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Fuori strada un pullman di tifosi juventini: due morti

Il sito della Juventus

Due morti e almeno una trentina di feriti, alcuni dei quali gravi: è il bilancio, provvisorio, dell’incidente avvenuto nel pomeriggio a Etroubles (qui la mappa), quando è finito fuori strada un pullman che trasportava tifosi juventini provenienti dalla Svizzera e diretti a Roma per assistere alla partita con il Real Madrid. Sono deceduti l’autista del pullman Claude Crottaz, un pensionato di 81 anni che prestava servizio occasionalmente, e un supporter bianconero non ancora identificato. La causa dello schianto è forse l’alta velocità: “Già dalle prime curve in discesa ci siamo accorti che l’autista scendeva troppo veloce e che non aveva dimestichezza con le curve. Poi c’è stato lo schianto”, ha raccontato un giovane tifoso bianconero che era sul pullman. “Ho sentito un boato; sono uscito dal garage ed ho visto il pullman ribaltato e allora ho chiamato subito il 118 ed i carabinieri”: è il racconto di di Sergio Letey, un testimone abita ad una cinquantina di metri dal luogo dell’incidente. ”Ero in garage  e dopo aver telefonato ai soccorritori sono andato a vedere cosa era successo. Ho visto due persone che erano state scaraventate fuori dal mezzo, mentre gli altri passeggeri erano tutti ammassati nella parte anteriore del pullman e sul parabrezza”, ha aggiunto Letey.
Juventus e Real Madrid osserveranno un minuto di silenzio, questa sera all’Olimpico, in memoria delle vittime dell’incidente stradale in Val d’Aosta. Il club bianconero sul suo sito internet esprime “il proprio cordoglio e la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e ai tifosi feriti”. Non è invece previsto il lutto al braccio.

Calcio: quanto ci costano i poliziotti allo Stadio? Il caso (emblematico) di Livorno

Circa 720 mila euro spesi per 1.710 minuti di gioco. Per le diciannove partite del campionato di calcio di serie A 2007/08, disputate allo stadio Armando Picchi di Livorno poliziotti, carabinieri e finanzieri impegnati nell’ordine pubblico sono costati allo Stato quasi un milione di euro. Straordinari e festivi da sommare al giorno lavorativo. Indennità di ordine pubblico, pasti, gasolio per i mezzi. Utilizzo degli elicotteri e cani antiaggressione. Tutto, senza calcolare i costi delle eventuali riparazioni dei danni riportati dai mezzi e soprattutto senza conteggiare le giornate di malattia a seguito di infortuni dovuti al servizio o agli scontri con le tifoserie. Il costo minimo per una partita considerata “non a rischio” quindi con un numero ridotto di forze dell’ordine, disputata in un stadio medio-piccolo come quello labronico con una capienza di 19.201 posti, è mediamente di 30 mila euro. Quasi raddoppia per schizzare a 57 mila euro, per gli incontri considerati dal Comitato per l’Ordine e la sicurezza pubblica, “caldi”, ovvero quelli che vedono fronteggiarsi tifoserie politicamente opposte. Ma la cifra è destinata ancora a crescere quando viene impiegato l’elicottero; un’ora di volo supera i 4 mila euro e viene utilizzato per non meno di tre ore in tutte quelle partite in cui si prevede un afflusso importante di supporter della squadra ospite. Gli uomini impiegati, per l’ordine pubblico durante gli incontri di calcio di quest’anno nella città labronica, sono stati mediamente tra i 130 e 240. Di questi solo una minima parte, sono carabinieri e poliziotti della territoriale, perché più dei due terzi sono arrivati dai reparti mobili di Firenze, Genova, Bologna e Roma.
Un dato importante, quest’ultimo, in quanto alcune delle voci di retribuzione, per ciascun poliziotto carabiniere e finanziere, raddoppiano. È il caso, per esempio, dell’indennità di ordine pubblico: per i poliziotti della territoriale è di 13 euro lordi mentre per chi svolge il servizio fuori sede è di 26 euro. Gli straordinari, invece, si quadruplicano. Se non di più. Ogni domenica, per una partita che ha inizio alle ore 15 le forze dell’ordine iniziano il servizio a mezzogiorno per terminarlo attorno alle 19-19,30, salvo disordini. Quindi oltre alle sei ore lavorative, scatta almeno un’ora di straordinario che viene pagata 12 euro. La situazione cambia totalmente per gli uomini e donne dei reparti mobili che devono arrivare da fuori. Ad esempio per un poliziotto che parte da Firenze, inizia la sua giornata lavorativa alle 9 e rientra in sede, mediamente, alle 21. Le prime sei ore sono lavorative, sulle quali si sommano l’indennità di ordine pubblico e il festivo, tutte le altre sono di straordinario. Chi invece arriva da Roma, non fa rientro in sede se non il giorno successivo. La notte fuori sede non viene pagata (fino a pochi anni fa venivano alloggiati in albergo, adesso presso la caserma) ma con l’inizio del rientro scattano le ore lavorative del giorno successivo. Il costo giornaliero di un poliziotto della territoriale impegnato nell’ordine pubblico allo stadio è di circa 153 euro lordi, mentre per quelli che operano fuori sede è di 219 euro e qualche spicciolo, comprensive di tutte le voci retributive. Per ciascun poliziotto, carabiniere e finanziere è previsto il pranzo alla mensa o al sacco. La spesa è di 4,65 euro netti. Per chi invece, non può utilizzare la mensa perché già in servizio allo stadio, nel sacchetto (valore 4,65 euro) vengono aggiunti oltre al panino, bottiglia di acqua da mezzo litro, un frutto, una scatoletta di tonno (senza l’apertura facilitata e quindi non utilizzabile se non a casa), anche i viveri di conforto: una merendina e un succo di frutta. Il pasto e la spesa raddoppia per chi viene da fuori che ha diritto anche alla cena
Oscilla tra i 4 e i 4,5 mila euro l’ora, invece, il costo dell’elicottero. Non viene impiegato in tutte le partite ma solo quelle ad alto rischio. A Livorno sono circa 5 quelle considerate “hot”, tra le quali quelle contro la Lazio, la Roma e l’Atalanta e altre variano a seconda della posizione in classifica o di eventuali precedenti scontri avvenuti in trasferta. In questi casi l’elicottero viene impiegato per circa tre ore. Decolla da Firenze, sosta per il rifornimento a Pisa e poi inizia. Costo di medio a giornata è di 12 -13,5 mila euro a partita. Talvolta ne vengono impiegati anche due: oltre a quello della polizia anche quello dei carabinieri. O viceversa. L’utilizzo dell’elicottero è fondamentale perché permette di seguire gli spostamenti delle tifoserie fino fuori dalla città e di localizzare eventuali scontri, specifica la questura labronica, e di intervenire rapidamente. Poi ci sono i mezzi che trasportano i reparti mobili dalle varie città. Chilometri di percorrenza media: 400. Per spostare solamente 80 uomini vengono impiegati dai dodici ai venti mezzi. Oltre al costo del gasolio, occorre sommare quello del pedaggio autostradale. Nei costi di una giornata di ordine pubblico allo stadio, però, non possono essere conteggiati i servizi degli agenti della Sezione Volanti. Non superando le 4 ore lavorative, non spetta loro l’indennità di o.p. ovvero 13 euro, ma anche loro sono coinvolti. “Le due pattuglie impiegate mediamente in tutta la città di Livorno, devono scortare assieme ad altri mezzi della polizia o carabinieri i pullman di tifosi fuori dal centro abitato- spiega Andrea Cheli, segretario generale Consap provincia di Livorno, un servizio che dura in media dai 45 minuti ad un’ora e che convoglia i mezzi di emergenza 113 su un altro servizio che non rientra nella vigilanza e controllo dei quartieri della città”. Gli agenti impiegati nell’ordine pubblico allo stadio di Livorno sono diminuiti del 40% rispetto all’anno precedente dopo la messa a norma dell’Armando Picchi secondo il decreto Pisano. Per la questura, infatti, è stato possibile ridurre l’aliquota utilizzata in ciascuna partita grazie all’istallazione delle telecamere, dei tornelli e di un efficiente prefiltraggio, della presenza degli steward ma soprattutto per il comportamento disciplinato della tifoseria. Da sottolineare, però, che l’adeguamento della struttura è avvenuta parallelamente ad una consistente diminuzione della tifoseria labronica presente allo stadio sia per i risultati ottenuti dalla squadra durante il campionato (retrocessione in serie B) che per i diritti televisivi. Ma i costi, l’impiego e la sicurezza degli agenti allo stadio sollevano, interrogati e dubbi a livello degli stessi sindacati della polizia; “Gli agenti impiegati per le partite negli stadi italiani sono troppo “vecchi”- spiega Pietro Taccogna, segretario nazionale Consap, Confederazione sindacale autonoma di polizia- la fascia di età oscilla tra i 40 e i 55 anni, per la maggior parte è personale che quotidianamente lavora negli uffici, non abituato a fronteggiare i tifosi molto più giovani di loro e questo fa sì che a seguito di una giornata di ordine pubblico allo stadio siano numerosi gli infortunati”. Dunque, giorni di malattia ma anche di riposo infrasettimanale. “La giornata allo stadio deve essere recuperata dal poliziotto durante la settimana- prosegue Taccogna- con un conseguente rallentamento del lavoro visto che molti di loro sono in servizio presso gli uffici per il rilascio dei permessi di soggiorno, passaporti, ufficio armi”. Poi i danneggiamenti alle auto le polizia. Durante questo campionato di calcio rispetto a quello precedente a Livorno, non ci sono stati gravi danni alle auto di servizio. Qualche sassata e ammaccatura alle automobili della squadra mobile. “Per la riparazione di tutti i mezzi in dotazione alla polizia nella provincia di Livorno- puntualizza Cheli- sono stati stanziati dal Ministero dell’Interno 25 mila euro”. “Una cifra insufficiente per far fronte a tutte le spese necessarie per la sicurezza delle vetture impiegate per il 113- prosegue Cheli- ad esempio si rischia di non fare i tagliandi alle volanti, se si è costretti ad aggiustare mezzi danneggiati nel dopo partita”. Troppi i soldi spesi per l’ordine pubblico allo stadio e sempre meno quelli investiti per la sicurezza e l’addestramento degli agenti, tuona ancora il Consap. ” Da oltre un mese i poliziotti della provincia di Livorno non fanno addestramento al poligono di tiro- conclude Andrea Cheli- non ci sono i soldi per comprare le munizioni”.

La serie A quasi tutta compatta: “Davanti alla morte bisogna fermarsi”

Cristiano Doni giocatore dell'Atalanta cerca, invano, di calmare i tifosi bergamaschi dopo gli incidenti sugli spalti per i quali la partita con il Milan è stata rinviata
“Dieci minuti di ritardo sull’inizio delle partite sono poca cosa, la protesta doveva essere più forte, forse era meglio non giocare”, dice l’allenatore del Torino, Walter Novellino. “Quel che è successo è gravissimo, forse dieci minuti di ritardo non bastano: dovevamo rinviare tutta la giornata di campionato”, chiarisce il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli. E, allo stesso modo, la pensano la maggior parte degli allenatori di serie A che ieri, dopo le partite della 12esima giornata, hanno detto la loro sulla morte del tifoso della Lazio, Gabriele Sandri.

Ma forse la dichiarazione più importante è quella del presidente del Catania, Antonio Pulvirenti, testimone, il 2 febbraio scorso, dei tragici avvenimenti che portarono alla morte dell’ispettore capo della Polizia, Filippo Raciti, ucciso negli scontri del post-partita tra gli ultrà etnei e quelli del Palermo. Allora, in pochissimo tempo, il commissario straordinario della Figc, Luca Pancalli, decise la sospensione immediata delle gare. “In questo ambiente” ha commentato Pulvirenti “ci sono due pesi e due misure. Sarebbe stato giusto fermarsi”. Molti degli intervistati hanno sostenuto la tesi che davanti alla morte, seppur accidentale e avvenuta lontano da uno stadio di calcio, ci si doveva fermare, mettendo lo spettacolo, almeno per una volta, ai margini e lasciando spazio alla riflessione e al dolore.

C’è chi, invece, è rimasto più cauto nell’analizzare la giornata. Il tecnico della Juventus, Claudio Ranieri, ha spiegato che la decisione è stata presa, molto probabilmente, per motivi di ordine pubblico, per evitare cioè che i tanti tifosi accorsi nei vari stadi italiani reagissero in modo incontrollabile alla notizia della sospensione del campionato. Lo stesso Ranieri ha poi però ammesso: “Ci stiamo abituando ai bollettini di guerra e questa è la cosa più triste”.

E che ci sia stata una discussione anche in seno alle istituzioni, sulla possibilità di fermare la serie A, lo ha confermato anche il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Giancarlo Abete: “Sì, avevamo pensato anche a fermare il campionato. Ma se non l’abbiamo fatto non è per insensibilità: ci siamo assunti la responsabilità della decisione”, ha precisato il presidente federale, senza entrare nei retroscena delle lunghe telefonate con il ministro dell’Interno Giuliano Amato e con il capo della Polizia Antonio Manganelli. “È un lutto per tutto il calcio italiano”, ha aggiunto poi lapidario lo stesso Abete, ammettendo, probabilmente, che la vita e, in questo caso la morte, vale più di ogni altra cosa.

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Dopo la morte del giovane tifoso della Lazio Gabriele Sandri il campionato di calcio, secondo voi, va fermato?

Calcio, tv e politica: nello schema del governo la Rai gioca in difesa

Una telecamera all'interno dello stadio Meazza a Milano
Il governo prova a mettere in pratica la mitica bizona di Oronzo Canà. Con il 40-30-30 della ripartizione dei soldi alle squadre di calcio e l’ 8-4-3 sul diritto di cronaca l’esecutivo prova a cambiare il pallone e l’offerta di calcio in tv. Tanto che il ministro dello Sport, Giovanna Melandri l’ha definita “La madre di tutte le riforme del calcio italiano”.

Una riforma approvata questa mattina dal Cdm con il decreto legislativo che attua la nuova legge quadro sulla titolarità e la commercializzazione dei diritti audiovisivi sportivi con la relativa ripartizione delle risorse sui diritti sportivi. Che però andrà a regime subito. Entrerà in vigore a partire dal campionato 2010. La transitorietà è stata spiegata dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni: “I contratti che sono stati stipulati fino al 31 maggio 2006 restano in vigore fino al 30 giugno 2010. Dopo toccherà alla nuova regola”.
Tre gli obiettivi che si propone il governo: 1) incidere sensibilmente sul processo di valorizzazzione del prodotto Calcio in Italia. Infatti con il passaggio alla gestione collettiva ed alla negoziazione collettiva dei diritti audiotelevisivi si introduce un nuovo sistema sulla contitolaritetà dei diritti in capo alle Leghe; 2) ridurre quel divario, oggi molto profondo, nell’equilibrio complessivo tra piccoli e grandi club”; 3) nella quota delle risorse verrà negoziata collettivamente, una parte andrà alla mutualità generale, la seconda parte alle categoria B e C e una terza parte alla “dimensione sociale” del calcio, ovvero settori giovanili e vivai.
A caldo, parlando con Panorama.it, il direttore di Rai Sport, Massimo De Luca (uno dei diretti interessati alla riforma) ha stemperato i trionfalismi del governo: “Non parlerei di una nuova epoca per il calcio. Ma di un buon passo per un parziale riequilibrio del settore. Infatti questa riforma riporterà un maggiore equilibrio nei ricavi e quindi attenuerà il divario tra le grandi squadre metropolitane e le piccole provinciali”. Ma un fenomeno come il Cagliari degli Anni Settanta o il Verona degli Anni Ottanta è difficile che si possa ripetere: “Non basterà questo a far vincere lo scudetto alle squadre che oggi lottano per la salvezza”. Sulla parte relativa al diritto di cronaca il direttore dello sport di viale Mazzini attacca le piccole tv: “I diritti sono calpestati. Vediamo andare in onda su piccole emittenti immagini che non dovrebbero esserci. Mi auguro che ci sia un controllo maggiore”. Ma la Rai potrebbe ritornare ad acquistare il campionato? De Luca non si sbilancia: “Direi al momento di no. Vedremo bene la riforma come andrà in vigore e vedremo anche quello che in futuro prevederà la Lega sul campo dei diritti tv”.

Diritti tv: ha vinto la serie A, proventi divisi 40-30-30

Il ministro dello Sport Giovanna Melandri con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
Dopo la fumata nera dell’assemblea della Lega Calcio, è stato approvato dal Consiglio dei ministri il decreto legislativo che attua la nuova legge sui diritti tv che ne prevede la gestione e la negoziazione collettiva e una più equa ripartizione delle risorse. Questi i punti salienti del decreto.

Ripartizione delle risorse
Nel titolo terzo del decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri oggi è previsto il metodo di ripartizione delle risorse, assicurato dal mercato dei diritti audiotelevisivi. Ci sono tre meccanismi di ripartizione: uno interno alla serie A che prevede 40% equamente tra tutte le società, un 30% sulla base dei risultati sportivi e
all’interno di questo 30%, un 10% sulla base dei risultati conseguiti dal 1946, quindi storico. Un 15% sui risultati degli ultimi 5 anni e un 5% rimanente sulla base dell’ultima competizione sportiva. L’altro 30% sarà diviso e collegato al bacino d’utenza con una ripartizione interna: il 25% calcolato sulla base del numero dei sostenitori di ciascuno dei partecipanti
alla competizione e il 5% calcolato in base alla popolazione del comune di residenza del club. Un metodo che - spiegano dall’esecutivo - è stato recepito dal regolamento interno della Lega Calcio.

Problemi con la Serie B
Con il decreto legislativo licenziato stamani dal Cdm, il governo prova a risolvere ed entrare nel grave problema d’attualità della mutualità delle serie inferiori (soprattutto B e C). Verrà destinato alla mutualità per le
serie minori il 6% degli introiti incassati dalla serie A. A riforma in porto quindi si dovrebbe ridurre il divario esistente oggi tra grandi e piccoli club per quanto riguarda gli introiti da televisione, passando dall’attuale rapporto di 1 a 8, a uno più vicino alla media europea di 1 a 4. E poi per quello che riguarda la mutualità generale sarà estesa anche ai settori giovanili, ai vivai, ai dilettanti e allo sviluppo degli impianti sportivi.

Fondazione
Nel decreto legislativo sui diritti tv approvato oggi dal Consiglio dei ministri è prevista la creazione di una fondazione per la mutualità generale. Come ha spiegato il ministro dello Sport, Giovanna Melandri “si tratta di una innovazione che prendiamo dal modello della fondazione presente nel calcio inglese”. Quella italiana sarà una fondazione privata con un Cda di 12 membri, 6 designati dalla Lega, 3 dalla Figc, uno dal Coni e 2 dalla Federazione Pallacanestro.

Per gli italiani all’estero
Nel decreto legislativo licenziato questa mattina dal Cdm è previsto un meccanismo per favorire la visione degli eventi sportivo ai nostri connazionali che vivono all’estero. E’ stata inserita una riserva a favore delle comunità italiane all’estero e quindi Rai International potrà acquistare pacchetti di competizioni sportive italiane all’estero. I prezzi saranno comunque fissati dal mercato ma il governo ha ritenuto importante fissare per legge un impegno del soggetto che organizza gli eventi sportivi a contrattare una riserva.

Diritto di cronaca
Cambierà anche il diritto di cronaca. Ovvero la possibilità per le emittenti di far vedere un evento sportivo anche senza aver acquistato i diritti in esclusiva. E cambierà secondo la formula del 8-4-3. In pratica sarà consentito al servizio pubblico e alle altre emittenti di dare notizie degli avvenimenti sportivi più importanti nei notiziari a prescindere da chi si è aggiudicato i diritti. La formula 8-4-3 significa: “Otto minuti a giornata di campionato, 4 minuti al giorno e 3 minuti al singolo evento sportivo. Quindi non più di tre minuti a partita, non più di 4 minuti a giorno solare, non più di 8 minuti a giornata di campionato.
In pratica un pochino in più rispetto a ciò che è attualmente in vigore: oggi l’emittenza locale che oggi può totalizzare fino a 7 minuti soltanto nel caso in cui le squadre del proprio bacino locale siano in campo, oggi invece possono occuparsi del campionato in generale.

Calciopoli solo settimo tra gli scandali di tutti i tempi

Un puzzle tridimensionale che riproduce un pallone da calcio, e che suggerisce l'immagine di un ''giocattolo rotto'' ovvero quello che probabilmente pensano ormai del calcio una buona parte di appassionati, rimasti delusi e amareggiati dai recenti scandali che hanno coinvolto i vertici di questo sport
E noi che pensavamo a chissà quale truffa. A chissà quale catastrofe, legata a “Calciopoli”. E invece. Nella speciale graduatoria stilata da The Times occupa “solo” la settima posizione nella classifica dei 50 scandali che hanno macchiato la storia dello sport. La bufera che lo scorso anno ha terremotato il pallone italiano, portando alla retrocessione della Juventus e alla revoca di due scudetti bianconeri, merita una collocazione nella top ten delle nefandezze ma non un posto sul podio.
Lo scandalo per eccellenza è legato ad un personaggio poco noto alle grandi platee. Il numero 1 è assegnato a Basil D’Oliveira, stella del cricket degli anni ‘60. Nato a Città del Capo, l’asso di colore emigrò in Inghilterra per sfuggire al regime dell’apartheid. Nel Regno Unito divenne un fuoriclasse e, soprattutto, un cittadino britannico. Si guadagnò un posto fisso nella Nazionale di Sua Maestà, aggiudicandosi riconoscimenti di prestigio. Nel 1968, il suo nome fu al centro di una vicenda controversa: il tour dell’Inghilterra in Sud Africa saltò proprio per la sua presenza, ritenuta inaccettabile dai padroni di casa.
La piazza d’onore spetta ai Chicago White Sox, la squadra della Major League Baseball passata alla storia per la pagina nera scritta delle World Series del 1919: 8 giocatori, compresso il leggendario “Shoeless” Joe Jackson, vennero accusati di aver venduto le partite della finale del campionato e furono banditi.
Terzo gradino del podio per Ben Johnson, ‘l’uomo con gli occhi gialli’. Lo sprinter canadese dominò i 100 metri ai Mondiali di Roma ‘87 e alle Olimpiadi di Seul ‘88: ai Giochi volò al traguardo in 9″79, ritoccando il suo stellare primato mondiale. I controlli antidoping, però, rivelarono un uso smodato di steroidi e confermarono i sospetti alimentati già dalle telecamere che avevano inquadrato i suoi occhi allo start. Johnson confessò il sistematico uso di doping e il suo nome venne cancellato dall’albo d’oro.
Nella classifica delle ‘vergogne’ sportive c’è anche l’edizione 2007 del Tour de France: le vicende di doping che hanno coinvolto, tra gli altri, il danese Michael Rasmussen e il kazako Alexandre Vinokourov valgono il quarto posto.
la vittoria del canadese Ben Johnson sullo statunitense Carl Lewis, nella gara dei 100 metri, nella quale Johnson conquistò il record mondiale con il tempo di 9''79. Ma tre giori dopo Johson venne squalificato dal Cio per doping
Anche le parole possono essere scandalose. Lo sa bene Glenn Hoddle, dimissionario ct della nazionale inglese di calcio: l’11° posto è tutta colpa sua e delle frasi secondo cui “i disabili scontano peccati commessi in una vita precedente”.
Penoso anche il comportamento degli atleti spagnoli, 12esimi secondo il Times, che nel 2000 si sono finti disabili per vincere l’oro nel basket alle Paralimpiadi.
In confronto sembra meno grave l’Operacion Puerto, l’inchiesta sulla rete internazionale di doping legata al ciclismo: il sistema ideato dal dottor Eufemiano Fuentes merita il 18° posto.
In questo panorama, Mike Tyson deve accontentarsi della 20a posizione per aver staccato un pezzo dell’orecchio di Evander Holyfield nel 1997. Quasi nell’anonimato Diego Armando Maradona: la sua ‘mano de Dios’, costata carissima agli inglesi ai Mondiali del 1986, vale solo il numero 29.

Il VIDEO servizio:

Calciopoli: è l’ora dei processi

(In alto, da sin.) Luciano Moggi,Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini: (in basso, da sin.) Pier Luigi Pairetto, Massimo De Santis e Paolo Bergamo. I pm di Napoli Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci hanno chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati nell'ambito dell'inchiesta sugli illeciti nel calcio. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere alla frode in competizioni sportive.
Da Luciano Moggi ad Antonio Giraudo, dal dirigente Figc Innocenzo Mazzini ai designatori Paolo Bergamo w Pierluigi Pairetto all’arbtirto Massimo De Santis. Sono alcuni dei 37 personaggi che dai pm napoletani vengono indicati come promotori “costitutori ed organizzatori dell’associazione per delinquere”. Per loro la procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per lo scandalo del calcio: 29 partite condizionate nella stagione 2004-2005 sono costate agli indagati accuse che vanno dalla frode sportiva all’associazione a delinquere.

Diverse squadre sono state riconosciute come parti offese: Atalanta, Bologna, Brescia, Cagliari, Chievo, Lecce, Livorno, Palermo, Parma, Roma, Sampdoria, Siena Udinese e Salernitana. Anche i ministeri dell’Economia e delle Finanze e quello per le Politiche Giovanili sono considerati parti lese, assieme ai Monopoli di Stato, il Coni, la Figc, la Lega Calcio e la Rai.

Guarda i servizi VIDEO
Processo per 37 a Napoli:

Sfilata di nomi eccellenti del calcio al processo di Roma contro la Gea:

Calciopoli: dopo quelli di mafia ecco i pentiti del pallone

Il procuratore federale Stefano Palazzi
I pentiti entrano anche nella giustizia sportiva con sconti di pena e patteggiamenti in cambio di confessioni. Il consiglio federale della Federcalcio ha approvato in gran fretta il nuovo codice, con le regole che guideranno i processi disciplinari nati dalla stagione degli scandali.

L’eredità di Calciopoli ha lasciato il segno e fra le novità contenute nei 55 articoli del codice ce n’è una rivoluzionaria. Se gli incolpati ammettono le proprie responsabilità, collaborano e contribuiscono a far scoprire violazioni del regolamento, la procura federale può proporre al giudice di ridurre le sanzioni fino a trasformarle in “prescrizioni alternative”.

E l’ultimo comma dell’articolo 24 prevede che i vantaggi ottenuti dal pentito possano estendersi alla società di cui fa parte, quando le violazioni sono contestate anche al club. Oltre ai benefici della collaborazione con gli inquirenti, l’articolo 23 concede un’ulteriore chance agli accusati, a patto che non siano recidivi: prima della conclusione del procedimento di primo grado possono dichiararsi colpevoli e patteggiare, proponendo una pena ridotta che accettano in cambio della chiusura del procedimento. In tal caso la decisione sarà inappellabile.

Con una decisa svolta verso le regole del processo penale, il nuovo codice è in vigore dal 1° luglio per sostituire, ancor prima che diventasse operativo, quello messo a punto all’indomani della crisi dal commissario straordinario della Figc Luca Pancalli. La riforma prodotta dall’ufficio giuridico della Federcalcio è stata presentata dal presidente Giancarlo Abete, che ha voluto minimizzare le modifiche rispetto al “codice Pancalli”. Ma agli esperti non sfugge il cambio di rotta.

Accanto all’obiettivo di assicurare il regolare svolgimento delle gare c’è ora un chiaro intento punitivo che non convince del tutto gli esperti. Secondo l’avvocato Lucio Giacomardo, docente in una delle prime cattedre di diritto sportivo, istituita all’Università di Napoli, “il processo sportivo dovrebbe essere simile a quello disciplinare e non a quello penale, altrimenti si rischierebbe di dover introdurre anche qui garanzie processuali, come la verifica delle dichiarazioni dei pentiti, a svantaggio della celerità e della sanzione sportiva”.

La bilancia della giustizia dello sport pende ora verso il potere degli inquirenti. E delle nuove norme è soddisfatto il procuratore federale Stefano Palazzi, che le definisce “un’arma in più contro eventuali accordi trasversali per pilotare partite e risultati”.

In questa direzione vanno le altre novità del codice. Anzitutto sanzioni per “tre o più soggetti che si associano per commettere illeciti”, un reato identico all’associazione a delinquere del Codice penale. Inoltre il divieto per società, dirigenti e tesserati di avere “rapporti abituali” con esponenti della giustizia sportiva e dell’associazione arbitri. Infine, l’ufficio indagini assorbito dalla procura federale. Da questo momento chi conduce le inchieste potrà sostenere anche l’accusa in giudizio: una condizione indispensabile per far funzionare gli accordi con i collaboratori di giustizia.

Ciliegina sulla torta, la creazione di una sorta di Csm dello sport, una commissione di garanzia di cui fa parte anche l’ex procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli, che dovrà giudicare sulle irregolarità commesse dagli stessi giudici sportivi. Per la serie: chi è senza peccato…

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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