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Alle origini dell’impero dei Tulliani


Gianfranco Fini, 58 anni, con la compagna Elisabetta Tulliani, 38 anni. Dietro di loro, a sinistra, Giancarlo Tulliani, 33 anni

Gianfranco Fini, 58 anni, con la compagna Elisabetta Tulliani, 38 anni. Dietro di loro, a sinistra, Giancarlo Tulliani, 33 anni

Qualcuno li ha già soprannominati i Tullianos, per la compattezza del clan familiare ma anche per le pubblicizzate amicizie italoamericane, in particolare quella con Frank Stella, potente fondatore della Niaf, la fondazione dei nostri connazionali in Usa.

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Elisabetta, un tesoro di donna


Elisabetta Tulliani, 38 anni, con Gianfranco Fini, 58

Elisabetta Tulliani, 38 anni, con Gianfranco Fini, 58

di Emanuela Fiorentino

“Se la contessa fosse ancora viva, correrebbe subito dal notaio a cambiare il testamento, glielo dico io”. Roberto Buonasorte, finiano di ferro fino a pochi giorni fa e neo-eletto consigliere regionale della Destra nel Lazio, è arrabbiato con l’ex leader di An, ma anche un po’ con se stesso. “L’ho seguito per 30 anni, sono stato l’unico consigliere missino di Monterotondo, organizzai io l’incontro tra Gianfranco e Anna Maria Colleoni. Eravamo in quattro, quel giorno, lei gli manifestò l’intenzione di lasciare tutti i suoi beni ad An e Fini le disse, me lo ricordo come se fosse adesso: contessa, lei camperà fino a cent’anni!”. Era il giugno del 1991, nel 1999 la nobildonna morì, due anni dopo avere messo nero su bianco le sue ultime volontà: donare beni mobili e immobili a Fini e al suo partito “come contributo per la buona battaglia”.

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Saga Agnelli: “Caro Lapo, quanta tristezza…”

Margherita Agnelli de Pahlen e Lapo Elkann | (Pigi Cipelli | Massimo Sestini/Grazia Neri)

Margherita Agnelli de Pahlen e Lapo Elkann | (Pigi Cipelli | Massimo Sestini/Grazia Neri)

“Non la vedo e non la sento mai. La mia fortuna nella vita è di aver sempre cercato di costruire Lapo, chiedendo consigli alle persone che rispettavo e stimavo. Purtroppo lei non fa parte del gruppo…”. “Nella mia vita non c’è spazio per lei…“. Era andato giù pesante Lapo Elkann nei confronti della madre, Margherita Agnelli de Pahlen, sul Corriere della sera e poi su Vanity Fair. Ma questo è noto: se non storia, è certamente cronaca. Continua

Berlusconi all’attacco: “Sono quello che ha fatto di più contro la mafia”. Ecco le prove

Il premier Silvio Berlusconi | (Marco Merlini/LaPresse)

Il premier Silvio Berlusconi | (Marco Merlini/LaPresse)

“Se c’è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo“. Silvio Berlusconi passa al contrattacco. È così, dopo aver trascorso un giornata di riposo a villa la Certosa, alla vigilia della sua visita ufficiale in Bielorussia, il presidente del Consiglio sferra un nuovo affondo contro il tam-tam dei giornali su un suo presunto coinvolgimento nelle indagini di mafia sugli avvenimenti del 1992-93. Continua

Manovre contro Berlusconi: il Cavaliere alla resa dei conti

Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

Il presidente del Consiglio, Sivio Berlsuconi | AP Photo/Gregorio Borgia

Povero Silvio? Stavolta non è il tormentone di Antonio Cornacchione, ma un’ipotesi, almeno secondo alcuni, neppure troppo remota. E non ci si riferisce (solo) al continuo logoramento a cui il premier si sente sottoposto: i quotidiani distinguo di Gianfranco Fini o gli attacchi di alcuni pm (a entrambe, il premier, durante l’ufficio di presidenza del Pdl di giovedì 26 ha risposto con fermezza: “Sul processo breve si ava avanti” e “Il partito decide su tutto a maggioranza, chi non si adegua è fuori“). Continua

Piscedda, confessi: è il re degli evasori

Controlli della Guardia di finanza sui registri di un’azienda

Controlli della Guardia di finanza sui registri di un’azienda

Signor Sergio Piscedda, la Guardia di finanza l’accusa di avere evaso 400 milioni di euro. Dove li aveva nascosti?
Ma lasci perdere… Sa della crisi che c’è in Sardegna? Lo capisce, no? Lei dove abita, mi scusi? Leggi l’intervista

Lo stato delle finanze d’Oltretevere. In Vaticano bilanci rosso shocking

vaticano

Profondo rosso in Vaticano, ma stavolta non è la porpora dei cardinali bensì il deficit dello stato più piccolo del mondo, vittima anch’esso della crisi economica: 15 milioni 313 mila euro il disavanzo della Città del Vaticano, 911 mila euro quello della Santa sede.
Per correre ai ripari il consiglio dei cardinali ha definito alcune linee di azione che Panorama è in grado di anticipare: valorizzazione del patrimonio immobiliare, revisione degli asset finanziari, blocco del turnover del personale, risparmi nei mass media.
In realtà il disavanzo sarebbe molto superiore, se nel consuntivo 2008 fossero state conteggiate le perdite relative ai corsi azionari e obbligazionari, investimenti in valuta e in oro che costituiscono circa un terzo del patrimonio della Sede apostolica (stimato in circa 1,4 miliardi di euro). Le perdite del 2008 si sommano al passivo dell’anno precedente, pari a oltre 9 milioni di euro.
Ma se la Provvidenza sembra avere abbandonato i sacri palazzi, ci pensano i cardinali a correre ai ripari. Con l’aiuto di consulenti internazionali, il consiglio dei 15 cardinali incaricati dei problemi organizzativi ed economici della Santa sede, presieduto da Tarcisio Bertone, ha disegnato le nuove strategie di azione.
Al primo posto c’è la rivalutazione del patrimonio immobiliare distribuito in Italia, Francia, Svizzera e Regno Unito. Il valore, sottostimato, del portafoglio immobiliare che fa capo all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica) si aggira intorno ai 430 milioni di euro. Nel 2006 ha prodotto oltre 36 milioni di euro di ricavi a fronte di 18 milioni di euro di spese. Vanno poi aggiunti gli immobili della Congregazione “de Propaganda fide”, anch’essi molto sottostimati, pari a circa 53 milioni di euro (incluso il Palazzo di Valentino in piazza Mignanelli) e quelli dello Ior (l’Istituto per le opere di religione, la banca vaticana).
Sul fronte degli investimenti immobiliari si affaccia ora il Fondo pensioni per i dipendenti vaticani che costituisce ormai la terza realtà finanziaria della Santa sede, dopo l’Apsa e lo Ior. Il fondo acquisterà 12 filiali dell’Unicredit a Roma, per un valore di 60 milioni di euro, che verranno cedute in locazione allo stesso gruppo bancario. L’investimento ha ricevuto il plauso degli esperti, a differenza di un’altra operazione immobiliare, gestita dallo Ior, che ha sollevato forti dubbi. La banca vaticana ha venduto infatti due stabili alle spalle del lussuoso quartiere Coppedè a Roma, per un totale di 80 appartamenti, più negozi, box e seminterrati. Ciascun edificio è stato venduto a corpo per un ricavo totale di circa 50 milioni di euro incassati dallo Ior. La società che ha comprato gli edifici, però, ha messo in vendita i singoli appartamenti, con diritto di prelazione per gli inquilini. La cifra richiesta oscilla tra gli 1,2 e gli 1,5 milioni di euro ad appartamento, per un ricavo complessivo di oltre 100 milioni di euro, cioè più del doppio di quanto è stato pagato per l’acquisto.
Gli esperti si chiedono perché lo Ior non abbia trattato direttamente la vendita degli immobili e perché si sia accontentato di una cifra pari a metà del valore di mercato.
Sotto la lente del consiglio dei cardinali sono finiti anche gli investimenti in Francia. Tramite la società immobiliare Sopridex, il Vaticano avrebbe affittato a prezzi di favore appartamenti di pregio nel cuore di Parigi a politici come il ministro degli Esteri, Bernard Kouchner, e l’ex ministro della Cultura, Christine Albanel. Mentre a Roma, a seguito dell’aumento degli affitti, 200 inquilini del Vaticano sono stati sfrattati.
Il risanamento del bilancio passa anche per la revisione degli asset finanziari pari a circa 340 milioni di euro in contanti, 520 milioni di euro in titoli e azioni e 19 milioni di euro in oro. Le turbolenze dei mercati hanno penalizzato anche la Santa sede che paga inoltre la debolezza del dollaro Usa.
Per monitorare e gestire il portafoglio finanziario l’Apsa ha fatto una scelta nel segno della continuità e della professionalità, ma destinata a far discutere: ha chiamato Paolo Mennini, figlio di Luigi Mennini, già direttore dello Ior e coinvolto nel crac del Banco ambrosiano.
Pure il governatorato rivedrà il settore finanza: fino a oggi il portafoglio titoli era affidato a tre gestori esterni (Goldman Sachs, BlackRock e Ubs). D’ora in poi la gestione tornerà in seno al Vaticano, con l’aiuto di quattro consulenti: Ettore Gotti Tedeschi, Massimo Ponzellini, Pellegrino Capaldo e Carlo Fratta Pasini.
Come ogni altra multinazionale alle prese con la crisi, anche oltretevere ci si prepara a ridurre il personale. Negli ultimi due anni i dipendenti del governatorato sono cresciuti di 200 unità, fino a un totale di 1.894 lavoratori, quasi tutti laici. Decisamente troppi per il consiglio dei cardinali che ha chiesto di bloccare il turnover e ottimizzare le risorse.
Tagli in vista anche nei mass media, in particolare alla Radio Vaticana. L’emittente costa circa 20 milioni l’anno. Il direttore generale, padre Federico Lombardi, e quello amministrativo, Alberto Gasbarri, hanno presentato al consiglio dei cardinali il piano di contenimento dei costi dell’emittente, che entro il 2013 ridurrà il personale di 60 unità (grazie al blocco del turnover e all’uso del digitale) scendendo da 390 a 330 dipendenti. Mentre l’introduzione della pubblicità porterà alcune centinaia di migliaia di euro di ricavi. Nuovi investimenti sono invece previsti a partire dal 2009 per potenziare i servizi internet e intranet.
Preoccupa i cardinali il calo nella raccolta dell’Obolo di San Pietro (scesa da 101 milioni di dollari nel 2006 a 75 milioni nel 2008) e l’altrettanto consistente diminuzione del contributo delle diocesi alla Santa sede, passato da 24 a 20 milioni negli ultimi due anni. Insomma, si registra una drastica diminuzione delle offerte e dei contributi inviati alla Sede apostolica, legata forse anche all’uscita di scena del cardinale americano Edmund Casimir Szoka, che aveva solidi contatti con i donatori statunitensi.
Nulla di nuovo, almeno per il momento, ai vertici dello Ior: il presidente Angelo Caloia resta confermato fino al 2011.

I CONTI D’OLTRETEVERE
Le cifre che è hanno imposto nuove linee d’azione
15,3milioni di euro il disavanzo della Città del Vaticano.
911 mila euro quello della Santa sede.
1,4miliardi di euro patrimonio: complessivo della Sede apostolica.
430milioni di euro: portafoglio immobiliare che fa capo all’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica).

Matrimonio senza patrimonio: se la fusione dei partiti non è in comunione di beni

fassino e rutelli

Che fine ha fatto il patrimonio dei partiti della seconda repubblica? Sezioni, cimeli storici, opere, palazzi e persino giornali. In tempi di crisi, insomma, anche la politica mette al sicuro i gioielli di famiglia. I primi a farlo sono stati i Ds. Ora ci sta pensando An. Il Pd e il Pdl hanno unito e semplificato, a sinistra e a destra, la politica italiana, ma con la separazione dei beni.
Fioccano, difatti, le fondazioni, a volte think thank, come “Fare Futuro” di Gianfranco Fini e “Italianieuropei” di Massimo D’Alema, ma spesso vere e proprie casseforti per custodire i beni di due partiti che hanno attraversato il ‘900, come Ds e An. La spiegazione? La dà Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, intervistato due anni fa all’ultima Festa dell’Unità di Reggio Emilia, mentre stava progettando la messa in sicurezza (come disse anche a Panorama) del patrimonio diessino nel futuro Pd. “Chi ha avuto la ventura di celebrare matrimoni civili sa che quando si presentano davanti al sindaco un uomo e una donna che non hanno nulla, e il sindaco gli dice: ‘Fate la comunione dei beni o la separazione dei beni?’, non sanno nemmeno cosa significhi quella domanda. Ma se quei due, quell’uomo e quella donna che si presentano, hanno qualche cosa, sicuramente fanno la separazione dei beni. È così, il 90% è così”. “Questo perché non ci si fida?”, chiedeva l’intervistatore malizioso. “Sono matrimoni d’amore, però con separazione dei beni”, rispose Sposetti. “Non ci si fida l’uno dell’altro…”, continuò il cronsita. “Nooo… è una cosa che… Meglio fare così. Meglio stare all’erta”. I partiti della seconda repubblica, infatti, non si sono fidati.
Sposetti, il cognome un programma, ex sindaco di Bassano in Teverina (Viterbo) per due mandati consecutivi, di matrimoni ne ha celebrati parecchi e quando è stato nominato tesoriere dei Ds ha traghettato l’ingente patrimonio della storia del Pci – Pds -Ds in 50 fondazioni create ad hoc. Un vero e proprio tesoretto da custodire, formato da 2399 immobili per un valore stimato in almeno mezzo miliardo di euro. Senza contare un cospicuo numero di cimeli e donazioni, con oltre quattrocento opere d’ arte, a cominciare dal celebre quadro di Renato Guttuso “I funerali di Togliatti”.
Ma c’è pure chi, dall’unione, ci ha guadagnato. Come la Margherita, che in eredità aveva ben poco: l’unico bene da tutelare era il giornale di partito, Europa, perché tutti gli immobili erano stati presi in locazione, compresa la sede di via San Andrea delle Fratte, diventata poi quartier generale dei Democrats che vantano tre fondazioni di peso, come Fondazione White di Pierluigi Castagnetti, Astrid di Franco Bassanini ed Enrico Letta, e Fondazione Centro per un futuro sostenibile di Francesco Rutelli.
Nell’emiciclo opposto lo scenario non muta. Anche nel Pdl sposarsi è bene, ma separare il patrimonio è meglio. Il coniuge ricco, un po’ a sorpresa in questo caso, è Alleanza Nazionale che, con i suoi 63 anni di storia, è stata la prima a muoversi in anticipo. Chiuso il bilancio 2008 in attivo, ora sta facendo un censimento di tutte le proprietà per circa 300 - 400 milioni di euro: 100 appartamenti, sedi delle federazioni di An. Tra questi, i locali che ospitano la sede del partito e il quotidiano ‘Il Secolo d’Italia’, ora organo vicino al Pdl, in via della Scrofa. Una fondazione, dal nome Fondazione Alleanza Nazionale, gestirà l’intero patrimonio, il simbolo della fiamma tricolore e l’archivio storico nazionale della destra. “La sua sede sarà quella storica di via della Scrofa, al numero civico 39″, spiega Donato La Morte, memoria storica di An e parlamentare di lungo corso. Nessun problema, invece, per Forza Italia, l’altro coniuge del Popolo della libertà, che non ha blindato il patrimonio in fondazioni, perché non ha mai avuto immobili di proprietà. Tutto è sempre stato preso in affitto. A cominciare dalla sede storica di via dell’Umiltà, a Roma, vicino alla Fontana di Trevi. Stesso discorso per palazzo Grazioli, che il Cavaliere ha eletto a residenza -ufficio nella capitale. Per il resto, nel centro destra la maggior parte delle fondazioni sono think thank, come Magna Carta presieduta da Gaetano Quagliariello; Medidea, promossa dall’ex ministro dell’Interno e attuale presidente della Commissione Antimafia, Beppe Pisanu; Nuova Italia, che è presieduta dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno; Res Publica, che ha nel comitato Giulio Tremonti, e la Fondazione Craxi, diretta della figlia Stefania.

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