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Giulio Tremonti, ministro dell’Economia
“Il presidente del Consiglio, illustrando il piano casa a una delegazione qualificata di piccoli e medi imprenditori invitata a Palazzo Chigi, prese in prestito, come spesso fa, un modo di dire diffuso in Francia: ‘Quand le bâtiment va, tout va‘. Quando si costruisce, tutto va bene. Uno dei nostri interlocutori, un dirigente, gli rispose: ‘Presidente, io non parlo il lombardo come lei, però mi sembra in effetti un’idea fantastica’”.Oggi Giulio Tremonti ci scherza su, eppure riconosce che portare a casa questo risultato, per il governo, non è stata una passeggiata: Leggi l’intervista
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L’errore di Pier Ferdinado Casini? “Piuttosto che essere secondo a Roma ha preferito essere primo in un piccolo villaggio, ma i suoi elettori non si riconoscono nella sinistra e sono sempre stati nel centrodestra e quindi per loro le porte” del Pdl “sono spalancate”.
E dopo aver sentito la frase del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno su Canale 5, viene da chiedersi: le porte aperte del Pdl sono per Casini (ossia perl’Udc)? O per i suoi elettori?
Dubbio non fugato dal Cavaliere, che pur aggiungendo di sperare “comunque in un’alleanza”, con l’Udc, chiosa: “Tuttavia se si prende un elettore dell’Udc e si domanda a lui in che cosa i suoi principi, i suoi valori, il suo programma si distingue da quello del Popolo della libertà non glielo sa dire”.
Stando nell’ambito dei rapporti con gli alleati, il presidente del Consiglio assicura: con la Lega “non c’è nessun motivo” per cambiarli, il Carroccio “è un partito territoriale che ha dato voce soprattutto al Nord. I rapporti sono ottimi, resteranno tali e penso che al di là quella che è la normale e sana competizione elettorale, che c’è sempre stata e che sempre dovrà esserci, vada ricordata una cosa su tutte: insieme noi e la Lega vinciamo”.
E infatti guradando agli ultimi sondaggi, il Pdl è “al 43% e puntiamo al 51%. Credo che sappiamo come arrivarci e sono personalmente sicuro che ci arriveremo”, ha affermato Berlusconi. Il Pdl, ha aggiunto, è “il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, che amano la libertà, che vogliono restare liberi e quindi di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra”.
Quegli italiani, ribadisce il premier, che hanno capito e aspettano il piano casa del governo. Sul tema, dice il Cavaliere: “Non cambia nulla. Sappiamo che l’architettura istituzionale non è molto adeguata alla necessità di interventi veloci e quindi stiamo vedendo come arrivare al miglior risultato, ma stiano sicure le famiglie che hanno pensato di allargare la propria casa che lo potranno fare e lo faranno subito”. “Si sta discutendo semplicemente” ha aggiunto “sullo strumento, un decreto legge o un disegno di legge. Naturalmente noi preferiremmo il decreto legge che è immediatamente efficace, il disegno di legge impiega più tempo in Parlamento, ma stiamo lavorando con le Regioni affinchè siano le Regioni, che hanno la competetenza concorente con lo Stato sulla materia abitativa, a tradurre questa intuizione in una legge regionale, affinchè si possa cominciare subito da un lato a dare risposte alle esigenze delle famiglie, dall’altro a immettere nell’edilizia, che normalmente muove tante altre attività, dei soldi che adesso tengono come risparmi immobili in banca. Ogni camera e un servizio in più potrebbe essere una cifra di spesa di 50mila-70 mila euro, messe tutte insieme queste spese potrebbero portare a una immissione nel nostro pil di oltre 50miliardi di euro”.
Il presidente del Consiglio torna infine sulla frase pronunciata ieri a proposito dei licenziati che ha suscitato diverse polemiche. “Ero reduce da un incontro di oltre un’ora con i sindacati e con le maestranze della Fiat di Pomigliano d’Arco a cui avevo garantito il supporto del Governo” spiega. “Quando mi hanno domandato ma lei cosa farebbe se si trovasse nella situazione di una persona che è licenziata, io direi non resterei con le mani in mano, cercherei di darmi da fare in qualunque altra direzione, potrei cercare un altro lavoro. Naturalmente contando sulla cassa integrazione, che dà circa l’80% da parte dello Stato e in Campania stiamo cercando di far sì che la Regione aggiunga di suo un altro 20% come supporto ad una nuova formazione da dare ai cassintegrati”.
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L’unica cosa certa è che il decreto sul piano casa non ci sarà. Almeno non nel consiglio dei ministri di venerdì. Il governo prende tempo e apre un tavolo tecnico-politico con le Regioni. Non si tratta però di un rinvio sine die: la scadenza per trovare un’intesa è stata fissata a martedì. E, a fine giornata, Silvio Berlusconi addirittura rilancia.
La ricerca del dialogo con le Regioni, dice, “non è una frenata”, ma una confronto sullo “strumento” da adottare”; e comunque venerdì in Cdm “qualcosa ci sarà”. Così come il premier punta a misure con “effetti immediati” e avverte: “Le Regioni non possono sottrarsi perché sul piano casa in giro c’é un’aspettativa fantastica”; il problema, aggiunge, è che sono “gelose delle proprie competenze”. La strada per un’intesa, insomma, è molto più in salita di quanto non apparisse in mattinata.
Merito e metodo, comunque, saranno entrambi al centro della discussione. Anche se, dopo l’incontro con le Regioni, era sembrata tornare alla ribalta l’ipotesi di procedere con un provvedimento “cornice” che salvaguardi l’autonomia del territorio. “Vogliamo lavorare” aveva ribadito infatti più volte Berlusconi “in sintonia e in accordo con le istituzioni locali”.
Che si erano dette soddisfatte per il passo indietro. “Ora siamo sul binario giusto”, aveva commentato il presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, governatore emiliano. Disponibile al dialogo anche il Pd: “Hanno ritirato il decreto cementificazione” ha commentato nel pomeriggio il segretario Dario Franceschini “che avrebbe creato danni spaventosi. Ora si vuole dare un piano casa d’intesa con le Regioni e i Comuni per rilanciare l’edilizia? Noi siamo pronti a discutere, anche in Parlamento”. La mediazione era stata raggiunta nel corso di un confronto a Palazzo Chigi: un’ora e mezza di riunione, a metà della quale il presidente del Consiglio era sceso in sala stampa per parlare con i cronisti e spiegare la posizione del governo: “L’urgenza del piano c’é e resta - aveva detto - ma non è detto che il decreto sia lo strumento più opportuno”.
Messaggio distensivo e che segue anche la linea indicata dal Quirinale e quella auspicata dalla Lega, ma che ancora punta i fari sul Consiglio dei ministri di venerdì: “Ci sono 70 ore per trovare l’armonia con le Regioni”, aveva aggiunto infatti il Cavaliere. Tre quarti d’ora dopo, il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto, con a fianco Errani e il numero uno dell’Anci Leonardo Domenici, spiegano però che tutto è stato rinviato alla settimana successiva: “Due o tre giorni” rassicura il ministro “non sono determinanti. E’ molto più importante che si giunga ad una piattaforma comune”. Obiettivo che questa mattina era ancora lontano.
Regioni, province e comuni non hanno fatto mistero di aver ricevuto la bozza di decreto legge e di non apprezzarla: di fronte a un atteggiamento intransigente avrebbero manifestato altrettanta rigidità, fino a rischiare di creare il caos: “Stiamo cercando di lavorare per fare in modo che non ci possano essere contrasti o impugnazioni” aveva riconosciuto Berlusconi “alla Corte costituzionale”. Una eventualità che inoltre vanificherebbe completamente l’accelerazione impressa dal governo con il decreto legge.
Ostacolo al quale si somma l’altolà della Lega: “Ieri ho detto a Berlusconi” racconta il leader del Carroccio Umberto Bossi “che molte Regioni, come la Lombardia, hanno già un piano casa e quindi è meglio trovare un accordo con le Regioni per evitare scontri e Berlusconi ha aperto”. La discussione che si è aperta non fa però retrocedere il premier di un millimetro dalla convinzione che si tratti di un progetto giusto e urgente perché interessa gli italiani ed è in grado di aiutare l’economia del Paese: “Il provvedimento sulla casa” dice “riguarda quasi il 50% delle famiglie italiane”. E a sera, da Napoli, interviene di nuovo per chiarire che non vuol fare passi indietro.
Ma non solo. Il presidente del Consiglio rilancia anche un altro cavallo di battaglia, quello delle cosiddette “new town” e di cui il piano per l’edilizia popolare già messo a punto è il primo tassello: una promessa della campagna elettorale che ora vuole onorare. D’accordo anche le Regioni, che hanno convenuto la convocazione di un tavolo ad hoc.
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Intorno al piano casa scoppia e sale la polemica. La riunione della Conferenza unificata si preannuncia accesa, con i governatori che si presentano uniti nel dire no al decreto e Berlusconi pronto ad assicura che “il disegno circolato non è quello a cui avevo già lavorato”. Il premier ha spiegato ieri che il “decreto o ddl che sia, si fermerà alle case mono e bifamiliari e alle costruzioni da rifare dopo che queste saranno demolite” e non riguarderà “gli immobili urbani”.
Il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (governatore dell’Emilia Romagna), ha più volte sottolineato come il decreto abbia “chiari profili di incostituzionalità”, perchè rende immediatamente operative in tutta Italia norme di competenza concorrente delle Regioni. Il rischio, secondo Errani, è che si apra un conflitto istituzionale. Molte Regioni, quelle di centrosinistra, chiedono il ritiro del decreto e minacciano il ricorso alla Corte Costituzionale.
A confermare che il piano del Governo sia “solo una bozza”, ci pensa Raffaele Fitto. Il ministro per i rapporti con le Regioni, in due interviste ai quotidiani Il Messaggero e Libero, chiudendo la polemica su un presunto scontro tra il Governo e il Quirinale: “Io della lettera non so nulla. Di certo non c’è e non ci sarà alcun rischio di contrasto né con il Quirinale, né con i presidenti di Regione”. “Sono sicuro che troveremo un punto di convergenza”, dice il ministro, che avverte: “Non ha proprio senso andare allo scontro”.
Fin qui le polemiche. A spulciare invece tra le cifre ci ha pensato la Cgia: con il progetto del governo dovrebbero essere creati 745.000 nuovi posti di lavoro. Secondo gli artigiani di Mestre, dunque, l’impatto occupazionale dovuto all’applicazione del piano casa potrebbe creare, chiaramente in più anni, almeno 745.000 nuovi addetti. E uno su tre potrebbe essere straniero dal momento che il settore delle costruzioni è ad alta concentrazione di lavoratori non italiani.
Nei giorni scorsi la Cgia di Mestre ha infatti stimato che l’applicazione su tutto il territorio nazionale del provvedimento allo studio del Governo in materia di ristrutturazione ed ampliamenti dell’edilizia residenziale privata dovrebbe dar origine ad un giro di affari di 79 miliardi di euro. “Partendo da questo assunto” si legge in una nota - si è analizzata la serie storica della produttività per addetto del settore casa e di tutta la filiera registrata negli ultimi anni arrivando a stimare, alla luce del nuovo impatto economico, nuovi addetti per 745.000 unità”.
Quali professionalità saranno richieste? “In primo luogo” commenta Giuseppe Bortolussi della Cgia “sono muratori semplici, capi cantiere e progettisti nella misura complessiva di 350mila unità. In secondo luogo gli installatori di impianti elettrici per circa 104.000 unita’ e a seguire gli idraulici con altri 79.000 nuovi posti di lavoro. Altri 69.000 saranno figure generiche e 27.000 unità riguarderanno sia gli imbianchini e posatori di vetrate sia gli installatori generici (come i bruciatoristi)”.
Essendo il settore delle costruzioni ad alta concentrazione di lavoratori non italiani, “ipotizziamo”, prosegue la Cgia “che almeno un terzo di questi 745.000 nuovi posti di lavoro saranno occupati da maestranze straniere. Sia chiaro” precisa Bortolussi “la nostra stima è stata realizzata presupponendo che tutte le Regioni italiane adotteranno questo provvedimento e che le nuove assunzioni avverranno secondo le disposizioni di legge oggi in vigore”.
Ecco perché l’incontro di mercoledì è fondamentale. Ecco perché il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni le ha tentate tutte, riuscendo a coivolgere il premier Berlusconi, il preseidente Errani e il sottosegretario Gianni Letta, in un fitto colloquio a bordo del Frecciarossa Milano-Roma…
Il VIDEO servizio:

“Abbiamo tutte le condizioni per guardare al futuro con fiducia”. Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato a parlare della situazione economica alla Stazione Centrale di Milano dove ha preso il treno Freccia Rossa, inaugurando la tratta Milano-Roma in tre ore. Una “giornata storica per le Ferrovie”, ha detto il premier, che ha anche indossato un berretto da capotreno e ammesso: “Più facile guidare il Freccia Rossa che il Paese. Chi guida il treno” ha spiegato “ha il computer che lo aiuta, chi guida il Paese ha invece la sua personale autorevolezza politica perché tutto il potere è nelle mani del Parlamento”. La tratta, in tre ore e senza fermate intermedie, diventerà operativa dal prossimo 13 dicembre: “Un modo per tenere unita l’Italia facendo certo concorrenza ad Alitalia però questo è il bello del mercato”.
Sempre usando la metafora ferroviaria, per aver un’Italia ad alta velocità “bisognerebbe avere tutti la voglia di reagire e anche molta fiducia” ha spiegato Berlusconi “e magari anche lavorare di più reagendo a questa influenza americana che è come un virus che ha colpito un corpo sano. Noi abbiamo famiglie che risparmiano, l’83% degli italiani possiede una casa, e adesso chi ha una casa monofamiliare potrà espanderla mettendo in movimento dei soldi che altrimenti sono fermi in banca”.
“Abbiamo il sistema delle banche che è solido e dei piccoli e medi imprenditori che sono straordinari. Per affrontare questa crisi noi stiamo tentando come tutti una cura che è un po’ un’aspirina, ma tutti i Paesi sono nella stessa situazione e lo posso dire essendo stato per due giorni ad ascoltare i miei colleghi europei. L’Italia -ha concluso il premier- è quella che ha fatto prima e ha fatto di più”.
Tra le misure anti-crisi, Berlusconi cita il piano casa per aumentare le volumetrie e semplificare le procedure. “Oltre la metà degli italiani è favorevole” dice il premier. Che poi annuncia: “Abbiamo il progetto di fare una legge quadro attraverso un disegno di legge, ma per fare in fretta come ci chiedono molti cittadini dovremo fare un decreto» che sarà presentato venerdì. “Saranno poi le Regioni che si regoleranno” ha precisato il Presidente del Consiglio. Le Regioni che vogliono fare ricorso alla Corte Costituzionale si ricrederanno” ha concluso Berlusconi “anche sulla spinta dei loro cittadini”.
Il Cavaliere ha anche osservato che “ci sono tutti i presupposti perché il governo continui a fare bene, abbiamo una solida maggioranza che garantisce la governabilità e questo è importante proprio per uscire bene dalla crisi”.
Poi, “i sondaggi di ieri sono molto buoni per il presidente del Consiglio e per la formazione politica che è ormai una cosa reale e che fonderemo ufficilmente venerdì, sabato e domenica”.
E nel Pdl “spero che si formi una classe dirigente di giovani e quando accadrà il più felice sarò io”, ha detto rispondendo ad un cronista. “Non crederà mica che io pensi di essere immortale”. Quanto a Fini, “non vedo perché dovrei temerlo, l’ho chiamato dopo il suo discorso per fargli i complimenti e ringraziarlo. Sta facendo molto bene il presidente della Camera e si è immedesimato in questo ruolo in modo totale”.
Nelle parole del premier anche le notizie relative al suo reddito, reso pubblico ieri. “Le mie società avevano fatto nel 2007 delle vendite che avevano portato il mio reddito a essere dieci volte superiore a quello di quest’anno, un fatto che non si ripete. Ora siamo tornati alla normalità ed è una normalità che risente della crisi. Comunque non sono preoccupato”.
Guarda le IMMAGINI: Berlusconi sul Frecciarossa

Berlusconi sistema la linea, anche in economia: toni sfumati con Confindustria, cui ricorda comunque che i soldi stanziati “sono verissimi”, “assoluta concordanza” con Confcommercio con la promessa che rivedrà gli studi di settore, piena intesa con Cisl e Uil. E anche il sistema bancario va tranquillizzato: i prefetti non faranno controlli sul credito, più blandamente li “coordineranno”. Anche il ministro Maroni precisa che le prefetture non coordineranno il credito.
“Il presidente del Consiglio non ha nessun potere. Ho solo” afferma Berlusconi al Forum di Confcommercio di Cernobbio “il potere di convincere gli altri e siccome sono costituzionalmente incapace di dare ordini, so solo chiedere le cose con cortesia. Metto in campo la mia personale autorevolezza, la mia capacità di farmi concavo se ho delle punte. Per esempio facciamo un nome a caso, Tremonti” sorride Berlusconi “e di farmi convesso se c’è qualcuno che è un pò distratto”, dice parlando di fronte alla platea di imprenditori e manager, che attendeva anche il ministro dell’Economia, invece assente.
E una qualche correzione di rotta il presidente del Consiglio sembra introdurla. “Mettiamoci nei panni delle banche: se devono dare una linea di credito” afferma Berlusconi “ci deve essere una possibilità vicina al 100% che chi riceve i soldi li restituisca”. Poi ai giornalisti aggiunge: “Non sono i prefetti che vigileranno sul credito, faranno i coordinatori dei comitati di osservazione di cui faranno parte tutti i protagonisti del mondo del lavoro”. Poco prima di sbarcare in elicottero a Villa D’Este sul Lago di Como, Berlusconi è intervenuto telefonicamente al convegno di Rete Italia, che si è svolto a Riva del Garda, e ha chiarito due cose su Confindustria. “Voglio dire a Emma Marcegaglia che abbiamo dato soldi verissimi per sostenere interi settori industriali, come per esempio l’automobile”. Da Cernobbio aggiunge che da Viale dell’Astronomia “non c’è stata alcuna strigliata, ma una forzatura sull’interpretazione di una frase. Ho già parlato con Emma e ci vediamo martedì pomeriggio”.
Più idilliaco il rapporto con Confcommercio: “consonanza assoluta tra le vostre richieste e le nostre intenzioni”, dice Berlusconi al presidente Carlo Sangalli. “Non ci sono problemi, tu mi dici cosa devo fare e io lo faccio”, scherza il premier. A partire dalla revisione degli studi di settore, sproporzionati secondo la Confcommercio, soprattutto in questo momento.
“Certamente li rivedremo” afferma il premier tra gli applausi “è chiaro che sono cambiate le condizioni, questo è un imperativo categorico”. Una sorta di scambio tra studi di settore e aiuto nella lotta all’evasione fiscale è stato proposto a Cernobbio dal segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, cui ha aderito anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti. “L’evasione fiscale è un male di cui abbiamo il record in Europa e faremo tutto quello che possiamo perchè diminuisca”, commenta Berlusconi, che ringrazia per “il forte e responsabile sostegno al governo” di Cisl e Uil. Commentando la proposta di aumentare l’aliquota Irpef per la fascia di reddito più alta, il premier ha invece detto che un intervento del genere “non farebbe altro che aumentare l’evasione fiscale, mentre è sicuro che bisogna diminuire la pressione sui redditi più bassi”. Sul piano casa: “ho il provvedimento ormai pronto, ne parlero’ con il capo dello Stato martedì o mercoledì e venerdì pensiamo di portarlo in Consiglio dei Ministri”.
E infine un annuncio per la squadra dell’esecutivo: “Faremo presto il ministero del Turismo, nel giro di un mese”, dice il premier, nel suo intervento al forum di Confcommercio a Cernobbio: “Tu conosci” ha detto Berlusconi rivolgendosi al presidente Sangalli “che ira di Dio è la signora Brambilla (attuale sottosegretario al ministero del Turismo, ndr) che è una che non molla l’osso”. Infine Berlusconi ha aggiunto citando un rapporto delle Nazioni Unite che proprio il settore del turismo assieme a quello della sanita’ saranno quelli che cresceranno di piu’ nei prossimi anni.
Ma dalla Fiera di Milano il segretario del Pd, Dario Franceschini attacca: “L’Italia è l’unico Paese al mondo” dice “in cui il premier si preoccupa solo di nascondere la crisi o di negarla. Come può reagire una persona che non ha i soldi per fare la spesa e che si sente invece dire ‘consumatè?”, commenta il leader dell’opposizione. E aggiunge che per affrontare la crisi c’erano “circa 5-6 miliardi di euro, che sono stati buttati con l’accordo sfumato con Air France e con l’Ici”.

Una stanza in più, la sopraelevazione di un piano, l’allargamento del capannone per l’azienda, la pensilina per coprire l’auto… Più metri quadrati e presto, magari entro un paio d’anni. La promessa del governo è chiara, le aziende delle costruzioni hanno già l’acquolina in bocca. Secondo il Cresme, uno dei centri studi sull’edilizia più accreditati, sarebbero 9,5 milioni gli immobili potenzialmente interessati, 490 milioni i metri quadrati aggiuntivi realizzabili e addirittura 60 i miliardi di euro che verrebbero investiti se tutti i proprietari decidessero di avvalersi delle semplificazioni previste dal piano per l’edilizia.
Le questioni aperte. Dal punto di vista del singolo cittadino, però, le domande sono ancora numerose. Quali procedure seguire? Quali costi bisognerà sostenere per balzelli, tasse e bolli vari? Quali approvazioni sarà necessario ottenere e quali limiti non dovranno comunque essere superati? Insomma, che cosa potrà fare davvero una famiglia? Per capirlo bisognerà verificare quali norme saranno approvate da ogni regione, perché è a queste amministrazioni che, sulla scia del progetto nazionale, spetterà il potere di decidere se e come tagliare lacci e lacciuoli che regolano l’attività edilizia dei privati.

Proprio per offrire queste informazioni Panorama ha svolto un lavoro di ricerca, raccogliendo esempi concreti di possibili interventi e delle relative procedure dai tecnici delle regioni favorevoli al provvedimento, come la Sardegna , la Lombardia e soprattutto il Veneto, dove la giunta del presidente Giancarlo Galan ha già approvato un disegno di legge che ora passa all’esame dell’assemblea.

Il primo capitolo riguarda gli ampliamenti per gli immobili destinati ad abitazione. Ma non tutti: sarà vietata qualunque iniziativa sugli edifici abusivi, costruiti su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per gli edifici vincolati per motivi storici, artistici, ambientali, e là dove vi siano limiti urbanistici più stringenti fissati dai piani dei Comuni, sarà invece necessario il benestare delle autorità competenti. Cioè non sarà vietato ampliare la cubatura, ma bisognerà ottenere l’autorizzazione.
In tutti gli altri casi in Veneto si potranno fare lavori per ampliare del 20 per cento la cubatura della propria abitazione con la semplice Dia, la denuncia di inizio attività redatta da un professionista.
Un esempio concreto: per una casa di 100 metri quadrati e con un soffitto a 3 metri di altezza, si potrà aggiungere una cubatura di 60 metri. Tradotta in superficie, significa circa 20 metri quadrati. Come dire: una stanza da 5 metri per 4. Gli esempi sono numerosi.
La chiusura del terrazzino. Tamponare un poggiolo, come si dice al Nord, e creare così una nuova stanzetta è uno degli interventi più diretti e meno difficili da eseguire. Oggi c’è bisogno della concessione edilizia del comune. Domani basterà la Dia (e che il condominio non si opponga). Se l’immobile funge da prima casa, la Regione Veneto propone di abbattere i costi di urbanizzazione del 60 per cento.
La sopraelevazione. Con le stesse modalità del terrazzino si potrà sopraelevare l’immobile, sempre che sia tecnicamente possibile. Nel caso di un condominio, la decisione sarà collettiva e la nuova cubatura apparterrà pro quota a tutti i condomini.
Allargamento casa unifamiliare. Nel caso di un villino, si potrà allargare la costruzione fino al 20 per cento in più di cubatura.
Costruzione separata. Se si ha un giardino, o comunque un’area annessa, si potrà realizzare la cubatura aggiuntiva separata dall’immobile principale, con una costruzione a parte.
Box e cantine. Là dove possibile dal punto di vista tecnico, si potrà ampliare del 20 per cento la cubatura anche di box e cantine. Ma ciò non cambierà la destinazione d’uso dell’immobile.
Un caso diverso riguarda l’ampliamento degli edifici con destinazione diversa dall’abitazione. I grandi centri commerciali non potranno fare alcunché. Tutti gli altri, fermi restando i limiti previsti anche per le abitazioni, potranno ampliare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Il capannone. A un edificio industriale di 1.000 metri quadrati se ne potranno aggiungere 200.
Il negozio o la bottega artigiana. Se c’è la possibilità tecnica, si potrà allargare la superficie dell’immobile del 20 per cento.
Tettoie e pensiline. In tutti i casi, abitazione o no, ma anche semplice terreno, non saranno considerate cubatura le tettoie e le pensiline costruite o usate per impianti fotovoltaici per la produzione di energia fino a 6 chilowatt. Stando al parere dei tecnici del settore, si parla di una superficie che potrà arrivare a 45-50 metri quadrati. Così, per esempio, si potranno coprire i posti auto del villino senza che la struttura rientri nella cubatura della casa.

Rinnovamenti. Il secondo grande capitolo di questi interventi in edilizia riguarda il rinnovamento. Resta fermo il divieto di qualunque iniziativa su immobili costruiti abusivamente, su aree demaniali o destinate a uso pubblico. Per il resto le norme scritte in Veneto sono chiare: tutti gli immobili costruiti prima del 1989, in deroga alle previsioni comunali e regionali, ma che non presentino particolari vincoli storici, artistici o ambientali, potranno essere abbattuti e ricostruiti con un ampliamento della cubatura del 30 per cento se destinati ad abitazione (35 per cento se realizzati con la bioedilizia) o con il 30 per cento di superficie in più se destinati ad altri usi.
Ricostruzione nello stesso sito. Una palazzina di quattro piani, con una superficie per piano di 400 metri quadrati di appartamenti e soffitti alti 3 metri, se demolita e ricostruita, secondo un calcolo a spanne, potrà fruttare, aggiungendo alla cubatura scale e annessi, oltre 1.500 metri cubi, quindi ben più di un piano, se la costruzione sarà di tipo tradizionale. E quasi 1.800 metri cubi (per dare un’idea: 600 metri quadrati con un soffitto di 3 metri) nel caso siano usate per la ricostruzione tecniche di bioedilizia e sia previsto l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili: dallo scambio di energia con il terreno al fotovoltaico, al solare per l’acqua e così via. Qualora gli immobili siano interamente dedicati a prima casa, i contributi per urbanizzazione e costruzione vengono abbattuti del 50 per cento.
Ricostruzione in un sito diverso. Il nuovo edificio ampliato e rinnovato potrà essere costruito in un’area diversa da quella in cui sorgeva. In questo caso la nuova area dovrà essere già stata destinata a edilizia abitativa dal comune, mentre l’area dell’insediamento originario diventerà non edificabile. Anche nelle attività di rinnovamento per gli immobili con destinazione diversa dall’abitazione il bonus di ampliamento si calcola sulla superficie invece che sulla cubatura.
Capannone. Se la struttura industriale è di 1.000 metri quadrati, può essere abbattuta e ricostruita, sullo stesso sito o altrove, di 1.300 metri, o di 1.350 se viene usata la bioedilizia.
Il panorama dei possibili interventi è insomma vasto. Ma la vera libertà d’azione bisognerà verificarla alla fine del processo di approvazione delle norme regionali. Lo stesso disegno di legge veneto, il progetto con il migliore “stato di avanzamento” dei lavori, prevede che dopo l’entrata in vigore i Comuni abbiano 60 giorni per escludere la possibilità di ampliamenti o di ricostruzioni per “specifici o zone del proprio territorio, sulla base di specifiche valutazioni o ragioni di carattere urbanistico, edilizio, paesaggistico, ambientale, come pure stabilire limiti differenziati in ordine alle possibilità di ampliamento, in relazione alle caratteristiche proprie delle singole zone e del diverso loro grado di saturazione edilizia”.
Come dire: il limite imposto dalle leggi nazionali e le decisioni dei Comuni non scompariranno. Saranno il confine entro il quale si potrà operare. Basti pensare al Codice civile: sia l’altezza di un immobile, rispetto alla vista che avevano prima i vicini, sia la distanza dagli altri immobili dovranno essere rispettate in ogni caso.
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E dal governo, nella riunione del Consiglio dei ministri di questa mattina, arriva l’ok al pacchetto di norme in favore dei precari e dei lavoratori con contratti co.co.pro. Le misure, a quanto si apprende da fonti di governo, saranno inserite come emendamenti al decreto incentivi (auto, elettrodomestici) all’esame delle Commissioni della Camera.
Le misure prevedono un’indennità di disoccupazione una tantum per i co.co.pro. raddoppiata (dal 10% al 20%) e la velocizzazione delle procedure per la concessione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Come ha spiegato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi “l’indennità di reinserimento per i collaboratori a progetto (co.co.pro) con un solo committente è innalzata al 20% di quanto percepito l’anno precedente in un intervallo che va da 1000 a circa 2600 euro”. E i tempi si accorciano: “Si passa dai 120-140 giorni che servivano per l’erogazione degli ammortizzatori sociali a 20-30 giorni”. Inoltre il ministro ha spiegato che “i lavoratori che ricevono dei sussidi potranno accettare piccoli lavori, il che non significa però che non potranno accettare un corso di formazione o un posto di lavoro congruo. Però per loro è prevista la possibilità di accettare lavori per un massimo di tre mila euro per la parte restante del 2009. In questo modo, potranno fare un’integrazione all’80% del reddito che ricevono dagli ammortizzatori sociali”.
Sulle pensioni Sacconi ha anche ribadito che “in questo momento di crisi, non vogliamo metter mano alle pensioni: non possiamo allungare l’età pensionabile” ha spiegato il ministro del Welfare “che è anche un ammortizzatore sociale”.
Nel corso della lunghissima conferenza stampa Sacconi ha anche fatto un appello ai giovani affinché accettino lavori semplici e umili: “In questa stagione” ha detto Sacconi “è bene accettare qualunque opportunità di lavoro, anche se non corrispondente agli studi fatti o alle aspettative. Nel dopo crisi” ha aggiunto il ministro ” conterà nel curriculum il fatto di essersi messi in gioco”. E ancora sui giovani è stato netto: “L’età di ingresso nel mondo del lavoro per i giovani è drammatica”. E per questo ha promesso: “Il governo guarderà con molta attenzione ai giovani attraverso un approccio all’occupabilità strutturale”. Guardando al fenomeno italiano, Sacconi ha spiegato che “ci sono giovani vecchi, perché entrano nel mondo del lavoro a 30 anni, con un titolo di studio debole, spostando tutta la loro vita in avanti. Una cosa è essere precari a 22 anni, una cosa è esserlo a 30. Sono due vite diverse”.
Rimandata invece l’approvazione del piano casa. Il Cdm ha iniziato questa mattina la discussione preliminare. E, facendo seguito alle parole pronunciate ieri sera dal premier durante la consegna dell’Oscar del Riformista come miglior politico dell’anno, è possibile che l’esecutivo guardi ad un decreto. Dell’ipotesi è tornato a parlarne proprio il Cavaliere nella riunione dell’esecutivo: avrebbe ribadito la necessità di un intervento rapido sul settore per far rimettere in moto l’edilizia e quindi il resto dell’economia.
Berlusconi ha illustrato le linee guida del piano casa in Consiglio, poi sono intervenuti tutti i ministri. In particolare il ministro Sacconi avrebbe sottolineato la “grande sofferenza” in cui il settore dell’edilizia si trova in questo momento. E lo stesso Sacconi in conferenza stampa subito dopo ha aggiunto: “Nel Cdm c’è stata una discussione molto intensa e partecipata di tutti i ministri. Stiamo lavorando ad un pacchetto molto significativo, ma vogliamo discuterlo con le Regioni. Speriamo quanto prima di vararlo e renderlo operativo”.
Discussione franca che pare abbia anche tolto i dubbi al leader del Carroccio, Umberto Bossi: “Ci siamo fatti spiegare bene”, ha spiegato il ministro per le Riforme interpellato dai cronisti a Montecitorio, salvo riservarsi di valutare il testo prima di assicurare il “sì” del suo partito, la prossima settimana in consiglio dei ministri. “Riguarda” ha aggiunto il Senatùr “solo la possibilità di allargare case già costruite per chi ha bisogno di un locale in più. Mi pare un passaggio positivo. Poi” ha concluso “non riguarda chi ha costruito case abusivamente”. Il “sì” in Cdm sul provvedimento non è però ancora scontato: “Dobbiamo controllarlo questa settimana”.
Tra gli altri provvedimenti il Cdm ha anche dato il via libera al regolamento sulla valutazione degli studenti nella scuola primaria e secondaria. Per il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, “si passa così dai giudizi ai decimali e si superano giudizi fantasiosi e poco chiari, in favore del voto”. La Gelmini ha ribadito che “con il 5 in condotta si verrà bocciati, ma prima sarà necessaria almeno una sorta di ammonizione, una nota, per arrivare all’insufficienza”. Con l’insufficienza in condotta verranno inoltre bocciati “gli studenti che non vanno ai corsi, quelli che non hanno rispetto per insegnanti e compagni e coloro che provocano danni alle strutture”.