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Dopo alcune settimane di silenzio mediatico, è tornato. Beppe Grillo, il comico fustigatore dei politici, il blogger aizza popolo del V Day, oggi ha messo in piedi un altro quadretto dei suoi. Per chi si fosse trovato in mattinata a Roma, lungo il tragitto che da via Zanardelli (a ridosso di Piazza Navona) giunge in via della Dogana Vecchia, il “lato B” di Palazzo Madama, lo avrebbe visto sfrecciare a bordo di un risciò, al grido di “il Paese riparte” e in compagnia di una trentina di “grillini”. Dopo aver “parcheggiato” davanti all’ingresso secondario del Senato, il genovese è entrato per “consegnare le firme per la legge popolare Parlamento Pulito al presidente Franco Marini”. E per chiedergli “di poter illustrare la legge popolare al più presto in Aula”. L’appuntamento è stato annunciato, come di consueto, dalle pagine del suo blog, dove Grillo ha riportato anche lo stralcio dell’articolo con cui il New York Times descrive l’Italia della “Life less dolce” (Una vita meno dolce). Un ritratto impietoso del Belpaese, quello fatto dal giornale americano: “Gli ultimi dati” si legge fra l’altro “fanno riferimento una nazione più vecchia e più povera, a tal punto che il suo vescovo più importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri. Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia…”. Ecco, chiosa Grillo, come “ci vede il mondo. Tutte cose che chi frequenta il blog conosce da tempo, ma è confortante vederle scritte su un giornale di livello internazionale”.
Ma non contento, il comico, tra una battuta e l’altra, nel suo viaggio in risciò, ha trovato anche il modo e il tempo di polemizzare (e non è la prima volta) con il Presidente Giorgio Napolitano: “Ha detto che questa non è l’italia di Grillo. Meno male, mi ha tolto un peso, e ha ragione perché questa è l’Italia di Napolitano…”.
Grillo ha consegnato agli addetti del Senato i 18 scatoloni contenenti le 350 mila firme per il ddl d’iniziativa popolare che chiede la non candidabilità al Parlamento degli inquisiti e che il mandato parlamentare non superi le due legislature. Prima di incontrare il Presidente Marini, il comico ha ribadito: “Portiamo questo libretto nero, la proposta di legge popolare. Mi sembra carino, tutto rilegato. Ci manca sopra solo la croce”, ha aggiunto, sottolineando di voler dedicare la proposta “alle salme dei politici che sono in Parlamento”.
Ma le battute Grillo non le risparmia neanche all’informazione. A cominciare dall’ordine dei giornalisti: “Lo ha voluto Mussolini per controllare l’informazione”. Quindi va abolito, taglia corto. I giornali? “Uffici marketing dei partiti”. Colpi pesanti, assestati senza riguardo in vista del “V-day” del 25 aprile che porterà l’informazione agli onori (si fa per dire) del grillismo.
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Sono giovani. E molto incazzati: “Se non sei figlio di qualcuno in questo Paese non ce la fai” dice Andrea Palamara, 25 anni, neolaureato in scienze politiche di Erba e organizzatore lombardo dei “vaffa-boys”. “Mi impegno perché i politici sono di bassissimo livello. Non sono classe dirigente. E soprattutto perché sono tanto vecchi: non sanno cosa sia un blog o il meet up”. Proprio il meet up, cioè l’incontro in rete, è quello che ha trasformato il “Grillo-boy” in “vaffa-boy”. Il grillismo fino a un anno e mezzo fa era solo un blog di successo. Il salto di qualità è arrivato grazie all’utilizzo dello strumento “meet up”, con la possibilità per i fan del comico genovese di aggregarsi su siti propri, organizzati con un criterio territoriale. Così il giovane “grillino”, da lettore e commentatore del beppegrillo.it è diventato soggetto politico. Gli animatori dei meet up territoriali vanno a parlare con i sindaci, si muovono su piccoli obiettivi locali, dalla Tav all’emergenza rifiuti.
Mario Adinolfi, il 36enne blogger candidato alla segreteria del Partito democratico, spiega: “Già nel 2001 mi candidai con il simbolo della chiocciola internettiana a sindaco di Roma, perché si capiva che il web mobilita; ora Grillo e i grilliani scoprono che la rete non è solo uno strumento di comunicazione, ma un modello politico totalmente nuovo: la democrazia diretta. Che riesce a saltare la mediazione del politico di professione”.
Ma chi è il V-boy? Elio Veltri (qui il suo intervento al V-Day di Milano), che sta organizzando la discesa in campo della Lista civica nazionale per il 6 ottobre a Roma e che si sente un po’ la chioccia di questo movimento, sostiene che sono giovani dai 20 ai 35 anni, spesso con un lavoro precario, o cinquantenni che “sperano che l’Italia non sia ancora morta”. “Non ho raccomandazioni” dice ancora Palamara. “Mi cercherò un lavoro in una ditta di pulizie”.
Il V-boy è contro la legge Biagi. E ha due bibbie: il libro-testimonianza di Grillo Schiavi moderni, che in agosto ha ricevuto il plauso del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (chissà se è pentito?), e quello di Michela Murgia, una giovane 34enne sarda, che in un best-seller agrodolce, Il mondo deve sapere, ha raccontato il dramma quotidiano, non privo di elementi grotteschi, di un lavoratore di un call center.
Il V-boy ama Oliviero Beha e Marco Travaglio, due giornalisti che sparano indifferentemente sia contro la destra sia contro la sinistra. Ed è molto deluso, come Palamara, dal presidente della Camera Fausto Bertinotti: “Uno che ha predicato la rivoluzione per trent’anni e poi è diventato presidente della Casta”. E proprio <em>La Casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo e Il costo della democrazia di Cesare Salvi e Massimo Villone, sono i due saggi che il grillino ben informato conosce quasi a memoria, e cita spesso.

Il V-boy odia i giornali “perché sono tutti uguali”, ma gli piace la rivista Internazionale “perché” scrivono nelle webdiscussioni “leggendo quello che avviene negli altri paesi capiamo che da noi è ora di cambiare” e preferisce andare direttamente sui siti internet a cercare informazioni, magari scambiando idee sui blog. È grande appassionato di Dagospia, sito tradizionalmente irriverente con il potere.
Pur facendo parte della generazione di internet non disdegna cinema, musica e teatro: gli piacciono Ligabue (definito “impegnato, ma ruspante”), i comici alla Sabina Guzzanti e l’iconoclasta della parola Alessandro Bergonzoni, ma pure i monologhi amari di Ascanio Celestini. Considera ormai vecchio e superato Nanni Moretti, legato all’archiviata e inconcludente stagione dei girotondi. E in televisione professa un vero culto per le inchieste della trasmissione Report, su Raitre, ideata da Milena Gabanelli.
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Un ciclone o una folata di vento, come dice il sociologo Giuseppe De Rita? Per ora i dati di fatto: il V-Day di Beppe Grillo (qui l’intervento a Bologna; qui tutti i video d chi c’era)) ha avuto successo; i Grillo-boys o grillini sono alcune centinaia di migliaia, soprattutto su internet; i partiti sono preoccupati, anche se non lo dicono. Da destra, ma soprattutto da sinistra, è tutto un susseguirsi di aperture e distinguo: “teniamone conto, “segnale importante e positivo, “purché non trionfi il qualunquismo e l’antipolitica”, ecc, in perfetto stile politichese.
La curiosità principale è: Beppe Grillo può far più male alla destra o alla sinistra? C’è un precedente lontano ma illuminante, quello dell’Uomo Qualunque, il partito populista-moderato fondato nel 1946 da Guglielmo Giannini, che all’Assemblea costituente ottenne il 5,3% dei voti, divenendo la quinta formazione nazionale. Benché dichiaratamente anticomunista, Giannini - che propugnava la rivolta fiscale e la pulizia nella “politica corrotta” - fu combattuto soprattutto dai politici di centrodestra, Dc in testa, ed anche dalla Confindustria. Temevano, a ragione, che sottraesse loro voti: alla fine Giannini accettò di appoggiare la Dc; poi i Qualunquisti confluirono nel Msi, a quei tempi fuori dai giochi di governo.
L’Uomo Qualunque lanciò il termine “qualunquista”, lo stesso appioppato oggi a Beppe Grillo. Ma le analogie non finiscono qui. Così come Giannini preoccupava la destra di allora, oggi è la sinistra ad avere più timori. Benché la piazza, virtuale e non, del comico genovese sia in grandissima parte orientata a sinistra, e benché le sue parole d’ordine, a cominciare da quelle sui precari e sulla legge Biagi (che sono costate al comico risentite polemiche) , siano tipiche della sinistra.
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Il fenomeno-Grillo rischia innanzi tutto di offuscare il lancio del Partito democratico. Tanto la piazza di Grillo si presenta spontanea e tutta all’insegna della partecipazione popolare, tanto il Pd appare, finora, un’operazione di palazzo, distante dalla gente. Non a caso tra i bersagli dei grillini c’è Walter Veltroni.
Secondo punto: nonostante il movimento si definisca trasversale, gran parte delle idee e delle parole d’ordine sembrano appartenere all’area della sinistra radicale, in una sorta di riedizione dei girotondini che tanto hanno bersagliato la nomenklatura diessina nei primi anni 2000.
Terzo: Beppe Grillo ce l’ha, magari confusamente, con la classe dirigente. E oggi, per il semplice fatto di essere al governo e al potere, la classe dirigente viene identificata con il centrosinistra. Non bastavano la case vip, i mutui regalati, le consulenze d’oro, insomma la casta. Ora c’è Grillo.
Il problema è: come e quanto si tradurrà il grillismo in termini elettorali? Molti prevedono un aumento dell’astensione. Che certamente, in parte, colpirebbe anche il centrodestra. Ma, come è dimostrato da alcune elezioni a questa parte, si diffonderebbe soprattutto tra i delusi e gli “incazzati” della sinistra. Si attende, a breve, un invito a Beppe Grillo da parte di qualche esponente del Pd, se non da Veltroni medesimo. A condizione che l’invitato accetti.
Guarda la GALLERY del V-DAY di Milano.
Il VIDEO con l’intervento di Elio Veltri:
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Giorni di gloria per il Grillo nazionale (popolare). Giorni di successi e di prime pagine. Per il suo blog, le sue iniziative, le sue battaglie. Quelle che lo showman genovese porta avanti con il piglio del politico e il fare del comico.
Con ordine. Due giorni fa, non senza sorpresa, la Corte dei Conti ha sostanzialmente sposato la proposta, pur definendola “un po’ forte, clamorosa”, di Grillo, che recentemente ha depositato alla Cassazione una richiesta di legge popolare per un “Parlamento pulito”.
Chi riveste una carica pubblica e viene condannato in via definitiva per “cattiva amministrazione”, non deve avere la possibilità di candidarsi di nuovo. Questo chiede la campagna di Grillo, questo di fatto ribadisce il procuratore generale della magistratura contabile Claudio De Rose. Che, prima della scadenza del suo mandato (il prossimo 27 agosto andrà in pensione), ha fatto per l’ultima volta i “conti in tasca” al Belpaese, e ha sollevato con una domanda il problema del cattivo comportamento di certi politici e funzionari pubblici: “Come è possibile che la maggior parte delle società pubbliche non producono mai utili?”. E non ha esitato a buttare sul tavolo un rimedio: “Vietare l’elezione in Parlamento dei politici condannati in via definitiva”. Tradotto, via per sempre i politici corrotti dal Parlamento (ultimo caso quello dell’ex ministro della giustizia e senatore ’sub judice’ Cesare Previti): niente meno che lo slogan che campeggia sul sito del genovese.
Martedì 17: la Cassazione, provocando un polverone di polemiche, dichiara, con sentenza n. 27966, che mandare a quel paese in modo volgare una persona, cioè dirgli pubblicamente “vaffanculo” (scusate, ma è questo il caso in giudizio) non è offensivo. Per il comico la sentenza cade a fagiolo: da mesi sta preparando, per l’8 settembre, il Vaffanculo day, o V-Day: una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Una giornata da passare nelle piazze d’Italia per ricordare “che dal 1943 non è cambiato niente”. Per lanciare la sua iniziativa, Grillo è andato persino al Europarlamento di Bruxelles e davanti ad una platea gremita di gente (qui il video), ha spiegato i motivi che l’hanno spinto a promuovere il Vaffaday.
Mercoledì 18: nel giorno in cui i blog, compiono 10 anni, l’ultima classifica di BlogBabelitalia piazza il sito di Grillo al primo posto tra quelli dei Vip (davanti a una folta schiera di comici: Daniele Luttazzi, Jacopo Fo, Franca Rame, Dario Fo e Lino Banfi) e secondo nella classifica generale, dietro solo a Luca Conti, primo con il suo Pandemia
Insomma tre giorni di sovraesposizione mediatica da fare invidia al Veltroni del Lingotto. E a questo punto la domanda è: a quando la sfida tra i due? Poiché Grillo mena scudisciate sia a destra che a sinistra, sarebbe un bel duello: tra il sindaco che fa sognare e il fustigatore che fa indignare.