Leggi tutte le notizie su:


piano-casa

Il Pd boccia tutto: “Il piano casa del Cavaliere cementifica il Paese”

Il segretario del Pd, Dario Franceschini

Bocciato. Con un secco (e triplice) no, il Pd rimanda al mittente (il Cavaliere) il piano casa. Oltre che gli altri progetti messi in campo dall’esecutivo per fronteggiare la crisi (le grandi opere e i fondi per gli amortizsatori sociali). Che, certo, non è colpa di Berlusconi, ma questo governo è inadeguato ad affrontarla: “A nessuno di noi, nemmeno nella foga di un comizio, è mai venuto in mente di dire che la crisi è colpa del premier” spiega il leader democratico nel corso della trasmissione In mezz’ora su Rai Tre. “Ma il modo inefficace e inadeguato in cui si affronta la crisi è certamente colpa del governo Berlusconi”.
E allora, meglio la proposta dei democratici di un assegno in favore dei disoccupati: “Noi abbiamo fatto proposte finalizzate all’emergenza del 2009″ e in questo contesto “anche l’assegno di disoccupazione” è una proposta per superare l’emergenza, perchè “non è che pensiamo di risolvere la crisi” con questa misura. Poi il segretario del Pd respinge le accuse di massimalismo: “Non è vero che noi diciamo solo no. Noi abbiamo fatto tre proposte e sono loro ad aver detto tre no”. “Noi siamo pronti a votare con loro” un pacchetto di misure per uscire dalla crisi economia, ma solo a condizione che non sia una “presa in giro” e siano misure “concrete” e “a sostengo delle persone che si trovano in difficoltà”. Sul piano straordinario del governo per l’edilizia, il leader del Pd dice senza mezzi termini che avrà come unico risultato quello di “cementificare” il Paese.
La reazione della maggioranza non si fa attendere, con il portavoce del premier Paolo Bonaiuti che accusa il leader del Pd di trascinare l’opposizione sulle posizioni della “sinistra del “no”. “Franceschini è il campione del conservatorismo burocratico più becero”, tuona Osvaldo Napoli, parlamentare del Pdl. E mentre maggioranza e opposizione si scontrano sul tema, dall’Udc arriva un’apertura, pur se cauta, all’idea del governo. Questo il giudizio di Pier Ferdinando Casini, che si dice “non pregiudizialmente contrario al piano”, chiedendo però di “capire bene di cosa si tratta” e paventando il rischio cementificazione.
Un affondo diretto che vede la maggioranza serrare i ranghi. “La casa è la ricchezza dei poveri e, dunque, questa è una risposta sociale alle incertezze della crisi” dice il ministro per l’attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Secca la replica del presidente del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: “Il Pd di Franceschini si allinea alla strada del peggiore Di Pietro. Solo insulti, nessuna idea originale, ma parole a vanvera”.

Pensioni, precari, casa. Si fa presto a far sparire il tesoretto

Tommaso Padoa-Schioppa in Aula con Romano Prodi
Inizia oggi quello che dovrebbe essere il rush finale tra governo e sindacati per decidere sulle principali partite economiche: dalle pensioni (primo punto all’ordine del giorno) alla destinazione del tesoretto, alle tasse, alla casa, al sostegno ai redditi bassi. L’obiettivo è di chiudere entro fine giugno, quando l’esecutivo dovrà presentare al Parlamento il Documento di programmazione economica, cioè gli impegni di spese, entrate e relative riforme per i prossimi tre anni. Ma al momento ci sono poche probabilità che si trovi un accordo su tutto.
Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha messo sul tavolo 2,5 miliardi del totale di 10 del tesoretto, gli introiti extra che il governo si trova quest’anno in cassa. Ma secondo Romano Prodi, 1,3 miliardi dovranno servire per aumentare le pensioni al minimo e 600 milioni per non meglio precisati interventi a favore dei giovani e dei redditi bassi. Insomma, restano altri 600 milioni.
Abolire lo scalone Maroni sulle pensioni significa rimetterci da qui al 2016, ben 65,6 miliardi. Questo solo nel caso non si facesse nulla. Ma anche se lo scalone fosse sostituito con scalini, si tratterebbe di trovare da 9,3 a 2,5 miliardi nei prossimi otto anni. La prima cifra se dal 2008 l’età per la pensione di anzianità venisse innalzata di un anno, e di un altro ancora ogni 18 mesi. La seconda se, sempre dal 2008, si andasse in pensione di anzianità a 59 anni. Un limite, però, troppo simile ai 60 dello scalone.
Dunque? Dunque il governo deve come minimo reperire soldi per almeno 8 miliardi da qui al 2016. E non basteranno certamente i due miliardi ottenibili con la fusione dei maggiori enti previdenziali. Né si possono aumentare i già alti contributi per i dipendenti: ci sarà un altro ritocco sugli autonomi, e forse un altro ancora sui precari, cosa però che fa a botte contro le promesse di aiutare i giovani senza lavoro fisso. Del tutto risibile appare poi l’idea di coprire il buco con “tagli ai costi della politica”: un buon proposito sempre disatteso, che certamente non passerebbe il vaglio della commissione di Bruxelles e dei vari organismi internazionali.
Non solo. Si profila una nuova guerra tra governo e comuni: oggetto, 4,4 miliardi di avanzi comunali non spesi, e che il governo vorrebbe incamerare: I comuni dicono che si tratta di una beffa per le amministrazioni più virtuose, e probabilmente non hanno neppure torto. Ancora: per i costi aggiuntivi del recente contratto degli statali occorrono 3,5 miliardi, e altri 4-5 per i cantieri Anas che altrimenti rischiano di chiudere.
Poi c’è la lista delle richieste dei singoli ministri e partiti. Dagli sgravi Ici reclamati dalla Margherita al piano casa di Rifondazione. Fino all’allentamento della morsa sugli studi di settore, cosa che sta provocando una mezza rivolta fiscale al Nord. Insomma, improvvisamente la coperta si è fatta cortissima. Al punto che i buoni propositi di varare per il 2008 una Finanziaria “leggera”, dopo quella durissima sul piano fiscale del 2007, rischiano di restare nel casseto. Nella maggioranza c’è addirittura chi parla di una “patrimoniale” per mettere a posto le cose, una tassa che copirebbe ovviamente “i grandi patrimoni ed i grandi redditi”. Ma in Italia il concetto di grandi redditi e patrimoni è opinabile, ed il rischio di spremere ulteriormente chi dichiara tutto al fisco è in agguato.
Previsioni? Quasi impossibili. Molti vorrebbero rinviare tutto a settembre. Il che significa entrare già nel periodo della Finanziaria e, quanto alle pensioni, tenersi lo scalone Maroni.
In alternativa i sindacati potrebbero essere messi di fronte alla proposta di trasformare lo scalone in scalini, ma assieme ad una drastica revisione dei coefficienti che determinano le pensioni (quelli previsti dalla riforma Dini).
Una cosa che le confederazioni, finora, non hanno neppure voluto prendere in considerazione.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Io la penso così, di Giovanni Fasanella
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
FacebookTwitter
NewsletterFeed rss
Mobile & AppsServizi SMS
Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 

  • Panorama Unplugged
  • Bruce Springsteen
  • Meteo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Le uscite al cinema
  • Scopri il nuovo Panorama
  • Abbonati subito a Panorama!
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia



  • Applicazioni Mondadori
  • R101