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Pechino-2008

La Granbassi ha scelto: lascio l’Arma per Annozero

Margherita Granbassi è il nuovo volto femminile di AnnoZero

Lei dice di averlo fatto: “Per togliere l’Arma dall’imbarazzo”. Ma ha ottenuto, Margherita Granbassi di aumentare il clamore attorno alla sua decisione. E comunque: lascia i Carabinieri per continuare la sua partecipare ad Annozero, al fianco di Michele Santoro.
Ci ha riflettuto a lungo, la fiorettista (doppia medaglia di bronzo a Pechino), e poi ha preso una decisione particolarmente sofferta e tormentata, congedarsi dall’Arma che tanto le ha dato nella sua carriera di atleta.
La Granbassi convoca i giornalisti per rendere nota la scelta ma, tiene a chiarire, non c’è nessuna battaglia, non c’è nessuna acrimonia, non c’è alcun astio. “La verità” esordisce la campionessa, mettendosi subito in posizione di difesa “è che si è creata una situazione particolarmente imbarazzate. E per questo ho presentato stamane la mia domanda di congedo prima che fossero loro a congedarmi. Ho pensato di essere io a sollevare l’Arma da tale decisione che comunque sarebbe arrivata nel giro di pochi giorni e soprattutto da questo imbarazzo profondo. Non è stata una scelta facile ma la ritengo la più opportuna perché questa vicenda è durata anche troppo”.

Naturalmente le posizioni rimangono quelle di partenza: Margherita Granbassi, insieme al suo avvocato Roberto Ziliani, ritengono ancora oggi che non ci sia alcuna incompatibilità, né alcun impedimento alla partecipazione della fiorettista alla trasmissione di Santoro: “Ho rispettato” sottolinea la campionessa “tutti i punti del regolamento dell’Arma. Non c’è stata alcuna violazione”. Granbassi fa riferimento al tipo di accordo con la Rai, che prevedeva la sua partecipazione a titolo gratuito. Un tipo di accordo che almeno nell’immediato continuerà nella stessa modalità. L’Arma chiedeva poi di privilegiare la sua carriera di atleta e di avere in ogni circostanza una posizione superpartes. Condizioni che, secondo la campionessa, il suo avvocato e l’intero staff, sono state rispettate pienamente.Per quanto riguarda il suo ingresso in un club, la Granbassi ricorda di essere già nel club di allenamento Scherma Terni, mentre per il tesseramento era nei Carabinieri. “Prima di tutto” ribadisce “sono un’atleta. Ma devo pormi anche il problema di garantirmi un futuro. La mia passione è il giornalismo e voglio andare avanti su questa strada. Già prima che Santoro mi desse questa opportunità, avevo ricevuto una offerta da Sky Sport“. C’è stato un accanimento nei suoi confronti? “Non credo” risponde “forse la decisione di prendere parte ad Annozero ha colto tutti impreparati e nessuno si aspettava tanto clamore.
Quello che mi sta a cuore oggi è di evitare di dare l’idea di una battaglia in corso. Ai Carabinieri devo tantissimo, con la divisa ho vinto tanto ed anche io credo di aver dato molto a loro”.

E sul suo ruolo ad Annozero, osserva: “è tutto da sperimentare passo dopo passo. Sono una persona discreta, mi piace fare le cose piano piano. Per ora sono contentissima del mio spazio”. Insomma, Margherita andrà avanti sul doppio binario sport-tv pensando all’appuntamento di Londra tra quattro anni e a puntellare la sua carriera televisiva.
Un sassolino dalla scarpa però se lo leva, l’azzurra. Quando incrocia il suo fioretto contro il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga: “Le sue parole mi hanno colpito particolarmente e credo siano state importanti anche alla luce di quello che è accaduto. Forse, se avesse scelto il silenzio non saremmo ora qui a parlare. Devo anche dire che Cossiga è tornato sui suoi passi ed è stato il primo a sostenere la mia richiesta (poi rigettata dall’Arma, ndr) di aspettativa”.
Tra Cossiga e la Granbassi non c’è stato alcun contatto diretto: “Eppure non riesco proprio a capire i suoi rilievi. Intanto il punto riguardante il mio compenso si è rivelato inesistente perchè dalla Rai non ho preso una lira. In secondo luogo il mio abbigliamento è sempre stato consono e sobrio come il mio stile. Mi ha accusato anche di essermi comportata come una velina. Anche questo è falso, non ho né ballato né fatto stacchetti o cose di questo genere”.
Siamo quindi alla fine di questa piccola telenovela? Pare di sì: ulteriori colpi di scena dovrebbero essere esclusi, visto che dai segnali che arrivano dall’Arma sembra non esserci la possibilità che sia respinta la richiesta di congedo di Margherita. Titoli di coda e sigla, dunque. Ma con ultima dichiarazione di Cossiga: “Le dimissioni dall’Arma dei Carabinieri rassegnate da Margherita Granbassi, dopo un susseguirsi da parte del Comando Generale di ’sì’, ’sì, ma poi vedremo’, ’sì, andante leggero, con brio’, ‘no, a mo’ di marcia marziale, tipo Preussen Gloria’, costituiscono da parte della schermitrice un atto di chiarezza e di responsabilità di cui penso l’Arma le debba essere grata”.

Pechino 2008: da Idem a Howe, i fratelli stranieri d’Italia

I fratelli stranieri d'Italia

Cubani, bulgari, cinesi: nati lontano, ma azzurri per necessità o più spesso per amore. È diventata una squadra nella squadra quella dei fratelli d’Italia, atleti folgorati sulla via del Bel paese e rimasti a sfilare e gareggiare sotto il tricolore.

Fino a qualche anno fa il gruppo si contava sulle dita di una mano: e quando si parlava di stranieri trapiantati in Italia il nome era uno solo, quello di Fiona May, britannica di origini giamaicane, “fiorentina” dopo le nozze con il suo allenatore Gianni Iapichino e ora star delle fiction della Rai.
Il numero degli oriundi da allora è cresciuto: ed è merito della globalizzazione se nella squadra italiana che tra quattro giorni comincerà l’avventura olimpica di Pechino gli “stranieri” sono addirittura venticinque. Alcuni sono diventati italiani grazie ai genitori, come la pongista Nikoleta Stefanova, bulgara di nascita, ma trapiantata in Italia dall’età di tre anni per seguire papà Stefan, campione, non a caso, del tennistavolo, chiamato a insegnare l’arte del ping pong a Ragusa. La passione ha contagiato soprattutto la figlia: campionessa italiana dal 2001 al 2006.
E ora la squadra per Pechino è “straniera” al 100 per cento: a fare compagnia alla Stefanova Tan Wenling Monfardini, sposata con un bolognese e madre di una bimba, e
Mihai Bobocica
, nato in Romania. Qualcuno invece “italiano” lo è diventato grazie a una deroga: Hristo Zlatanov (figlio Figlio di Dimitar Zlatanov, fuoriclasse della pallavolo bulgara negli anni ’70-’80), pallavolista della nazionale di Andrea Anastasi, dopo anni di serie A è riuscito ad avere l’ok dal presidente della federazione internazionale, Ruben Acosta, ed esordire in azzurro nel 1997. E subito dopo ottiene la cittadinanza.
Tra le donne il cambio di passaporto è quasi sempre dettato da questioni di cuore: Taismary Aguero, schiacciatrice 31enne, ha lasciato Cuba nel 2000 per sposare Alessio Botteghi: lei che con la maglia delle caraibiche ha vinto il titolo olimpico, punta a rivivere la stessa emozione con la nazionale di Massimo Barbolini.
Nella rosa ci sono anche Natalia Valeeva, campionessa dell’arco, che a 38 anni si cimenta nella sua quinta Olimpiade, con tre maglie diverse: prima quella della comunità degli stati indipendenti, poi la Moldova fino a quella azzurra.
Nell’atletica il numero degli “stranieri” è in costante crescita dopo la May: dalla Costa d’Avorio arriva Audrey Alloh, da Cuba Libania Grenot, che ha ottenuto il via libera dalla Iaaf proprio a ridosso dei Giochi (anche lei è sposata con un romano), e ancora la cubana Magdeline Martinez, naturalizzata dopo le nozze.
Il più titolato è Andrew Howe, nato a Los Angeles, ma reatino d’adozione dopo le seconde nozze della mamma Renee Felton con Ugo Besozzi: il campione europeo del lungo, con il mito di Carl Lewis, reduce da un infortunio a un mese dai Giochi cerca la consacrazione olimpica.
Tra i neo arrivati nella squadra di atletica anche il nigeriano che parla romano Jean Jacques Nkouloukidi: il 26enne che si allena ad Ostia si cimenta nella marcia. Due gli adottati nel canottaggio: il “portoghese” Bruno Mascarenhas e il ceco Jiri Vleck. Il Setterosa vanta l’ungherese Erzsebet Valkai, così come la squadra di ritmica, candidata al podio olimpico, annovera l’ucraina Angelica Savrajuk.
Dal variopinto gruppone non possono essere esclusi quelli nati in Paesi lontani, ma italiani a tutti gli effetti, come rivelano gli stessi cognomi. Si chiamano infatti Giuseppe Rossi, talentino dell’Olimpica di Casiraghi, nato a Clifton, negli Stati Uniti, o Zahra Bani, giavellottista di Mogadiscio ma solo di passaggio. E sempre nell’atletica c’è Jacques Riparelli (Camerun); due le azzurre nate in Sudafrica, Romina Armellini, nuotatatrice che ha sconfitto il cancro e ha ritrovato la vita nel paese dei suoi genitori, e Gabriella Bascelli (canottaggio).
Il Venezuela è il paese di nascita dell’altra nuotatrice Renata Spagnolo (nata a Caracas), mentre la collega dei tuffi, Noemi Batki è nata in Ungheria. “Argentino” il triatleta Daniel Fontana come il collega della vela Diego Romero (nato a Cordoba). La più conosciuta di tutti resta però Josefa Idem: 44 anni e due bambini, la campionessa della canoa nata a Goch, con la Germania ha disputato due Olimpiadi. La settima, e quinta in azzurro, sta per cominciare: Iosefa è ormai sinomimo di canoa azzurra, del resto è la più grande delle sorelle d’Italia.

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