Leggi tutte le notizie su:


partito-del-Sud

Il Cavaliere, il Governatore e la disputa delle Due Sicilie (una targata Pd)

Il premier Silvio Berlusconi e il governatore Raffaele Lombardo | (Ansa)

Il premier Silvio Berlusconi e il governatore Raffaele Lombardo | (Ansa)

Che fatica, le regioni! Titanica e trasverale. L’opposizione (Pd, Idv e Udc) è alle prese con tanti nodi (Puglia, Calabria, Umbria) da sciogliere in gran fretta, visto che a marzo 2010 si vota. Per il Cavaliere le spine sono (quasi) tutte siciliane. Il governatore Raffaele Lombardo, eletto con l’appoggio dell’Udc e del Pdl, a fine dicembre ha fatto, per la terza volta, tabula rasa della sua Giunta dando vita a un nuovo governo con l’appoggio esterno del Pd e spaccando di fatto in due il Pdl: da una parte i seguaci del sottosegratario alla presidenza del Consiglio, Gianfranco Miccichè, rimasti fedeli al governatore; dall’altra i lealisti a Roma, sempre più ostili al leader del Movimento per l’autonomia. Continua

Quei vessilli delle regioni che piacciono al Carroccio e al partito del Sud

I municipi dovrebbero esporre accanto al tricolore e alla bandiera della Ue, anche quella della regione. I siciliani oltre l’inno di Mameli, dovrebbero conoscere Madreterra, l’inno ufficiale della Sicilia voluto dall’ex governatore Cuffaro, mentre i marchigiani quello commissionato ad Allevi ed eseguito a Loreto. Non è fantasia, ma l’ultima proposta della Lega Nord: cambiare l’articolo 12 della Costituzione, quello che riconosce il simbolo della Repubblica nel tricolore, ed estenderlo anche alle bandiere regionali, che già esistono.Un’idea che piace anche a Raffaele Lombardo, leader del Mpa e attuale governatore della Sicilia. La provocazione del Carroccio arriva prima della pausa di Ferragosto, dopo le polemiche, a destra e a sinistra, sul partito del Sud e sulle gabbie salariali, in un’Italia già spaccata a livello economico e sociale (secondo i dati della Cgia di Mestre, i salari al Nord sono più ricchi del 30%). E in mezzo alle molte spinte centrifughe, tra cui le voglie di annessione all’Austria in Alto Adige, la Lega introduce una nuova campagna per il federalismo.

La proposta della Lega
A lanciare il sasso, con una proposta di legge Costituzionale di modifica all’articolo 12 della Costituzione, è stato il capogruppo al Senato della Lega, Federico Bricolo. “L’articolo 12, comma 1 della Costituzione riconosce quale simbolo della Repubblica italiana il tricolore. Nei principi fondamentali della Costituzione non è, viceversa, incluso alcun riconoscimento ufficiale dei simboli identitari che contraddistinguono le Regioni. Tale lacuna si rende, ad oggi, inammissibile, alla luce della sostanziale valorizzazione del ruolo politico ed istituzionale delle Regioni realizzata dalle più recenti riforme costituzionali”. Per queste ragioni le camice verdi spiegano che ”in tale fase storica di ripensamento dell’assetto territoriale dello Stato in ambito interno ed a livello sovranazionale, è più che mai necessario recuperare i simboli identitari che contraddistinguono ciascuna realtà regionale”.

In questa prospettiva di intervento, la proposta di legge costituzionale in esame “intende inserire un secondo comma all’art. 12 della Costituzione, finalizzato a riconoscere il rilievo costituzionale dei simboli identitari di ciascuna Regione, individuati nella bandiera e nell’inno”.

Ma i vessilli padani sono diversi…
Basta fare un controllo sul sito istituzionale della Lega Nord. Tra i simboli, compaiono le bandiere delle nazioni che formano la Padania, ossia tutte quelle delle regioni del Nord, comprese le tre centrali Toscana, Umbria e Marche. Ebbene, se confrontiamo le bandiere della Lega con quelle attualmente in uso dalle regioni si salvano solo il Piemonte e il Veneto.

Sì, perché per esempio la Lombardia, regione natia del Senatùr, per la Lega è rappresentata da una croce rossa su sfondo bianco, mentre la bandiera regionale è verde con un quadrifoglio bianco al centro. La Toscana, per esempio, ha scelto come bandiera regionale il cavallo alato del Comitato toscano di liberazione nazionale, mentre i leghisti la bandiera del Granduca. E ancora. L’Emilia per la Lega ha una sua bandiera, la Romagna un’altra. Come il Trentino e il Sud Tirolo, due “popoli” e due bandiere.

I nostalgici del tricolore.
“Un pesce d’aprile fuori stagione”, lo ha definito Daniele Capezzone, portavoce nazionale del Pdl. Eppure c’è chi ha preso la proposta della Lega sul serio. E la pioggia di critiche arriva da destra e sinistra. ”Il Tricolore costituisce un intangibile valore dell’unità del Paese, sulla proposta della Lega deciderà il Parlamento”, afferma il presidente del Senato, Renato Schifani (Pdl). “Nessun attacco alla Costituzione da parte della Lega, semplicemente una proposta agostana a cui si può rispondere con ‘viva il Tricolore’”, aggiunge il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi (Dcpa).

“Ieri si sono inventati le gabbie salariali, oggi le hanno smentite. Adesso, tanto per perdere tempo, i senatori della Lega hanno tirato fuori le bandiere regionali da affiancare al tricolore. Io mi chiedo se hanno tempo da perdere” critica da sinistra Dario Franceschini (Pd). “Finché si parlava di federalismo, cioè della capacità di gestire le proprie risorse, abbiamo accettato la sfida, ma ora la Lega sta proprio esagerando”, rincalza il presidente dei senatori dell’Italia dei valori, Felice Belisario.

Sdrammatizza, infine, il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Immagino già il clamore che i fessi della sinistra staranno mettendo in piedi, ma inviterei tutti a usare il buon senso e a sdrammatizzare. Io in questo momento mi trovo in Sicilia e da anni, nella spiaggia che frequento, sventola la bandiera della Trinacria. E’ forse un problema? Per me no. Non mi turba affatto e non credo che leda la dignità del Tricolore”.

Fronde e rivolte meridionaliste: i governatori sudisti vanno al Fondo

I tre governatori del Sud

di Stefano Brusadelli

Quattro governatori in difficoltà, e con le elezioni alle viste.
Una montagna di soldi (per dare l’idea, l’equivalente di tutto il pil annuale della Bulgaria) che dovrebbero arrivare.
E un ministro che ha disperato bisogno di denari e non si fa intenerire dalle ragioni (anche legittime) del meridionalismo. Su questo plot si gira “il partito del Sud”, il tormentone politico dell’estate 2009. Una classica trama di potere, di voti e, appunto, di soldi.
L’arcigno ministro è il responsabile dell’Economia, Giulio Tremonti. Il tesoro è quello del Fas, una montagna d’oro che valeva in origine 63 miliardi di euro e che tra il 2007 e il 2013 avrebbe dovuto beneficiare per l’85 per cento (53 miliardi) le quattro regioni italiane con il reddito più basso, ossia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.
Ma che ora, abbondantemente utilizzato per varie esigenze del bilancio statale, si è ridotto alla metà, rimasta fra l’altro congelata a Roma. I governatori che sono scesi sul piede di guerra evocando (in verità senza troppa convinzione) lo spauracchio di una Lega in salsa meridionale sono, appunto, i quattro moschettieri del Sud. Che al momento hanno le piume alquanto ammaccate e di spendere quei soldi hanno gran bisogno. Sia per provare a fronteggiare un Pdl in forte avanzata sia (soprattutto) per evitare di essere rottamati dai loro stessi compagni di schieramento.
In Calabria l’ex margheritino Agazio Loiero, con un consiglio abbondantemente lambito dalle inchieste giudiziarie, guarda alle regionali del 2010 come a un incubo. Se al congresso del Pd vincerà Dario Franceschini, a fargli le scarpe come candidato del centrosinistra sarà Marco Minniti, che ha puntato le sue carte sul segretario in carica. Se invece ce la farà Pier Luigi Bersani, il pericolo non sarà da meno: in un eventuale accordo nazionale con l’Udc, che i dalemian-bersaniani perseguono con determinazione, al partito di Pier Ferdinando Casini andrà quasi certamente la Calabria, dove si scalda il deputato Roberto Occhiuto. E in ogni caso sulla regione incombe la candidatura del dipietrista Luigi De Magistris, votatissimo alle europee. Loiero, che finora di infrastrutture ne ha inaugurate poche, ha almeno bisogno di far vedere che fa sul serio con il raddoppio e la messa in sicurezza della statale 106 ionica tra Taranto e Reggio Calabria, 490 km tra i più pericolosi d’Italia.
Il voto del 2010 è un incubo anche per il governatore pugliese Nichi Vendola. E non solo perché da quelle parti alle amministrative di giugno il Pdl ha sfondato quasi ovunque. Il leader di Sinistra e libertà è entrato in rotta di collisione con Massimo D’Alema per questioni di potere locale e in caso di vittoria di Bersani al congresso corre il rischio di essere giubilato per fare posto a Francesco Boccia, giovane tecnocrate legato a Enrico Letta che fu già suo avversario alle primarie pugliesi del 2005.
I soldi del Fas a Vendola servono anzitutto per le bonifiche ambientali di Taranto, Brindisi e Manfredonia, per la messa in sicurezza di 990 scuole e per la metropolitana di Bari, dove amministra l’ultimo vero alleato che gli è rimasto, il sindaco Michele Emiliano.
Caso diverso, ma non troppo, nella Campania dell’inossidabile Antonio Bassolino. Il governatore ha deciso di tentare il grande ritorno al comune, dove fu già sindaco tra il ‘93 e il 2000. A parte che i ritorni (vedi Francesco Rutelli a Roma) possono riservare brutte sorprese, e che anche in quella regione il centrodestra è in crescita (a giugno si è votato per le province di Napoli, Avellino e Salerno e il Pdl ha fatto l’en plein), nel Pd monta la fronda verso un personaggio che non ha certo legato il suo nome a una stagione felice per la Campania.
Bassolino si prepara ad abbattere in autunno la giunta di Rosa Russo Iervolino, pure lei del Pd, per far coincidere la fine del suo mandato in regione con le elezioni comunali, altrimenti fissate nel 2011; ma sulla sua strada si è messo un gruppo di giovani del Pd (Enzo Amendola, Stefano Graziano, Tonino Cuomo, Guglielmo Vaccaro) decisi a contrapporgli l’europarlamentare Andrea Cozzolino. Inutile dire che anche le chance bassoliniane dipendono dalla disponibilità dei miliardi del Fas, che secondo il piano già presentato al Cipe dovrebbero servire a completare l’autostrada Salerno- Reggio Calabria, la metropolitana di Napoli e l’asse viario tra Lioni e Grottaminarda, nell’Avellinese.
Resta la Sicilia, cioè la regione dove tutto lo sconquasso è nato (e proprio oggi il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, ha dato via libera allo sblocco di 4miliardi e 313 milioni di euro del Fas, destinati alla Sicilia - il 43% sarà dedicato ai progetti per infrastrutture con il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, che ha precisato che il trasferimento delle risorse avverrà con l’avanzamento dei lavori - disinnescando di fatto la protesta del frondista Lombardo).
Anche qui c’è una trama squisitamente politica. Nato nell’orbita del Pdl, il governatore Raffaele Lombardo si è progressivamente affrancato dal centrodestra, soprattutto quando ha deciso di mettere mano ai delicati equilibri della sanità regionale.
Oggi la sua situazione è assai incerta: oltre che l’Udc dell’ex governatore Totò Cuffaro, si trova contro quasi tutto il Pdl tranne Gianfranco Miccichè e Stefania Prestigiacomo, che però difficilmente sarebbero disposti a rompere con il Cavaliere (E infatti dopo lo sblocco dei fondi da parte del Cipe, per Miccichè “quello approvato oggi dal Cipe è il Par della pace”. E il partito del sud, tutto appianato nel centrodestra? “Il partito del sud era uno strumento per raggiungere un obiettivo. Se l’obiettivo si raggiunge, con Tremonti non ci sono problemi”).
Se la guerriglia dovesse continuare (”Il partito del Sud rimane una spada di Damocle. Visti i risultati che abbiamo ottenuto, prima o poi lo faremo“, ha detto il leader autonomista), Lombardo non esclude un autoaffondamento della sua giunta per andare al voto anticipato nel 2010. Magari anche contro il Pdl, e facendo l’occhiolino al Pd di Sergio D’Antoni:
Gli uomini del governatore siciliano dicono ancora più apertamente ciò che si mormora anche a Bari, Reggio e Napoli, e cioè che il taglio dei fondi Fas nasca anche dalla volontà del governo di togliere ossigeno ad amministrazioni regionali di centrosinistra o, nel caso siciliano, non ortodosse. E anche qui la lista della spesa è lunga: il porto di Augusta, gli interporti di Termini Imerese e di Catania Bicocca, il completamento dell’anello autostradale e il rinnovo della rete ferroviaria.
All’insegna del Sud tradito, è partito il cannoneggiamento verso la capitale. “Da una parte” dice Loiero a Panorama “il governo parla di federalismo, dall’altra procede a un accentramento di risorse. Mi sembra una strana politica”.
“Il Sud” tuona il senatore Giovanni Pistorio, punta di lancia a Roma del Mpa di Lombardo, “ha diritto ai suoi investimenti strategici. E poi basta con i luoghi comuni: non c’è una sola zona del Sud dove il livello di spesa pubblica sia più alto che nel Nord”.
Gli fa eco Gianfranco Viesti, assessore pugliese al Mezzogiorno: “Qui gli investimenti sono inferiori a una qualunque regione a statuto ordinario del Nord”. “Ormai” protesta l’assessore al Bilancio della Campania Mariano D’Antonio “l’agenda del governo la fa la Lega”.
Tutti argomenti che però dalle parti di Tremonti lasciano il tempo che trovano. Perché se al Sud si sospetta una stretta con timing politico, lì sono convinti che i soldi del Fas sarebbero stati spesi, più che in opere strategiche, per annaffiare cooperative, lavoratori socialmente utili o, addirittura, per pagare stipendi. Dopo l’intervento diretto di Silvio Berlusconi, i cordoni della borsa si riapriranno un poco; ma non certo come si spera al Sud. Anche perché la minaccia di un partito del Sud agitato da leader così eterogenei tra loro non la prende sul serio nessuno.

(hanno collaborato Antonio Calitri e Carlo Porcaro)

Silvio tra tre fuochi: pretese sudiste, provocazioni leghiste e un’opposizione ko

Silvio Berlusconi

L’ “aria fritta” (citiamo Silvio Berlusconi) sulla richiesta di ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan avanzata tre giorni fa da Umberto Bossi ha appena dissolto i suoi effluvi. Ed ecco una nuova iniziativa del Carroccio: imporre agli insegnanti una prova di “cultura locale”, con il fine di poter meglio illustrare le tradizioni del territorio in cui il professore intende insegnare. Ci ha pensato Roberto Cota, presidente dei deputati della Lega, a chiarire che “la prova di dialetto” è una banalizzazione dei giornali. La proposta è quella di “fare dei test preselettivi per consentire l’accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test, che dovranno riguardare uno spettro culturale ampio sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici”.
E infatti non è il caso di archiviare come puramente folkloristica un’istanza che in fondo ha le proprie motivazioni nella cultura leghista delle origini, quella delle “piccole patrie”. Ma, nel merito della faccenda, non va neppure presa molto sul serio: tra discutere accanitamente di come celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia e tornare ai dialetti c’è qualcosa che non torna.
Al tempo stesso si rimuove “il partito del Sud”, altro tormentone ricorrente della politica italiana. Una sirena alla quale non sono neppure indifferenti, quando è il caso, la sinistra e il Pd. Così come del resto il Pd è interessato a intermittenza anche al “partito del Nord”.
Insomma, ce n’è per tutti, e non solo per Berlusconi. Ma non c’è dubbio che le spine sono soprattutto sue, e non basterà parlare di “aria fritta” per liquidarle.

I motivi sono almeno tre, e tutti seri.
1) A più breve scadenza c’è la situazione economica che troveremo in autunno. Se la tanto sospirata ripresa comincerà ad arrivare, i contrasti si sopiranno in qualche modo. Se i tempi continueranno ad essere duri, si tratterà di dividere una torta sempre più piccola, e tra appetiti sempre più grandi. Una torta, per giunta, affidata a Giulio Tremonti, proprio per questo soprannominato “mani di forbice”.
Tremonti ovviamente fa il possibile. Così come non appare affatto campato in aria il “modo innovativo” annunciato da Berlusconi per distribuire le risorse al Sud: niente più finanziamenti a pioggia per colmare i buchi di gestioni allegre, ma solo fondi finalizzati a singole infrastrutture. Il problema è: chi gestisce questi fondi? Chi vigila che essi vengano correttamente utilizzati? Il governo centrale? La solita cabina di regia con qualche posto in prima fila per ministri e sottosegretari siciliani o pugliesi?
Dunque i “sudisti” non depongono affatto le armi e attendono. E così la Lega.

2) A più lunga scadenza c’è la questione delle elezioni regionali del 2010. Bossi ha già chiesto la presidenza di almeno due delle tre grandi regioni del Nord: Lombardia, Veneto e Piemonte. Molto probabilmente si accontenterà di una candidatura blindata. Ed ancora più probabilmente, visto che il Piemonte è in bilico tra destra e sinistra, e Berlusconi ha appena designato Roberto Formigoni “presidente a vita della Lombardia”, la scelta cadrà sul Veneto. Ipotesi per nulla indolore.
La manovre sono già iniziate, il governatore Giancarlo Galan, del Pdl, minaccia di denunciare Tremonti per avere inserito il Veneto tra le regioni con i conti della Sanità non in regola. Maurizio Sacconi, ministro del Welfare ed anche lui, esponente Pdl, dà ragione a Galan. Superfluo dire che Tremonti viene sempre più percepito da molti esponenti del Popolo della Libertà come una quinta colonna di Bossi.
La questione è complessa. Anche perché ci sono in ballo due poltrone di sindaco: quello di Venezia, dove il Pd Massimo Cacciari scade nel 2010 e dove vorrebbe candidarsi il ministro antifannulloni Renato Brunetta (che proprio nei giorni scorsi ha tuonato contro “Venezia mercificata e svenduta”), e quello di Milano, dove Letizia Moratti è in scadenza nel 2011. Si profilano tortuosi negoziati, scambi e rimpasti.

3) Ma c’è anche un terzo motivo di questi malesseri nel centrodestra. Con l’opposizione di fatto ko, con un Pd intento ormai a leccarsi le ferite e a lacerarsi nella campagna congressuale, la maggioranza alla fine l’opposizione se la crea al proprio interno. È una costante della politica, che la sinistra ha sperimentato amaramente dopo la vittoria del 1996-2001 quando, con Berlusconi in piena traversata del deserto, Prodi & C. dettero vita a ben quattro governi in cinque anni.

Siamo, come si vede, alle più classiche manovre di palazzo. Stando ai sondaggi, un “partito del Sud” interessa grosso modo al 15 per cento degli italiani. Probabilmente l’insegnamento del dialetto nelle scuole non ottiene un gradimento più alto. Mentre il ritiro dall’Afghanistan, in Italia come all’estero, è assai popolare. Ma non è la popolarità che cercano nordisti e sudisti; bensì, in qualche modo, mettere sotto scacco Berlusconi. Vedremo se il premier dalle sette vite troverà anche questa volta la via d’uscita.

Partito del Sud. I fondi, le cariche e i dubbi della Rete: la solita corsa alle poltrone?

Silvio Berlusconi e Raffaele Lombardo

Il dubbio deve essere venuto a molti, e non solo a quelli della Lega Nord: ma questo fantomatico partito del Sud che i “meridionalisti” della maggioranza (Mpa ed esponenti del Pdl) vorrebbero creare (anche a scapito di provocare fibrillazioni nel centrodestra), non sarà mica il solito ricatto di quelli della casta timorosi di perdere i privilegi posseduti?

A metter la cosa in chiaro dal punto di vista politico è stato, oggi, anche il viceministro delle infrastrutture Roberto Castelli, che proprio del Consiglio Federale del Carroccio fa parte: “Se significa una Lega del Sud che vuole più autonomia e federalismo e non più sprechi ben venga, ma se deve nascere il Partito del Sud per l’antico meridionalismo piagnone allora non ci siamo proprio”. Ma sono giorni che il pensiero serpeggia fra i politici della maggioranza. E anche in Rete, da tempo, l’elettorato ha i suoi dubbi sull’iniziativa di Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa.

Problemi reali, soluzioni irreali?

Quali carenze, e di quale peso, gravino sul meridione è argomento noto, dibattuto e da tutti accettato anche sul Web: mancanza di servizi al cittadino, scarsa qualità di quelli esistenti, clientelismo spiccato, criminalità organizzata troppo radicata nel tessuto sociale.
A esser meno chiare sono le possibili soluzioni da adottare per colmare un divario, con il  Nord, che sembra destinato a crescere, così si lamentano i “frondisti” della maggioranza, anche a causa della marcata attenzione del Governo nei confronti del settentrione (su spinta della Lega).
Un partito del Sud potrebbe aiutare, riequilibrando la spinta localistica del partito di Bossi? O c’è il rischio di un movimento interessato solo ad aumentare i fondi destinati al Mezzogiorno. Dando nuova linfa alla cattiva gestione economica e politica che ha vessato negli anni molte delle Regioni meridionali?

Roberto Penna, di Conservatori liberali, lo spiega chiaramente: “Un’opera di contenimento della Lega potrebbe essere salutare, a patto però che Lombardo, Miccichè ed altri che eventualmente si aggiungeranno, non si facciano promotori di un Sud vittimista che chiede assistenza statale senza spiegarne bene le ragioni, magari nella peggiore tradizione democristiana e attraverso l’abbraccio con amministratori falliti e bolliti come Bassolino”.

Gli scopi di Micciché

Dal canto suo, in effetti, Gianfranco Micciché sembrerebbe confermare proprio la tesi economico-centrica. Sul suo blog personale Micciché se la prende infatti con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo decreto anticrisi all’interno del quale non è presente “neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato quel poco che c’era sul Ponte”.
E un’altra conferma viene anche dalla risposta del movimento meridionale alla contromossa del premier Silvio Berlusconi, che stufo di leggere consigli, avvertimenti e ultimatum, conferma un “piano Marshall” per il rilancio del Mezzogiorno: sblocco del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) riservate al Mezzogiorno e lavoro di concerto con i ministri delle Infrastrutture, dello Sviluppo, dell’Economia, dell’Ambiente e delle Regioni.

Promessa subito riportata dal già citato sito di Micciché, oltre che ben accolta dal Movimento per le autonomie di Lombardo, soddisfatto dalla scesa in campo di Berlusconi: “Che il presidente del Consiglio dica ‘ci penso io al Sud’ mi sembra una cosa molto buona”, dice il governatore siciliano. “E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”. “Noi rivendichiamo senza tema di smentita” aggiunge il numero uno del Movimento per le autonomie “di avere avviato un dibattito che campeggia su tutti i giornali e che adesso finalmente sta entrando nelle teste delle persone, soprattutto degli stessi meridionali che ci credono poco perchè sono disillusi. L’importante adesso è andare avanti con quanti ci credono ma non in maniera strumentale, perchè la politica è venire incontro alle esigenze reali delle persone”.
In ogni caso l’Mpa non abbassa la guardia e non intende sminuire il problema: “Le popolazioni del sud sono stanche”, commenta Arturo Iannaccone, parlamentare Mpa, “c’è un clima sociale ormai prossimo a fenomeni di ribellione e dobbiamo intervenire soprattutto per dare una nuova speranza ai giovani meridionali”. Secondo Iannaccone, “la diffusa avversione al progetto del Partito del Sud che emerge in queste ore, dimostra che si tratta di un’iniziativa politica che fa paura proprio perché scaturisce da un sentimento diffuso tra le popolazioni meridionali. Di questo ne dovrebbero tener conto esponenti politici che, in quanto espressione di un potere oligarchico, hanno una scarsa conoscenza del territorio”.

La questione però è tutt’altro che chiusa, quindi, e la creazione di un partito del Sud resta così sul tavolo dell’attualità politica.

Le opinioni della Rete

La mela non cade lontana dall’albero

“In effetti è da qualche giorno che leggo di partito del Sud con annessa foto di Miccichè, mentre so che anche Lombardo in Sicilia preme verso la costutizione di questo nuovo soggetto politico, ma cui prodest? [...] Se penso ai politici che abbiamo al Sud, prenderei a testate il muro: [...] da noi si mette in politica chi è un fallito della vita e cerca di fare soldi facili, di destra o di sinistra che sia.”

Riflessi di tana » Ma a cosa serve un “partito del Sud”?

Lotta fratricida?

“Si avanza ora su più fronti, coadiuvato dagli scontenti Micciché, Poli Bortone e chi altri. Un pericolo concreto per il PDL che potrebbe provocare un’emorragia di voti proprio nelle regioni in cui è sempre stato forte ed esporlo a ricatti vessatori. Insomma, siamo alle solite: il meridione contro il settentrione, piaga mai sanata di quest’Italia fratturata, nella cultura, nelle forme economiche, nelle usanze politiche.”

Il neoaristocratico » Lombardo vs. Lombardi

Sindrome di Stoccolma

“Nel frattempo, assistiamo con crescente inquietudine alla deriva del Mezzogiorno, che dovrebbe essere “salvato” da quegli stessi notabili-termiti che da lustri lo stanno spingendo verso l’inferno. “

Phastidio » Disfacimento federale

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
    • Viaggio nell'antico Egitto
    • Applicazioni Mondadori
    • Immobiliare.it
      Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

      Provincia
      Tipologia
    • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!