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Con la "Tassa sull'Immigrazione" si pagheranno i rimpatri (Credits: LaPresse)
Da un minimo di 80 ad un massimo di 200 Euro. Dopo l’aumento della benzina, delle tasse, delle autostrade, di luce e gas, dal 30 Gennaio arriva una nuova Tassa. Che non riguarda però gli italiani ma soltanto gli immigrati. Il nuovo contributo infatti, studiato dagli allora Ministri dell’Interno Roberto Maroni e dell’Economia Giulio Tremonti, con un decreto firmato il 6 Ottobre scorso, inserisce una nuova spesa denominata “Contributo per il rilascio e rinnovo del Permesso di soggiorno” che varia in base dalla durata del permesso da 80 a 200 euro. Continua
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Lavoratori immigrati in presidio per richiedere un permesso di soggiorno
Trenta punti per la salvezza. Non è calcio, ma la metafora ci sta: si tratta dell’ “accordo di integrazione” per immigrati messo a punto dai ministeri del Welfare e dell’Interno e annunciato ieri da Roberto Maroni. Continua

Africani a una manifestazione della Cisl - Ansa
Il vero nemico dell’integrazione e del lavoro in regola? Forse sono proprio le carte bollate. E i ritardi cronici della burocrazia italiana. Continua
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Rosarno, Castelvolturno, San Marcellino, San Nicola Varco. E poi ancora Foggia, Pachino, Latina.
Dalla Calabria alla Puglia, dalla Campania alla Sicilia passando persino per l’Alto Adige. I luoghi dell’immigrazione, del lavoro nero, i “non luoghi” dell’immigrazione in Italia sono tanti. Che cosa li accomuna? Campi, su cui spezzarsi la schiena, caporali, che organizzano il lavoro per pochi euro al giorno. Caste fatiscenti o baracche che accolgano i migranti. Continua
- giamp
- Lunedì 11 Gennaio 2010
Sulla lavagna. O nelle circolari di un preside particolarmente zelante. Gli studenti immigrati nelle scuole italiane sono materia di discussione, mentre si va verso l’introduzione del reato di clandestinità . Il problema si pone per quei ragazzi, figli di immigrati o immigrati essi stessi, che al compimento del diciottesimo anno di età possono trovarsi nella condizione di clandestini perché non provvisti di un permesso di studio o contratto di lavoro. Il ddl sicurezza ha escluso medici e presidi dall’obbligo di denuncia, ma in pochi giorni due diversi casi hanno riproposto il problema: il primo all’Istituto Einaudi-Casaregis di Genova, dove una preside aveva scritto mesi fa sulla lavagna i nomi degli studenti “possibili clandestini”, è finito anche in parlamento con un’interrogazione delle senatrici del Pd Roberta Rossi e Sabina Rossa al ministro Gelmini.
Il secondo a Padova, all’istituto professionale “Leonardo Da Vinci”: otto ragazzi immigrati si sono sentiti richiedere il permesso di soggiorno dalla scuola per poter accedere all’esame di maturità . Un’iniziativa autonoma della preside del ”Da Vinci”, Anna Bottaro - l’ufficio scolastico regionale ha confermato che non esiste alcuna circolare in proposito - che ha subito scatenato le proteste di alcuni insegnanti e le polemiche dei Cobas Scuola e dell’associazione ”Razzismo Stop”.
”La preside - ha detto oggi in una conferenza stampa Nicola Grigion, di Razzismo Stop - deve chiedere scusa agli studenti stranieri e la scuola dovrebbe ritirare subito la circolare”. In realtà i ragazzi, pur sorpresi dalla richiesta, pare abbiano già presentato alla direzione i loro permessi di soggiorno. A sollevare l’indignazione dei Cobas il fatto - riportano i giornali locali - che circolare e nomi dei ragazzi sarebbero stati letti dagli insegnanti nelle classi frequentate dagli studenti stranieri.

Molti rifugiati scelgono come approdo le coste dell’Italia, quarto paese al mondo per numero di domande di asilo. Nel 2008, le richieste sono state 31 mila, il 75 per cento delle quali da clandestini sbarcati nelle coste del Meridione. Una cifra molto alta. Panorama.it ha sentito Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite in Italia, nel giorno della presentazione dei dati mondiali sulle richieste di asilo.
Perché questo afflusso sulle coste italiane?
C’è stato un aumneto delle domande dovuto alla presenza di conflitti vicini al nostro paese. Un fenomeno analogo si è regitrato nel 1999 con la guerra in Kosovo (sono 10 anni oggi da quando l’aviazione della Nato iniziò i bombardamenti a cui partecipò anche l’Italia, sotto il governo D’Alema, ndr), quando a Roma le richieste di asilo furno addirittura 33 mila. Insomma, quando c’è una guerra è naturale che molte persone cerchino di mettersi in salvo, soprattutto nei paesi più vicini.
In Italia è più facile fare domanda di asilo e ottenerlo?
Da noi il tasso di riconoscimento di una qualche forma di protezione delle persone arrivate via mare è stato di circa il 50 per cento, ossia ottengono lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria o umanitaria.
Chi gestisce questo processo?
È intermanete gestito dallo Stato conla supervisione delle Nazioni Unite. L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa dove i commissari delle Nazioni Unite lavorano in stretto coordinamento nelle commissioni governative di valutazione delle domande di asilo, con gli enti locali e le prefetture. Possiamo dire che siamo un modello, anche se ogni paese Ue ha la propria struttura legislative e amministrativa. Per questo ci vorrebbe una maggiore omogeneità : non è possibile che la Grecia non riconosca alcun iracheno come rifugiato, mentre la Svezia ne riconosca circa il 90 per cento. Questo spiega i flussi maggiori verso i paesi dove il riconoscimento è più veloce.
Quanto tempo restano da noi?
I rifugiati hanno un permesso di 5 anni e sono mantenuti dallo Stato solo nei primi sei mesi. Poi, devono cercarsi un lavoro e una casa come tutti gli immigrati regolari. Per questo chiediamo un maggiore impegno finanziario da parte dello Stato. Oggi, devo dire che c’è una tendenza a rimanere e ad integrarsi, mentre anni fa l’Italia era considerata un paese di transito verso altre mete in Europa.
Considerando i dati, gli italiani sono molto ospitali…
Non dobbiamo parlare di ospitalità . Non si tratta di una questione morale, ma siamo nel campo del diritto. È un nostro dovere dare il diritto di asilo e riconoscere varie forme di protezione umanitaria. Se l’Italia ha ratificato dei trattati internazionali, allora deve rispettare tutti gli oneri e i doveri che ne conseguono. E devo dire che il nostro paese lo sta facendo bene.

L’Italia è il quarto paese al mondo scelto dai richiedenti asilo, con oltre 31 mila richieste presentate nel 2008, il 75% delle quali presentato da immigrati clandestini sbarcati sulle coste meridionali. Il dato emerge da un rapporto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, pubblicato in questi giorni.
Davanti all’Italia, gli Stati Uniti, che continuano a rappresentare anche nel 2008 il principale paese di destinazione per i richiedenti asilo, di qualsiasi nazionalità , con circa 49 mila nuove richieste, poi il Canada con 36.900 domande e la Francia con 35.200. Dietro il Regno Unito, a quota 30.500.
Ogni anno i rifugiati politici costano in media agli italiani, secondo i dati del ministero dell’Interno, circa 25 euro al giorno per il loro mantenimento nelle strutture di accoglienza, circa la metà della spesa media per un clandestino nei centri di permanenza, dove si aggiunge l’addizionale per la sicurezza. Ma quanto tempo rimangono in Italia? Dei richiedenti asilo, secondo i dati della sezione italiana dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, solo al 10 per cento viene riconosciuto lo status con un relativo permesso di soggiorno per 5 anni, mentre il restante 40 per cento riesce ad ottenere altri benefici, come la protezione sussidiaria (permesso di soggiorno di 3 anni) e la protezione umanitaria (permesso di soggiorno di un anno).
Un sistema che funziona rispetto a quelli vigenti in altri paesi europei e che ha spinto circa il 75 per cento circa dei 36 mila migranti sbarcati sulle coste italiane nel 2008 - due su tre - a presentare domanda d’asilo, sul posto o successivamente.
A richiedere asilo in Italia nel 2008 sono stati soprattutto i cittadini provenienti dalla Nigeria, seguiti da persone in fuga dalla Somalia e dall’Eritrea, dall’Afghanistan, dalla Costa d’Avorio e dal Ghana.
Nel mondo gli iracheni restano in testa alla classifica dei richiedenti asilo, seguiti dai somali dai russi dagli afghani e dai cinesi. Nel 2008 c’è stato un incremento del 12% delle domande d’asilo in termini assoluti sono state 383 mila le nuove richieste in 51 paesi industrializzati.
LEGGI ANCHE: Rifugiati, Boldrini: ecco perché l’Italia è un modello

Per la Lega è ancora da definire: il suo ammontare, non la sua presenza.
Il contributo sui permessi di soggiorno per gli immigrati resta. A variare è l’importo. Non 200 euro, come da prima formulazione. Non 50, come da emendamento leghista bocciato dalla commissione della Camera e affossato dal governo. Ma l’ammontare del contributo sarà definito con un decreto del ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia: dai 10 a 400 euro. E non sarà appunto una tassa di soggiorno, ma un contributo per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno, come quello già previsto nella maggior parte dei Paesi europei. Lo indicano fonti del Viminale, confermate da ambienti della presidenza del Consiglio sul tema dell’emendamento leghista al ddl sicurezza che indicata in 50 euro la tassa che gli immigrati avrebbero dovuto pagare per il rilascio del permesso di soggiorno. Il chiarimento è avvenuto martedì sera nel corso di un “cordiale colloquio telefonico” tra Silvio Berlusconi e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Da quanto si è saputo, è stato chiarito che il contributo sarà cosa diversa rispetto alla cosiddetta tassa di soggiorno.
In mattinata, era stato il ministro dell’Interno Roberto Maroni ad annunciarlo al termine di una riunione al gruppo Pdl al Senato insieme al ministro della Giustizia Angelino Alfano. “L’emendamento c’è e si prevede un contributo che sarà definito con un decreeto del ministro dell’Interno e del ministro dell’Economia per il rilascio e il rinnovo del permesso di soggiorno. Il principio viene affermato così come era stato previsto e votato dalle commissioni”, ha aggiunto Maroni precisando che l’entità della cifra verrà stabilita successivamente.
La riunione tra Alfano e Maroni è servita anche per “definire il reato di immigrazione clandestina”, confermato nella formulazione che prevede l’ammenda e la possibilita’ di un’esplusione accessoria con dichiarazione del giudice di pace che va a sommarsi all’eventuale espulsione stabilita dal questore.
Il contributo per il permesso di soggiorno “dipenderà da alcune variabili che saranno di volta in volta definite”. Nel corso del vertice di maggioranza è stato poi approfondito l’emendamento della Lega nord sui flussi che “pone una serie di preoccupazioni e sostanzialmente” ha aggiunto Maroni “è una raccomandazione al governo ad effettuare una verifica sulla necessità di nuovi ingressi”.
Perché, continua Maroni, la crisi economica ha determinato un calo delle richieste di ingresso in Italia per lavoro da parte di extracomunitari: “A fronte dei 150.000 ingressi previsti dal decreto flussi” ha infine detto il ministro Maroni “sono arrivate 127.000 domande, 13.000 in meno quindi del tetto stabilito che per qualcuno era troppo severo”. Ciò, ha sottolineato, “dimostra che c’è una riduzione della richiesta: c’è una crisi che determina la perdita di lavoro in primo luogo dei cittadini extracomunitari”.
L’emendamento non piace però agli europarlamentari della Sinistra unitaria europea (del Prc e dei Comunisti italiani). Giusto Catania, Roberto Musacchio, Vittorio Agnoletto, Vincenzo Aita, Umberto Guidoni e Luisa Morgantini hanno infatti presentato, oggi a Strasburgo, un’interrogazione alla Commissione europea sulla compatibilità con il diritto comunitario delle proposte del ministro Maroni di introdurre una tassa sul permesso di soggiorno degli immigrati e il reato di immigrazione clandestina.
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