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Marachelle ministeriali: l’imitazione di Gasparri sul blog di Gentiloni

Neri Marcorè, nei panni dell'ex ministro Maurizio Gasparri
C’è da augurarsi che Maurizio Gasparri sia un tipo sportivo e non troppo irascibile.

Dopo aver elogiato, dal proprio sito e con autoironia, l’imitazione di Neri Marcorè a Parla con me (su RaiTre), chissà come reagirà quando scoprirà che lo stesso video è stato postato anche sul blog del ministro che l’ha sostituito alla guida delle Comunicazioni, ovvero Paolo Gentiloni.
Un filmato lungo circa 20 minuti nel quale ci si può sbellicare dalle risate guardando l’attore marchigiano che entra benissimo nella parte dell’ex ministro di An. Il repertorio va dalle accuse al centrosinistra di Gasparri-Marcorè, che dice a Serena Dandini: “Non siete riusciti a cambiare neanche una delle nostre leggi ab personax…”, alla venerazione di Bruno Vespa da parte dell’esponente di An, che ha come suoneria del cellulare il jingle di Porta a porta. Fino alla legge sulla televisione che porta il suo stesso nome, ma di cui Marcorè-Gasparri rifiuta la paternità: “L’ho firmata, ma non l’ho mica scritta io. E manco l’ho mai letta”.

Ecco il VIDEO:

Calcio, tv e politica: nello schema del governo la Rai gioca in difesa

Una telecamera all'interno dello stadio Meazza a Milano
Il governo prova a mettere in pratica la mitica bizona di Oronzo Canà. Con il 40-30-30 della ripartizione dei soldi alle squadre di calcio e l’ 8-4-3 sul diritto di cronaca l’esecutivo prova a cambiare il pallone e l’offerta di calcio in tv. Tanto che il ministro dello Sport, Giovanna Melandri l’ha definita “La madre di tutte le riforme del calcio italiano”.

Una riforma approvata questa mattina dal Cdm con il decreto legislativo che attua la nuova legge quadro sulla titolarità e la commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi con la relativa ripartizione delle risorse sui diritti sportivi. Che però andrà a regime subito. Entrerà in vigore a partire dal campionato 2010. La transitorietà è stata spiegata dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: “I contratti che sono stati stipulati fino al 31 maggio 2006 restano in vigore fino al 30 giugno 2010. Dopo toccherà alla nuova regola”.
Tre gli obiettivi che si propone il governo: 1) incidere sensibilmente sul processo di valorizzazzione del prodotto Calcio in Italia. Infatti con il passaggio alla gestione collettiva ed alla negoziazione collettiva dei diritti audiotelevisivi si introduce un nuovo sistema sulla contitolaritetà dei diritti in capo alle Leghe; 2) ridurre quel divario, oggi molto profondo, nell’equilibrio complessivo tra piccoli e grandi club”; 3) nella quota delle risorse verrà negoziata collettivamente, una parte andrà alla mutualità generale, la seconda parte alle categoria B e C e una terza parte alla “dimensione sociale” del calcio, ovvero settori giovanili e vivai.
A caldo, parlando con Panorama.it, il direttore di Rai Sport, Massimo De Luca (uno dei diretti interessati alla riforma) ha stemperato i trionfalismi del governo: “Non parlerei di una nuova epoca per il calcio. Ma di un buon passo per un parziale riequilibrio del settore. Infatti questa riforma riporterà un maggiore equilibrio nei ricavi e quindi attenuerà il divario tra le grandi squadre metropolitane e le piccole provinciali”. Ma un fenomeno come il Cagliari degli Anni Settanta o il Verona degli Anni Ottanta è difficile che si possa ripetere: “Non basterà questo a far vincere lo scudetto alle squadre che oggi lottano per la salvezza”. Sulla parte relativa al diritto di cronaca il direttore dello sport di viale Mazzini attacca le piccole tv: “I diritti sono calpestati. Vediamo andare in onda su piccole emittenti immagini che non dovrebbero esserci. Mi auguro che ci sia un controllo maggiore”. Ma la Rai potrebbe ritornare ad acquistare il campionato? De Luca non si sbilancia: “Direi al momento di no. Vedremo bene la riforma come andrà in vigore e vedremo anche quello che in futuro prevederà la Lega sul campo dei diritti tv”.

Manifesto Rutelli: lancia Veltroni. E guarda a una nuova maggioranza, dopo ottobre

Ancor prima che finisse un’altra giornata passata sul limite di una crisi di governo, sono iniziate le grandi manovre. Definite le regole con le quali, il 14 ottobre, gli elettori del Partito Democratico potranno scegliere segretario e Assemblea costituente del nuovo soggetto (liste bloccate collegate ad un unico candidato), i big di Ds e Margherita cominciano a darsi da fare. Così, dopo la discesa in campo di Walter Veltroni, ecco arrivare il “manifesto di Rutelli”. Un documento che, nelle intenzioni del vicepremier, servirà per sostenere la candidatura del sindaco di Roma. Un documento che farà discutere visto che ipotizza una rottura netta con la sinistra radicale, visto che vi si si legge che “se la maggioranza non saprà governare i cambiamenti” il Partito democratico dovrà “proporre un’alleanza di centrosinistra di nuovo conio”. E dovrà farlo “per non riconsegnare l’Italia alle destre, ma soprattutto per non essere imprigionato dal minoritarismo e dal conservatorismo di sinistra”.

Dunque si tratta dell’atto di nascita di una nuova corrente, la prima del nuovo partito, in cui già si mescolano i rutelliani della Margherita (Renzo Lusetti, Rino Piscitello, Ermete Realacci e Antonio Polito, i ministri Paolo Gentiloni e Linda Lanzillotta, il leader dell’Italia di mezzo Marco Follini, i teodem Paola Binetti e Luigi Bobba,) e i liberal dei Ds, compresi sindaci (quello di Venezia Massimo Cacciari, quello di Torino Sergio Chiamparino).
Il vicepremier è dunque ufficialmente in campo e il suo manifesto, che in un primo momento avrebbe dovuto essere la base per il varo di una sua lista alle primarie di ottobre, sembra comunque una vera e propria piattaforma per un area riformista del nuovo Partito democratico. E la vera novità non sta nemmeno nell’ipotesi di “un’alleanza di centrosinistra di nuovo conio”, ma innanzi tutto nell’esplicito richiamo a quel “Walter Veltroni che a queste ragioni si ispira”. Il predestinato leader del Pd, dopo il 14 ottobre, potrebbe dunque farsi promotore di una nuova maggioranza. Il che comporta, almeno nel 99,9 per cento dei casi, anche un nuovo presidente del Consiglio.

Sangue e violenza in gioco. L’Italia stoppa il videogame Manhunt

Una scena da Manhunt, il videogioco vietato in Italia e Gb
Già vietato in Gran Bretagna e in Irlanda Manhunt 2 ora è bandito anche in Italia. Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha deciso infatti di intervenire per bloccare la diffusione del controverso videogioco, il cui lancio in Italia era previsto il 13 luglio.

Il gioco in questione più che violento è “definibile crudele e sadico, con un’ambientazione squallida ed un continuo, insistente incoraggiamento alla violenza e al’omicidio” ha scritto il ministro in una nota.

Gentiloni ha chiesto alla società di distribuzione Take Two di annullare la data prevista per il lancio in Italia e contestualmente ha chiesto all’Isfe - l’organismo associativo europeo che riunisce i produttori di videogiochi di affrontare il tema a livello europeo.

Qui il dibattito in Rete. Qui il VIDEO servizio:

Politici e web: si cercano, ma non si trovano


Politica e Internet provano ad andare d’accordo. Nell’era della globalizzazione fioriscono siti, blog e persino sezioni distaccate dei partiti nostrani in quel di Second Life. La rete e il Palazzo si tendono una mano. Anche se, sarebbe il caso di dire, si cercano ma spesso non si trovano. L’anteprima del monitoraggio annuale dei siti politici curata dal Francesco Pira professore dell’Università di Udine, che Panorama.it pubblica in esclusiva, rivela che i primi della classe sono i parlamentari della Margherita.
Paolo Gentiloni, Ministro delle Comunicazioni, ha il sito più agile, animato e longevo, con un archivio che risale al 2005. “Ci sono poi” spiega Pira “Linda Lanzillotta, con un blog che sembra essere nato di recente, nel novembre 2006, ma che è ben costruito sotto il profilo delle notizie personali, anch’esso aggiornato e frequentato da utenti commentatori”.

Dario Franceschini raccoglie consensi in base ai criteri della ricerca che tengono conto di voci quali grafica, usabilità, contenuti e comunicazione interattiva. Tra gli esponenti del Governo, grande successo riscuote il blog di Antonio Di Pietro. Il Ministro, reduce da una sfortunata esperienza su Second Life, dove aveva cercato di creare una sezione politica, generando una violenta rivolta degli avatar, conta almeno un centinaio di commenti per ogni intervento pubblicato, scrive quotidianamente e ha un’agenda sempre aggiornata. Tonino posta video anche su Youtube e dice così la sua sui principali fatti del paese. Diligente e moderno, come il collega di Forza Italia Antonio Palmieri, il migliore in forza al centrodestra. Grazie ad una newsletter, sostengono sempre all’Università di Udine, Palmieri mantiene un contatto costante con il suo elettorato e risponde puntualmente alle mail, tanto da essersi guadagnato il titolo di miglior sito personale in diverse rilevazioni. Di buon livello anche i siti personali di Luca Volonté e Carlo Giovanardi dell’Udc. Decisamente sottotono sono invece altri colleghi della Casa delle libertà, mentre si guadagnano una citazione di merito il radicale Marco Cappato e la versione blog del sito della Lega Nord. E dire che a Montecitorio è nata anche un’associazione ad hoc Amici delle nuove tecnologie.

A proposito di politica nella blogosfera, da una ricerca condotta da Giuseppe Veltri della London School of Economics su un campione di oltre 1100 blogger, con la collaborazione delle tre principali piattaforme di blogging italiane(Dada.net, Splinder e il Cannocchiale), risulta che il profilo dei blogger politici italiani è in maggior parte costituito da adulti di sesso maschile (71%), di buon livello culturale, orientati a sinistra (solo il 27% dei blog si colloca a destra). “Nel caso dei politici” come spiega lo stesso autore della ricerca “il blog è visto come il passo successivo al sito personale. La maggioranza dei blogger ritiene l’utilizzo del social networking lo strumento di un politico per promuovere eventi, dibattiti, manifestazioni, in altre parole per mobilitare il proprio elettorato”. Il 47% degli interpellati considera i blog come una fonte complementare ai media tradizionali e giudica meglio i politici che decidono di interagire con il proprio elettorato. In pratica, quelli che rispondono alle mail e si aprono ai commenti dei visitatori dei loro siti.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
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