Noi, quando abbiamo deciso di inserire nelle liste elettorali delle persone su cui c’erano delle indagini, lo abbiamo fatto sempre a ragion dovuta, cioè ascoltandole, conoscendole e mettendo in atto questa nostra esperienza per cui troppo spesso in Italia i processi e le accuse da parte dei Pm sono stati usati contro gli avversari politici come strumenti di lotta politica, e io ne sono l’esempio primo con tutta l’attenzione che mi è stata rivolta da questa magistratura”. Nonostante tale attenzione, ha concluso Berlusconi, “riscontro il 72% della fiducia dei cittadini e ho avuto il 10% in più di voti nelle scorse elezioni il che la dice lunga sull’opinione che i cittadini hanno di questi magistrati politicizzati”. Secondo il premier l’Italia è “matura” per l’elezione diretta del Capo dello Stato e indica la necessità che entro la legislatura una riforma garantisca più poteri all’esecutivo. “Sono convinto” osserva Berlusconi “che il presidenzialismo sia la formula costituzionale che può portare il migliore risultato per il governo del Paese”.
Fa il segno di vittoria, mentre simbolicamente attraversa i tornelli di Palazzo Chigi che da questa mattina sono entrati ufficialmente in funzione. E gongola il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. Perché? “Non era mai successo nella storia di Palazzo Chigi che ci fossero i controlli in entrata e in uscita per i dipendenti”, spiega il ministro anti sprechi mentre mostra ai fotografi il badge con il quale dirigenti, funzionari e impiegati del Palazzo potranno accedere al posto di lavoro.
Ecco perché del segno di vittoria: arriva a compimento un percorso iniziato in estate quando i tornelli, dei varchi in vetro sul modello di quelli utilizzati nelle stazione della metropolitana, furono sistemati all’ingresso degli uffici della Presidenza del Consiglio di via Po, via della Mercede, di via della Ferratella e negli uffici di Palazzo Colonna.
“Si è aperta una nuova stagione di responsabilità e trasparenza nella Pubblica amministrazione. In questo modo” ha spiega Brunetta “puntiamo ad avere più produttività, più presenza degli impiegati e garantendo più servizi ai cittadini”. Il ministro della Funzione pubblica spiega che queste iniziative rientrano “in una politica riformista” e chi le deride “lo fa perchè non ha la coscienza pulita”. A chi gli chiede, citando la battuta del presidente del Consiglio Berlusconi sui mancati guadagni dei bar della zona, Brunetta si limita a dire: “Se ne faranno una ragione”.
Il segretario generale della Presidenza del Consiglio, Mauro Masi, assicura che “la decisione di mettere dei tornelli all’ ingresso è stata presa in stretta collaborazione con le associazioni dei lavoratori”. Tra i dipendenti di Palazzo Chigi bocche cucite. In pochi si fermano a parlare, molti sono semplicemente incuriositi dalla presenza di giornalisti e fotografi. “È una scelta moderna” spiega un impiegato che vuole restare anonimo “un segnale importante ma qui, tornelli o no, si è sempre lavorato molto: non credo che si tratti di una scelta punitiva”.
Intorno al Palazzo, nei tanti bar presenti in zona, come tutti i lunedì è una giornata di inteso lavoro. In pochi sono a conoscenza dei tornelli. “Li hanno messi anche lì? Ci potevano pensare prima” afferma Antonio, barista alla Tazza d’oro, storica caffetteria a due passi dal Pantheon. “Abbiamo molti clienti che lavorano a Palazzo Chigi e, posso assicurarlo, i furbi ci sono sempre. Non credo che la pausa caffè sia in pericolo, un modo per uscire la troveranno di sicuro”. Poco più in là nell’affollatissimo Caffè Chigi c’è chi resta scettico: “Vediamo cosa accade nei prossimi giorni. Non credo, comunque, che i nostri affari ne risentiranno”, dice Luca, barista.
Ma la rivoluzione ideata, annunciata (e ribadita anche nell’ultima intervista rilasciata a Panorama, qui il .pdf) e attuata dal ministro, non resta chiusa dietro i tornelli di Palazzo Chigi.
Anzi, varca addirittura i confini nazionali. Già, perché il ministro - lo ha annunciato nel corso di una conferenza internazionale presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - sta per mettere in piedi un “Erasmus di massa” per i dipendenti della pubblica amministrazione. Cioè un piano di mobilità formativa nella P.A. a livello internazionale: “Quello che vivono i nostri ragazzi a livello universitario” ha spiegato il ministro “dovrebbero viverlo anche i nostri dipendenti”. Nello specifico la riforma della pubblica amministrazione dovrebbe prevedere che “Ciascun dirigente facesse almeno sei mesi all’estero per ogni passaggio di carriera” ha spiegato il ministro. “Così nell’arco di 5, 10 anni i dirigenti pubblici non solo avranno imparato una lingua ma anche costruito un network di rapporti con i colleghi europei”. La Pubblica amministrazione per Brunetta non deve essere più “la palla al piede dell’economia italiana ed europea, la povera gente, i cittadini ci chiedono efficienza e qualità”.
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“Bisogna avere il coraggio di ridurre la pressione fiscale” per “sostenere l’economia reale”. Nonostante la crisi delle banche e il debito pubblico destinato a crescere, Silvio Berlusconi non rinuncia a uno dei suoi cavalli di battaglia.
Lo dice durante una conferenza stampa a palazzo Chigi, a margine degli incontri tra Italia e Romania di oggi. E proprio dai romeni prende spunto per il suo esempio “virtuoso”: “Per far ripartire la loro economia hanno portato le tasse sulle imprese al 16% e hanno ottenuto quasi il raddoppio delle entrate”. Toni durissimi, invece, nei confronti dell’evasione fiscale: “Il 22 per cento del Pil italiano” afferma Berlusconi “è sotto il tavolo. Se si pagassero le tasse su questo 22 per cento, l’erario incasserebbe ogni anno 100 miliardi in più”. Ma per il premier il modo migliore per far emergere l’economia sommersa resta sempre il taglio delle tasse.
Berlusconi, affiancato dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, ha anche presentato il nuovo “servizio centrale anticorruzione” che dovrebbe contrastare il fenomeno nella pubblica amministrazione.
Il presidente del Consiglio ha ricordato i suoi anni da imprenditore nel settore edile: “Io” ha detto, “smisi di costruire a Milano, perché a Milano non si poteva costruire niente se non ti presentavi con l’assegno in bocca… Questo, per fortuna, avveniva molti anni fa”. E per il governo non sembrano esserci schiarite nel rapporto con l’opposizione: “Per aiutarci a risolvere la crisi c’è chi va in piazza a protestare contro il governo. Da questa opposizione non c’è mai stato un suggerimento”.
“Non bastano le parole, nei fatti non c’è alcuna possibilità concreta di dialogo con questa sinistra”, conclude Berlusconi, che poi estende il discorso al ricorso frequente ai decreti legge da parte dell’esecutivo: “Gli italiani” dice, “avevano voglia di avere uno Stato che facesse lo Stato. Chi vuole occupare un’università, un aeroporto non lo potrà fare più. Basta con l’anarchia. Continuiamo in questa direzione”.
Parole che allarmano il Pd: ”Non stupiscono più le bordate che Berlusconi continua a lanciare contro l’opposizione. In una giornata in cui il Parlamento si è confrontato sulla grave crisi che sta sconvolgendo l’economia internazionale, il premier pensa ancora una volta ad offendere e attaccare l’opposizione”. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato replica agli attacchi del premier dopo che in mattinata in Aula aveva offerto al ministro dell’ Economia la collaborazione del Pd nell’ affrontare la crisi finanziaria.
”Perché noi non possiamo andare in piazza mentre l’allora Polo delle Libertà, tre mesi dopo la nascita del governo Prodi, manifestava contro quell’ esecutivo?” chiede Anna Finocchiaro.
”La concezione della democrazia del premier evidentemente continua ad essere, ahinoi, molto lacunosa. Al di là delle battute, ci aspettavamo in questi giorni dal premier maggiore responsabilità nei confronti dell’opposizione e meno propaganda. Ma non c’è niente da fare, lui cerca la rissa”.
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“Il Pdl è una forza politica che non si ferma al 42% ma deve andare a recuperare coloro che non si riconoscono in questa sinistra che ha profondamente deluso gli italiani”. Silvio Berlusconi detta la linea di marcia del nuovo partito, parlando al comitato costituente del Popolo delle Libertà. L’impresa “storica” di costruire il Pdl” dice è quella di dar vita a “una forza politica aperta che possa riferire a tutti gli elettori attraverso siti internet, sedi locali, circoli che manterremo vivi. “Possiamo essere il partito degli elettori e degli eletti. Avremo resistenze” ha aggiunto “ma c’è lavoro, spazio e gloria per tutti…”. “Dobbiamo fare sì che la storia politica dell’Italia sia segnata dal bipolarismo. Voi - scandisce ai cento costituenti presenti del Pdl riuniti a piazza di Pietra - siete qui per elaborare lo statuto di una forza politica nuova che rappresenti credenti e non credenti, laici e cattolici, riformisti”.
Poi attacca: “Il leader del Pd aveva cominciato bene”, ma “nei fatti” si è dimostrato “del tutto inesistente”, perché i democratici “hanno scelto la stessa linea e i vecchi vizi della loro provenienza storica”, ha aggiunto, affondando: “Dimentichiamo ogni speranza di poter collaborare con loro, dovrà passare ancora un’altra generazione”. Anche perché, sostiene il premier, “questa sinistra non andrà al governo per i prossimi 10-15 anni”.Sinistra in crisi, insomma, mentre “il governo produce fatti che generano apprezzamento. Un apprezzamento record nella storia dell’Italia e della democrazia: il 63,7%”.Questo perché, sottolinea, “il nostro non è stato un governo della politica e delle parole, ma un governo del fare. Abbiamo restituito agli italiani la certezza dell’autorità dello Stato”.
Berlusconi affronta poi il tema della riforma della legge elettorale per le Europee e ribadisce un punto fermo: il 5% dovrebbe essere lo sbarramento logico, niente preferenze e cinque circoscrizioni.
Il presidente del Consiglio, tra le altre cose, ha liquidato i cronisti che gli chiedevano se si dichiarerebbe antifascista con poche battute: “Io penso solo a lavorare per risolvere i problemi degli italiani” ha tagliato corto il premier. Infine, ai cento membri del comitato costituente del Pdl, Berlusconi ha suggerito di “lavorare in fretta e per il futuro”. “Dimenticate di fare interviste e adottate una regola di condotta: parlare soltanto nelle conferenze stampa convocate presso i Ministeri. Ricordate che molti di voi sono a capo delle istituzioni, occorre mettere fine alla politica del chiacchiericcio e delle parole” è stato l’invito del premier.
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Bastone e carota. Dopo l’attacco di Famiglia cristiana al governo, è ancora più inaspettato il riconoscimento dell’operato del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, soprattutto se a farlo è il settimanale Newsweek. Che in un articolo intitolato Miracle in 100 days, how Berlusconi brought order to chaotic Italy, and what comes next, riconosce, senza rinunciare ad alcune critiche, l’operato del governo. “Nei suoi primi 100 giorni, Silvio Berlusconi ha fatto l’impossibile” scrive il giornalista Jacopo Barigazzi. “Un lavoro senza precedenti nella storia moderna italiana”.
In una nazione definita “ingovernabile”, dove i partiti dell’opposizione si sono impantanati in litigi e accuse, Berlusconi, al governo per la terza volta dal 1994, è riuscito a ottenere un’approvazione del 55% degli italiani, superando quella avuta da Gordon Brown in Gran Bretagna, da Nicolas Sarkozy in Francia e persino da José Luis Rodríguez Zapatero in Spagna.
Newsweek descrive l’Italia come un Paese tormentato dalla corruzione e destabilizzato da un sistema dove i piccoli partiti “avevano un peso politico sproporzionato”. Causa questa che ha determinato anche la fine del precedente governo presieduto da Romano Prodi.
Ma Berlusconi, forte della sua maggioranza, scrive il magazine Usa, “si gode la luna di miele con l’elettorato”. Il giornale sottolinea i provvedimenti relativi all’immunità parlamentare, ma riconosce anche che il Bel Paese dopo 10 anni di crescita vicino allo zero, quello che cerca ora è la sicurezza, non solo finanziaria. E Berlusconi sta provando a soddisfare questa esigenza, con una capacità definita “del pugno di ferro nel guanto di velluto”; è definita “emblematica la sua abilità di pulire Napoli, seppellita per mesi sotto l’immondizia”.
Secondo il magazine americano , il modus operandi di Berlusconi “potrebbe essere il modo giusto per risolvere alcuni dei problemi più profondi dell’Italia”.
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