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L’agenda delle Grandi Opere: “Ponte sullo Stretto al via entro il 2009″

Il ponte sullo Stretto di Messina

Grandi opere pubbliche per uscire dalla crisi: investimenti necessari, secondo il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli che oggi, parlando a Radio anch’io, ha tracciato un primo calendario delle più importanti operazioni in programma. Fra queste, il ponte sullo Stretto di Messina, che potrà partire entro il 2009.
Accelera, quindi, il governo sulle strategie per fare ripartire il Paese, come promesso in campagna elettorale: dopo l’accordo con la Francia sul nuceleare di nuova generazione, ecco un altro tassello. Da sempre caro al premier e al centrodestra: il Ponte che unisca la Sicilia all’Italia, la cui priorità era stata ribadita lo scorso maggio.
Ma ora si è alla stretta finale, anche perché il ministro ha avvertito che “se partiamo con 16,6 miliardi di opere ci saranno 140mila posti in più, sennò 65mila posti saranno a rischio”. “Per uscire dalla crisi” afferma Matteoli “bisogna realizzare infrastrutture. Noi ne abbiamo bisogno. Dal secondo posto in Europa per la realizzazione di infrastrutture che avevamo a inizio anni ‘70 oggi siamo al diciannovesimo posto sui 27 paesi dell’Unione europea”.
Il ministro ha anche commentato le tesi dell’ingeniere Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle costruzioni dell’Università “La Sapienza” di Roma (autore del libro: La ricerca non ha fine. Il ponte sullo Stretto di Messina), secondo il quale l’attuale progetto del ponte è inadeguato perché troppo costoso e soggetto alla forza del vento: “Mutuo” ha detto Matteoli, che ha ricordato di essere un politico, e non un tecnico “ciò che i tecnici mi hanno detto. La tesi dell’ingegnere è molto isolata. Il progetto è questo e andiamo avanti con questo. È vero, costa 6 miliardi, ma su questo progetto non torniamo indietro”.
Il ministro, rispondendo agli ascoltatori, ha poi riconosciuto che “se ci limitassimo al Ponte senza infrastrutturazione in Calabruia e Sicilia non servirebbe a nulla”. Quindi il Ponte “ci obbliga a migliorare le infrastrutture ferroviarie, autostradali e anche i porti. È un opera gigantesca” ha concluso “che porterà anche turismo”
L’annuncio di Matteoli arriva poche ore dopo le parole del governatore della Calabria, Agazio Loiero, convinto che la costruzione del Ponte “non sia una priorità”. Parlando a margine di un incontro sui temi dell’ambiente relativi alla Calabria, Loiero ha affermato: “Stanti le condizioni in cui versa la Calabria, con l’autostrada e la ferrovia che non funzionano, il Ponte sullo Stretto non puo’ essere una priorita”‘. Per Loiero, prima bisogna intervenire sull’autostrada e sul trasporto ferroviario, e poi si può pensare alla costruzione del ponte.
E appunto per quel che riguarda l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, il suo ammodernamento sarà completato “entro la fine del 2011, inizio del 2012″ e una volta terminata si pagherà il pedaggio, ha assicurato il ministro Matteoli. Che ha anche voluto sottolineare come l’opera sia “tutta finanziata” e che ci sono stati “problemi che hanno fatto ritardare i lavori e che hanno costretto il ministro Maroni ad andare in Calabria a portare uomini e mezzi”, perché “le imprese se ne volevano andare, ma le abbiamo convinte a restare”. Alla domanda se, quando l’opera sarà finita si pagherà il pedaggio, il ministro ha risposto: “I presidenti delle regioni sono d’accordo: si deve pagare, come avviene in tutte le parti d’Italia”.

Sardegna: via alle boe. Ecosostenibili, intelligenti e di lusso

MarPark è innanzitutto un sistema per la protezione dell'Ambiente e la fruizione turistica sostenibile, un sistema telematico di ormeggio eco-compatibile per imbarcazioni da diporto.
E poi si dice che chi può, non fa nulla per l’ambiente. Pensate invece a che cosa sta per succedere in Sardegna: le boe intelligenti faranno ben presto la loro comparsa nelle acque al largo della Costa Smeralda.

Permetteranno di collegarsi a internet, di prenotare un taxi nautico ma anche un catering a bordo, oltre che lezioni di diving e visite guidate. Servizi quasi lussuosi che asseconderanno i capricci di chi ormeggerà davanti alle spiagge che tutto il mondo ci invidia, ma che al tempo stesso sembra che saranno un’arma contro il degrado ambientale.

Fra i promotori di questa iniziativa c’è il proprietario di quelle coste, il magnate americano Tom Barrack: per attuare il progetto, infatti, è stata costituita la società SafeBay, joint-venture fra Smeralda Holding, di proprietà del fondo di investimenti Colony Capital di Tom Barrack, e Italgest Mare del Gruppo Italgest, guidato da Paride De Masi.
Non di solo lusso si tratta, però, perché l’idea è nata per contrastare l’ancoraggio selvaggio in rada, che danneggia i fondali marini. E per questo ha la benedizione di Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici, e di Legambiente.
A fare da test saranno le acque di un’area non protetta, tra Cala di Volpe e Porto Cervo, dove saranno piazzate 50 boe telematiche che consentiranno controllato delle imbarcazioni da diporto. Il sistema utilizzato sarà MarPark, brevettato a livello internazionale da Italgest Mare e realizzato in collaborazione con Siemens.

In Sardegna la rivolta inizia dal lusso

La Costa Smeralda
La gabella sul lusso imposta dal governatore della Sardegna su imbarcazioni, aerei privati e seconde case dei non residenti, è scaduta il 20 giugno ma, secondo il ministero dell’Economia e delle Finanze, è incostituzionale.
La notizia, resa pubblica con un documento il 13 giugno scorso in risposta a un’interrogazione di quattro parlamentari della Cdl, ha immediatamente ridato fiato al popolo della “no Soru tax”, esasperato dall’imposta regionale.
Imposta che, al momento, se pure non sembra aver provocato flessioni sul turismo, secondo le voci che filtrano da vari comuni e da alcune associazioni di consumatori, sta comunque inducendo molti proprietari di seconde case non residenti (almeno 300 mila) a un’autentica rivolta fiscale. Che nella regione informatizzata proprio da Renato Soru, fondatore di Tiscali, rimbalza i malumori popolari via web (e fax) con un unico imperativo: non pagare.
A dimostrarlo ci sono le mille telefonate quotidiane che, da qualche settimana, arrivano all’associazione di tutela dei consumatori Voglio Vivere di Genova. Con Lazio, Lombardia, Liguria e Piemonte in testa. “Il malcontento è enorme” assicura la presidente Anna Massone che ha presentato ricorso all’Ue contro la manovra Soru e, nell’attesa che Bruxelles si pronunci, invita tutti “a non pagare e ad aderire all’istanza collettiva preparata dagli avvocati dell’associazione”. Non solo. Massone, di origini sarde, sta per avviare una campagna di boicottaggio contro il balzello suggerendo ai turisti di disertare bar, ristoranti e, soprattutto, negozi dell’isola: “Non comprate nulla, nemmeno la carta igienica!” esorta. Fra i tanti, risponde via mail C.O., dirigente milanese con casa in Gallura: “Mi porto tutto, acqua minerale compresa”.
Centinaia di telefonate sommergono anche il Comitato regionale dell’Unione consumatori a Cagliariuncsardegna at tiscali.it) che si appresta a sua volta a impugnare davanti alla Commissione Ue una norma che, secondo il presidente Romano Satolli, “viola palesemente i principi di non discriminazione dei cittadini”.
Che la tassa sia illegittima lo pensano anche molti sindaci della Gallura che hanno alzato le barricate, anche legali. Da Franco Cuccureddu, primo cittadino di Castelsardo e presidente della Rete dei porti (”Non daremo un euro alla Regione”) a Gianni Giovannelli, neo-eletto a Olbia con il 70 per cento delle preferenze (”Appoggio il ricorso del mio predecessore”).
Ma Soru non demorde, anzi. È notizia dell’ultima ora che, per chi non ha pagato, è prevista una maggiorazione dal 100 al 200 per cento “a titolo di interesse”. Intanto il mercato immobiliare registra i primi contraccolpi: aumento degli affitti del 15-20 per cento e battuta d’arresto per le vendite.

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