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pedofilia

“Billy Ballo” e il sesso con la minorenne: su Facebook la Rete si divide

Video di Billo Ballo

“Pedofilo” o “provocato”? Sulla vicenda di Alessio Saro, arrestato lo scorso 22 maggio con l’accusa di pedofilia per aver fatto (consapevolmente) sesso con una tredicenne conosciuta su Facebook, il popolo di Internet si spacca.

Sullo stesso social network sono infatti numerosi i gruppi nati sia a favore che contro l’attore, più noto col nome del suo alter ego comico Billy Ballo (qui un suo VIDEO preso da YouTube. Affrontando anche il dibattito su una questione scomoda: e se i limiti d’età proposti dalla legge fossero sbagliati?
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Gli accusatori

“Non sai trovartene una delle tua età? Non puoi arrivare a quelle della tue età e vai con le bimbe… perché queste crollano come oche… gli uomini così fanno schifo… ma le donne sono proprio fesse!”

Billy Ballo, Ci Hai DELUSO!

Perchè non lo doveva fare. Aspettiamolo fuori dal carcere e facciamogli vedere come DEVONO essere trattati i pedofili come lui. A MORTE!!!”

NO A BILLY BALLO

“Una vergogna… dovrebbe essere compito degli adulti indirizzare chi non è ancora maturo verso ciò che è giusto, non approfittarsene. Specie se è una di 13 anni, vergine, che un giorno si renderà conto di quanto è stata stupida a buttarsi via con un pedofilo.”

Vergognati Billy Ballo!

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I difensori

“Diciamo no all’età del consenso! Aboliamo l’articolo 609 Quater del Codice Penale, o almeno modifichiamolo e rendiamolo più adeguato! [...] Il sesso conseziente va sempre bene, lo Stato non deve assolutamente intervenire di fronte ad una scelta condivisa di due persone dove non c’è stata né violenza né abuso!”

No all’età minima per i rapporti sessuali (età del consenso)!

“Io sono il primo a dire che quanto fatto da Alessio Saro è ILLEGALE, e pertanto va condannato e punito a norma di legge. Ma non intendo giustificare il linciaggio mediatico e la condanna MORALE che già pare essere largamente in atto. Non c’è stata violenza fisica o psicologica, non c’è stato plagio, non c’è stata manipolazione o adescamento.
Lei ha contattato Lui.”

Alessio Saro - Billy Ballo - Gruppo Anti-Linciaggio Mediatico

“Oggettivamente, come si puo stabilire che in condizioni fisiche permissive, e in presenza di volontà, non si puo avere un rapporto sessuale? [...] Regolamentare la maturità in funzione all’età è una cosa sensa senso.”

ALESSIO SARO alias BILLY BALLO LIBERO SUBITO!!!

“Mamme, io a 13 anni uscivo di casa solo per andare a scuola, e nel tempo libero suonavo…ora nel mio paese vedo 13enni in macchina con 30enni cocainomani, e nessuno dice niente. Il problema va estirpato alla radice, ci vuole più educazione.”

Alessio Saro libero!! In galera le madri della z***e!!!

Abusa di un bambino di 8 anni, arrestato operaio ecuadoriano

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Ha conquistato la fiducia di un bambino di otto anni (che oggi ne ha dieci) senza padre, ha cominciato a molestarlo e a minacciarlo, fino agli abusi più pesanti. Non solo: ha convinto la sua vittima, completamente plagiata, a infliggere le violenze subite a un altro bambino di appena cinque anni. Il pedofilo è stato arrestato ieri dagli agenti della Squadra mobile di Milano dopo le delicate indagini durate sette mesi e compiute dalla sezione che si occupa dei reati sui minori, guidata da Alessandra Simone. E’ un 42enne ecuadoriano residente a Rosate, in provincia di Milano, Shiki Tankamash, è regolare e incensurato e lavora come operaio in un’azienda di Assago, alle porte della città.

Gli abusi sono cominciati alla fine del 2007 e sono andati avanti fino all’estate del 2008. Marco (il nome è di fantasia) e il suo aguzzino si sono conosciuti in una comunità per ragazzi socialmente disagiati gestita da religiosi nel Pavese. “Marco non è un ragazzo problematico, ma passava le sue giornate nella comunità, un po’ come fosse un oratorio”, spiega il dirigente della Mobile, Francesco Messina. Senza il padre, ci andava quando la madre, ex tossicodipendente, era al lavoro. Tankamash si occupava dell’orto della comunità e col tempo aveva conquistato la fiducia del bambino e della donna.

L’uomo ha cominciato a portarlo con sé prima in luoghi appartati poi a casa propria e dopo le prime molestie e i palpeggiamenti sono arrivate le violenze, insieme alle minacce di botte e di fare male alla madre se il bambino avesse parlato. Tankamash ha anche spinto Marco a fare le stesse cose che stava subendo a un suo amichetto di cinque anni. È stato quest’ultimo a raccontare tutto alla madre, che ne ha parlato con la mamma di Marco. A questo punto il bambino ha cominciato ad ammettere di aver subito violenze e quando il sacerdote che gestisce la comunità l’ha saputo, è scattata la denuncia alla procura di Milano.

Le indagini della Mobile sono partite dall’audizione protetta dei due bimbi, i cui racconti, molto lucidi, hanno trovato riscontri e sono stati giudicati fondati. Mentre quelli del 42enne erano incongruenti e poco credibili. Anche il fratello di Tankamash ha confermato che aveva sempre mostrato tendenze pedofile e che lui non si era mai fidato a lasciarlo solo con il proprio figlio. Ieri è arrivato l’arresto, in fabbrica. “Marco ha mostrato di aver preso coscienza di quello che è successo e di avere forti sensi di colpa verso il suo piccolo amico”, conclude Messina. “Per questo sono fiducioso che, con un aiuto adeguato, possa recuperare una condizione psicologica stabile”.

Abusi sui minori: nella mente del pedofilo

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di Paola Ciccioli

“Non sono andato subito all’attacco del bambino. Ho costruito il rapporto di fiducia giorno per giorno. Il piccolo ha preso confidenza e dopo un po’ ha cominciato ad abbracciarmi. Così, quando ho abusato di lui, poteva sembrargli una cosa normale”. Un pedofilo descrive la subdola ragnatela psicologica nella quale ha intrappolato un bambino di 9 anni. Un caso drammatico, quanto emblematico, che può servire come chiave di lettura dei fatti di cronaca che si sono succeduti nelle ultime settimane.

L’uomo, che non ha ancora 40 anni, prima di finire in carcere per violenza sessuale aveva commesso quelli che in passato venivano definiti “atti di libidine” nei confronti di una minorenne che aveva seguito per la strada. Mesi dopo l’adolescente lo ha visto in piazza: è corsa in un negozio e ha telefonato alla polizia. Per questo episodio aveva ottenuto la sospensione condizionale della pena ed era stato affidato ai servizi sociali. E nel 2001 torna a violentare: la vittima è quel piccolo di 9 anni che, con la frequentazione assidua, aveva finito per considerarlo un amico, un compagno di giochi.
La condanna a 4 anni di reclusione, sommata ai due inizialmente sospesi, lo ha tenuto in carcere fino alla fine del 2006. Poi ha scontato 11 mesi in un ospedale psichiatrico giudiziario e ora, in libertà vigilata, segue a Milano un programma destinato ai sex offender presso il Servizio di mediazione penale finanziato dal comune e gestito dallo psicoanalista Luigi Colombo: qui sono in cura 95 responsabili di atti violenti, ma gli assistiti sono in totale 1.080. Ed è in questa sede che ha accettato di incontrare Panorama, chiedendo di rimanere anonimo.
“Il primo reato l’ho commesso nel 1998, ho molestato una ragazzina di 14 anni”: il racconto del pedofilo comincia con queste parole. “Per la verità a me aveva detto che ne aveva 10, la sua reale età è venuta fuori durante il procedimento penale e non mi so spiegare perché mi abbia detto una cosa diversa. Era pomeriggio, l’avevo vista passare e le sono andato dietro. È scattato qualcosa in me che mi ha spinto verso di lei. Ho attaccato discorso, le ho chiesto come si chiamava e abbiamo camminato insieme verso casa sua. Non ricordo se mi avesse colpito qualcosa in particolare, so che ho provato il bisogno di seguirla e di toccarla. Di avere un rapporto sessuale no, non pensavo di fare una violenza vera e propria. A un certo punto però le ho messo le mani addosso e le ho anche chiesto se potevo continuare. Mi ha detto di no e mi sono staccato. In passato avevo avuto altri impulsi di questo genere, non so con precisione quando sono iniziati. Posso soltanto dire che da bambino anch’io sono stato abusato. Ma non voglio parlarne. È una storia emersa durante un colloquio con una dottoressa, ero già grande e avevo fatto le prime sedute con gli psicologi. Ma non era andata bene, tanto è vero che nel 2001 ho commesso un altro reato”.
A questo punto emerge una diversa lettura di quanto accaduto. L’uomo ne dà una versione edulcorata, mentre negli atti processuali (lo sottolinea lui stesso) gli vengono addebitati comportamenti di estrema gravità, per di più commessi nell’arco di 6 mesi. Incredibile il momento in cui ha notato il bambino per la prima volta e ha deciso che sarebbe diventato la sua vittima.
“Avevo fatto amicizia con un collega della ditta in cui lavoravo e capitava che a volte andassi a trovarlo. È stato lì che ho conosciuto il bambino, era un vicino del mio amico. L’ho intravisto da una fessura della tapparella abbassata. Da questo spiraglio lo avevo osservato mentre apriva la finestra di casa sua. Mi è sembrato di ritrovare me stesso, i suoi occhi erano i miei di quando ero piccolo. Da quel giorno ho cominciato a pensare a lui e nei finesettimana tornavo sempre dal mio collega con la speranza di rivederlo. La madre era separata e viveva sola con questo e un altro figlio di 3 anni. Ho conosciuto anche lei e ne è nato un rapporto di fiducia. La prima volta che l’ho toccato stavamo giocando a pallone in cortile, noi due soli. A un certo punto ho tirato il pallone dentro l’androne del palazzo. L’ho fatto apposta, per poter andare a riprenderlo insieme a lui. Una volta dentro ho cominciato a fargli il solletico e, creato il contatto fisico, l’ho poi molestato.
“La seconda volta è stato circa 2 settimane prima che mi arrestassero. Ero andato a cercare il mio amico, che però non c’era. La madre della mia vittima mi ha visto e mi ha invitato a bere qualcosa. Era la prima volta che mettevo piede nel loro appartamento. Sono salito, ci siamo messi a chiacchierare, abbiamo preso un caffè e dopo un po’ lei è andata in bagno a lavarsi i capelli. Io sono rimasto solo con i bambini. Ci siamo messi sul divano a vedere la televisione, il più grandicello mi si è seduto sulle ginocchia e io non ho resistito. Lui non ha pianto, non ha urlato. Rimaneva lì, fermo”.
È il momento della violenza. Distaccato è il tono della voce, come fredda era la sua preoccupazione di quel pomeriggio: “Quando sono andato via, non l’ho minacciato, gli ho chiesto però, come avevo fatto la volta precedente, di non dire niente a nessuno. Nel frattempo era tornata la madre e io, salutando il bambino, gli ho detto: mi prometti di fare il bravo? Lui ha capito.
“Dentro di me era come se volessi farmi scoprire: volevo essere fermato ma la mia volontà non era sufficiente”. In una relazione scritta dagli operatori carcerari che si sono occupati del caso si legge che, in effetti, la sua capacità di intendere è integra, ma c’è “una grande diminuzione della capacità di volere che ne comporta un’incapacità di resistere, quando in lui insorgano, agli impulsi pedofiliaci”. Ecco per esempio perché, prima dell’arresto, si era scelto un lavoro che lo tenesse il più possibile lontano dalla vita di relazione. Mentre della reclusione dice che è stata un’esperienza scioccante, che lo ha spinto a chiedere di essere inserito in un progetto per la cura dei sex offender. “Ora la mia età corrisponde a quella anagrafica, ma prima del carcere era come se avessi 16 anni” dice. La sua tesi è questa: “I pedofili si mettono allo stesso livello delle loro vittime. Giocano, pensano e si comportano come bambini. Trasmettono ai piccoli emozioni che li rassicurano, che non li fanno apparire come nemici. E invece è esattamente e drammaticamente il contrario”.

Rignano, l’accusa del pm: “Minacce ai bimbi e ai genitori”. Quattro verso il processo

Choc a Rignano Flaminio

Tre maestre, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti e Marisa Pucci, e l’autore tv Gianfranco Scancarello, marito di Del Meglio, rischiano di finire sotto processo, a Tivoli, per i presunti abusi sessuali ai danni di 21 bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio. È quanto emerge dall’avviso di chiusura delle indagini notificato oggi ai difensori degli indagati. Chiesta l’archiviazione per la maestra Assunta Pisani, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Kelum Weramuni Da Silva.

Pesanti i reati contestati dal pm Marco Mansi ai quattro indagati: atti osceni, maltrattamenti verso minori, sottrazione di persona incapace, sequestro di persona, violenza sessuale aggravata dalla minore età delle vittime, corruzione di minori, atti contrari alla pubblica decenza. Gli indagati hanno sempre respinto le accuse. Alla luce della notifica dell’avviso di chiusura indagine, per gli indagati si prospetta la richiesta di rinvio a giudizio. I difensori dei quattro hanno ora 20 giorni di tempo per chiedere l’audizione dei loro assistiti o per depositare note e memorie. L’inchiesta giudiziaria, partita sulla base di alcune denunce dei genitori di bambini, prende in esame fatti cominciati nel 2001, per una bambina, e proseguiti per gli altri 20 alunni tra il 2005 ed il 2006.

Affidati alle maestre Silvana Magalotti, Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci “per ragioni di istruzione”, gli indagati sottoponevano i bambini “ad atti di sevizie e crudelta”. È quanto scrive il pm Marco Mansi nel capo di imputazione nei confronti degli indagati dell’inchiesta. Secondo il magistrato i reati, oltre che dalle maestre e dell’autore televisivo Gianfranco Scancarello, sarebbero stati commessi in concorso con “soggetti non identificati in numero di cinque o più”.
Alle maestre, inoltre, viene contestata l’aggravante dell’abuso di autorità o relazione domestica o di ufficio “derivante dal fatto di essere in servizio appunto come maestre alla Rovere” e inoltre si contesta loro l’abuso del rapporto di custodia in relazione ai 21 bambini (di età all’epoca dei fatti dai tre ai cinque anni).

Nell’atto di chiusura indagine, firmato soltanto dal pm Marco Mansi e non dal procuratore di Tivoli Luigi De Ficchy, si parla bambini “maltrattati sottoposti a percosse, nonchè legati dopo essere stati spogliati”. Sugli stessi bambini, secondo il pm, venivano poi praticati “con l’uso di siringhe, prelievi di sangue o inoculazioni di sostanze varie quali narcotici, stupefacenti o altre lesive della salute delle persone alcune contenenti benzodiazepine e li terrorizzavano vestendosi da diavolo o coniglio nero o altro ancora, con l’uso di cappucci e mostrandosi con i medesimi completamente o parzialmente nudi”.

Inoltre per indurre i bambini “a praticare reciprocamente su loro stessi atti di esplicita natura sessuale anche con l’uso di strumenti, con l’inserimento di suddetti strumenti nei genitali femminili delle bambine e uso lesivo dei suddetti strumenti in danno dei minori di sesso maschile”, gli indagati li avrebbero minacciati di morte per i genitori o di danni fisici e uso della violenza. Secondo il pm i quattro indagati facevano assistere i bambini “o partecipare attivamente ad atti a sfondo sessuale in particolare toccamenti, percosse reciproche, sodomizzazioni, masturbazioni, penetrazioni, tra loro e altri soggetti non identificati”.

Sempre secondo la procura i bambini venivano sottoposti “a giochi a sfondo sessuale tra loro o con gli stessi indagati, denominati, secondo quanto riferito dalle giovani vittime, ‘il gioco della puntura’, ‘il gioco del pisello’, nel corso dei quali i bambini subivano penetrazioni o dovevano toccare i genitali degli adulti e altre zone erogene, commettendo (gli indagati) atti di violenza sessuale in gruppo e comunque i bambini riuniti nel medesimo posto”.

“Siamo sorpresi perché vengono riproposte contestazioni già smentite”. Così l’avvocato Roberto Borgogno, difensore di Patrizia Del Meglio e di Gianfranco Scancarello, insieme con l’avvocato Franco Coppi, commenta la chiusura indagini della procura di Tivoli sui presunti abusi sessuali a Rignano. “Si tratta di fatti”, ha aggiunto, “che sono stati già ritenuti infondati dal tribunale del riesame di Roma, dalla Cassazione e che non hanno trovato riscontro neanche nelle dichiarazioni fatte dai bambini in sede di incidente probatorio”.

“Ce lo aspettavamo”, ha dichiarato Ippolita Naso, legale di Silvana Magalotti, l’esito dell’indagine della procura di Tivoli “era scontato. Si tratta”, ha detto l’avvocato Giosuè Bruno Naso, legale anche lui della Magalotti, “di una ostinata difesa dell’errore iniziale fatto dalla procura. Non c’è stato un minimo di onestà intellettuale per cercare di riconoscere e correggere questo errore. Una inchiesta, inoltre, fatta con grande dispiego di mezzi e energie e nella quale non si è tenuto conto ad esempio dell’esito delle analisi del Ris che non hanno trovato nulla sia nelle macchine, sia nelle abitazioni. E nel capo di imputazione si parla ancora di macchine e abitazioni”.

“Dopo due anni di indagine la procura di Tivoli dimostra una determinazione che può essere solo frutto di una ipotesi accusatoria validamente supportata dalle indagini”. Sostengono invece gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino che difendono cinque famiglie di bimbi alunni della scuola materna, presunti vittime di abusi sessuali. “Adesso pensiamo a tutelare e proteggere i bambini”, aggiungono Cardamome e Merlino, “molti dei quali sono ancora sottoposti a cure psicologiche per i traumi evindentemente subiti”.

Finto mago arrestato a Roma: adescava e violentava bambine

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Millantava poteri soprannaturali per poter abusare di giovani vittime, prometteva, con i suoi sortilegi, di riuscire a far ottenere buoni voti a scuola e di favorire le unioni con i fidanzatini, regalava ricariche telefoniche e dava ospitalità quando si marinava la scuola. Un finto mago, di 60 anni, con precedenti specifici, è stato arrestato a Roma dagli agenti della Squadra Mobile, che lo hanno accusato di violenza sessuale. Ora sono in corso perquisizioni sul litorale pontino, dove l’uomo era solito avvicinare le sue vittime.
Nella sua rete erano finiti 10 minori, quattro dei quali sarebbero stati oggetto di violenza sessuale.
Le vittime, quasi tutte bambine italiane, anche sotto i 14 anni, ”venivano adescate dal mago con gli artifici più diversi” spiega il capo della Squadra mobile, Vittorio Rizzi “o agganciando ragazzi poco più che diciottenni che mettevano in contatto il mago con i minori”.
Le indagini, durate da marzo a settembre di quest’anno, sono state definite da Rizzi ”difficilissime, perché il mago era cosciente di essere oggetto di investigazione”. Quando questa mattina la Mobile gli ha notificato l’arresto, Rizzi era da pochi giorni nel carcere di Rebibbia per un vecchio ordine di esecuzione.

Il mago operava tra Roma, dove aveva uno studio da cartomante in via Alessandria e Nettuno dove aveva trasformato casa sua in una sorta di sala giochi per adescare le sue vittime. ”Qui era tutto consentito: il mago faceva sortilegi, offriva alcolici e sostanze stupefacenti. La sua attività manipolatoria si concretizzava in un ruolo quasi da tutore, dava ai minori consigli di vita e suggeriva loro cosa dire ai genitori quando erano a casa con lui”.

Sesso in cambio di un posto da barista: in cella un pensionato

Sesso in cambio di lavoro. Alle ragazzine chiedeva cioè prestazioni in cambio di un impiego (in nero) nel proprio bar. Accade in un paesino dell’Isola Bergamasca, dove i Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno arrestato un pensionato, di 68 anni, ritenuto il responsabile di violenze sessuali seriali ai danni di sette ragazze.
Le vittime, tra i tredici ed i diciassette anni, venivano conosciute dall’anziano nel bar di cui era gestore e dove venivano ingaggiate “in nero” per stare dietro al bancone del proprio locale.
Sfruttando il rapporto professionale, l’anziano pedofilo conduceva, con una scusa, le vittime in un appartamento sovrastante il bar all’interno del quale abusava di loro, imponendogli anche il silenzio sotto la minaccia di fargli perdere il lavoro.
La vicenda, che è durata per circa un anno, è stata denunciata dalla più giovane delle vittime, all’epoca dei fatti ancora tredicenne, che ricevute le avances dall’anziano si è rivolta ai carabinieri per denunciare l’episodio. Le indagini hanno consentito di identificare le altre adolescenti rimaste vittime delle violenze.
L’anziano programmava le violenze con sistematicità, dicono gli investigatori, atteso che le ragazze addette al bar venivano presto “licenziate”, talvolta dopo appena due mesi “dall’assunzione”. Per l’anziano si sono aperte le porte del carecere di via Gleno a Bergamo.

Telefono Arcobaleno: la pedofilia on line cresce del 40 per cento

Oltre 30 mila siti internet a contenuto pedo-pornografico denunciati da Telefono Arcobaleno nei primi otto mesi del 2008, con un incremento del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007, che già presentava un dato record. L’organizzazione ha segnalato 3.790 siti al mese, 875 siti alla settimana, 125 siti al giorno. Con punte che hanno sfiorato i 5 mila siti in un mese e superato i 300 in un giorno. “Solo nel mese di agosto, abbiamo presentato 4.125 denunce in tutto il mondo - dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno - Al di sotto della prima posizione, nella quale si conferma ancora una volta la Germania, si colloca la Cina, vera e propria novità nello scenario della pedofilia su internet, segno che la massiccia presenza internazionale in occasione dello svolgimento dei Giochi olimpici ha imposto l’apertura delle maglie della censura della rete internet”. Il report di Telefono Arcobaleno riguarda esclusivamente i siti con espliciti contenuti e materiali pedofili e pedo-pornografici che sono segnalati a Interpol e polizie nazionali, secondo le rispettive competenze, e sono resi immediatamente disponibili all’Autorità giudiziaria italiana e al Nucleo investigativo telematico, che ha accesso al database delle segnalazioni di Telefono Arcobaleno. Il rapporto può essere consultato e scaricato dal sito internet dell’associazione che da dodici anni in prima linea nel contrasto internazionale della pedofilia informatica.

Secondo un sondaggio di Eurobarometro, invece, nell’età compresa tra i 12 e i 15 anni, il 74 per cento utilizza giornalmente internet per almeno tre ore e praticamente tutti i bambini intervistati hanno risposto di essere stati esposti accidentalmente ad immagini pornografiche. Lo sfruttamento sessuale dei bambini on line ha un valore stimato di oltre 4 miliardi di dollari l’anno e la pedopornografia è un fenomeno prevalentemente europeo, il 61 per cento dei clienti e dei consumatori della pedofilia in rete proviene infatti dal Vecchio continente. Lo scorso luglio il Parlamento europeo ha presentato il nuovo programma comunitario “Safer internet”, per il periodo 2009-2013, di cui relatrice è la parlamentare italiana Roberta Angelilli, con l’obiettivo di promuovere un uso più sicuro di internet e delle altre tecnologie della comunicazione, in particolare a favore dei minori. Sono previsti 55 milioni di euro, 10 milioni in più rispetto all’edizione precedente, che serviranno per la creazione di un database europeo per la raccolta di immagini pedopornografiche, a disposizione delle forze di polizia ed operatori interessati; per la diffusione di software per le investigazioni di polizia, che supportino le operazioni di ritrovamento del minore sfruttato; per l’individuazione dei sistemi di tracciabilità dei movimenti finanziari legati allo scambio di queste immagini; per la diffusione di un marchio comune “children friendly”, attribuibile a siti considerati “sicuri” per i minori e per le famiglie.

In Italia, l’età media stimata dei bambini sfruttati passa dai 10 anni del 2003 ai 7 anni del 2007, con punte di età talora molto più basse. La fascia di età dei bambini maggiormente coinvolti va dai 7 ai 14 anni, ma è in aumento l’offerta pedopornografica con immagini di bimbi anche molto piccoli. I dati della Polizia postale italiana, aggiornati al giugno 2008, annunciano l’arresto di 205 persone e la denuncia di altri 4.007 individui, nel quadro di operazioni per la lotta alla pedopornografia on line. Inoltre la polizia ha fornito ai provider una lista nera di siti che, ad oggi, contiene 163 indirizzi. In Italia sono stati rilevati ed oscurati 177 siti pedopornografici, e altri 11 mila, la cui origine era di altra nazionalità, sono stati segnalati ai rispettivi organi di polizia all’estero. Le regioni più a rischio pedofilia sono quelle del nord con in testa la Lombardia (121 decreti di perquisizione nel 2007). Crescono, inoltre, secondo la Angelilli, i fenomeni di “grooming” e “cyberbullismo“. Secondo l’articolo 23 della convenzione del Consiglio d’Europa per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, si definisce grooming la manipolazione psicologica per scopi sessuali. In questo processo, ancora scarsamente studiato in Italia, colui che abusa, cura (”grooms”) la vittima, inducendo gradualmente il bambino a superare le resistenze attraverso tecniche di manipolazione psicologica. Il termine cyberbullying (bullismo in rete) è stato coniato dall’educatore canadese Bill Belsey e si distingue dalla cybermolestia, che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. In Europa, studi recenti indicano che mediamente il 15 per cento degli adolescenti tra gli 11 e i 15 anni sono stati già vittime di prepotenze on line, attraverso intimidazioni, minacce, maltrattamenti e sopraffazioni tra minori, anche utilizzando messaggi e foto via web, sms, mms o video su social network come You Tube.

Blitz della Polizia postale, materiale pedopornografico sequestrato in tutta Italia

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Una persona in manette e una decina di perquisizioni in 11 province in tutta Italia per un’operazione antipedofilia. I blitz, realizzati dalla Polizia postale del Veneto diretta dal commissario capo Giuseppe Ciliberti, hanno visto impegnati 80 uomini e portato al sequestro di decine di computer e supporti informatici. Secondo gli investigatori contengono immagini e filmati di abusi sessuali su minori.
L’indagine è frutto di un’attività investigativa nella quale gli 007 della Postale hanno lavorato sotto copertura nella rete fingendosi pedofili. Sono entrati nei siti criptati dove si scambiano file e filmati, dove si raccontano le “imprese” dei trafficanti internazionali del sesso sui bambini. La persona arrestata è un uomo di Lecco, trovato in possesso di “veri e propri archivi informatici di materiale pedopornografico”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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