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Papa Benedetto XVI firma l'enciclica "Caritas in veritate"
No al premio Nobel, Dario Fo, sì al premio Oscar, Giuseppe Tornatore. E giallo sullo scultore Maurizio Cattelan. L’incontro di Benedetto XVI con gli artisti, in programma il 21 novembre nella Cappella Sistina, provoca qualche imbarazzo. Continua

Benedetto XVI e Carlo Maria Martini: stessa età, 82 anni, entrambi professori
Stessa età, 82 anni, entrambi professori. Uno biblista, l’altro teologo. Uno successore di Ambrogio, l’altro seguace di Agostino. Sono Carlo Maria Martini e Benedetto XVI. Continua

Riparte dalla Spagna la “controriforma” di Benedetto XVI. Oltre 1 milione e mezzo di persone si prevede lo attendano a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011 per la Giornata mondiale della gioventù. Una esibizione di forza del fronte cattolico contro il premier socialista José Luis Zapatero.
Nel frattempo il Pontefice ha chiamato svariati presuli spagnoli a ricoprire ruoli chiave in curia: l’ex arcivescovo di Toledo, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, è divenuto prefetto della Congregazione per la liturgia; spagnolo anche il nuovo sottosegretario dello stesso dicastero, Juan Miguel Ferrer Grenesche, così come il neosegretario della Congregazione per i vescovi, l’ex nunzio a Madrid, Manuel Monteiro de Castro.
Cammino neocatecumenale, Opus Dei e Cl sono la spina dorsale della riscossa cattolica che parte dalla Penisola iberica. Come dimostra l’ovazione che ha accolto l’intervento al Meeting di Rimini del cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente dei vescovi spagnoli. Il porporato ha parlato del rapporto fra Chiesa e politica, rivendicando il diritto dei cattolici a far sentire la propria voce in difesa della vita, della famiglia, della libertà di insegnamento.
A margine del Meeting il cardinale Varela si è poi intrattenuto a lungo con Julian Carron, successore di don Luigi Giussani alla guida di Cl. L’Opus Dei si occuperà invece di comunicazione: Santiago de la Cierva, membro dell’Opera, è stato infatti nominato portavoce della Gmg di Madrid.
- Tags: autori, Benedetto-XVI, cardinali, Chiesa, Controriforma, Indice, Joseph-Ratzinger, libri, opus-dei, ortodossia, Papa, SantUffizio, Vaticano
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Archiviata l’enciclica (Caritas in Veritate), il Papa dedicherà l’estate a concludere il secondo volume del suo libro su Gesù di Nazareth: l’uscita è prevista entro i primi mesi del 2010.
Ma in libreria dovrà fare i conti con i “bestseller dello spirito” che sono già in vetta alle classifiche di vendita, dal cardinale Carlo Maria Martini a Vito Mancuso, da Corrado Augias a Enzo Bianchi. Autori che mettono in discussione l’ortodossia cattolica e sollevano dubbi sul magistero. Perciò la Chiesa corre ai ripari e rispolvera l’Indice dei libri proibiti.
Istituito nel XVI secolo, ai tempi della Controriforma, l’Indice conteneva l’elenco delle opere vietate dal Sant’Uffizio. Chi voleva leggere quei libri doveva chiedere il permesso dell’autorità ecclesiastica (e raramente gli veniva concesso). Abolito nel 1966 da Paolo VI, l’Indice torna sotto nuove spoglie. Non è più compilato dal Sant’Uffizio ma riappare, in forma ufficiosa, attraverso le recensioni dell’Osservatore romano, del quotidiano della Cei Avvenire e del quindicinale dei gesuiti La civiltà cattolica, che ha l’imprimatur della segreteria di Stato.
Inoltre, ogni mese sulla rivista Studi cattolici, vicina all’Opus Dei, Mauro Manfredini compila una doppia classifica: la top ten dei romanzi e dei saggi più venduti in libreria e quella suggerita dalla redazione secondo criteri cattolici. Anche il quindicinale Il Regno, dei dehoniani di Bologna, pubblica un’ampia rassegna di “Libri del mese”. Ma è soprattutto sui numerosi siti e blog cattolici che si diffonde il tam-tam dei libri proibiti e di quelli invece consigliati. Un Indice virtuale su www.korazym.org, www.culturacattolica. it, www.qumran2.net, oppure sul tradizionalista http://blog.messainlatino.it.
La censura non ha risparmiato il cardinale Martini con le sue Conversazioni notturne a Gerusalemme (Mondadori) e Siamo tutti nella stessa barca (con don Luigi Verzé, edizioni San Raffaele), ai quali l’ex arcivescovo di Milano ha aggiunto la nuova “cattedra” domenicale dalle colonne del Corriere della sera. I ripetuti inviti del porporato a ripensare il magistero della Chiesa in materia di divorziati risposati, contraccezione, eutanasia, celibato sacerdotale e ruolo dei vescovi sono stati accolti con irritazione nei sacri palazzi. “Se non fosse l’ex arcivescovo di Milano, avrebbe già ricevuto un richiamo ufficiale dalla Congregazione per la dottrina della fede” sussurra a Panorama un monsignore di curia. Non figura solo Martini nel nuovo Indice dei libri proibiti.
È segnalato tra gli autori da non leggere anche il priore della Comunità di Bose, Enzo Bianchi (Il pane di ieri, Einaudi), critico sulle aperture del Papa nei confronti dei tradizionalisti. “La Chiesa teme più il dissenso che viene dall’interno di quello che arriva dall’esterno, perciò è così severa con quegli autori che pure sono credenti impegnati e convinti” osserva Roberto Beretta, giornalista di Avvenire, anch’egli vittima dei censori devoti per il divertente Chiesa padrona (Piemme).
Gli strali più severi li ha però ricevuti il teologo Vito Mancuso, che può vantare due articoli di censura usciti in contemporanea sull’Osservatore romano e sulla Civiltà cattolica per L’anima e il suo destino (Cortina). Senza appello il giudizio dell’arcivescovo Bruno Forte sull’opera di Mancuso: “Non è teologia cristiana”. La rivista dei gesuiti è scesa in campo anche per condannare l’Inchiesta sul Cristianesimo di Corrado Augias e Remo Cacitti (Mondadori). Facile immaginare la sdegnata reazione delle gerarchie quando Augias e Mancuso si sono sfidati nella Disputa su Dio e dintorni (Mondadori), affrontando tutte le grandi domande della fede senza soggezione nei confronti del magistero.
L’Indice dei libri proibiti, o quantomeno sconsigliati, prosegue con l’elenco degli autori atei o agnostici che si interrogano sul destino dell’uomo, il rapporto tra scienza e fede, il dolore e la speranza: il giornalista Eugenio Scalfari (L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi), il filosofo Giulio Giorello (Lo scimmione intelligente. Dio, natura e libertà, con Edoardo Boncinelli, Rizzoli), lo scienziato Umberto Veronesi (L’ombra e la luce, Einaudi).

Condannati gli autori violentemente anticristiani e anticlericali come Piergiorgio Odifreddi (Perché non possiamo essere cristiani, e meno che mai cattolici, Longanesi), Richard Dawkins (L’illusione di Dio, Mondadori) e Christopher Hitchens (Dio non è grande, Einaudi).
Anche Luciana Littizzetto cade sotto la scure della censura per La Jolanda furiosa (Mondadori). “Solo grevi volgarità da un’umorista che non sa più far ridere” commenta tagliente Studi cattolici. Bocciate pure scrittrici di fama come Alicia Giménez Bartlett (Il silenzio dei chiostri, Sellerio), paragonata al demonizzato Dan Brown del Codice da Vinci (Mondadori).
Per aiutare i lettori cattolici Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro in Contro il logorio del laicismo moderno (Piemme) hanno stilato l’elenco degli autori laicisti da evitare: fra questi Umberto Eco, Piero Angela, Margherita Hack e lo storico Giuseppe Alberigo. A sorpresa invece Studi cattolici ha riabilitato lo scrittore svedese Stieg Larsson per la “finezza e umanità di fondo” della sua opera. Forse, suggerisce Alessandro Zaccuri, scrittore e conduttore del Grande talk su Sat2000, “più che fare l’elenco dei libri da non acquistare sarebbe più utile fare la lista di quelli da leggere. Tra questi includerei tutti quei volumi che fanno riflettere e pongono domande, senza pretendere di dare risposte precostituite”.
- Tags: abusi, Chiesa, concubinato, Joseph-Ratzinger, omosessualità, Papa, pedofilia, preti, Vaticano, vescovi, vocazioni
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Irlanda: 30 mila casi di abusi sessuali e pedofilia denunciati a carico di 800 tra sacerdoti, religiosi e suore.
Stati Uniti: 4.392 sacerdoti denunciati per molestie su minorenni.
Brasile: 1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga a danno di bambini piccoli. Italia: 17 condanne e 22 incriminazioni per abusi su minorenni a carico di sacerdoti e religiosi. E ancora Australia, Gran Bretagna, Francia, Croazia, Polonia, Austria… Si allunga la lista degli scandali.
Nei giorni scorsi, al termine di un’ispezione del Vaticano (in gergo visita apostolica), è stato rimosso l’abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ufficialmente la motivazione è “abusi liturgici”, ma si parla di rapporti omosessuali all’interno del monastero.
Un’altra ispezione è partita a carico della congregazione dei Legionari di Cristo, che contano 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in 30 paesi. Il fondatore padre Marcial Maciel Degollado, deceduto un anno fa, è accusato non solo di avere compiuto abusi sessuali sui seminaristi ma di avere avuto anche un’amante e una figlia.
Casi di oncubinato, omosessualità, malversazioni economiche
E ancora: decine di casi di concubinato nel clero della diocesi di Linz in Austria. Accuse di omosessualità per sacerdoti anche all’interno delle Mura vaticane, e di malversazioni economiche e finanziarie. E ancora: abbandoni e suicidi, come quello di monsignor Silvano Caccia, per dieci anni responsabile dell’ufficio famiglia della curia di Milano, che nel marzo scorso si è tolto la vita dopo essere stato rimosso dall’incarico.
È proprio Benedetto XVI a lanciare l’allarme e a indire un anno speciale dedicato ai sacerdoti, che si concluderà il 19 giugno 2010 in piazza San Pietro con un grande incontro dei preti di tutto il mondo. Quella del Papa suona insomma come una chiamata alle armi per fare fronte sia agli scandali sia alla drammatica diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Europa (meno 6,8 per cento) e in America del Nord, solo in parte compensata dalla crescita in Africa e in Asia. In totale i sacerdoti nel mondo oggi sono 408 mila (dei quali circa 272.500 diocesani e 135.500 religiosi), ma almeno 700 di essi ogni anno abbandonano ufficialmente l’abito talare e forse altrettanti lasciano di fatto il ministero senza neppure comunicarlo al vescovo.
Il sociologo Luca Diotallevi è reciso: nel 2023 in Italia i sacerdoti diocesani potrebbero essere un quarto meno di oggi (da 33 mila a 24 mila) mentre i sacerdoti stranieri nel Paese raddoppieranno (dal 5 al 10 per cento del totale). “È sbagliato tuttavia ridurre il problema del clero a un problema di quantità. Al contrario è anzitutto una questione di qualità dei sacerdoti: come vengono selezionati, quali sono le loro motivazioni, chi li accompagna nel loro percorso” avverte Diotallevi.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, è ancora più severo nella diagnosi: “Molti preti non pregano più, in molti seminari la formazione è frammentaria e superficiale, ci sono carrierismo, sottomissione alle logiche del mondo, difficoltà di aprirsi alla collaborazione con i laici. Questo ha svuotato la vita di molti preti e ha smesso di renderli testimoni credibili. Da qui occorre partire per ridare slancio all’esperienza sacerdotale. Mancano inoltre, almeno per ora, nella Chiesa luoghi in cui rileggere assieme le difficoltà che vive la formazione e la vita sacerdotale” osserva Camisasca.
Clero con logiche da casta
Invece di mettersi in discussione il clero ha reagito con la logica della casta: “Si è arroccato in difesa dei propri privilegi e delle proprie sicurezze” sintetizza Diotallevi.
Per il Papa è il momento di ricordare chi sono gli eredi degli apostoli. Ha varato nuove norme, semplificate, che faciliteranno la riduzione allo stato laicale per i sacerdoti che si macchiano di una “condotta di vita irregolare e scandalosa” e ne ha affidato l’applicazione alla Congregazione per il clero. Presto sarà poi pubblicato un “Direttorio per i confessori e direttori spirituali” insieme con una raccolta di testi di Joseph Ratzinger sulla missione del prete oggi.
Per realizzare questo programma Benedetto XVI si è circondato di una squadra composta da uomini di fiducia: i segretari delle congregazioni per il clero e per l’educazione cattolica, Mauro Piacenza e Jean-Louis Brugués, il prefetto del clero, cardinale Claudio Hummes, il vicario per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Ma secondo il vaticanista Marco Politi (autore del recente saggio La Chiesa del no, Mondadori) tutto questo non basterà per fare fronte alla crisi: “Non c’è stata, fino a questo momento, una strategia complessiva per affrontare il problema del clero”.
Celibato dei preti, sacerdozio e omosessualità, valorizzazione del ruolo dei laici e delle donne: questi sono i temi che la Chiesa, secondo Politi, è chiamata oggi a mettere sul tavolo. Un coraggio che, fino a questo momento, sembra essere mancato.

Una precisazione. Ancora una. Necessaria: “In risposta alle frequenti domande giunte in questi giorni” dice l’ufficio stampa della Santa Sede, “A proposito delle ordinazioni sacerdotali della Fraternità San Pio X in programma alla fine di giugno, non vi è che da rinviare a quanto affermato dal Santo Padre nella Sua Lettera ai Vescovi della Chiesa Cattolica dello scorso 10 marzo“.
Testo in cui Benedetto XVI aveva chiarito che per i seguaci di Lefebvre, pur non più scomunicati, “finché la Fraternità non ha una posizione canonica nella Chiesa e non sono chiarite le questioni concernenti la dottrina”, i vescovi non esercitano alcun ministero nella Chiesa e quindi le ordinazioni sono da considerarsi illegittime. Nei giorni scorsi si era parlato anche di una nuova scomunica se tali celebrazioni, previste per il 29 giugno, si fossero svolte fuori dai paletti stabiliti dal Papa. Nessuna nuova “espulsione” in vista, ma la riammissione degli ultratradizionalisti ha creato più di un grattacapo a Joseph Ratzinger. Vediamo le tappe della vicenda:
La revoca della scomunica
Il 21 gennaio scorso, dopo mesi di aperture reciproche, Benedetto XVI rende ufficiale la revoca della scomunica ai quattro vescovi ordinati da Marcel Lefebvre nel 1988, dopo lo scisma con la Chiesa. Nel comunicato il Papa “auspica che questo passo sia seguito dalla sollecita realizzazione della piena comunione con la Chiesa di tutta la Fraternità San Pio X, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del Magistero e dell’autorità del Papa”. Ma la tempesta deve ancora arrivare
Il caso Williamson
Uno dei vescovi è il britannico Richard Williamson, che ha rilasciato nel corso degli anni interviste in cui nega o sminuisce l’Olocausto ebraico (”le camere a gas servivano per disinfettare”). Frasi che provocano l’indignazione della comunità ebraica e mettono in crisi il rapporto tra la Santa Sede e Israele, a pochi mesi dal viaggio del pontefice in Terrasanta.
L’espulsione
Le polemiche non si placano, Williamson viene isolato. La Fraternità di San Pio X chiede pubblicamente perdono al Papa con una lettera di monsignor Bernard Fellay, si dissocia dalle opinioni del vescoco britannico. Poi lui stesso si scusa e parla di “commenti imprudenti”. Benedetto XVI nel corso di un’udienza condanna “ogni negazione della tragedia”. Pochi giorni dopo, Williamson viene rimosso dal seminario che dirige in Argentina e persino espulso dal Paese qualche giorno dopo.
Questioni dottrinali
Placata la bufera, il Papa scrive il 10 marzo una lunga lettera ai vescovi di tutto il mondo in cui ammette l’errore della curia di non essersi accorta delle parole di Williamson, si lamenta della “veemenza delle proteste” interne alla Chiesa. Poi chiarisce che la revoca della scomunica è “un atto di misericordia” verso i vescovi e che i Lefebvriani dovranno correggere alcune loro posizioni prima di essere riammessi pienamente: il riallineamento dottrinale riguarda soprattutto il Concilio Vaticano II, che gli ultratradizionalisti non riconoscono.
Il VIDEO dell’intervista alla tv svedese del vescovo Richard Williamson:

In una campagna elettorale che sarà ricordata perché pubblico e privato si mescolano nello scontro politico, entrano ora anche i figli del presidente del Consiglio, sia Pier Silvio e Marina, avuti dal primo matrimonio, sia l’ultimogenito Luigi, nato dalla relazione con Veronica Lario. “Fareste educare i vostri figli da Berlusconi?”, è la provocazione lanciata ad Albenga dal segretario del Pd Dario Franceschini che scatena la reazione indignata di tre dei figli del capo del governo che, con orgoglio, difendono il padre e l’educazione ricevuta. Rabbia che porta il leader Pd alle scuse e alla precisazione di non aver espresso giudizi sulla “famiglia” ma sull’”uomo pubblico”.
A dieci giorni dal voto, Franceschini non commenta le critiche al premier dei giornali stranieri, dopo aver deciso di tener fuori dal Parlamento il caso Noemi. Ma nelle piazze il leader Pd picchia duro: “Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi? E’ un uomo di successo, ricco e potente, ma un uomo che guida un Paese deve saper trasmettere valori forti e chiari”, è l’uscita del segretario democratico che, spiegheranno prima della bufera nel suo entourage, non è dal sen fuggita. Troppo per i figli di Berlusconi, in genere poco inclini a prendere posizioni pubbliche sull’attività politica del premier. Ma pronti a difendere Berlusconi come padre e l’educazione ricevuta.
“Ma come si permette?”, si inalbera il primogenito Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, per il quale “i valori di Berlusconi sono i miei: amore per il lavoro, generosità, tenacia e quel rispetto per gli altri che Franceschini dimostra di non conoscere”. Una reazione che porta subito il leader del Pd a precisare: “Non ho mai espresso, né mai lo farò, alcun giudizio su Pier Silvio e la sua famiglia. Ho parlato di valori che un uomo pubblico deve trasmettere al paese”.
Una rettifica con tanto di scuse personali che non frena la rabbia della secondogenita Marina e, contemporaneamente, del figlio più piccolo Luigi. La presidente di Fininvest chiede a Franceschini di “vergognarsi”: “Chi gli dà il diritto di giudicare Berlusconi come padre? Con le sue parole offende anche me come figlia. Una figlia profondamente orgogliosa del padre”. Orgoglioso “dell’educazione e dei valori trasmessi dalla famiglia” anche Luigi Berlusconi che si chiede “come la politica si permetta di giudicare Berlusconi come padre” aggiungendo che “i due piani non dovrebbero mai essere sovrapposti”.
All’indignazione dei figli del presidente del Consiglio si associa la levata di scudi del centrodestra, accompagnata dalla richiesta di “scuse” al premier. Attacchi che Massimo D’Alema si incarica di respingere, esprimendo “solidarietà e apprezzamento” al leader del Pd: “La destra reagisce così per rispondere ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Pd”.

Potrebbe essere a una svolta la causa di beatificazione di Giovanni Paolo II. A metà maggio, presso la Congregazione delle cause dei santi, si riunirà una commissione composta da otto teologi più il promotore della fede, monsignor Sandro Corradini, che dovrà valutare vita, opere e scritti di Karol Wojtyla per dare il via libera alla procedura.
Per credenti e non credenti di tutto il mondo, Giovanni Paolo II è già santo, tanto che il 2 aprile 2010 (quinto anniversario della morte) viene indicato come possibile data per la beatificazione. Tuttavia, l’esito dell’imminente riunione della Congregazione delle cause dei santi non è scontato. Emergono infatti alcuni particolari sconcertanti che gettano un’ombra sulla causa.
Tra i circa 120 testimoni che, sotto vincolo di segreto, sono stati interrogati a Roma e a Cracovia, manca uno dei più stretti collaboratori di Wojtyla: Angelo Sodano, per 15 anni segretario di Stato. Il porporato, oggi decano del collegio cardinalizio, si sarebbe infatti rifiutato, finora, di deporre nella causa. E forse ha seguito il suo esempio il cardinale Leonardo Sandri, per sette anni sostituto alla segreteria di Stato.
Alla ricostruzione della vita di Giovanni Paolo II manca perciò il contributo decisivo di coloro che nel corso del pontificato sono stati numero due e numero tre nella gerarchia della curia. Non si tratta di ingratitudine da parte loro, quanto di una valutazione di opportunità. Il ruolo ricoperto per anni li ha portati infatti a conoscere fatti riservati ed estremamente delicati anche per le relazioni internazionali della Santa sede. Le loro rivelazioni potrebbero persino mettere in pericolo la vita di qualcuno.
Emerge così il problema principale della causa di Giovanni Paolo II: è possibile, a così breve distanza dalla morte, esaminare con equilibrio e completezza l’esistenza di un pontefice che ha regnato per 27 anni e ha intrattenuto rapporti con i potenti di ogni parte del mondo?
Qualcuno ne dubita ma Papa Ratzinger, di fronte alla richiesta del collegio cardinalizio, ha derogato alla regola canonica in virtù della quale occorre attendere almeno 5 anni prima di intraprendere una causa di beatificazione. Benedetto XVI chiede che alla causa di Wojtyla venga data la priorità, anche se raccomanda che vengano comunque rispettate le procedure previste.
Intanto un’altra ombra si allunga sul lavoro svolto dalla commissione storica diocesana, presieduta dal polacco monsignor Michal Jagosz. La commissione non ha potuto esaminare tutti i documenti in possesso dell’ex segretario personale di Giovanni Paolo II, l’attuale arcivescovo di Cracovia, cardinale Stanislaw Dziwisz. È lui il principale depositario dei segreti di Wojtyla: nel testamento il Papa aveva chiesto di bruciare tutte le sue carte private, invece Dziwisz le ha conservate. L’immenso archivio, trasferito da Roma all’arcivescovado di Cracovia, non sembra sia stato ancora nemmeno inventariato. Dziwisz ha regolarmente deposto dinanzi al tribunale diocesano per la causa di beatificazione e ha fornito alla commissione storica alcuni documenti, scambi epistolari e minute, ma non ha permesso agli esperti di esaminare tutto il materiale.
Pesa inoltre sul responsabile della commissione storica diocesana, Jagosz, l’accusa di essere stato una spia per conto della polizia segreta polacca, formulata dallo storico Marek Lasota sulla scorta dei dossier dell’Istituto per la memoria nazionale a Varsavia.
I rapporti con i regimi dell’Europa orientale prima della caduta del Muro di Berlino, i finanziamenti al sindacato polacco Solidarnosc, le relazioni tra lo Ior, il Banco Ambrosiano e la morte di Guido Calvi, i retroscena delle più controverse nomine episcopali e cardinalizie: questi i principali punti oscuri nel dossier per la beatificazione di Giovanni Paolo II. A cui si aggiungono le accuse formulate dal colonnello polacco Ryszard Kuklinski (per 9 anni collaboratore della Cia), secondo il quale durante il pontificato di Wojtyla c’erano “quattro uomini d’oro” in Vaticano al servizio del Kgb. E uno di questi avrebbe avuto libero accesso all’appartamento del Papa.
Omissis, reticenze e lacune che il postulatore della causa, il polacco Slawomir Oder, ha cercato, almeno in parte, di colmare con la “positio”, il fascicolo di oltre 1.500 pagine consegnato nelle scorse settimane ai teologi. Il relatore della causa, il domenicano francese Daniel Ols, ha rinviato più di una volta indietro la positio a monsignor Oder affinché la integrasse e la completasse, nei limiti del possibile. Ora il lavoro è concluso e la parola passa agli esperti.
Nel fascicolo sono contenute inoltre le testimonianze relative a circa 250 guarigioni ed episodi inspiegabili attribuiti all’intercessione di Wojtyla. Fra questi anche la guarigione miracolosa dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Pierre di Aix-en-Provence, in Francia.
La decisione dei teologi, accompagnata dalle conclusioni del promotore della fede, Corradini, sarà trasmessa ai 25 membri della congregazione (cardinali e vescovi presieduti dal salesiano Angelo Amato). Questi, a loro volta, si riuniranno per esprimere il giudizio definitivo sulla causa. Sulla base di queste valutazioni, Joseph Ratzinger deciderà se e quando beatificare Wojtyla.
Intanto nelle Grotte vaticane continua il pellegrinaggio ininterrotto di fedeli alla tomba di Giovanni Paolo II. Centinaia di persone, commosse, pregano, lasciano fiori, biglietti, fotografie, ignare di dossier segreti e controversie canoniche. Nel cuore dei fedeli Wojtyla è già santo. “Santo subito”, come recitavano i cartelli il giorno dei funerali.