Una delle difficoltà maggiori è quella di identificare gli stranieri che commettono reati in Italia. Siano clandestini oppure provenienti da Paesi dell’Unione Europea, come la Romania, nel caso in cui abbiano dei precedenti penali diventano dei fantasmi. Non hanno documenti, usano decine di alias, si spostano di continuo. Vengono espulsi e rientrano in Italia più volte e rintracciarli per le forze dell’ordine diventa quasi impossibile.
Per questo il ministero dell’Interno ha cominciato la collaborazione con la polizia di alcuni Stati esteri. Il risultato sono squadre di investigatori miste, che riescono a collegare le persone fermate o i sospettati ai loro precedenti in patria e alle organizzazioni criminali.
Una soluzione non nuova. Ma che in queste ore, in cui le ripetute violenze sessuali (dal parco della Caffarella di Roma, a Bologna, a Milano) portano la firma di immigrati clandestini o di cittadini romeni, rappresenta la risposta istituzionale alla proposta delle ronde di residenti. Prima di tutto la Romania.
Da un paio di anni il Viminale ha promosso il progetto Itaro (Italia Romania, appunto), che prevede l’affiancamento di agenti romeni agli italiani. Il lavoro congiunto ha già dato buoni risultati, ad esempio, a Milano nel contrasto allo sfruttamento dei minori e ai reati informatici.
Nelle ricerche dei responsabili dello stupro al parco della Caffarella la collaborazione è stata intensificata. Due giorni fa a Roma sono arrivati i primi 15 ufficiali della polizia romena che affiancheranno la polizia italiana in questa e nelle altre indagini delle questure maggiormente coinvolte nel contrasto alla criminalità organizzata proveniente dalla Romania. Presto la task force, istituita in base ad accordi tra il capo della polizia Antonio Manganelli e il suo omologo romeno nel corso di numerosi incontri sia in Romania sia al Viminale, sarà rafforzata da altri 10 ufficiali romeni.
Dieci dei quindici agenti arrivati dalla Romania, spiega un comunicato della polizia di Bucarest, provengono dall’ispettorato generale e, fino al 15 aprile, lavoreranno insieme ai colleghi italiani in una nuova missione di collaborazione nell’ambito del progetto Itaro. Il progetto in passato è stato attuato anche nelle indagini sull’omicidio Reggiani (avvenuto a Tor di Quinto nell’ottobre 2007), quando arrivarono in Italia circa 35 poliziotti. Rimasero fino ad aprile 2008, quando furono sostituiti da altri 16 colleghi. Itaro ha consentito alle forze dell’ordine di arrestare in poco più di un anno alcune centinaia di cittadini romeni autori di reati in Italia.
“La sollecitazione è avvenuta a seguito del contributo decisivo dei poliziotti romeni nella soluzione di altri simili casi avvenuti in Italia, che hanno visto coinvolti dei cittadini romeni” negli ultimi anni, si legge ancora nel comunicato della polizia romena. I dieci agenti che provengono dall’ispettorato generale parlano molto bene l’italiano e parteciperanno a pattugliamenti misti per sostenere le autorità italiane nelle inchieste che vedono coinvolti dei romeni, facilitando così lo scambio di informazioni per la prevenzione e il contrasto della delinquenza. Gli altri cinque sono poliziotti di confine e, per un mese, aiuteranno i colleghi italiani a controllare i documenti di viaggio negli aeroporti e verificheranno se i romeni hanno le carte in regola in base alla legislazione italiana ed europea.
Il caso della polizia romena non è isolato. Pattuglie miste composte da poliziotti italiani e nigeriani lavoreranno presto nelle città . Lo scopo è di combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione clandestina. L’accordo di cooperazione tra Italia e Nigeria è stato sottoscritto ad Abuja dal capo della polizia Manganelli e dai vertici della polizia nigeriana. L’accordo, simile a quello già siglato con la Tunisia, punta a intensificare la lotta ai reati legati all’immigrazione illegale e spesso gestiti dalle organizzazioni criminali.
Il progetto pilota, coordinato dall’Interpol cui spetta proprio il compito di individuare eventuali legami tra le persone fermate e la criminalità organizzata nazionale ed internazionale, durerà due anni e vedrà lavorare insieme le forze di polizia dei due paesi. Verranno create squadre di polizia miste che opereranno in Italia per un anno: non solo alle frontiere, nei porti e negli aeroporti, ma anche nella città dove la presenza nigeriana è più radicata. Infine, l’accordo prevede dei corsi per i poliziotti nigeriani, che saranno organizzati dalla Direzione centrale per l’immigrazione e le frontiere della polizia italiana.
- Mercoledì 18 Febbraio 2009
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