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Il governo vara la stretta anti-cosche. I 10 punti di Berlusconi contro i boss

Silvio Berlusconi, durante il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria | (AP Photo/Adriana Sapone)

Silvio Berlusconi, durante il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria | (AP Photo/Adriana Sapone)

Urge una cura da cavallo. Visto che, come da metafora del premier Silvio Berlusconi, Mafia, camorra e ‘ndrangheta sono una “terribile patologia per il Paese” contro cui, dice, “abbiamo già ottenuto risultati straordinari”. Una cura forte, decisa, costante. E infatti da oggi la pressione aumenta con un piano in dieci punti approvato dal Consiglio dei ministri (qui il .Pdf), proprio in quella che è una delle capitali dei clan, Reggio Calabria. Continua

Il piano spagnolo di papa Ratzinger. Si prepara l’offensiva anti Zapatero

Benedetto XVI

Riparte dalla Spagna la “controriforma” di Benedetto XVI. Oltre 1 milione e mezzo di persone si prevede lo attendano a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011 per la Giornata mondiale della gioventù. Una esibizione di forza del fronte cattolico contro il premier socialista José Luis Zapatero.
Nel frattempo il Pontefice ha chiamato svariati presuli spagnoli a ricoprire ruoli chiave in curia: l’ex arcivescovo di Toledo, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, è divenuto prefetto della Congregazione per la liturgia; spagnolo anche il nuovo sottosegretario dello stesso dicastero, Juan Miguel Ferrer Grenesche, così come il neosegretario della Congregazione per i vescovi, l’ex nunzio a Madrid, Manuel Monteiro de Castro.
Cammino neocatecumenale, Opus Dei e Cl sono la spina dorsale della riscossa cattolica che parte dalla Penisola iberica. Come dimostra l’ovazione che ha accolto l’intervento al Meeting di Rimini del cardinale Antonio Maria Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente dei vescovi spagnoli. Il porporato ha parlato del rapporto fra Chiesa e politica, rivendicando il diritto dei cattolici a far sentire la propria voce in difesa della vita, della famiglia, della libertà di insegnamento.
A margine del Meeting il cardinale Varela si è poi intrattenuto a lungo con Julian Carron, successore di don Luigi Giussani alla guida di Cl. L’Opus Dei si occuperà invece di comunicazione: Santiago de la Cierva, membro dell’Opera, è stato infatti nominato portavoce della Gmg di Madrid.

Mafia, arrestati due boss di Gela: “Pizzo a Milano e un piano per uccidere il sindaco”

Rosario Crocetta

Nel mirino delle cosche c’era già. E da tempo. Tanto che da mesi è costretto a vivere con sei uomini di scorta che non lo lasciano un solo minuto. Lui è Rosario Crocetta, simbolo della lotta alla mafia, famoso anche per essere stato il primo sindaco (a Gela in provincia di Caltanissetta) dichiaratamente omosessuale nella storia d’Italia e della Regione Siciliana.

Contro di lui (dal 1 ottobre iscritto al Pd, partito per il quale è candidato alle Europee: per lui solo è valsa la deroga alla decisione di non candidare sindaci che devono concludere il mandato), i boss stavano preparando un attentato. Il clan mafioso degli Emmanuello lo voleva uccidere, grazie anche all’aiuto di mafiosi residenti fra Milano e Varese.
Il gruppo mafioso, che fa capo a Cosa nostra, è strutturato in organismi territoriali che operano unitariamente, o in stretta collaborazione, in varie zone del territorio nazionale e all’estero.

Le manette sono scattate per Maurizio Saverio La Rosa, di 40 anni e Maurizio Trubia, di 41, arrestati proprio a Gela, con l’accusa di associazione mafiosa e di estorsione: hanno imposto il pagamento del pizzo a imprese di Gela che effettuavano lavori pubblici anche a Milano. Decisive, oltre alle intercettazioni, anche le dichiarazioni del pentito Carmelo Barbieri, ex reggente della cosca nissena, che da qualche tempo ha iniziato a collaborare con i pm.

Gli investigatori sono riusciti così a scoprire anche i piani dei boss, intenzionati a giustiziare il sindaco, da tempo nel mirino della mafia per le sue campagne di stampa e le iniziative amministrative per riaffermare la legalità nella sua città (da cui è nato anche un testo Io ci credo. Gela città della legalità). Ma la condanna a morte era stata decretata anche per un imprenditore, che aveva denunciato le richieste di pizzo per alcuni lavori che doveva compiere a Milano, per la manutenzione dell’acquedotto.

Per gli inquirenti il pericolo di attentati era “attuale e imminente”. Per questo la Procura distrettuale antimafia ha chiesto con estrema urgenza il provvedimento cautelare al gip. Il piano era stato preparato e concordato da La Rosa insieme ad altri mafiosi residenti nel Nord. Negli ultimi mesi il boss aveva fatto diversi viaggi tra la Sicilia e la Lombardia, dove ha incontrato esponenti delle cosche mafiose di Gela che da tempo si sono trasferiti fra Milano e Varese.

Brunetta e Maroni svuotano le province: “Riforma in sette giorni, via tra 5 anni”

 Renato Brunetta

Ministro anti fannulloni, anti privilegi, anti sprechi.
Si sprecano gli aggettivi con il prefisso “anti” per Renato Brunetta. Ma da oggi, per l’attivissimo responsabile della Funzione Pubblica, l’elenco potrebbe allungarsi con “ministro anti province”. Un epiteto che Brunetta deve però condividere con il collega ministro e titolare del Viminale, Roberto Maroni.
I due si sono infatti inseriti nell’annoso dibattito sull’abolizione delle Province. Tema che si rincorre ormai da mesi, se non da anni. In questi ultimi, è diventata una battaglia politico-mediatica: argomento da prima pagina per il quotidiano Libero di Vittorio Feltri, da promessa elettorale per molti partiti dell’arco parlamentare.
E siccome - nonostante il Pdl sia d’accordo, il Pd pure - la Lega storce il naso, proprio per sciogliere i dubbi del Carroccio il Ministro Brunetta (come anticipato da un’intervista al Tgcom) ha preparato un piano a lungo termine in accordo col titolare leghista degli Interni.

Insomma, accadrà che gli enti intermedi che stanno a metà strada tra Comune e regione (leggi: le province, appunto) saranno “svuotati”. E siccome non si potrebbe (costituzionalmente parlando) “abolire” quegli enti, la formula usata dal ministro Brunetta, presentando un provvedimento che il governo discuterà “tra una settimana”, è proprio “svuotare”: di peso, importanza e (soprattutto) costi.
“Ci sono delle novità. Il ministro Maroni sta presentando una riforma”, ha spiegato Brunetta. È “il codice degli enti locali”, un piano che dovrebbe entrare a regime prima del voto immediatamente successivo, tra 4 o 5 anni. L’idea è che, alla scadenza della prossima tornata amministrativa, “le Province molto probabilmente non saranno più quelle che abbiamo conosciuto fino a oggi…”. Saranno cioè degli “enti di secondo livello”. Le elezioni amministrative di giugno potrebbero essere le ultime per alcune delle province dove il consiglio sarà rinnovato.

Ma la Provincia non sparirà dal punto di vista formale, solo non avrà più un peso (e quindi un costo) politico: “Rimarrà l’ente provincia ma non avrà più degli eletti”, ha chiarito Brunetta: “I consiglieri provinciali e presidente non saranno altro che i sindaci dei comuni nella provincia”. Il presidente sarà il sindaco del capoluogo di provincia, e il parlamentino sarà formata dagli altri primi cittadini del territorio. Si “elimineranno così un po’ di costi della politica - ha detto ancora il ministro nemico dei fannulloni - e quello che fa ora la provincia lo faranno i Comuni all’interno della provincia”. Tra cittadino e Stato rimarranno quindi solo due livelli: “Regione e comune”. Che possono bastare.
“Le province per essere abolite richiedono un cambio costituzionale” ha illustrato Brunetta, secondo quanto riportato dal Il Giornale “mentre questa formula di svuotarle di contenuto politico primario e di farle diventare sostanzialmente dei consorzi funzionali si può fare senza modificare la costituzione”. Questo consentirà di ridurre enormemente i costi, andando ad abbattere la spesa attualmente stimata in oltre sedici miliardi di euro ogni anno (fonte Unione delle province italiane -Upi, che specifica che attualmente le province italiane siano 104).

Ma che poi l’operazione, sulla via del risanamento dei costi del Palazzo, riesca è ancora tutto da verificare. Stando alle proteste del Presidente dell’Upi, Fabio Melilli (predidente Pd della provincia di Rieti), il piano Brunetta-Maroni non sarebbe di così facile realizzazione: “Dalle dichiarazioni rilasciate al TgCom dal ministro della Pubblica amministrazione sulle province sembrerebbe che per l’onorevole Brunetta la Costituzione non abbia alcun valore”. E ancora: “Il Ministro Brunetta” conclude Melilli “dimostra di non conoscere affatto la realtà italiana. Basterebbe che parlasse con qualche Sindaco per rendersi conto che la proposta di fare governare il territorio provinciale dal sindaco del comune capoluogo non è minimante praticabile e metterebbe in grandi difficoltà gli oltre 8000 Comuni italiani”.

Brunetta: “Vendiamo le case ex Iacp a chi le abita. Risparmieremo miliardi”

Un quartiere di Roma

“Sogno un D-day della casa il 25 settembre prossimo. In quel giorno, 1 milione di cittadini, diventeranno proprietari di immobili degli ex Iacp”. Il ministro per l’Innovazione e la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha un progetto per “resuscitare il capitale morto degli istituti autonomi delle case popolari”.
Lo spiega in un’intervista a Panorama, sul numero in edicola da venerdì 13 marzo. L’obiettivo: risparmiare sulle spese di gestione di un patrimonio immobiliare che non rende e liberare risorse per fare investimenti su tutto il territorio nazionale.
“Questo progetto può essere operativo da subito. Non occorre inquadrarlo in una legge. È possibile vendere in tempi rapidi a prezzi contenuti, fissando il costo in base al patrimonio familiare: lo prevede già la Finanziaria del 2006. Quando regioni, province e comuni, alieneranno il loro capitale morto potranno attivare investimenti su tutto il territorio pari a 30 miliardi di euro. Solo le case degli ex Iacp sono 1 milione, a queste se ne potrebbero aggiungere un altro milione di proprietà dei comuni”.
Unico problema: gli inquilini morosi. Chi non paga l’affitto onorerà le rate del mutuo? Risponde Brunetta: “Sono convinto di sì. Inoltre saranno gli stessi condomini a vigilare che ogni residente si faccia carico almeno delle spese comuni. D’altronde il valore dei canoni non pagati è impressionante: 135 milioni di euro, circa il 30 per cento del totale. Per questo è urgente un intervento shock”. Che non riguarderà invece, dice sempre Brunetta a Panorama, gli immobili di proprietà dello Stato: “Per vendere le proprietà statali ci vuole una legge specifica. Vendendo caserme, terreni e immobili attualemnete abbandonati lo Stato potrebbe finanziare la ristrutturazione di scuole, università e musei”.

Così parlavano i due marocchini arrestati: “Vendichiamoci di Kabul”

Marocchini arrestati per terrorismo
Cani sciolti ma infervorati da un radicalismo islamico che avevano imparato a coltivare e diffondere e che stava per concretizzarsi con l’ideazione dei primi attentati. Ecco il profilo dei due marocchini arrestati dalla Digos di Milano, accusati di progettare attentati contro sedi delle forze dell’ordine, da eseguire con bombole di ossigeno, perché era troppo complicato farlo con un camion da riempire di esplosivo.
I due, Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (Milano), e Gafir Abdelkader, 42 anni, sono accusati di “associazione con finalità di terrorismo internazionale” e “concorso esterno alla rete terroristica internazionale denominata Al Qaeda” con altri sette connazionali. Rachid è accusato anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di falsificazione di documenti.
“Stiamo verificando se si tratti di una rete o di un caso isolato” dice il ministro dell’Interno Roberto Maroni che oggi ha presieduto un Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, sottolineando che si tratta di una “situazione nuova e preoccupante” perchè, “per la prima volta, parliamo di persone che avevano progettato un attentato in Italia”.
Fortunatamente, aggiunge, “siamo riusciti ad intervenire prima”. L’attenzione, non solo per Milano, resta comunque “altissima” tanto che il ministro non esclude la possibilità di “prendere provvedimenti per mettere in sicurezza i cittadini e combattere il terrorismo internazionale”. Così come è stata prevista un’intensificazione dei controlli sui luoghi di aggregazione dei cittadini islamici, focalizzando l’attenzione sui money transfert e gli internet point. “Abbiamo una mappa aggiornata dei centri culturali, delle moschee, dei luoghi dove si fa proselitismo e si raccolgono anche fondi per il terrorismo” prosegue il ministro. “Luoghi concentrati soprattutto nelle regioni del nord”. Le nostre forze di polizia comunque “sono in grado di monitorare accuratamente la situazione e quindi di scongiurare rischi” di attentati come a Mumbai. Certo è che ci sarà una stretta dei controlli sugli obiettivi sensibili, cosi come si è ritenuto opportuno fare una verifica e un aggiornamento del dispositivo di sicurezza anche in vista delle prossime festività natalizie.
Quanto agli arresti di Milano, gli investigatori hanno seguito sin dal suo nascere la cellula, i cui componenti rivendicavano - parlando tra loro - l’appartenenza ad Al Qaeda, perchè la Digos, dal marzo del 2007, aveva avuto notizia di estremisti che si incontravano in una piccola sede (un magazzino abusivo) a Macherio, paese della Brianza in cui si trova anche la villa in cui abita con la famiglia il premier Silvio Berlusconi. Quando hanno cominciato a tenerli d’occhio hanno potuto osservare lo sviluppo del gruppo, che all’inizio si limitava ad ascoltare le prediche di Rachid, “un uomo che sapeva a memoria interi sermoni di Zawahiri”, e che in un’intercettazione dice, riferendosi al figlio: “che bel bambino, diventerà come lo zio Osama”. Dalle parole, però, i due, scaricando video da Internet, avevano presto cominciato un percorso di istruzione militare da autodidatti, studiando gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa, e imparando a usare sostanze comuni per creare ordigni. “Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio”. A dirlo proprio i due arrestati in una conversazione intercettata nel settembre scorso. “Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?” commentavano. “Stiamo parlando di personaggi non inseriti in nessuna organizzazione” ha precisato il dirigente della Digos, Bruno Megale “che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, alcuni mesi fa hanno deciso di combattere la loro battaglia qui, nella realtà dove erano peraltro ben inseriti, con lavori stabili e figli. Prima cominciando a istruire se stessi e i loro compagni con filmati, poi cominciando a fare sopralluoghi a presunti obbiettivi. La loro massima aspirazione era diventata quella di”farsi saltare in aria contro un obbiettivo” anche se pare che la prima azione, una specie di ‘provà, avrebbe dovuto essere il ben più modesto incendio di auto in un parcheggio a Giussano, il paese dove i due, operai, vivevano. A casa dei marocchini la Digos ha trovato materiale propagandistico e didattico. Perquisita anche la sede dell’associazione, di cui Rachid era uno dei fondatori pur senza avere, attualmente, cariche. Nel mirino del gruppo c’erano il distaccamento dell’Ufficio stranieri, in via Cagni, a Milano, sede del Terzo Reparto mobile della Polizia, e la caserma Santa Barbara di via Perrucchetti, sempre a Milano, sede dell’Artiglieria a Cavallo. Nell’hinterland, invece, le caserme dei carabinieri (la stazione di Giussano e la Compagnia di Desio), il parcheggio di un supermercato Esselunga, a Seregno, e di un night club nei pressi. Gli aspiranti terroristi si erano accorti di una cimice, nel centro, e stavano pensando alla fuga.
Non si erano accorti, però, di averne altre in macchina.

Il VIDEO servizio:

Terrorismo: in manette due marocchini “pronti a colpire Milano”

Marocchini arrestati per terrorismo

Volevano colpire l’Italia e, in particolare, Milano. E stavano progettando attentati contro obiettivi civili e militari, come ad esempio le caserme di polizia e carabinieri. Per questo motivo stavano cercando di reclutare adepti da avviare sulla via del terrorismo. Ma la loro attività di proselitismo è stata stroncata sul nascere dagli uomini dell’antiterrorismo della Questura del capoluogo lombardo.

Rachid Ilhami, 31 anni, uno dei predicatori del centro culturale “Pace” di Macherio (il piccolo comune dove sorge anche Villa Belvedere, residenza di Silvio Berlusconi), e Gafir Abdelkader, 42 anni, entrambi di nazionalità marocchina, sono però finiti in manette. Per loro l’accusa è di terrorismo internazionale (articolo 270 bis del Codice penale). Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, complessivamente una decina e che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà, avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da Internet.
Secondo quanto si è appreso, Ilhami e Abdelkader, arrestati su provvedimento emesso dal gip Silvana Petromer, non sono, come già avvenuto in passato per altri personaggi e gruppi legati all’estremismo islamico, solo sospettati di reclutare adepti per azioni all’estero, ma avevano in progetto di colpire in Brianza, dove vivevano e svolgevano la loro attività di proselitismo.
Tra gli obiettivi di cui si sente parlare nelle varie intercettazioni telefoniche e ambientali, c’erano il supermercato Esselunga di Seregno e i parcheggi di un locale notturno adiacente, inoltre la caserma dei carabinieri di Giussano e l’Ufficio immigrazione della Questura.
Dalle intercettazioni si evince che gli indagati, che nei loro dialoghi rivendicavano la propria appartenenza ad Al Qaeda, avrebbero avuto inizialmente intenzione di utilizzare un camion di esplosivo. Resisi conto delle difficoltà, avrebbero ripiegato su alcune bombole ad ossigeno il cui uso era stato tratto da internet.
Anche il centro culturale “Pace” di Macherio è stato perquisito. Nell’edificio, dopo i sermoni ufficiali, dal tenore moderato, si svolgevano delle riunioni serali a cui partecipavano cinque/sei persone in cui i toni erano decisamente fondamentalisti.

2 mld per professori e tecnologie: ecco il piano della Gelmini

Studenti di terza media

Estensione dell’inglese e matematica nei licei classici, più istituti comprensivi- quelli che comprendono in un’unica istituzione scolastica le scuole dell’infanzia, elementari e medie-, aumento delle sezioni “primavera” con uno stanziamento di 30 mln di euro per il 2008-2009 e di 50 mln nel 2009-2010 e riduzione degli attuali indirizzi di studio nella secondaria superiore.

Sono alcune delle novità previste dal nuovo piano per la scuola del ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Il piano è stato presentato anche ai sindacati e prevede, oltre al docente unico per le classi di scuola primaria, funzionanti 24 ore a settimana, anche l’insegnante di inglese. Tornano poi gli anticipi nella scuola dell’infanzia con l’aumento delle sezioni primavera e del tempo pieno (+50%). Si tratta di “un piano” secondo la nota del ministero dell’Istruzione “che pone le premesse per un innalzamento della qualità del sistema di istruzione, innescando un circolo virtuoso: efficienza, maggiori risorse da investire, più qualita”. Secondo il piano, i 2 miliardi di euro di risparmi realizzati col piano saranno investiti in formazione, nuove tecnologie e premialità per docenti.

Intanto sono già scattate le prime proteste nelle scuole contro tagli e voto in condotta del piano Gelmini. La Rete degli Studenti Medi ha indetto “Emergenza Ballismo”, la singolare protesta degli studenti italiani che ha visto striscioni calati dalle finestre, volantinaggi e azioni dimostrative per denunciare le “balle” del piano Gelmini-Berlusconi.

Qui, nel dettaglio, il piano del ministro Gelmini:

- Due miliardi di investimenti: Verranno dai risparmi effettuati e saranno utilizzati per la formazione, le nuove tecnologie e per innalzare il livello di prestigio degli insegnanti attraverso forme di “premialità”.

- Salvaguardati livelli servizio e occupazionali: Il piano prevede la tutela delle scuole in aree disagiate, la conferma dei livelli occupazionali del personale a tempo indeterminato, l’ampliamento delle opzioni per le famiglie.

- Individuazione costo standard: Si passa dal costo storico per alunno all’individuazione del costo standard, cioé quello che serve veramente eliminando gli sprechi.

- Non saranno toccati sostegno e scuole montagna: Confermato il personale docente che si occupa degli alunni disabili. Non si toccano le scuole di montagna: in Italia ci sono più di 10.000 classi con meno di 10 studenti. E’ indispensabile analizzare caso per caso i singoli istituti per verificare una razionalizzazione del sistema che eviti gli sprechi. Per questo é escluso che verranno chiuse le scuole di montagna e tutte quelle di rilevanza sociale.

- Anticipi a 2 anni e mezzo: Introdotti dalla riforma Moratti e abrogati dal governo Prodi, tornano per la scuola dell’infanzia.

- Più sezioni primavera: Il nuovo servizio educativo per bambini tra i due e i tre anni, attualmente a gestione regionale, viene confermato e implementato, con uno stanziamento di 30 milioni di euro per il 2008-2009 e 50 milioni nel 2009-2010. E’ previsto che nelle aree montane possano essere accolti piccoli gruppi di bambini di 2-3 anni anche nelle scuole dell’infanzia. Il piano sarà di concerto con regioni e comuni.

- Maestro unico più inglese: Per le classi di scuola primaria a 24 ore a settimana sarà presente anche l’insegnante di inglese.

- Tempo pieno aumentato del 50%: Con il passaggio al maestro unico, nella scuola primaria ci saranno più docenti. L’insegnante unico ha un carico obbligatorio di lezioni di 24 ore settimanali a fronte del carico orario di 27 o 30 ore settimanali attuali dei docenti del modulo.

- Estensione degli istituti comprensivi: Il piano intende privilegiare, dove possibile, il modello degli istituti che uniscono sotto un’unica istituzione scolastica (e sotto un’unica presidenza) scuole dell’infanzia, elementari e medie.

- Meno ore alle superiori: Riduzione dell’orario negli istituti tecnici e professionali, che passeranno da 36 a 32 ore la settimana e nei licei classici, scientifici, linguistico e delle scienze umane (da 33 a 30 ore).

- Riduzione indirizzi studio alle superiori: Oggi sono circa 900, includendo le sperimentazioni nazionali e autonome. Si interverrà soprattutto negli istituti tecnici e professionali, eliminando le duplicazioni.

- Accorpamento classi concorso: L’intento è quello di semplificare e aumentare la flessibilità nell’impiego dei docenti.

- Più matematica e inglese al classico: La lingua straniera sarà insegnata in tutti e cinque gli anni di corso.

- Corsi di italiano per stranieri: Previsti sia corsi pomeridiani che ore di lezione la mattina.

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