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Roma sfregiata: se due orecchie mozzate vi sembran poco

piazzanavonaClaudia Daconto

Il vaso non è più nemmeno colmo: si è proprio sfasciato. E’ caduto a pezzi come i nostri poveri monumenti presi a colpi di martello, cacciavite e sampietrini nell’indifferenza generale. Continua

Il lato D della protesta. Quelli di Blocco studentesco

Blocco Studentesco

di Pietrangelo Buttafuoco

Ma chi sono questi del Blocco studentesco, che un giorno sfilano insieme con gli studenti di sinistra, un altro incontrano e discutono con il ministro Mariastella Gelmini e un altro ancora sono protagonisti di duri scontri a piazza Navona con i coetanei dell’Uds e con la polizia (che alla fine ne ferma una decina)? Giovinezza al potere.
Il pomeriggio del 28 ottobre romano nell’anno Domini 2008 scivola tra pioggerelline e chiacchiere da Radio Bandiera nera. Ventimila studenti sono scivolati da piazza Esedra fino a piazza Venezia per arrivare al Senato. Blocco studentesco, che è stato ricevuto a Palazzo Madama, dalla VII commissione, mentre le organizzazioni della sinistra venivano sonoramente fischiate dagli altri studenti, è una delle tante anime della protesta contro il decreto Gelmini. I militanti dalla T-shirt ben strutturata coi segni grafici del razionalismo hanno portato un camioncino per il comizio. Hanno portato la musica. Hanno portato la destra e la sinistra allo stesso tempo, tanto da far dire a Maurizio Gasparri: “Il sit-in anti Gelmini è una protesta fasciocomunista”. Giovinezza al potere dunque. Il giorno prima i ragazzi del Blocco studentesco sono stati accusati di aver fatto spaccare il corteo per via di certi cori: “Du-ce! Du-ce!”. Piacerebbe a tanti che fosse così, piacerebbe a tutti che fossero così solleciti a farsi fregare la piazza, il corteo, le scuole. “Ma non è così” assicura Francesco Polacchi, il loro leader, studente di storia all’Università Roma3: “L’antifascismo militante non aspetterebbe altro per far sfumare il nostro lavoro politico. Quanto sono squallidi i compagni, e i giornali che parlano solo con loro, fotografandoli in mutande…”. Giovinezza al potere quindi.

Avranno voglia di monitorare le forze dell’ordine e i compagni dell’antifascismo militante, sempre pronti nella vigilanza democratica, ma questa storia della Giovinezza al potere non è xenofobia, spazzatura estremista, minutaglia da tristo nostalgismo. Non è neppure parentela con Forza nuova, con Fiamma tricolore, né con i residui dei fuorusciti della Destra o di An. Nulla c’è che riguardi la bottega della politica. È piuttosto una malattia allegra che conquista i ragazzi di una città che non è solo quella raccontata dai figli di papà, ma anche quella non conforme rispetto alle ideologie e ai cappelli dell’egemonia culturale della sinistra. Il Blocco studentesco che tanto allarma la destra di Azione giovani, che ne patisce con Forza Italia la grande concorrenza, quanto la sinistra che ne subisce le scorrerie in materia di conquiste sociali, è un movimento studentesco che nasce nell’estate 2006 a Casapound.
Giovinezza e bellezza. Casapound, nel cui nome c’è Ezra Pound, il poeta americano, è diventata la matrice del progetto di Casapound Italia. E ne è stata fatta di strada da quello che era in origine: il centro sociale romano dell’occupazione non conforme, dunque non conformista, dei ragazzi di Gianluca Iannone, un capo mai coinvolto con le stupidaggini dell’estremismo, piuttosto un tipaccio molto simpatico strappato alle pagine dell’avanguardia storica italiana, a metà tra il Futurismo e l’Arditismo, voce cantante del gruppo Zeta Zero Alfa. L’inno di questi ragazzi è il loro: “Fareblocco, mille cuori, una bandiera”. E il Blocco studentesco, a farselo raccontare dal sito Bloccostudentesco.org, “È un movimento rivoluzionario, di rottura con quella che è la scuola di oggi, la scuola-azienda dove le idee sono proibite, dove gli studenti non contano nulla, dove a farla da padroni sono i professori nostalgici del ’68 e i presidi manager”.
Giovinezza al potere è il fortunato slogan coniato da Simone Di Stefano, militante di Casapound, e le parole si muovono per andare contro la gerontocrazia. Contro il ’68 e contro i manager nelle scuole. Contro le tre I di Silvio Berlusconi, quelle di internet, inglese e impresa. Contro la legge 133, quella che prevede per gli atenei italiani la possibilità di trasformarsi in fondazioni di diritto privato. “La legge 133″ sostiene Polacchi dalla sede di Casapound “è l’ennesimo atto di smantellamento dell’istruzione pubblica cominciato con la riforma Berlinguer e seguito poi dalle altre tre: Moratti, Fioroni e Gelmini. Sebbene siano stati espressioni di governi diversi e contrapposti, i tre ministri hanno seguito un’unica direttrice: la privatizzazione.

Quindi non si tratta di lottare, come afferma l’Uds, contro i soli 9 minuti e mezzo di tempo che Mariastella Gelmini ha dovuto impiegare per redigere il suo decreto legge, ma di una storia lunga che fa comodo a tutti”. Altro che Du-ce!, Du-ce!: “Fare entrare i privati” risolve Polacchi “diventa una necessità dal momento in cui vengono fatti tagli in 5 anni pari a 1,5 miliardi”. Giovinezza al potere perciò. Blocco studentesco alle passate elezioni scolastiche ha ottenuto a Roma il 21 per cento, un risultato con cui il gruppo s’è aggiudicato alla consulta (l’organo di governo degli studenti che si riunisce al Provveditorato agli studi) il vicepresidente, Giorgio Evangelisti, studente al liceo Vittorio Emanuele II. A livello della conta elettorale la maggioranza degli studenti è a destra, la sinistra li scavalca in materia di comunicazione ma la presenza di Blocco studentesco è diffusa a Roma. Hanno occupato diversi istituti (l’Azzarita, un liceo scientifico, quindi il Genovesi, l’Orazio, sono presenti anche al Giulio Cesare e al Nervi a Morlupo, protagonisti in innumerevoli cortei) e se si vuole fare sociologia (in anticipo sulla criminalizzazione su cui tanti fanno a gara a scommettere) le loro occupazioni sono opposte a quelle molto cinematografiche della sinistra: “Niente droga, niente spaccio” raccontano i ragazzi e le ragazze “niente da spaccare, nessun estintore da lanciare e chi rompe se ne va”. Radicato nei licei, Blocco studentesco adesso inizia la battaglia nelle università. Da 3 anni hanno fatto una campagna contro i libri di testo e “la pidocchiosa speculazione delle editrici scolastiche”, hanno chiesto incentivi per lo sport, hanno promosso lotte esteticamente indigeste alla maggioranza borghese: quella a fianco del popolo karen, quella per il Tibet e quella di ricognizione storica sulle foibe. Quest’ultima una battaglia di Livia Cavallo, studentessa di architettura, su cui i conformi, sostenuti da molti baroni cattedratici, mobilitarono una manifestazione ovviamente democratica. E antifascista. Giovinezza & giovinezze infine. Blocco studentesco segue Casapound Italia. È un movimento politico radicato nel territorio. Un forte nucleo c’è già a Verona, quindi nel Lazio. E in Toscana perfino. E a Palermo. “Rispetto al vecchio Fronte della gioventù” spiega Luigi Pulvirenti, trentenne e perciò anziano tra i militanti, “i ragazzi del Blocco fanno sindacalismo studentesco, a dirla con la letteratura, fanno il fasciocomunismo. E non sono fichetti. Non saranno mai la meglio gioventù. Non avranno mai un film ma saranno quelli della giovinezza al potere”.

Scontri a Piazza Navona: guarda le FOTO e il VIDEO da YouTube:

Studenti contro: a Piazza Navona “Scontri iniziati dai giovani di sinistra”

Scontri a Roma tra studenti di destra e sinistra

Dopo gli scontri in piazza Navona tra studenti di destra e di sinistra è arrivato il momento dell’unità (su tutti i piani: da quella dell’opposizione, a quella dei sindacati; da quella di professori e studenti, a quella di studenti universitari, di scuola media, di opposte fazioni) Un milione in piazza a Roma, secondo gli organizzatori, anche se il ministro dell’Interno Roberto Maroni minimizza parlando di sole 100mila presenze, che però hanno intasato la capitale e riempito ben tre cortei lungo le vie del centro. E gli studenti sono rimasti uniti anche di fronte alla minaccia di venire denunciati.
Non si placano, però, le polemiche relative agli scontri (qui il VIDEO e le FOTO) di Piazza Navona: il sottosegretario all’Interno, Francesco Nitto Palma, in un’informativa urgente del Governo alla Camera, ha infatti sostenuto che gli scontri più duri di Piazza Navona dell’altro ieri sono stati avviati da un gruppo di circa 400-500 giovani dei collettivi universitari e della sinistra antagonista che è venuto a contatto con gli esponenti di Blocco Studentesco. Nitto Palma ha spiegato che in piazza quel giorno c’erano un centinaio di persone del Blocco Studentesco, con un camioncino. “È usuale - ha sottolineato - che durante le manifestazioni i mezzi con altoparlanti raggiungano piazza Navona”.
Prima dell’arrivo del gruppo dei 400-500, ha ricostruito il sottosegretario, c’erano stati momenti di tensione e contatti tra i manifestanti del Blocco Studentesco e quelli di sinistra, ma “l’interposizione del personale di polizia in abiti civili ha evitato possibili tafferugli. In questo frangente” ha sottolineato “il personale di polizia non ha udito cori apologetici del fascismo, ma slogan contrapposti”. In seguito, molti studenti hanno cominciato ad abbandonare la piazza. “Quelli del Blocco Studentesco, raggruppati intorno al camioncino ed invitati più volte ad allontanarsi dalla piazza dalle forze di polizia” ha proseguito Nitto Palma “avevano iniziato a spostarsi portandosi verso piazza delle Cinque Lune con l’intenzione di andare verso il ministero della Pubblica istruzione. Ma arrivati nella piazza il gruppo ha deciso di fermarsi”.
Nel frattempo, ha riferito, “da Corso Vittorio sono giunti circa 400-500 persone appartenenti a collettivi universitari ed alla sinistra antagonista che si sono uniti agli altri studenti. Alcuni indossavano caschi di motociclista e, invece di attestarsi nella piazza a manifestare, si sono fatti largo tra i ragazzi e, arrivati all’altezza di piazza delle Cinque Lune si sono dapprima schierati urlando slogan contro i fascisti e poi hanno iniziato un fitto lancio di oggetti, sedie e tavolini prelevati dai bar della piazza”. Alcuni esponenti del Blocco, ha continuato il sottosegretario, “ma in numero molto minore, si sono schierati ed hanno preso bastoni dal camioncino, mentre i ragazzi dei Collettivi sono avanzati venendo a contatto. Le forze dell’ordine hanno quindi separato i contendenti”.

Intanto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a margine della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico all’università Bocconi di Milano, ha annunciato di voler avere un incontro diretto con gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini: “Riceverò una delegazione di studenti” ha detto Napolitano “che mi esporrà più ampiamente le loro posizioni”.

Guarda le FOTO e il VIDEO degli scontri da YouTube:

Il ministro Alfano “salva” la Guzzanti: niente inchiesta sulle frasi contro il Papa

Sabina Guzzanti

Sabina Guzzanti “salvata” dal Guardasigilli: non ci sarà nessuna inchiesta con l’ipotesi di vilipendio nei confronti del Pontefice al “No Cav Day”. Lo ha deciso il ministro Angelino Alfano: non autorizzerà i pm a procedere nei confronti dell’attrice. “Ho deciso di non concedere l’autorizzazione” ha spiegato Alfano “ben conoscendo lo spessore e la capacità di perdono del Papa”. “La stagione delle riforme impone di spegnere i focolai e di non appiccare nuovi incendi”, ha concluso il Guardasigilli.
Una mossa a sorpresa da parte del titolare della giustizia, che ha comunicato la sua decisione parlando ad un incontro all’Università Cattolica (dove si è laureato in Legge, ndr). “Da cittadino e cattolico” ha spiegato il ministro “ho ascoltato anche io gli insulti lanciati da Piazza Navona e ho provato tristezza e vergogna. Ma dopo aver sentito il parere degli uffici che concludono per la procedibilità ho deciso comunque di non concedere l’autorizzazione a procedere” ha aggiunto il Guardasigilli “anche perché l’accusata si è assunta le responsabilità di quello che ha detto”.
Il tutto quando gli uffici di via Arenula avevano già dato l’ok a procedere. Lo stop arrivato dal Guardasigilli Alfano però chiude definitivamente le polemiche seguite alla manifestazione organizzata da Antonio Di Pietro (Idv) e Beppe Grillo. Il Pdl dimostra così di voler cominciare a dialogare in vista della riforma della giustizia, impegno che la maggioranza spera di affrontare in autunno.

Maestro Moretti contro Grillo e Guzzanti: “Avvilito per Piazza Navona”

Il regista Nanni Moretti

Imprudenti. Anzi, peggio: “Irresponsabili”. Non finiscono le polemiche in area “girotondina”. Dopo le accuse di populismo mosse da Veltroni e Avvenire, gli organizzatori della manifestazione di Piazza Navona convocata da ll’Idv hanno ricevuto anche le bordate di un altro big. A parlare è stato l’ideatore storico dei girotondini Nanni Moretti.

Che non ci ha pensato due volte a condannare Grillo e compagni. A Fiesole per ritirare il Premio “Maestri del Cinema”, il regista de Il Caimano si è detto “molto avvilito per quello che è successo in piazza Navona” e aggiungendo di essersi dispiaciuto “che tutto sia stato sporcato” e “che con gli interventi di Grillo e della Guzzanti siano stati oscurati gli obiettivi della manifestazione”.

Una scomunica netta senza se e senza ma, che vale doppio per la sua provenienza: dal regista che nel 2002 diede uno “schiaffo” ai dirigenti del centrosinistra, presenti sullo stesso palco: “Con questi non vinceremo mai”. A rincarare la dose ci ha pensato anche lo scrittore Andrea Camilleri, che in quella manifestazione ha letto cinque poesie contro Berlusconi, e che però ha definito certe uscite semplicemente come “fuori tema”.
A sei anni di distanza, neppure il più acceso antiberlusconismo è riuscito a tenere unito un fronte girotondino che sembra più spaccato che mai.
La risposta di Grillo? Immediata e tramite blog: “Le reazioni a Piazza Navona sono state unanimi. Se avessi attaccato solo Berlusconi sarebbe stato un trionfo della politica. Ho denunciato quindici anni di inciuci tra Forza Italia e Ds, ed è stato il trionfo dell’antipolitica”. Contrattacca così il comico genovese e replica alle critiche piovutegli addosso dopo il “No Cav. day” dicendo che “non è soltanto Berlusconi, è l’intera classe politica che non vuole farsi processare”. Il comico difende anche Antonio Di Pietro. “Veltroni intima a Di Pietro di ritornare nel ‘recinto intellettuale e riformistàa’ di sconfessare la piazza. Nel recinto ci sono tutti i sodali di Veltroni. Scalfari, Moretti, Maltese, Lerner. I suoi cani da guardia”.

Il VIDEO da YouTube con l’invettiva di Nanni Moretti del 2002:

Veltroni rompe con Di Pietro. Apre a Casini e sgrida il Cav

Walter Veltroni a Matrix

Piazza Navona è stato uno spartiacque. Non si torna più indietro. E quindi rottura con Di Pietro, senza appello. Walter Veltroni a Matrix ha tagliato i ponti con l’ex pm. Una settimana dopo il forfait di Silvio Berlusconi, il leader del Pd va davanti alle telecamere Mediaset di Enrico Mentana per condannare la manifestazione di piazza Navona e per lanciare un ultimatum all’ormai ex alleato Tonino: “Scelga tra Beppe Grillo e il Pd”. Durante la trasmissione arriva la replica pronta dell’ex pm: “Io non mi dissocio dal senso vero delle parole di Beppe Grillo, dalle parole di Travaglio e dalla piazza”. E allora Veltroni dà l’ultimo colpo, stavolta definitivo: “Ne prendo atto. È una decisione politica definitiva. Un elemento di chiarezza”.
Veltroni è stato molto duro nel giudizio su Di Pietro e sulle esagerazioni della manifestazione di due sere fa, spiegando di essere contento per non aver portato il partito in piazza “Altrimenti oggi il Pd sarebbe un cumulo di macerie”. E poi ancora contro il leader Idv: “Io lezioni di etica politica da Di Pietro faccio fatica a prenderne. La contraddizione è sua: deve dire se vuole continuare a fare manifestazioni con Travaglio e Grillo o se tornare nel recinto riformista. Deve decidere se stare con chi insulta il capo dello Stato o con noi”. Insomma dopo piazza Navona non si torna più indietro: “Dopo quella piazza” ha aggiunto Veltroni “cambia tutto”.

Per Veltroni non è questo il modo utile per fare l’opposizione a Berlusconi. Il no-Cav day si è trasformato in pro-Cav day. “Hanno fatto tutto quanto di meglio lui potesse aspettarsi: a piazza Navona sembrava ci fosse una sceneggiatura scritta da Berlusconi”. Invece, per contrastare l’esecutivo di centrodestra l’ex sindaco di Roma dà appuntamento al 25 ottobre per una protesta di piazza (rigorosamente educata e riformista) autunnale.

La rottura con Di Pietro e l’Idv però lascia la porta aperta a Leoluca Orlando per la presidenza della Vigilanza Rai: “Orlando era in piazza, ma ha preso le distanze dagli attacchi a Napolitano e al Vaticano, e anche se non ha preso le distanze dagli attacchi a noi, noi siamo leali e non cambiano la nostra posizione e lo voteremo”. Nel corso della trasmissione di Mentana il leader dell’opposizione ha anche attaccato il premier.

Per Veltroni l’immagine dell’Italia all’estero è bassa “per colpa dei frizzi e dei lazzi di Berlusconi”. Poi un consiglio: “Se lo stesso impegno che mette nei processi o per salvare Rete 4 lo mettesse sui provvedimenti per i salari e le pensioni sarebbe un bene per il Paese”. E proprio sulle questioni economiche lascia la porta aperta al dialogo con la maggioranza: “Se arriva una misura per aumentare gli stipendi noi la votiamo”.

Finale con attacco anche alla Sinistra Arcobaleno che in questo periodo sta celebrando i suoi congressi: “Partiti di lotta e di governo non ne esistono più. Non ci si può alleare con Grillo per battere Berlusconi. Quei congressi devono sciogliere un nodo: vogliono stare dalla parte dei riformisti, seppure con posizioni più radicali, o vogliono essere alternativi?”.
Contemporaneamente alla tirata d’orecchie alla sinistra Veltroni ha tenuto aperta la porta a Casini e all’Udc: “Con Casini dialoghiamo, anche se nel suo partito c’è chi come Cuffaro fa l’alleanza con il centrodestra in Sicilia”. Veltroni non ha fretta di fare un’alleanza con i centristi “Vedremo in futuro se sarà possibile costruire qualcosa e una comune linea programmatica”, perché non ci sono scadenze elettorali a breve. Anche se”, ha concluso minacciosamente il leader Pd, “questo governo non arriverà a fine legislatura”.

Il FORUM: “Veltroni e Di Pietro, una separazione consensuale. E ora?”

Attacchi al Colle, Papa e Carfagna. La piazza dei girotondini si spacca

manifestazione contro il Governo in Piazza Navona

I Girotondi ci sono ancora: si sono fatti vedere e sentire. Ma il No Cav day di martedì a Roma contro i provvedimenti del governo sulla giustizia finisce male: soprattutto per le bordate di Sabina Guzzanti e di Beppe Grillo contro il Papa, il ministro Carfagna e il presidente della Repubblica. Attacchi che scuotono uno degli organizzatori della manifestazione, Antonio Di Pietro, leader Idv, che da subito immagina che a fare notizia non saranno i moltissimi (centomila secondo gli organizzatori, 15 mila per la questura) che hanno riempito piazza Navona. E allora quando Furio Colombo dal palco chiede e ottiene un “caldo” applauso per il capo dello Stato, Di Pietro si associa al senatore, rilancia dal palco il battimani e rilascia una secca dichiarazione: “Mi dissocio dagli attacchi al Quirinale e al Pd”, affrettandosi a precisare che “rispetta” le altre opposizioni e a riprendere Sabina Guzzanti per le cannonate irripetibili a sfondo sessuale che l’eroina dei girotondi spara contro il Papa e la ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna.
Ma proprio l’applauso per il presidente della Repubblica diventa lo specchio di una opposizione che ha ben chiaro qual è il nemico a cui opporsi (il premier Berlusconi), ma ha poca fiducia in quello che dovrebbe essere il suo condottiero, Veltroni. E proprio l’antagonista, a sinistra, dell’ex sindaco di Roma, in quell’applauso spera. Spera Di Pietro che il battimani possa mitigare le polemiche che già si sentono.
E che puntualmente montano: il ministro Carfagna querela Sabina Guzzanti, il leader Pd Walter Veltroni si affretta a prendere le distanze dai girotondi, il presidente di Palazzo Madama Schifani fa pubbliche scuse al Colle: “Solidarietà al presidente dela Repubblica e al Santo Padre oggetti nella serata di ieri di vergognosi attacchi verbali”. Palazzo Madama condivide convinta l’intervento del presidente che ricusa gli insulti piovuti dal palco di piazza Navona. “Del presidente Napolitano apprezziamo più che mai” dice Schifani in Aula “in questi giorni l’esempio di saggezza ed equilibrio istituzionale che quotidianamente dà a tutti noi”. E aggiunge: “Nessuno in quest’aula condivide i contenuti e le forme delle ingiurie che abbiamo ascoltato. La libertà a tutti preziosa di manifestare le proprie idee non può in alcun modo assumere i toni dell’oltraggio volgare, della consapevole falsità, dell’umiliazione vigliacca dell’altro, di qualsiasi altro e non solo delle figure autorevoli sopra ricordate e quindi anche del più avversato antagonista politico. In questo caso è dovere di tutti condannare con forza le parole usate e coloro che queste parole lanciano con intento distruttivo nelle nostre piazze”.
Al ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, non sono andati giù gli insulti di Sabina Guzzanti. E infatti: “In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica Sabina Guzzanti” si legge in una nota diramata già in tarda serata dal ministero “il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all’avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”.
Anche Veltroni non può che disconoscere i toni usati nella piazza: “Come avevamo previsto, la manifestazione, credo anche in contrasto con lo spirito di molti dei partecipanti nella piazza, è stata più contro il Quirinale e il Partito Democratico piuttosto che contro Berlusconi”. Lo aveva detto nei giorni scorsi, lo ha ripetuto a manifestazione conclusa. Così il segretario del Partito Democratico, prende le distanze dal popolo del “No Cav. day” e punta il dito contro quella fetta di sinistra che ha preferito scendere in piazza anziché “combattere” in Aula. “Gli insulti di Grillo e Travaglio al Partito democratico non ci sorprendono e non sono nuovi” continua l’ex sindaco di Roma “quello che è per me intollerabile è ascoltare gli attacchi al capo dello Stato. Giorgio Napolitano sta garantendo, in un momento difficile, il rispetto della Costituzione con rigore e determinazione. Le sue scelte sono e saranno da noi condivise”.

Si era capito fin da subito, dalle magliette “Fermiamo il Caimano” e da slogan come “Presidente che cuccagna la Carfagna”, che in piazza non si sarebbe usato il fair play. Ma chi, come Furio Colombo, aveva chiesto garanzie sul fatto che non sarebbe stata una manifestazione contro il Colle e il Pd non ci sta. E l’indignazione monta dopo gli insulti, anche volgari, di Sabina Guzzanti e l’ex direttore dell’Unità si sfoga: “Non ho mai partecipato ad una manifestazione in cui dal palco si lanciano offese a chicchesia”.

Piazza anti Cav e non solo. Di Pietro-Grillo le suonano a tutti

Antonio Di Pietro
Dal fischietto anti-Cavaliere venduto dagli ambulanti alle bordate di fischi ogni volta che viene nominato, la manifestazione di piazza Navona organizzata da Antonio Di Pietro e dai girotondini ieri sera aveva un grande obiettivo: l’antiberlusconismo militante e le cosiddette leggi vergogna. Per gli organizzatori al raduno dei girotondini c’erano circa 100mila persone (15mila secondo la questura). Dal palco e nel backstage gli interventi avevano un comune denominatore: l’attacco a Silvio Berlusconi. Tanto che la serata finisce con gli insulti al premier e ai suoi ministri.

Uno degli organizzatori, il direttore di Micromega, Paolo Flores d’Arcais, ha parlato di “voti rubati alle elezioni” e di un premier “che vuole salvare se stesso e i propri amici, facendo sfregio continuo della Costituzione”. Rincara la dose l’ex direttore dell’Unità, Furio Colombo “ci troviamo, a causa delle leggi vergogna volute da Berlusconi, in una situazione più drammatica di quella del 2001”. Un altro degli organizzatori, il senatore dell’IdV Pancho Pardi, dice no a Berlusconi capo dello Stato perché “è un monopolista Tv, uno che vorrebbe rappresentare da solo il popolo e usare lo Stato in maniera privatistica”. Duro anche l’attacco del giornalista Marco Travaglio che si è accanito contro la legge sulle intercettazioni, spiegando che “a noi giornalisti ci stanno abolendo per legge. Non potremo più raccontare quello che accade nei processi. Sono qui per fare sentire la mia voce prima che mi abroghino per legge”. Per Marco Travaglio Berlusconi “va fermato prima che vada al Quirinale. Altrimenti poi avrà 12 anni di immunità fino a 87 anni. Fate una gara di solidarietà per aiutarlo a sparire prima che qualcuno gli ridia fiato come ha fatto Veltroni”. Stesso concetto ribadito dall’esponente di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero che ha attaccato il segretario del Pd, Walter Veltroni: “L’anno scorso Berlusconi era finito e Veltroni gli ha ridato fiato con il dialogo”.
Di tenore politico l’intervento del neo coordinatore della Sinistra Democratica, Claudio Fava, “non basta l’indignazione. La gente deve fare sentire la propria voce contro queste leggi fatte per il premier e i suoi amici”. Mentre l’ultimo segretario del Pci, Achille Occhetto rintraccia nella piazza “riunita stasera una possibile rinascita di tutta la sinistra”.
In collegamento telefonico Rita Borsellino ha fatto un paragone con le stragi mafiose: “Quello che accade oggi in Italia con il governo Berlusconi è altrettanto grave di quello che è accaduto negli anni tra il 1992 e il 1993 con le stragi”. Poi la Borsellino attacca il governo perché “i cittadini vogliono che le alte cariche dello stato rispondano più degli altri cittadini dei loro atti, non è la loro immunità il problema della sicurezza ma l’articolo 41 bis che si svuota dei suoi contenuti, è una misura che non può essere altalenante”.

Piazza Navona
Ad infiammare la piazza ci ha pensato il regista Moni Ovadia con una metafora musicale: “Se lasci lo strumento per un giorno lui ti lascia per una settimana e la stessa cosa vale per la democrazia. Dopo queste leggi vergogna ci vorranno tre legislature per ritornare alla normalità”.
Quindi grande ovazione per Antonio Di Pietro quando è salito sul palco per prendere la parola. Il leader dell’IdV ha esclamato subito rivolto al vicino palazzo del Senato: “Facciamo sapere al palazzo qui vicino che qui c’è la vera democrazia, la vera politica e non l’antipolitica. Qui” ha aggiunto “ci sono i cittadini liberi, in Parlamento ci sono invece i dipendenti di Berlusconi. Qui c’è la politica vera mentre l’antipolitica sono i pregiudicati che stanno in Parlamento. L’antipolitica” ha concluso “è Berlusconi che rimane impunito e che vuole far tornare in Italia la P2”.
Finale caldissimo per via del collegamento telefonico di Beppe Grillo e per l’intervento di Sabina Guzzanti che ha attaccato Berlusconi, insultato la Carfagna (facendo pesanti allusioni contro la ministra delle Pari Opportunità), il Vaticano e Papa Ratzinger che per la comica “fra trent’anni sarà all’inferno tormentato da diavoloni omosessuali”. Mentre il comico genovese in un passaggio del suo intervento ha attaccato il capo dello Stato: “Ve lo immaginate Pertini che firmava una legge che lo rendeva immune dalla legge? Pertini, Ciampi o Scalfaro non avrebbero firmato il lodo Alfano”. Grillo ha poi attaccato anche anche il segretario Pd: “Veltroni è il nuovo Mastella. È il più grande alleato di Berlusconi”.

I VIDEO da YouTbe:

Le parole al telefono di Beppe Grillo:

Il discorso di Antonio Di Pietro:

L’intervento di Marco Travaglio:


LEGGI ANCHE: Di Pietro in piazza, contro il Cavaliere o Veltroni?

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