Leggi tutte le notizie su:


piazza

No B Day: Franceschini in piazza con Di Pietro, Bersani a casa con il Tg3

Dario Franceschini e Antonio Di Pietro

Continuo, asfissiante, a tutto campo: il pressing della squadra di Di Pietro a quella di Bersani&C.
E con qualche fallo tattico. Come quello di sostenere che dietro il rifiuto della Rai alla richiesta della direttrice del Tg3, Bianca Berlinguer, di trasmettere diretta e approfondimenti della manifestazione No-B Day, indetta sabato 5 dicembre a Roma, ci sia il Pd: “Se la dirigenza del Pd avesse accettato di metterci la faccia, oggi la Rai non avrebbe avuto il coraggio di dire no alla diretta. Lancio un ramoscello d’ulivo ai dirigenti assenti per ripensarci”. Continua

La prima di Bersani: due giorni, mille piazze, tre slogan. Contro il Cavaliere (e l’Idv)

Rosy Bindi, presidente Pd, ed Enrico Letta, vice segretario

Rosy Bindi, presidente Pd, ed Enrico Letta, vice segretario

Non il 5 dicembre, ma l’11 e il 12. Non una, ma mille piazze. Non con l’Idv, ma con “il popolo delle primarie”. Non “per i suoi (del premier, ndr), ma per “i nostri”. Continua

Berlusconi day: “sì”, “no”, forse. Piazza e internet divisi. L’opposizione pure

Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (a sinistra) e il segretario del Pd Pierluigi Bersani

Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro (a sinistra) e il segretario del Pd Pierluigi Bersani

Berlusconi sì, Berlusconi no. Due manifestazioni, una pro e una contro il premier italiano, dividono non solo la piazza e il web, Speaker’s corner virtuale per molti utenti della rete, ma anche la politica.
Anzi, spaccano a metà l’opposizione. Continua

25 aprile a Onna per Berlusconi. Di Pietro all’attacco: “Ipocrita”

Berlusconi e Carfagna incontrano gli sfollati del terremoto

Agenda di massima, per sabato 25 aprile, del premier Silvio Berlusconi: prima un omaggio all’Altare della Patria, la mattina presto insieme alle alte cariche delo Stato; poi una visita a Onna, il paese dell’Abruzzo maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile. Paesino che non c’è più. Borgo che però viene ricordato anche per un altro fatto tragico, della seconda guerra mondiale, quando, tra il 2 e l’11 giugno 1944, gli occupanti nazisti trucidarono 17 persone.
A quanto si apprende, comunque, il programma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le celebrazioni in occasione del 25 Aprile non è ancora definitivo.
Onna è poi lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all’assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente “sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano“, dichiara il portavoce Andrea Orlando. I due leader si troveranno faccia a faccia? Dipende dagli orari, a questo punto. Tuttavia: “Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova, contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l’invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso”.

Come previsto, insomma, niente Milano per il Cavaliere il 25 aprile. Ieri il premier ha confermato di voler celebrare la ricorrenza senza però precisare dove. E la scelta di “non lasciare la festa a una parte sola” aveva scatenato le solite polemiche, culminate dall’invito al governo da parte del Verde, Palo Cento, di starsene a casa. Al momento, secondo quanto riferito da fonti della maggioranza, il programma sarebbe però quello di un omaggio al Milite Ignoto e poi di una visita nel paese dell’Abruzzo.
Ma non che la decisione di andare a Onna abbia abbassato i toni: per l’Idv “quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode”. Almeno così la pensa il leader Antonio Di Pietro. “Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria” sottolinea Di Pietro “che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura”.
Chi invece apprezza la scelta del Cavaliere è l’ex presidente del Senato, abruzzese e marsicano, Franco Marini che giudica “positiva” la decisione del premier perché è il riconoscimento della rilevanza di una data “storica”. “Quando Franceschini ha detto al presidente di partecipare” continua Marini “ha fatto più che una polemica una proposta positiva, e il fatto che Berlusconi abbia deciso di essere presente è un riconoscimento che a me fa piacere di una data che non è stata cancellata come rilevanza storica. E ha fatto bene Franceschini a sottolinearlo”.

Comunque, giovedì in Abruzzo sbarca anche il Consiglio dei ministri, che darà via libera al decreto per il post terremoto di 4,2 miliardi. Tre miliardi verranno subito messi a disposizione per la ricostruzione e un miliardo e duecento milioni verranno stanziati per far fronte alle prime emergenze del dopo terremoto. Secondo il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola comunque “è presto per fare una quantificazione della cifra necessaria” per la ricostruzione in Abruzzo che in ogni caso “sarà inferiore” a 12 miliardi di euro.
Nel dl sono previsti anche i fondi per le scuole coinvolte dal sisma. Ad annunciarlo è stata il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che oltre agli annunciati 110 milioni per l’edilizia scolastica ha parlato di altri provvedimenti. Inoltre, ha spiegato, “sono allo studio sistemi per corsi di recupero dei programmi scolastici”.

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Berlusconi e il 25 aprile: “Ci sarò, perché non sia una festa di parte”

Silvio Berlusconi

Questa volta Silvio Berlusconi ci sarà. Perchè il presidente del Consiglio abbia deciso per la prima volta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, lo spiega lui stesso: evitare che “se ne appropri una parte”. Quello che ancora non svela è dove e come.
E il Cavaliere ha spiegato che sarà lui stesso, successivamente, a far sapere dove passerà la giornata delle celebrazioni. Secondo quanto risulta, il premier dovrebbe restare a Roma, dunque non prenderà parte al corteo di Milano al quale era stato invitato a partecipare dal segretario del Pd, Dario Franceschini.
Berlusconi dovrebbe recarsi invece in mattinata all’Altare della Patria per deporre una corona di fiori assieme alle alte cariche dello Stato. Per il resto della giornata l’agenda è, come si dice, “in progress”. Se al vaglio, tra l’altro, c’è un omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, sul tavolo dell’entourage del presidente del Consiglio potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una visita al cimitero americano di Nettuno. Giusto per dare quel segnale affinchè la Liberazione non abbia solo la connotazione “di parte” che, secondo Berlusconi, ha caratterizzato la Festa negli anni.
Ma alla fine il premier potrebbe scegliere di tornare nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo e in particolare nella cittadina di Onna dove la Wehrmacht in ritirata uccise 16 civili. Si terrà comunque giovedì alle 9.30 all’Aquila il prossimo Consiglio dei ministri. La riunione del Governo, inizialmente preannunciata per venerdì, ha come unico punto all’ordine del giorno il varo del decreto per le “misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”.

Ma come da molti anni in qua, all’avvacinarsi della Festa della Liberazione, non si sono fatte attendere le polemiche. A dare il là, ci ha pensato proprio il leader del Pd, Dario Franceschini, durante la conferenza stampa al termine della direzione del partito sulle liste per le Europee: “Come italiano e segretario del Pd sono soddisfatto che il presidente del Consiglio abbia accolto la mia proposta” di partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile. “Mi viene da dire, meglio tardi che mai. Ha avuto in tutti questi anni 14 possibilità di esserci e invece” ricorda Franceschini “ha sempre scelto di non esserci. È importante che questa volta abbia detto di si”. In particolare, Franceschini sottolinea che “il 25 aprile per tanto tempo è stato un momento unificante e un valore di condivisione e andarci significa condividere l’antifascismo, la resistenza e i valori costituzionali”.
Linea condivisa anche dal capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: “è una ricorrenza che ormai fa parte del patrimonio comune di tutti gli italiani: mi sembra normale che il presidente del Consiglio voglia celebrarlo, mi sembrerebbe anormale il contrario”.

Sulla questione del 25 aprile resta dunque alta la tensione tra maggioranza e opposizione: all’invito-sfida rivolto al presmier da Franceschini aveva risposto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che consigliava a Berlusconi di festeggiare il 25 aprile ma non “tra le bandiere rosse dove lo vuole trascinare, come in una trappola, il leader del Pd”. Sull’argomento era intervenuto anche Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza, spiegando che uno dei problemi che ostacolano la celebrazione del 25 aprile da parte del premier sta nel rischio che qualche “estremista” si comporti come nel 2006, quando il sindaco Letizia Moratti, apertamente contestata, fu costretta ad abbandonare il corteo

E inafatti, l’idea che il presidente del Consiglio possa scendere in piazza, continua a non piacere alla sinistra radicale che coglie l’occasione per puntare il dito contro il leader del Pd, Franceschini, “colpevole”, secondo il Pdci, di aver fatto da sponda allo stesso Cavaliere che “ancora una volta userà l’assist offerto per insultare la Resistenza e la Costituzione”.
“Il governo resti a casa, non partecipi in modo ipocrita alle manifestazioni per la Liberazione”, è l’invito di Paolo Cento dei Verdi. Il presidente del Consiglio è più da “22 ottobre 1922 (data della marcia su Roma) che da 25 aprile”, è l’accusa di Jacopo Venier, della segreteria dei Comunisti Italiani, che aggiunge: “Nel Dna del premier non ha mai albergato l’antifascismo”.
A difesa della partecipazione del premier alla cerimonia per l’anniversario della Liberazione si schiera il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che giudica come “un segno di intolleranza inaccettabile” il fatto che “una parte della sinistra, e non solo quella antagonista”, sconsigli al premier di partecipare al corteo di Milano. Se la prende con l’opposizione anche il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi: “C’è una memoria condivisa che non può essere messa in dubbio” osserva il leader della Dca “per questo mi sembrano fuori luogo gli inviti strumentali e le polemiche del Pd sulla presenza o meno di Berlusconi al corteo”.

LEGGI ANCHE: Europee, Pd e Pdl al lavoro sulle liste. Con il rebus dei giovani

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Scuola: la Gelmini chiama gli studenti. Berlusconi: “Mai pensato alla polizia”

Corteo alla Sapienza contro i tagli alle universitÃ
Gli studenti delle medie superiori e delle Università di nuovo in piazza, il ministro Mariastella Gelmini replica e da un lato accusa che è in atto “una campagna terroristica” e dall’altro annuncia che a partire da domani convocherà le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto “a una sola condizione: che si discuta sui fatti”. “Ragazzi” esorta il ministro dopo aver criticato Veltroni, reo, secondo lei, di cavalcare la protesta studentesca, “avanzate proposte ma non accontentatevi di restare fermi a un dibattito in difesa dello status quo perché questo Paese ha bisogno di riforme”.
Intanto il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, da Pechino torna sulle polemiche suscitate dalle sue parole di ieri: “Non ho mai detto né pensato che servisse mandare la polizia nelle scuole. I titoli dei giornali che ho potuto scorrere sono lontani dalla realtà”. Nel mirino del premier, che parla dalla Cina dove è arrivato per il settimo summit euro-asiatico, finiscono anche studenti e rettori delle Università italiane in rivolta. “Protestano? Ma se per l’Università addirittura ancora non È stato fatto niente…”, osserva incredulo. “Se qualcuno va in piazza è perché gli piace andare in piazza” aggiunge polemico. “A qualcuno piace la musica, a qualcuno piace manifestare…”. Berlusconi poi non dice più che le occupazioni non saranno tollerate. Afferma invece di avere in mente “spiritosi” metodi di “convincimento: convincimento, e ne ho in mente qualcuno molto spiritoso, bisognerà garantire agli altri che vogliono imparare la possibilità di non essere disturbati da costoro”.

Ecco la fotografia della nuova giornata di protesta che investe ormai tutte le università e le scuole medie superiori del Paese. Una giornata difficile, tesa. Sia nella piazze sia nei palazzi della politica.

Nell’aula del Senato l’atmosfera si è fatta subito incandescente. Sono passate da poco le 12:30 quando il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini prende la parola. E si capisce subito che non sarà una passeggiata. Per quello che Gelmini dice e lascia intendere che dirà. Per le reazioni che arrivano dai banchi di opposizione: sono subito interruzioni, non manca la senatrice che porta le mani sulla bocca per farne un megafono. La Gelmini non si scompone: al suo fianco, sui banchi del governo, siedono i ministri Elio Vito e Sandro Bondi. La guardano un po’ sorpresi e un po’ divertiti. L’Aula di palazzo Madama per lunghi tratti è un’arena. I richiami del presidente Renato Schifani si fanno sempre più frequenti col passare dei minuti. Gelmini rivendica il merito di aver tolto i dati sulla condizione della scuola dalle medie statistiche per farli diventare patrimonio dell’opinione pubblica. “C’è un Libro bianco sulla riforma della scuola”, urla il senatore del Pd Paolo Giarretta. Arriva il richiamo di Schifani al contestatore. Gelmini tira dritto. “Ben più delle proteste” spiega Gelmini, con voce monocorde e senza increspature “mi preoccupano le falsificazioni che sono state messe alla base di queste proteste”. Viene giù metà Aula.
Niente, in confronto a quanto avviene quando: “Al Libro bianco sulla scuola, scritto sotto l’egida dei ministri Fioroni e Padoa-Schioppa…”. Non arriva in fondo alla frase il ministro Gelmini perché qualche urlo e un’onda di ilarità attraversa i banchi dell’opposizione per quell’accento traditore. Alla Gelmini scappa una “egìda” invece di “égida”. Ma neanche questo inciampo riesce a frenare l’esposizione di Gelmini, con i fogli del discorso che scorrono da una mano all’altra. Riprende a leggere e alza gli occhi soltanto per indirizzare lo sguardo sui banchi delle opposizioni. “È stato detto, e non è vero, che diminuiremo gli insegnanti di sostegno. È stato detto, e non è vero, che licenzieremo 87.000 insegnanti. È stato detto, e non è vero, che diminuiranno le classi a tempo pieno. Un’opportunità che invece, da ministro, intendo incentivare”. Dai banchi del Pd scatta una protesta corale. Troppe le accuse di falsità in appena cinque righe di discorso. Dal centrodestra partono applausi più sopra dei “vivissimi” come annotano secondo la tradizione gli stenografi del Senato. E riprende: “È stato detto, e non è vero, che chiuderemo le scuole delle piccole isole e quelle di montagna, atto che il ministro non potrebbe mai sognarsi di compiere”.
Dai banchi dell’opposizione sale un’onda sonora, il brusio s’impenna e cede il passo alle urla. Scattano in piedi i senatori del centrodestra per applaudire. Ma è questione di pochi secondi. Sono quasi le 13. Gelmini riconosce che chi l’ha preceduta nel ruolo di ministro e ha cercato di cambiare la scuola “non ha avuto un percorso agevole, ma questa fatica merita di essere compiuta; la devo al Paese, ai ragazzi, alle famiglie, agli insegnanti, a coloro che si aspettano e meritano una scuola migliore, come recita la Costituzione, aperta a tutti, che distribuisca pari opportunità”. È finita. Dal centrodestra scatta un’ovazione e lunghi applausi. Il centrosinistra stavolta sceglie di restare sui banchi, in silenzio.
Il rumore è tutto fuori, nelle strade attraversate dagli studenti contestatori. Che, nonostante l’escalation di occupazioni, si dicono pronti a incontrare il ministro (seppure dopo una convocazione “tardiva” fanno notare). “Ma questo” avverte l’Unione degli studenti “non basterà a fermare le mobilitazioni. Il movimento si fermerà soltanto quando il Governo ritirerà il decreto 137″.

Scuola in piazza: la protesta non si ferma

Studenti in piazza contro la riforma Gelmini

Non li ha fermati nemmeno l’appello del presidente della Repubblica. Nemmeno i toni duri del presidente del Consiglio. Anzi, la protesta contro la riforma della scuola proposta dal ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini non si ferma solo all’universtità: adesso invade anche i licei: come annunciato nei giorni scorsi dalla Rete degli Studenti, sono iniziate questa mattina le occupazioni in scuole superiori di tutta Italia. In particolare a Roma, a quanto risulta, sono stati occupati alcuni Licei come lo storico classico Tasso o il periferico scientifico Malpighi.

Continuano quindi in tutto il Paese, nelle università come nei licei, le proteste. I cancelli della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, ad esempio, sono stati bloccati dagli studenti per un’ora, impedendo così l’ingresso a chi voleva frequentare i corsi. In mattinata, la mobilitazione prosegue con gruppi di “libero sapere”, che prepareranno le lezioni da tenere domani all’aperto in piazza Duomo, e con il coinvolgimento di alcuni professori disponibili a modificare i loro corsi per trattare temi di attualità, come ad esempio, una lezione su “i 40 anni di fallimento dell’Università pubblica” e “la paura e il controllo”, oltre a uno “sciopero della firma” in mattinata per quei corsi che prevedono l’obbligo di frequenza. Nel pomeriggio, alle 14.30, gli studenti di Scienze Politiche presenteranno un loro documento all’assemblea di Facoltà. La mobilitazione continua anche in altre facoltà, atenei e scuole milanesi, ad esempio con lezioni aperte nel pomeriggio all’Accademia di Belle Arti di Brera e un’assemblea nella sede centrale della Statale in via Festa del Perdono.
La mobilitazione riguarda anche il sud: in tutta la provincia di Cosenza stanno per partire i cortei per manifestare contro il provvedimento del ministro dell’Istruzione e della Ricerca. Sono previste manifestazioni nel capoluogo ma anche in molti altri Comuni dove le scuole si sono organizzate per condividere la giornata di protesta. Anche a Palermo prosegue la rivolta : a Lettere il Consiglio di facoltà ha approvato la sospensione per dieci giorni della didattica ordinaria e la sostituzione con lezioni informative e attività culturali realizzate in collaborazione con i docenti e ricercatori. L’obiettivo è informare studenti e cittadinanza sui motivi della protesta. Oggi alle 16, presso l’Aula magna della Facoltà, il primo incontro di approfondimento sulla legge 133. Nelle altre facoltà, dopo la sospensione di martedì, la didattica è ripresa, anche se diversi studenti hanno disertato le lezioni. Intanto, Azione studentesca ha annunciato per oggi alle 10 un sit-in sotto la sede dell’Ufficio scolastico provinciale di Palermo, in via Praga.
Le parole di Berlusconi non fermano dunque le proteste degli universitari: “la mobilitazione continua, anzi aumenta”, dice l’Udu (Unione degli universitari). “Non ci sentiamo minimamente intimoriti dalle parole di Silvio Berlusconi di ieri” precisa “perchè non si tratta di una mobilitazione soltanto degli studenti. Questa contrarietà è ormai, oltre che dell’intero mondo accademico, anche propria della società civile che si sta rendendo conto che la L. 133 mina lo sviluppo del Paese oltre al diritto allo studio”.
Ecco alcune delle iniziative e delle proteste in programma per oggi.
A l’Aquila è previsto un sit-in, alle 18, sotto la Prefettura;
A Perugia è stata convocata un’Assemblea a Lettere dove si terrà un Consiglio di Facoltà aperto a tutti gli studenti.
Ad Urbino nell’Aula Magna di Economia i sindacati hanno indetto un’assemblea per le 11.00 che vedrà la partecipazione anche dell’associazione studentesca Agorà.
A Lecce ci sarà il blocco della didattica nella Facoltà di Scienze Politiche ottenuto dal Coordinamento per l’Università Pubblica.
Blocco della didattica anche a Cagliari, da domani, nella facoltà di lettere, con un’autogestione che durerà fino al 30 Ottobre.
A Bari sono previste Assemblee per gli studenti di Scienze Matematiche, Biotecnologia e Farmacia e per quelli della Facoltà di Lingue.
Una fiaccolata è in programma stasera a Siena mentre a Pisa nel pomeriggio si terrà una manifestazione.
A Imperia i circa 360 alunni dell’Istituto d’Arte hanno proclamato l’autogestione. Picchetti davanti alle Facoltà napoletane, distribuzione di volantini e tentativi di blocco delle lezioni: la protesta degli studenti universitari a Napoli continua così senza interruzioni. Corteo studentesco in centro a Torino e centinaia di studenti delle superiori in piazza a Matera.

Di tutto ciò, alle 17, si discuterà nella riunione in programma al Viminale, come ha reso noto il ministro dell’Interno Roberto Maroni.

Il VIDEO servizio:

LEGGI ANCHE: I siti della protesta - La cura Gelmini, punto per punto. Partecipa al FORUM

Bettini: sono le critiche di Berlusconi a spingere in piazza il Pd

bandiere-pd

L’appuntamento di sabato 25, al Circo Massimo a Roma, è per fare “una manifestazione in alternativa alla politica del governo. Noi rappresentiamo un’alternativa al governo Berlusconi e al governo delle destre”. Il coordinatore del Partito democratico, Goffredo Bettini, intervistato da Maurizio Belpietro a Panorama del giorno su Canale 5, allarga il discorso dalla riforma della scuola alla crisi economica e chiarisce gli obiettivi della manifestazione del 25.
L’iniziativa, ha spiegato Bettini, è stata concepita mesi fa, perché già alla “fine di luglio vedevamo una manovra economica del governo che non era per nulla soddisfacente”.
“Si era promesso di tagliare le tasse e le tasse non sono state tagliate, c’è un aggravamento via via più forte della situazione economica delle famiglie e il Paese si spacca in due quindi c’è
bisogno come il pane di questa manifestazione. Ho la sensazione che più la destra e Berlusconi la osteggiano in maniera pregiudiziale, più questa manifestazione si sta montando nel sentimento del nostro popolo”.
Ma anche il presidente Napolitano ha auspicato un confronto, perché non combattere nella aule parlamentari? Perché il ricorso alla piazza?
“Quando queste proposte camminano sulle gambe della gente” ribatte il coordinatore del Pd “c’è una consapevolezza che si diffonde nella società e quando la gente si sente protagonista è un fatto salutare per la democrazia. Dimostrare che in campo c’è una grande forza di massa, pacifica, dovrebbe essere una rassicurazione per tutti e non dovrebbe essere vista in modo sospettoso. Non vedo perché quando in scende in campo la destra va bene e quando scendono in campo le forze democratiche non va più bene. Questo lo trovo un po’ stravagante”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
assicurazione.it Risparmia fino a 500€
mutui.it Risparmia fino a 15.000€
prestiti.it Risparmia fino a 2.000€
 
FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
  • Applicazioni Mondadori
  • Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!