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Stupro della Caffarella, annullate le ordinanze. Ma i due indagati restano in carcere

Due romeni arrestati per lo stupro di Roma

Il Tribunale del riesame di Roma ha annullato le ordinanze di custodia cautelare in carcere per Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. I due romeni sono accusati dello stupro di una ragazzina di 14 anni avvenuto il 14 febbraio scorso nel parco della Caffarella a Roma. Tuttavia Karol Racz resta in cella perché destinatario di un’altra ordinanza di custodia per lo stupro della donna di 41 anni avvenuto il 21 gennaio a Primavalle, sempre a Roma. E resta in carcere anche Alexandru Isztoika Loyos: proprio oggi infatti gli è stata notificata un’ordinanza per calunnia e autocalunnia.
La decisione è arrivata dopo una lunga camera di consiglio che ha fatto seguito all’udienza del Riesame di ieri nella quale erano comparsi gli stessi Loyos e Racz.
La Procura di Roma aveva chiesto la conferma della misura cautelare in carcere sulla base delle ricognizioni fotografiche fatte dalla coppia di fidanzatini. Nel dispositivo firmato dal collegio presieduto da Francesco Taurisano si legge: “L’impossibilità di individuare il Dna degli accusati sui reperti raccolti dagli investigatori, prevale su qualunque altro elemento attualmente a disposizione. Si annulla, pertanto, l’ordinanza in epigrafe, disponendo immediata liberazione degli indagati se non detenuti per altro”. Una formula che, nel caso di Racz, serve a tenerlo in carcere sulla base dell’altra ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti, quella per lo stupro a Primavalle del 21 gennaio scorso. Loyos resterà, invece, in cella perché contro di lui, su richiesta del pm Barba, è stato emesso un nuovo ordine di custodia cautelare per le accuse di calunnia e autocalunnia. La Procura ha dunque ritenuto, una volta cadute le accuse di violenza sessuale e di rapina ai danni dei due fidanzatini, che Loyos, nel confessare lo stupro, abbia calunniato se stesso ed il connazionale Karol Racz pur sapendolo estraneo ai fatti.

La confessione di Loyos (poi ritrattata) da un lato, nonostante i contenesse “dettagli” che a parere dell’accusa non potevano essere conosciuti se non da chi avesse partecipato al fatto, non rappresenta un indizio sufficiente. Così come non bastano il riconoscimento fatto dalla ragazzina vittima della violenza e dal suo fidanzato, la “chiamata di correo” di Loyos nei confronti di Racz. Nessun peso è stato poi dato dai giudici, ma questo era prevedibile, a quello che qualcuno ha chiamato “supertestimone”: il medico che faceva jogging nel parco della Caffarella e ritiene di aver riconosciuto nei due accusati le persone che ha visto mezz’ora prima della violenza.

Le indagini intanto vanno avanti sia in Italia, dove gli inquirenti romani stanno lavorando a nuove piste che potrebbero portare a qualche conclusione già nelle prossime ore, sia in Romania, presenti alcuni agenti speciali della squadra Mobile di Roma. Si cercano, in particolare, cinque romeni, tutti appartenenti alla stessa famiglia, che potrebbero essere stati in Italia il giorno di San Valentino. Secondo quanto scrive il quotidiano La Stampa, i cinque fanno parte di un clan di pastori nomadi e sono parenti di uno stupratore da tempo in carcere a Bucarest. La notizia è stata ripresa anche dal quotidiano di Bucarest Adevarul che scrive: “Sarà difficile trovare i cinque ricercati perchè ora non sarebbero in Romania, ma si sarebbero trasferiti in qualche altro paese europeo”. Non ci sarebbe nessun legame, si legge ancora su Adevarul, tra questa famiglia di zingari nomadi e Alexandru Isztoika Loyos arrestato per lo stupro.
“Non posso che essere contento e soddisfatto e posso dire che mi aspettavo questo provvedimento del tribunale del riesame”. E’ il primo commento dell’avvocato Lorenzo La Marca, difensore di Karol Racz. “La revoca della misura cautelare è un atto dovuto”, ribadisce La Marca. “Ritengo che il sistema giuridico italiano e l’attuale codice penale funzionino e siano in condizione di garantire in modo celere la revoca di provvedimenti che possono limitare la libertà personale”. Quanto all’altra vicenda, lo stupro di Primavalle per il quale Racz è ancora detenuto, “preferisco attendere che vengano depositati i risultati del dna”, conclude il penalista.

Il VIDEO servizio:

Giallo sullo stupro della Caffarella: spunta un terzo uomo. Anzi, no

Due romeni arrestati per lo stupro di Roma

Il caso non è chiuso. Svolta nelle indagini sullo stupro avvenuto il giorno di San Valentino nel parco della Caffarella, a Roma. I due romeni fermati, Karol Racz e Alexandru Isztoika Loyos, si trovano attualmente in carcere ma tutti gli esami della scientifica li scagionerebbero. Il dna raccolto sulle sigarette fumate e sui fazzoletti usati dagli stupratori la sera dell’accaduto non combacia con quello dei due arrestati, così come non combacia l’identikit di uno di loro: Karol Racz, alto circa un metro e 55 e quasi calvo, mentre nel racconto della vittima quindicenne era un uomo di un metro e 75 e con la frangia sulla fronte. Gli investigatori non credono che si sia tagliato i capelli perché in un video risalente ai giorni precedenti lo stupro appariva sempre stempiato. Inoltre c’è un altro elemento di riflessione: nel loro racconto i due fidanzatini vittima dell’aggressione avevano parlato di frasi in italiano ma Racz non conosce altra lingua che il romeno. L’uomo è stato accusato di un altro stupro, quello di una donna violentata il 21 gennaio scorso nel quartiere di Primavalle a Roma, che lo avrebbe riconosciuto dalle foto.
Ma per gli inquirenti i due uomini restano gli accusati principali. Lo ribadisce una nota congiunta della Questura e della Procura, diffusa in serata. “L’impianto accusatorio originale non cambia di una virgola” ha ribadito il questore di Roma Giuseppe Caruso. Più difficile rispetto a Racz la posizione dell’altro arrestato, che era stato riconosciuto in foto dalla vittima. Ma anche nel suo caso il profilo genetico non combacia. Alexandre Loyos, arrestato per primo il 17 febbraio, aveva però confessato in un primo momento e poi ritrattato. Racz invece era stato preso a Livorno, dove era giunto in treno dalla capitale.
Lunedì prossimo i due romeni saranno davanti al tribunale del Riesame. Per il momento gli investigatori negano di essere sulle tracce di un “terzo uomo”, che sarebbe un altro cittadino romeno fermato prima di Racz sulla base dell’identikit della ragazza, ma che era risultato estraneo ai fatti perché si trovava all’estero il 14 febbraio.
Sulla vicenda accusa la deputata radicale Rita Bernardini, che era stata oggetto di insulti anonimi per aver chiesto più cautela: “Cos’hanno da dire ora quei direttori di giornali e tg che hanno sparato le immagini dei due romeni come autori dello stupro della Caffarella?” per la parlamentare si tratta di “doppiopesismo a seconda che il reato sia commesso da un italiano o da un extracomunitario”.

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Tornano ronde ed ergastolo nel decreto anti-stupri del governo

Una pattuglia di carabinieri

Torna l’ipotesi delle ronde, che solo lunedì sembrava tramontata, si delinea l’aumento degli organici delle forze dell’ordine (potrebbero essere 2.000 in più), si rafforza il pugno di ferro contro gli stupratori, prevedendo l’ergastolo per chi uccide la vittima dopo la violenza sessuale. Sono le novità della bozza di decreto legge che il Governo intende approvare al prossimo Consiglio dei ministri di venerdì. Un provvedimento che continua ad essere limato giorno dopo giorno dai ministeri interessati, Interno in primis, ma anche Giustizia e Pari opportunità.
Sul via libera alle associazioni dei cittadini non armati per il controllo del territorio (le cosiddette ronde), c’erano state perplessità da parte del Quirinale, ma anche da settori della maggioranza (i ministri Ignazio La Russa e Angelino Alfano in testa), oltre che la netta contrarietà dell’opposizione. Si sarebbe così arrivati ad una nuova formulazione della misura contenuta nel disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Senato, enfatizzando il ruolo del sindaco e del prefetto, che devono dare l’ok allo strumento e prevedendo chiaramente che il compito dei cittadini sarà soltanto quello di segnalare eventuali problemi di ordine pubblico alle forze di polizia.
Capitolo forze dell’ordine. Il ministro Maroni vuole arrivare ad un aumento degli organici - una richiesta peraltro condivisa dall’opposizione, con cui il dialogo è aperto per puntare ad arrivare ad un testo il più possibile condiviso, come da auspicio del Quirinale - e ci sono contatti in corso con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che tiene i cordoni della borsa. L’ipotesi sarebbe quella di chiedere uno stanziamento aggiuntivo per arrivare a regolarizzare circa 2.000 unità. Non si tratterebbe esattamente di nuove assunzioni, ma si pescherebbe tra i volontari in ferma breve o prolungata che sono risultati idonei nei concorsi degli anni scorsi, ma non sono entrati negli organici delle forze dell’ordine. Dei nuovi ingressi si gioverebbe anche la polizia penitenziaria, come da richiesta del ministero dela Giustizia.
Il provvedimento allo studio inasprisce poi ulteriormente le misure contro gli stupratori. In particolare, la bozza prevederebbe la pena dell’ergastolo per chi uccide la vittima dopo la violenza sessuale (ciò che capitò a Giovanna Reggiani, uccisa a Roma il 30 ottobre del 2007). Inoltre, la custodia cautelare obbligatoria in carcere sarebbe estesa, oltre che agli accusati di violenza sessuale, anche a chi è accusato di pedopornografia e turismo sessuale.

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