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pedofilia

Il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone
“Deluso e tradito”. Così ha dichiarato di sentirsi Peter Adriaenssens nell’annunciare, in risposta alla perquisizione all’arcivescovado di Mechelen, lo scioglimento della commissione da lui presieduta e che dal 2000, come organo indipendente, si occupava di gestire le denunce di presunte vittime di preti pedofili nella Chiesa belga. “Siamo serviti da esca” ha denunciato Adriaenssens.
Agendo come hanno fatto, è il ragionamento del presidente, le autorità giudiziarie hanno dimostrato di non avere avuto fiducia nella sua commissione supponendo che, invece di servire alla verità, i suoi membri avrebbero fatto di tutto per nasconderla. Continua

Piange il Papa timido ma non si sente solo. I cinque anni di pontificato hanno trasformato a poco a poco Joseph Ratzinger: timido e distante nelle prime apparizioni pubbliche da pontefice nel 2005, commosso fino alle lacrime nei giorni scorsi a Malta quando ha incontrato le vittime dei preti pedofili. Un pianto che vale più di tanti discorsi e che restituisce carisma a un Papa duramente colpito dalle accuse rivolte a lui, a suo fratello ai suoi collaboratori più stretti. Continua

(ANSA/OSSERVATORE ROMANO)
(ANSA) - Sono cominciati questa mattina, a porte chiuse, i colloqui tra Benedetto XVI e i vescovi della Conferenza episcopale irlandese, voluti dallo stesso Papa dopo lo scandalo degli abusi su minori commessi lungo 30 anni nel Paese, ad opera di uomini di chiesa. Continua

Un fotogramma di La mala educación di P.Almodovar
Negli Stati Uniti le vittime dei preti pedofili hanno messo la Chiesa in ginocchio. In Italia, invece, i fedeli scendono in piazza per difendere coloro che sono stati bollati dalla giustizia come orchi. È successo a Firenze con Roberto Berti, condannato dalla Congregazione per la dottrina della fede per molestie sessuali. Continua
- Tags: abusi, Chiesa, concubinato, Joseph-Ratzinger, omosessualità, Papa, pedofilia, preti, Vaticano, vescovi, vocazioni
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Irlanda: 30 mila casi di abusi sessuali e pedofilia denunciati a carico di 800 tra sacerdoti, religiosi e suore.
Stati Uniti: 4.392 sacerdoti denunciati per molestie su minorenni.
Brasile: 1.700 preti accusati di violenze, orge e uso di droga a danno di bambini piccoli. Italia: 17 condanne e 22 incriminazioni per abusi su minorenni a carico di sacerdoti e religiosi. E ancora Australia, Gran Bretagna, Francia, Croazia, Polonia, Austria… Si allunga la lista degli scandali.
Nei giorni scorsi, al termine di un’ispezione del Vaticano (in gergo visita apostolica), è stato rimosso l’abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Ufficialmente la motivazione è “abusi liturgici”, ma si parla di rapporti omosessuali all’interno del monastero.
Un’altra ispezione è partita a carico della congregazione dei Legionari di Cristo, che contano 800 sacerdoti e 2.500 seminaristi in 30 paesi. Il fondatore padre Marcial Maciel Degollado, deceduto un anno fa, è accusato non solo di avere compiuto abusi sessuali sui seminaristi ma di avere avuto anche un’amante e una figlia.
Casi di oncubinato, omosessualità, malversazioni economiche
E ancora: decine di casi di concubinato nel clero della diocesi di Linz in Austria. Accuse di omosessualità per sacerdoti anche all’interno delle Mura vaticane, e di malversazioni economiche e finanziarie. E ancora: abbandoni e suicidi, come quello di monsignor Silvano Caccia, per dieci anni responsabile dell’ufficio famiglia della curia di Milano, che nel marzo scorso si è tolto la vita dopo essere stato rimosso dall’incarico.
È proprio Benedetto XVI a lanciare l’allarme e a indire un anno speciale dedicato ai sacerdoti, che si concluderà il 19 giugno 2010 in piazza San Pietro con un grande incontro dei preti di tutto il mondo. Quella del Papa suona insomma come una chiamata alle armi per fare fronte sia agli scandali sia alla drammatica diminuzione delle vocazioni al sacerdozio, soprattutto in Europa (meno 6,8 per cento) e in America del Nord, solo in parte compensata dalla crescita in Africa e in Asia. In totale i sacerdoti nel mondo oggi sono 408 mila (dei quali circa 272.500 diocesani e 135.500 religiosi), ma almeno 700 di essi ogni anno abbandonano ufficialmente l’abito talare e forse altrettanti lasciano di fatto il ministero senza neppure comunicarlo al vescovo.
Il sociologo Luca Diotallevi è reciso: nel 2023 in Italia i sacerdoti diocesani potrebbero essere un quarto meno di oggi (da 33 mila a 24 mila) mentre i sacerdoti stranieri nel Paese raddoppieranno (dal 5 al 10 per cento del totale). “È sbagliato tuttavia ridurre il problema del clero a un problema di quantità. Al contrario è anzitutto una questione di qualità dei sacerdoti: come vengono selezionati, quali sono le loro motivazioni, chi li accompagna nel loro percorso” avverte Diotallevi.
Massimo Camisasca, fondatore della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo, è ancora più severo nella diagnosi: “Molti preti non pregano più, in molti seminari la formazione è frammentaria e superficiale, ci sono carrierismo, sottomissione alle logiche del mondo, difficoltà di aprirsi alla collaborazione con i laici. Questo ha svuotato la vita di molti preti e ha smesso di renderli testimoni credibili. Da qui occorre partire per ridare slancio all’esperienza sacerdotale. Mancano inoltre, almeno per ora, nella Chiesa luoghi in cui rileggere assieme le difficoltà che vive la formazione e la vita sacerdotale” osserva Camisasca.
Clero con logiche da casta
Invece di mettersi in discussione il clero ha reagito con la logica della casta: “Si è arroccato in difesa dei propri privilegi e delle proprie sicurezze” sintetizza Diotallevi.
Per il Papa è il momento di ricordare chi sono gli eredi degli apostoli. Ha varato nuove norme, semplificate, che faciliteranno la riduzione allo stato laicale per i sacerdoti che si macchiano di una “condotta di vita irregolare e scandalosa” e ne ha affidato l’applicazione alla Congregazione per il clero. Presto sarà poi pubblicato un “Direttorio per i confessori e direttori spirituali” insieme con una raccolta di testi di Joseph Ratzinger sulla missione del prete oggi.
Per realizzare questo programma Benedetto XVI si è circondato di una squadra composta da uomini di fiducia: i segretari delle congregazioni per il clero e per l’educazione cattolica, Mauro Piacenza e Jean-Louis Brugués, il prefetto del clero, cardinale Claudio Hummes, il vicario per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. Ma secondo il vaticanista Marco Politi (autore del recente saggio La Chiesa del no, Mondadori) tutto questo non basterà per fare fronte alla crisi: “Non c’è stata, fino a questo momento, una strategia complessiva per affrontare il problema del clero”.
Celibato dei preti, sacerdozio e omosessualità, valorizzazione del ruolo dei laici e delle donne: questi sono i temi che la Chiesa, secondo Politi, è chiamata oggi a mettere sul tavolo. Un coraggio che, fino a questo momento, sembra essere mancato.

“Pedofilo” o “provocato”? Sulla vicenda di Alessio Saro, arrestato lo scorso 22 maggio con l’accusa di pedofilia per aver fatto (consapevolmente) sesso con una tredicenne conosciuta su Facebook, il popolo di Internet si spacca.
Sullo stesso social network sono infatti numerosi i gruppi nati sia a favore che contro l’attore, più noto col nome del suo alter ego comico Billy Ballo (qui un suo VIDEO preso da YouTube. Affrontando anche il dibattito su una questione scomoda: e se i limiti d’età proposti dalla legge fossero sbagliati?
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Gli accusatori
“Non sai trovartene una delle tua età? Non puoi arrivare a quelle della tue età e vai con le bimbe… perché queste crollano come oche… gli uomini così fanno schifo… ma le donne sono proprio fesse!”
Billy Ballo, Ci Hai DELUSO!
Perchè non lo doveva fare. Aspettiamolo fuori dal carcere e facciamogli vedere come DEVONO essere trattati i pedofili come lui. A MORTE!!!”
NO A BILLY BALLO
“Una vergogna… dovrebbe essere compito degli adulti indirizzare chi non è ancora maturo verso ciò che è giusto, non approfittarsene. Specie se è una di 13 anni, vergine, che un giorno si renderà conto di quanto è stata stupida a buttarsi via con un pedofilo.”
Vergognati Billy Ballo!
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I difensori
“Diciamo no all’età del consenso! Aboliamo l’articolo 609 Quater del Codice Penale, o almeno modifichiamolo e rendiamolo più adeguato! [...] Il sesso conseziente va sempre bene, lo Stato non deve assolutamente intervenire di fronte ad una scelta condivisa di due persone dove non c’è stata né violenza né abuso!”
No all’età minima per i rapporti sessuali (età del consenso)!
“Io sono il primo a dire che quanto fatto da Alessio Saro è ILLEGALE, e pertanto va condannato e punito a norma di legge. Ma non intendo giustificare il linciaggio mediatico e la condanna MORALE che già pare essere largamente in atto. Non c’è stata violenza fisica o psicologica, non c’è stato plagio, non c’è stata manipolazione o adescamento.
Lei ha contattato Lui.”
Alessio Saro - Billy Ballo - Gruppo Anti-Linciaggio Mediatico
“Oggettivamente, come si puo stabilire che in condizioni fisiche permissive, e in presenza di volontà, non si puo avere un rapporto sessuale? [...] Regolamentare la maturità in funzione all’età è una cosa sensa senso.”
ALESSIO SARO alias BILLY BALLO LIBERO SUBITO!!!
“Mamme, io a 13 anni uscivo di casa solo per andare a scuola, e nel tempo libero suonavo…ora nel mio paese vedo 13enni in macchina con 30enni cocainomani, e nessuno dice niente. Il problema va estirpato alla radice, ci vuole più educazione.”
Alessio Saro libero!! In galera le madri della z***e!!!
Ha conquistato la fiducia di un bambino di otto anni (che oggi ne ha dieci) senza padre, ha cominciato a molestarlo e a minacciarlo, fino agli abusi più pesanti. Non solo: ha convinto la sua vittima, completamente plagiata, a infliggere le violenze subite a un altro bambino di appena cinque anni. Il pedofilo è stato arrestato ieri dagli agenti della Squadra mobile di Milano dopo le delicate indagini durate sette mesi e compiute dalla sezione che si occupa dei reati sui minori, guidata da Alessandra Simone. E’ un 42enne ecuadoriano residente a Rosate, in provincia di Milano, Shiki Tankamash, è regolare e incensurato e lavora come operaio in un’azienda di Assago, alle porte della città.
Gli abusi sono cominciati alla fine del 2007 e sono andati avanti fino all’estate del 2008. Marco (il nome è di fantasia) e il suo aguzzino si sono conosciuti in una comunità per ragazzi socialmente disagiati gestita da religiosi nel Pavese. “Marco non è un ragazzo problematico, ma passava le sue giornate nella comunità, un po’ come fosse un oratorio”, spiega il dirigente della Mobile, Francesco Messina. Senza il padre, ci andava quando la madre, ex tossicodipendente, era al lavoro. Tankamash si occupava dell’orto della comunità e col tempo aveva conquistato la fiducia del bambino e della donna.
L’uomo ha cominciato a portarlo con sé prima in luoghi appartati poi a casa propria e dopo le prime molestie e i palpeggiamenti sono arrivate le violenze, insieme alle minacce di botte e di fare male alla madre se il bambino avesse parlato. Tankamash ha anche spinto Marco a fare le stesse cose che stava subendo a un suo amichetto di cinque anni. È stato quest’ultimo a raccontare tutto alla madre, che ne ha parlato con la mamma di Marco. A questo punto il bambino ha cominciato ad ammettere di aver subito violenze e quando il sacerdote che gestisce la comunità l’ha saputo, è scattata la denuncia alla procura di Milano.
Le indagini della Mobile sono partite dall’audizione protetta dei due bimbi, i cui racconti, molto lucidi, hanno trovato riscontri e sono stati giudicati fondati. Mentre quelli del 42enne erano incongruenti e poco credibili. Anche il fratello di Tankamash ha confermato che aveva sempre mostrato tendenze pedofile e che lui non si era mai fidato a lasciarlo solo con il proprio figlio. Ieri è arrivato l’arresto, in fabbrica. “Marco ha mostrato di aver preso coscienza di quello che è successo e di avere forti sensi di colpa verso il suo piccolo amico”, conclude Messina. “Per questo sono fiducioso che, con un aiuto adeguato, possa recuperare una condizione psicologica stabile”.

di Paola Ciccioli
“Non sono andato subito all’attacco del bambino. Ho costruito il rapporto di fiducia giorno per giorno. Il piccolo ha preso confidenza e dopo un po’ ha cominciato ad abbracciarmi. Così, quando ho abusato di lui, poteva sembrargli una cosa normale”. Un pedofilo descrive la subdola ragnatela psicologica nella quale ha intrappolato un bambino di 9 anni. Un caso drammatico, quanto emblematico, che può servire come chiave di lettura dei fatti di cronaca che si sono succeduti nelle ultime settimane.
L’uomo, che non ha ancora 40 anni, prima di finire in carcere per violenza sessuale aveva commesso quelli che in passato venivano definiti “atti di libidine” nei confronti di una minorenne che aveva seguito per la strada. Mesi dopo l’adolescente lo ha visto in piazza: è corsa in un negozio e ha telefonato alla polizia. Per questo episodio aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena ed era stato affidato ai servizi sociali. E nel 2001 torna a violentare: la vittima è quel piccolo di 9 anni che, con la frequentazione assidua, aveva finito per considerarlo un amico, un compagno di giochi.
La condanna a 4 anni di reclusione, sommata ai due inizialmente sospesi, lo ha tenuto in carcere fino alla fine del 2006. Poi ha scontato 11 mesi in un ospedale psichiatrico giudiziario e ora, in libertà vigilata, segue a Milano un programma destinato ai sex offender presso il Servizio di mediazione penale finanziato dal comune e gestito dallo psicoanalista Luigi Colombo: qui sono in cura 95 responsabili di atti violenti, ma gli assistiti sono in totale 1.080. Ed è in questa sede che ha accettato di incontrare Panorama, chiedendo di rimanere anonimo.
“Il primo reato l’ho commesso nel 1998, ho molestato una ragazzina di 14 anni”: il racconto del pedofilo comincia con queste parole. “Per la verità a me aveva detto che ne aveva 10, la sua reale età è venuta fuori durante il procedimento penale e non mi so spiegare perché mi abbia detto una cosa diversa. Era pomeriggio, l’avevo vista passare e le sono andato dietro. È scattato qualcosa in me che mi ha spinto verso di lei. Ho attaccato discorso, le ho chiesto come si chiamava e abbiamo camminato insieme verso casa sua. Non ricordo se mi avesse colpito qualcosa in particolare, so che ho provato il bisogno di seguirla e di toccarla. Di avere un rapporto sessuale no, non pensavo di fare una violenza vera e propria. A un certo punto però le ho messo le mani addosso e le ho anche chiesto se potevo continuare. Mi ha detto di no e mi sono staccato. In passato avevo avuto altri impulsi di questo genere, non so con precisione quando sono iniziati. Posso soltanto dire che da bambino anch’io sono stato abusato. Ma non voglio parlarne. È una storia emersa durante un colloquio con una dottoressa, ero già grande e avevo fatto le prime sedute con gli psicologi. Ma non era andata bene, tanto è vero che nel 2001 ho commesso un altro reato”.
A questo punto emerge una diversa lettura di quanto accaduto. L’uomo ne dà una versione edulcorata, mentre negli atti processuali (lo sottolinea lui stesso) gli vengono addebitati comportamenti di estrema gravità, per di più commessi nell’arco di 6 mesi. Incredibile il momento in cui ha notato il bambino per la prima volta e ha deciso che sarebbe diventato la sua vittima.
“Avevo fatto amicizia con un collega della ditta in cui lavoravo e capitava che a volte andassi a trovarlo. È stato lì che ho conosciuto il bambino, era un vicino del mio amico. L’ho intravisto da una fessura della tapparella abbassata. Da questo spiraglio lo avevo osservato mentre apriva la finestra di casa sua. Mi è sembrato di ritrovare me stesso, i suoi occhi erano i miei di quando ero piccolo. Da quel giorno ho cominciato a pensare a lui e nei finesettimana tornavo sempre dal mio collega con la speranza di rivederlo. La madre era separata e viveva sola con questo e un altro figlio di 3 anni. Ho conosciuto anche lei e ne è nato un rapporto di fiducia. La prima volta che l’ho toccato stavamo giocando a pallone in cortile, noi due soli. A un certo punto ho tirato il pallone dentro l’androne del palazzo. L’ho fatto apposta, per poter andare a riprenderlo insieme a lui. Una volta dentro ho cominciato a fargli il solletico e, creato il contatto fisico, l’ho poi molestato.
“La seconda volta è stato circa 2 settimane prima che mi arrestassero. Ero andato a cercare il mio amico, che però non c’era. La madre della mia vittima mi ha visto e mi ha invitato a bere qualcosa. Era la prima volta che mettevo piede nel loro appartamento. Sono salito, ci siamo messi a chiacchierare, abbiamo preso un caffè e dopo un po’ lei è andata in bagno a lavarsi i capelli. Io sono rimasto solo con i bambini. Ci siamo messi sul divano a vedere la televisione, il più grandicello mi si è seduto sulle ginocchia e io non ho resistito. Lui non ha pianto, non ha urlato. Rimaneva lì, fermo”.
È il momento della violenza. Distaccato è il tono della voce, come fredda era la sua preoccupazione di quel pomeriggio: “Quando sono andato via, non l’ho minacciato, gli ho chiesto però, come avevo fatto la volta precedente, di non dire niente a nessuno. Nel frattempo era tornata la madre e io, salutando il bambino, gli ho detto: mi prometti di fare il bravo? Lui ha capito.
“Dentro di me era come se volessi farmi scoprire: volevo essere fermato ma la mia volontà non era sufficiente”. In una relazione scritta dagli operatori carcerari che si sono occupati del caso si legge che, in effetti, la sua capacità di intendere è integra, ma c’è “una grande diminuzione della capacità di volere che ne comporta un’incapacità di resistere, quando in lui insorgano, agli impulsi pedofiliaci”. Ecco per esempio perché, prima dell’arresto, si era scelto un lavoro che lo tenesse il più possibile lontano dalla vita di relazione. Mentre della reclusione dice che è stata un’esperienza scioccante, che lo ha spinto a chiedere di essere inserito in un progetto per la cura dei sex offender. “Ora la mia età corrisponde a quella anagrafica, ma prima del carcere era come se avessi 16 anni” dice. La sua tesi è questa: “I pedofili si mettono allo stesso livello delle loro vittime. Giocano, pensano e si comportano come bambini. Trasmettono ai piccoli emozioni che li rassicurano, che non li fanno apparire come nemici. E invece è esattamente e drammaticamente il contrario”.