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Family day: chi paga? La Cei, con l’8 per mille

Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente Cei
I vescovi non scenderanno in piazza ma finiranno per pagare, almeno in parte, i conti del Family day, in programma il 12 maggio a Roma.
Due treni speciali, migliaia di pullman da tutta Italia, 10 maxischermi, attori, cantanti e conduttori televisivi che si alterneranno sul palco in piazza San Giovanni, clown e animatori per intrattenere i bambini, un’orchestra e una banda musicali, milioni di volantini e decine di migliaia di manifesti per pubblicizzare l’evento, quattro ore di diretta televisiva su Sat 2000 (il canale satellitare della Chiesa italiana), un call center (066896930) per le prenotazioni: il tutto per un preventivo di spesa di oltre 1 milione di euro.
“Il Family day sarà autofinanziato. Solo per i bagni chimici dobbiamo trovare 60 mila euro” spiega il responsabile del comitato organizzatore, Mimmo Delle Foglie, che aveva già coordinato la campagna per il referendum sulla fecondazione assistita.
Stavolta le 23 associazioni cattoliche promotrici della manifestazione devono fare a meno dei contributi pubblici. Ciascuna si autotasserà per spedire i propri aderenti a Roma. Le diocesi invece provvederanno ad aiutare le parrocchie per pagare i pullman dei fedeli. L’Opera romana pellegrinaggi ha messo a disposizione la sua struttura organizzativa.
Ufficialmente gli organizzatori sono prudenti: “La nostra stima è di 100 mila partecipanti” dichiara Delle Foglie. In realtà si attendono almeno 350 mila persone. E si spera di superare il mezzo milione. Così le donazioni rischiano di non essere sufficienti a coprire le spese della kermesse.
Ma il soccorso arriva dall’8 per mille. Fin dalla nascita, nel 1992, il Forum delle famiglie è sostenuto dalla Cei attraverso due canali. Il primo è la voce “opere di culto e pastorale di rilievo nazionale” nella ripartizione dei fondi dell’8 per mille. Un capitolo di spesa che dal 1992 al 2005 è cresciuto da 9 a 49 milioni di euro, per scendere a 36,5 milioni di euro nel 2006. Beneficiano di tali somme, oltre al Forum delle famiglie, tutte le principali associazioni cattoliche promotrici del Family day. Secondo canale di finanziamento del Forum delle famiglie da parte della Cei: i fondi gestiti dal servizio per il progetto culturale, anch’essi provenienti dall’8 per mille, destinati a iniziative e convegni di rilievo nazionale.
Nel complesso è difficile quantificare quanto il Forum delle famiglie annualmente riceva dai fondi dell’8 per mille: il sistema di finanziamento è molto articolato. Ma si può stimare in una cifra che va da 300 a 500 mila euro. Ecco come la “provvidenza” farà quadrare i conti del Family day.

Dalle parrocchie in marcia su Roma per il Family Day

Monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della Cei
Tutti in strada, appassionatamente.
Come succedeva (e ancora succede) per le gite dell’oratorio, il prossimo 12 maggio, quando dalle parrocchie d’Italia partiranno verso Roma i pullman di cattolici (gay compresi), in piazza ci saranno anche i parroci. Una visita non tanto di piacere, quanto pastorale. La missione? Sostenere il Family day. A dare il via libera al clero di base e chiudere invece la strada a vescovi e monsignori graduati, è stato il segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Betori: “La parrocchia - ha spiegato - non è una realtà privata del clero, la loro partecipazione al Family Day dipende da come si organizzeranno al loro interno, certo alcuni parroci vorranno esserci”. L’iniziativa gode ovviamente, come ha ricordato Betori, dell’appoggio della Conferenza episcopale italiana, che a sua volta poggia sul consenso pontificio. Il segretario della Cei è anche tornato anche sulle polemiche suscitate dalle parole del presidente Angelo Bagnasco contro il disegno di legge sulle coppie di fatto, paragonate a pedofilia e incesto. “Monsignor Bagnasco - ha spiegato Betori - è stato compreso male, anche a causa dei titoli scelti da agenzie di stampa. Ma il suo richiamo ai fondamenti dell’etica resta valido, al di là degli esempi fatti, che non intendevano mettere sullo stesso piano cose che sono diverse”. E per allargare le considerazioni del presidente e il raggio dell’azione ecclesiastica, Betori ha voluto mettere nel mirino anche la legge per l’istituzione del testamento biologico. “La Chiesa è preoccupata - ha spiegato Betori - se un eventuale disegno di legge dovesse aprire a una eutanasia di fatto”. Da qui, il segretario della Cei ha avanzato una richiesta specifica ai legislatori: “La volontà del paziente non si può imporre al medico, pena il venir meno della sua stessa funzione. Eventuali disegni di legge dovrebbero essere ‘chiusi’ in questa direzione”. Su questi temi, ha voluto ricordare monsignor Betori, la Chiesa è oggi compatta, dalla Santa Sede alla Conferenza Episcopale: che siano coppie omo o eutanasia, è la loro istituzione di fatto a far paura.

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