Leggi tutte le notizie su:


Pianura

Il caso Nugnes: ecco perché tutti lo volevano intercettare

Giorgio Nugnes

Il pm napoletano Antonello Ardituro, nell’udienza preliminare per gli scontri scaturiti dalla protesta contro la discarica di Pianura, non ha risparmiato la sua memoria. Ma si sa, Giorgio Nugnes, ex assessore alla protezione civile di Napoli, morto suicida il 29 novembre a 48 anni, era considerato in procura il simbolo di quella “città senza capo né coda” che aveva rappresentato, con la fascia tricolore, il crocevia di molti affari illeciti, il bersaglio di inchieste più o meno coerenti.
Nell’ultimo anno di vita era un uomo braccato, non dai clan camorristici, ma dalla giustizia. Tutti indagavano su di lui: sei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, Digos, Nucleo provinciale dei carabinieri, Dia, persino gli 007 dell’Aisi (l’ex Sisde). Il suo nome era in quattro inchieste: due riguardavano Pianura, altre due la presunta e, in questi giorni, annunciatissima Tangentopoli napoletana. In un paio di queste era intercettato. Alla fine, sentitosi sotto assedio, non ha retto. Ma aveva provato a difendersi.
Per esempio aveva studiato con attenzione l’elenco delle chiamate che lo accusavano di aver organizzato la resistenza di Pianura nella notte tra il 2 e il 3 gennaio scorsi. Per i pm telefonate inequivocabili. Ma lui era convinto che ne mancasse una, la 1378, diretta a una giornalista del Mattino. “Noto con tristezza che i magistrati attaccano Nugnes anche adesso che non può più ribattere” sottolinea il suo avvocato Nello Palumbo. “Ma quella chiamata a una cronista dimostra che il suo non era un ruolo occulto e che quella notte era uscito a comprare il giornale, non a organizzare barricate”. Il compito di selezionare le conversazioni da inviare in procura era stato affidato al capocentro della Direzione investigativa antimafia Adolfo Grauso. Che, però, oggi non può rispondere ai giornalisti: è stato trasferito all’ufficio napoletano dell’Aisi.
Nelle ultime ore di vita Nugnes aveva detto di sentirsi perseguitato pure dai nostri 007. Grauso aveva portato con sé il fascicolo che riguardava Nugnes o l’ex assessore, sotto pressione, immaginava complotti dove non c’erano? Su questo sta indagando la procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per induzione al suicidio.
Ma le accuse di associazione per delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio per i fatti di Pianura sono solo la punta dell’iceberg. Infatti Nugnes era intercettato in altri due procedimenti.
I primi che chiedono di mettere sotto controllo le sue utenze sono i pubblici ministeri Raffaello Falcone, Pierpaolo Filippelli e Vincenzo D’Onofrio che indagano, con l’inchiesta “Magnanapoli”, su appalti e politica. Siamo alla fine del 2007 e i reati ipotizzati in quel momento sono la turbativa d’asta e l’associazione per delinquere (aggravati dall’agevolazione della camorra). Il procedimento è iscritto a carico di Mario Mautone, provveditore ai lavori pubblici di Campania e Molise (all’epoca il suo “superiore” è Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture), ma visto che nel mirino c’è “la prossima definizione dell’appalto di manutenzione ordinaria del Comune di Napoli”, sotto inchiesta finisce pure Nugnes, assessore con deleghe alla difesa del suolo, alla protezione civile, alle fogne e alle strade.
Il 30 marzo 2006 il sindaco Rosa Russo Iervolino aveva provato ad accelerare la pratica (con l’aperto sostegno di Nugnes, all’epoca capogruppo della Margherita), ma non era riuscita a indire la gara prima delle elezioni, anche a causa dell’opposizione del capogruppo di An Pietro Diodato che aveva paventato, in una riunione parzialmente segretata del consiglio, un concorso pilotato a favore dell’imprenditore Alfredo Romeo, il nuovo “re di Napoli”. Il 7 luglio 2006 Diodato viene ascoltato dal pm Giancarlo Novelli: è la prima inchiesta che, indirettamente, riguarda Nugnes. Il quale nel frattempo diventa assessore e firma la delibera sulla gara che il consiglio comunale approva il 3 aprile 2007. I magistrati chiedono di intercettarlo il 17 dicembre 2007 “con il sistema Mito”. Il 2 e il 3 gennaio 2008 la sua voce finisce nelle cuffie degli uomini della Dia mentre dà indicazione degli spostamenti dei blindati delle forze dell’ordine al consigliere comunale di An Marco Nonno, impegnato nella resistenza di Pianura; nei giorni successivi la trascrizione delle sue chiamate viene inviata al pm Milita che sta indagando sugli incidenti, ma non solo.
Inizia a questo punto forse la parte più sorprendente e meno esplorata della vicenda. Infatti la sera del 5 gennaio proprio Milita (prima di ricevere le carte dai colleghi) richiede di intercettare i telefoni di sette persone, sotto indagine per un presunto “traffico illecito di rifiuti aggravato dalla metodologia mafiosa e associazione per delinquere di stampo mafioso”.
Al centro dell’inchiesta c’è ancora una volta la discarica di Pianura e in particolare l’area, di proprietà della Elektrika srl, individuata dal commissario di governo per una discarica provvisoria. Secondo il magistrato, coadiuvato nelle indagini dai carabinieri, dietro agli incidenti c’è un affare saltato. Scrive Milita: L’ideatore di tali disordini sarebbe un “socio occulto” di Elektrica. Già sottoposto a sorveglianza speciale e libertà vigilata, avrebbe precedenti per “associazione per delinquere, estorsione, tentato omicidio, porto abusivo d’arma e danneggiamento”; secondo gli inquirenti sarebbe stato anche “affiliato alla Nuova camorra organizzata del noto Raffaele Cutolo”. L’uomo “agirebbe con il sostegno (…) del consigliere regionale di An Pietro Diodato”. Sorpresa: mentre la Dia intercetta Nugnes, Milita mette sul banco degli imputati proprio il suo accusatore. Ecco la motivazione: “Dapprima si esprimeva favorevolmente per la riapertura del sito, mutando successivamente opinione allorquando si conclamava che il provvedimento antimafia interdittivo, emesso nei confronti della società Elektrica avrebbe probabilmente potuto determinare la mancata erogazione di alcun indennizzo o compenso per l’uso dell’invaso”. Nelle ore successive, a Milita arrivano le trascrizioni delle intercettazioni della Dia e il magistrato si concentra su Nugnes, definendolo “uno degli organizzatori degli atti violenti”; il 7 gennaio chiede al gip l’autorizzazione a intercettarlo.
E Diodato? “Io dell’inchiesta su di me non so nulla” dice l’interessato a Panorama, “ma, come si evince da quelle telefonate, io sono la vittima, Nugnes e il mio collega di partito Nonno mi volevano vedere ‘politicamente’ morto”. Diodato non si ferma (sta indagando sull’acquisto dei palazzi che ospitano il consiglio comunale e la giunta regionale, di proprietà della Pirelli, costati circa 80 milioni di euro) e in una recente nota ha scritto: “Nugnes era convinto di meritare un assessorato (e lo meritava) per l’esperienza acquisita e il consenso elettorale espresso, ma gli sono state date deleghe pesanti, alcune delle quali (strade, fogne), nonostante il predecessore fosse stato confermato in giunta. Non è da escludere che sia stato usato. Lui si fidava del sindaco, con cui aveva un rapporto filiale”. Quella “cara Rosetta” (Russo Iervolino) a cui un Nugnes distrutto invia la lettera di dimissioni da assessore il 17 ottobre 2008. L’ultimo atto politico prima di morire. Travolto dall’assalto di magistrati che si sentono in missione in una città dove regna “lo spregio del principio del bene comune”.

Leggi anche: Bocchino, Lusetti, Nugnes: le chiamate “d’affari” di Alfredo Romeo

La rivolta anti-discarica a Pianura: arresti tra ultrà e politici

Notte di scontri a Pianura
Circa quaranta persone, tra ultras del Napoli e politici locali, sono stati arrestate in merito agli incidenti avvenuti lo scorso mese di gennaio a Pianura dove doveva sorgere una discarica (GUARDA le foto del gennaio scorso). Come si ricorderà ci furono incidenti per diversi giorni, bus dati alle fiamme, assalti alle forze dell’ordine e a una caserma dei vigili del fuoco. Tra i politici arrestati vi sarebbe anche un consigliere comunale di Napoli e un assessore comunale.
Le indagini, coordinate dalla procura di Napoli, sono durate circa nove mesi: tempo necessario per gli agenti della questura di Napoli per visionare i filmati e le foto degli incidenti avvenuti a Pianura e ascoltare le intercettazioni telefoniche e i testimoni. La polizia ha individuato anche gli autori delle minacce rivolte ai commercianti della zona che all’epoca dei fatti furono costretti a chiudere i loro negozi per diversi giorni. Per i 35 arrestati le accuse vanno dall’associazione per delinquere alla devastazione, dall’interruzione di pubblico servizio alle minacce. Dall’inchiesta emerge anche un interesse del clan camorristico Varriale per una speculazione edilizia nella zona.

Ventidue dei quaranta arrestati sono stati condotti nel carcere di Poggio Reale, gli altri tredici sono agli arresti domiciliari. Tra gli indagati ai domicialiri ci sarebbero anche quattro politici su 35 indagati arrestati. Due di questi sono l’assessore del Pd alla Protezione Civile e ai Cimiteri del comune di Napoli, Giorgio Nugnes (stamattina ha comunicato al sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino la decisione di autosopendersi dall’incarico) e il consigliere comunale di Alleanza Nazionale Marco Nonno.

Sono due i gruppi del tifo ultrà del Napoli al centro della indagine della Digos di Napoli che ha portato agli arresti eseguiti oggi. Si tratta delle “Teste matte” (qui un VIDEO su di loro) e dei “Niss (niente incontri solo scontri)”. Il primo, fondato nel 1987 e composto da tifosi provenienti per lo più dai quartieri Spagnoli, Pianura e Quarto, il secondo nato da una scissione delle “Teste matte” e formato soprattutto da persone provenienti da Pianura e Quarto. Agli ultrà è contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata allo scontro con altre tifoserie e esponenti delle forze dell’ordine. Incidenti che anche per le limitazioni degli spostamenti delle tifoserie dovute ai divieti vigenti, si verificavano per lo più nelle aree di sosta delle autostrade dove venivano a contatto supporter di diverse squadre.
Alcuni degli arrestati sarebbero pregiudicati non legati alla camorra che nei giorni degli assalti a Pianura costringevano ui negozianti a tenere le serrande abbassate. Tra gli indagati vi sono anche cittadini comuni residenti a Pianura accusati di avere assaltato la polizia con sassi e bastoni nei giorni degli scontri. Gli arresti sono stati eseguiti dagli agenti della Digos.

Il VIDEO servizio:

A Napoli cento immigrati “occupano” il Duomo. Tensione con la polizia

Immigrati occupano il Duomo di Napoli

Dopo una giornata di occupazione è finita la protesta: gli immigrati africani hanno lasciato il Duomo di Napoli occupato da questa mattina alle 07.30. La decisione di lasciare la Cattedrale è stata presa al termine di un’assemblea. Gli immigrati africani, accompagnati da No Global e disoccupati, si stanno dirigendo in corteo a Palazzo San Giacomo, dove è previsto un incontro con il sindaco Rosa Russo Iervolino. Lasciando la Cattedrale gli immigrati hanno scandito lo slogan: “Casa per tutti! No al razzismo!”.

La tensione si è alzata molto quando gli occupanti, in gran parte africani, alcuni rifugiati politici altri irregolari, sono entrati nella chiesa per chiedere un alloggio: da tre giorni sono costretti a dormire per strada, dopo che è andato a fuoco l’edificio nel quartiere di Pianura dove vivevano. Ma nel pomeriggio fuori dalla cattedrale sono scoppiati tafferugli: la polizia si è schierata in un cordone e ha cercato di identificare gli immigrati che stazionavano all’esterno. Ne è nata una colluttazione con due di loro, momenti di tensione con qualche spintone (secondo alcuni presenti anche manganellate). Alla contestazione si sono uniti alcuni manifestanti e sindacalisti. Tre persone sono state fermate dalla polizia: si tratta di un immigrato della Costa d’Avorio, Musa Boudri, e di una cittadina capoverdiana, Celeste Ramos, sindacalista della Uil-Immigrati. Anche una terza persona, della quale non è nota l’identità, è stata fermata dalle forze dell’ordine.

Dopo gli scontri, una cinquantina di extracomunitari si sono barricati all’interno del Duomo. Per l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli Giulio Riccio “gli immigrati, che oggi hanno occupato pacificamente il duomo per chiedere di avere, per un loro diritto, un alloggio dignitoso, sono stati aggrediti e selvaggiamente pestati dalla polizia all’esterno della cattedrale”. Anche l’assessore al lavoro della Giunta regionale campana, Corrado Gabriele, parla di ”violenza contro i deboli”. Gabriele dice che gli arresti sono “avvenuti questa mattina poco dopo le 12.00 sulle scale del duomo di Napoli tra lo sconcerto degli attivisti, dei manifestanti e di centinaia di passanti giunti in soccorso degli immigrati che a forza di manganellate sono stati portati in Questura”.
Quella degli immigrati, rileva Gabriele, era una ”protesta silenziosa, chiedevano di essere ascoltati, per dimostrare in modo pacifico il bisogno primario di un alloggio. “Il manganello e l’arresto” sostiene “vogliono essere l’unica risposta di questa nuova politica dell’ordine pubblico per Napoli”. La situazione è andata poi via via migliorando: gli immigrati avrebbero acconsentito a lasciare il tempio, chiedono però il rilascio dei tre fermati e di non essere identificati dalla Digos. Oltre ovviamente a un alloggio dignitoso.
Intanto il deputato Pdl Amedeo Laboccetta chiede un’interrogazione urgente al ministro dell’Interno per quello che ritiene “un attentato alla libertà di culto”.

Guarda LE IMMAGINI

Immigrati occupano il Duomo di Napoli: “Basta dormire per strada”

DuomoNapoli

Dove la politica fallisce, forse potrà san Gennaro: dopo la terza notte trascorsa in strada a Napoli, si sono spostati stamattina al Duomo, con tanto di materassi, gli oltre cento immigrati rimasti senza tetto in seguito a un incendio che ha colpito un edificio di Pianura nei giorni scorsi. Con loro un dirigente del settore immigrazione della Cgil e alcuni manifestanti. Le funzioni religiose sono state sospese. Una delegazione di africani ha incontrato il responsabile diocesano della Caritas, mons. Gaetano Romano, che si è adoperato per un incontro con il Comune di Napoli. Fra gli extracomunitari che erano stati sistemati nel palazzo andato a fuoco, provenienti per lo più da Costa d’Avorio, Ghana e Burkina Faso, ci sono 36 rifugiati politici e 76 richiedenti asilo. Nei giorni scorsi il Comune aveva offerto agli immigrati, diversi dei quali sono privi di permesso di soggiorno, una sistemazione provvisoria nella scuola media Pasquale Scura ai Quartieri Spagnoli. Ma una rivolta degli abitanti ha impedito il loro arrivo: ad attenderli all’edificio scolastico hanno trovato barricate, cassonetti bruciati e persone urlanti. Ieri il sindaco Rosa Russo Iervolino ha detto che si è trattato di un “episodio gravissimo, soprattutto perchè tra loro ci sono bambini in tenera età. Un atteggiamento che non fa onore a Napoli”. Una sistemazione (un palazzo in costruzione) nel quartiere di Scampia era stata offerta agli immigrati, che l’avevano scartata. A scaldare gli animi il diverso trattamento per le persone coinvolte nell’incendio: gli italiani erano stati subito risistemati, mentre gli africani hanno dovuto dormire per strada su materassi per tre notti.

Sul Blog di Bassolino: solidarietà, esasperazione e accuse

La home page del blog di Antonio Bassolino

Fare un giro sul blog di Antonio Bassolino è come fare un giro per le strade di Napoli e ascoltare i pareri dei cittadini esasperati.
“Attenti a non essere troppo ingenui. Non tutti, ma molti dei personaggi che protestano a Pianura sono come e peggio degli ultrà in quanto sono prezzolati per stare lì” si legge nel commento lasciato da un utente “Prova ne sia il fatto che ieri, c’era un gruppo di persone per bene che ha tributato lunghi applausi alle forze dell’ordine, per dissociarsi dagli scontri avvenuti il giorno prima. Non dobbiamo avere i paraocchi, non ci aiuterebbe. E cerchiamo di ricordare, anche se forse è troppo tardi, che una protesta e una critica legittima, per essere tali, devono proporre soluzioni alternative. L’unica cosa che mi divertirebbe tantissimo se Bassolino si dimettesse” continua l’utente “sarebbe sentirlo togliersi tutti i sassolini dalla scarpa. Da Presidente non lo fa, perché ha il senso delle istituzioni, ma quanto godrei a sentirlo fare nomi e cognomi!”.
Dopo la pubblicazione su Repubblica di una lettera del presidente della Campania sulle responsabilità dell’emergenza rifiuti, sul web non si placano le reazioni. I messaggi lasciati sul blog del governatore sono centinaia. Alcuni di solidarietà, moltissimi di protesta. “Una persona per bene, che ha il coraggio di ammettere i propri errori. Ha già pagato troppo, sarebbe comodo per lui dimettersi, ma dopo?”, scrive un utente; “Ma possibile che prima da sindaco di Napoli e poi da presidente della Regione non sia responsabile di questo schifo?” commenta un altro “Forse è colpa di Topolino e Paperino. In un paese civile sarebbe scappato di notte, invece scrive pure una bella lettera sul giornale di partito”. E non manca chi parla chiaro e tondo delle responsabilità della camorra. “La questione rifiuti” scrive uno dei tanti che ha lasciato un commento “é innanzitutto una questione di legalità: questa potrebbe essere l’occasione giusta per un’offensiva totale contro la criminalità organizzata, tutti quelli che hanno voce, in primis noi cittadini, cerchiamo di batterci per questo. Lotta alla camorra sempre e ovunque”.
Nel frattempo, questa notte Pianura è stata di nuovo teatro di guerriglia. E questa mattina si contano i danni.

Dite la vostra nel FORUM

Pianura, brucia la banlieue della monnezza

[i]3 gennaio 2008[/i] - Un momento del blocco notturno effettuato dai manifestanti nel quartiere Pianura dui Napoli davanti all'ingresso della discarica di Contrada Pisani.<br /> [i](Credits: Ansa)[/i]
Non bruciano più solo i sacchetti di immondizia accatastati accanto a cassonetti troppo pieni. Brucia la rabbia di una popolazione assediata dai miasmi dei rifiuti non raccolti. Così Pianura, il quartiere di Napoli dove si vuole aprire una discarica, si trasforma in una banlieue parigina.

Stanotte quattro autobus del servizio di trasporto pubblico sono stati incendiati nelle strade assediata dai napoletani che vogliono scongiurare l’apertura della discarica in contrada Pisani. Si tratta di alcuni mezzi di trasporto utilizzati già nella serata di ieri per bloccare la circolazione stradale. Agli autobus erano state bucate le ruote da un gruppo di manifestanti che avevano tra l’altro lanciato un estintore e alcuni sassi contro una pattuglia dei carabinieri. La situazione è più tranquilla all’ingresso della discarica, ma in tutta la provincia di Napoli continua l’emergenza roghi: dalle 20 di ieri sera a stamattina i vigili del fuoco avevano spento quaranta cumuli di rifiuti dati alle fiamme.

Oltralpe si incendiano gli animi di una periferia troppo lontana dalla grandeur del centro di Parigi, in Campania si accende la disperazione della periferia dello Stato Italiano. Quello Stato che si ricorda della ormai storica ordinaria emergenza rifiuti solo quando è troppo tardi per trovare soluzioni ragionate. La misura più drastica decisa da Roma? Il cambio del commissario straordinario chiamato a risolvere la crisi. Così dal 1994 (quando è stato dichiarato per la prima volta lo Stato di emergenza in Campania) si sono succeduti fior di professionisti, governatori di Regione, magistrati, capi della Protezione Civile, prefetti… Rimossi prima che le loro decisioni operative fossero appoggiate economicamente e politicamente in maniera abbastanza coerente da far adottare una soluzione, in qualunque direzione andasse.

Risultato? Si ricomincia sempre da capo, con nuovi uffici, nuovi esperti, addirittura nuovi siti internet per i cittadini (chiuso, con un link che non funziona più, quello messo online dalla protezione civile durante il commissariato Bertolaso, ora c’è quello dell’era Pansa). Mentre la Camorra continua a lucrare sul business dei rifiuti e delle discariche abusive. Mentre l’emergenza che puntualmente si ripeteva ogni estate ora arriva a esplodere anche d’inverno.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: Lo speciale sull’emergenza rifiuti - Guarda la GALLERY

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!