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Piemonte

E la Bresso apre le porte alla famiglia Englaro.
La presidente del Piemonte Mercedes Bresso si è detta disposta ad accogliere Eluana in una struttura pubblica: “A noi non è stato chiesto niente e non ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”, ha affermato Bresso rispondendo ad una domanda dell’Ansa. “Se ci viene richiesto, noi siamo disposti. Ovviamente in strutture pubbliche” ha aggiunto Bresso “perché quelle private sono sotto scacco del ministro”.
“Il tema resta lo stesso. Io avevo già detto” ha esordito Bresso “che noi eravamo pronti a rispettare la legge perché riteniamo che si debba rispettare la legge e chi in questo caso ha la tutela, la patria potestà”. “A noi” ha proseguito la presidente del Piemonte a Bruxelles a margine di un incontro con il presidente della Commissione Josè Manuel Barroso “non è stato chiesto nulla e quindi non è che c’è una competizione in cui ci offriamo, però se ci viene richiesto per noi non ci sono problemi”. “È giusto essere preoccupati che non si arrivi ad uccidere le persone che non servono più. Ma in questo caso” ha sottolineato Bresso “c’è stato un lungo iter. C’è una decisione del Tribunale che ha valutato tutte le ragioni di questa situazione”. “Se quindi ci viene richiesto” ha concluso “noi siamo disposti”.
Dopo il “no” della clinica “Città di Udine” si era infatti concluso pochi giorni fa il “versante friulano” della vicenda di Eluana Englaro, la ragazza in coma da 17 anni per i traumi riportati in un grave incidente stradale. Papà Peppino - di origini friulane e che proprio per questo voleva “accompagnare” in Friuli sua figlia per il suo ultimo viaggio terreno - si era comunque detto molto determinato a dar corso a quelle che erano le volontà della figlia che considerava “non vita” rimanere attaccati alla stessa con un sondino per l’alimentazione artificiale.
E lo stesso Beppino ha voluto ringraziare il governatore piemontese: “Non posso che ringraziare il presidente Bresso e rivolgerle tutto il mio apprezzamento: dalle sue parole limpide e precise mi rendo conto che ha colto perfettamente la natura del nostro dramma”, ha detto Englaro, interpellato sulle dichiarazioni del presidente del Piemonte. “Credo che da un presidente di regione non ci si poteva aspettare di più” ha aggiunto Englaro. “Noi naturalmente prendiamo in considerazione e valutiamo questa disponibilità”.
Sulla stessa linea la curatrice di Eluana, l’avvocato Franca Alessio: “Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purchè non rappresenti ulteriore perdita di tempo: a noi interessa mettere in atto l’ordinanza della Corte d’Appello, alla luce del sole, tendenzialmente in Italia e senza ostacoli dell’ultimo momento”.
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Uno spalaneve in funzione in piazza Vittorio a Torino
Il capo della protezione civile Guido Bertolaso aveva avvertito: “meglio anticipare il rientro dalle ferie”. Il maltempo in arrivo si è materializzato questa mattina con forti nevicate su tutto il nord Italia, dalla Liguria alla Lombardia fino al Friuli Venezia Giulia. Particolarmente intense le precipitazioni in Piemonte: a Torino e nelle colline circostanti strade coperte da una decina di centimetri. A Milano sono stati ritirati i “Jumbo bus” da 18 metri ed è stato annullato il tradizionale corteo dei Re Magi nel centro città. Circa 600 km della rete autostradale sono sotto le nevicate, con i conseguenti ritardi e code per il flusso di traffico di chi torna dalle feste. I mezzi pesanti non potranno circolare fino alle 22. La polizia stradale invita gli automobilisti alla prudenza e a scaglionare le partenze.
I disagi più gravi si sono verificati all’aeroporto di Milano Linate, dove è stata temporaneamente chiusa la pista per consentire le operazioni di pulizia. Cancellati 6 voli in arrivo e 10 in partenza. Ritardi oltre un’ora anche a Orio al Serio, molto affollato di turisti. Nessun volo cancellato invece a Malpensa. Se si è in partenza la Sea, società che gestisce gli scali milanesi, consiglia di mettersi in contatto con le compagnie aeree per avere informazioni sul proprio volo.
Ogni dieci anni, un imprevisto cambia la vita di Sergio Chiamparino.
Nel 1991 lavorava alla Cgil e fu catapultato alla guida del neonato Pds torinese dalle improvvise dimissioni di Giorgio Ardito, ultimo segretario del Pci sotto la Mole. Nel 2001 fu scelto come candidato sindaco di Torino in extremis: al posto di Domenico Carpanini, stroncato da un infarto all’inizio della campagna elettorale. Cosa gli succederà nel 2011 quando dovrebbe lasciare, dopo due mandati, la guida della città della Fiat? Intanto, essendo anche ministro ombra del Pd per il federalismo, Chiamparino rafforza la sua rete nel Nord Italia: da qui potrebbe puntare alla leadership nazionale se dovesse nel frattempo esaurirsi la spinta propulsiva di Walter Veltroni.
Fantapolitica? L’interessato la prende alla larga: “C’è un’ansia da prestazione in qualche nostro dirigente”, dice Chiamparino a Panorama. “Invece bisogna ragionare all’anglosassone, in un clima di bipolarismo mite, per costruire in 5 anni un’alternativa di governo”. Partendo, naturalmente, dal Nord: “Il Pd diventerà un partito nuovo e non un’etichetta se sarà capace di essere un contenitore federalista di esperienze locali”, dice il sindaco di Torino. Che vuole dare continuità al manifesto che ha firmato con altri amministratori come Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, Filippo Penati, presidente della provincia di Milano, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, e Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. “Sì, semmai, il nostro errore è stato di non aver fatto una lista federalista alle primarie del Pd, a favore di Veltroni”. E così il “fenomeno Chiamparino” travalica i confini cittadini cercando di mettere la sordina alle difficoltà che ha in casa.
Infatti il Comune di Torino ha appena dovuto tagliare 37,5 milioni dal bilancio: un buco che ferma cantieri come il prolungamento del tunnel di corso Spezia. E pesano ancora i costi delle Olimpiadi invernali del 2006 per le quali, dice Chiamparino, “abbiamo investito almeno 600 milioni” (lo Stato ci ha messo circa 2,2 miliardi, ndr). Non solo. Sfiora i 500 milioni il preventivo per la metropolitana: costo totale 1,2 miliardi, il 40 per cento a carico delle casse comunali.
Ma ora, dopo aver speso altri 200 milioni in opere di abbellimento della città e parcheggi, i soldi scarseggiano. E serpeggia il malumore, nel Pd piemontese, nei confronti di Chiamparino. C’è poi un’altra tegola: quella dei contratti finanziari derivati sottoscritti dal Comune di Torino. La perdita potenziale è “di 100 milioni, calcolata a fine 2007: ora stiamo riducendo l’esposizione, abbiamo già rinegoziato i contratti”, afferma il sindaco. Che si era già dissanguato, pochi anni fa, con il contributo di 70 milioni dato da Comune di Torino e Regione Piemonte alla Fiat, quando era in difficoltà. Scelta che rivendica: “Abbiamo acquistato aree per 1,3 milioni di metri quadri, con questi soldi la Fiat ha portato la linea della Grande Punto a Mirafiori”.
Insomma, sembra saldo l’asse con l’amministratore delegato Sergio Marchionne, “che ha ribaltato come un guanto la situazione economica alla Fiat”. Mentre oggettivamente scricchiola l’altro asse su cui si regge il centrosinistra torinese: quello con Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione della superbanca Intesa Sanpaolo. Non è piaciuta a tutti la scelta di Chiamparino di puntare sull’avvocato Angelo Benessia alla presidenza della Compagnia di San Paolo, grande azionista della superbanca. Infatti Salza e Franzo Grande Stevens, ex presidente della Compagnia, avrebbero preferito nominare il giurista Gustavo Zagrebelsky. Invece è passato Benessia (pare anche grazie all’appoggio di Marchionne e di Gianluigi Gabetti) e ora il sindaco dice che “l’operazione non è stata subalterna ai poteri forti, ma ha introdotto elementi di rottura nel sistema”. E su questo, ha una visione chiara: “Si deve governare con i poteri forti. Senza, al massimo, si amministra”.
Lo stretto rapporto tra Chiamparino e Benessia è dimostrato anche dal fatto che l’avvocato, quest’estate, ha corretto le bozze del piano economico portato dal sindaco in consiglio comunale: un episodio su cui è scoppiata la polemica. C’è un particolare: Benessia è anche advisor di Gtt, la società torinese dei trasporti, e di Iride, la joint-venture dell’energia con il Comune di Genova, dalle quali il sindaco (rispettivamente alleandosi con la milanese Atm e le emiliane Hera ed Enia) vuole ricavare risorse per rimpinguare le esangui casse comunali. “Se gli Agnelli controllano la Fiat col 30 per cento, non vedo perché noi dobbiamo mantenere il 51 per cento immobilizzando risorse che si possono destinare altrove”, argomenta Chiamparino. Insomma, privatizzare è di sinistra? “Penso sia di sinistra avere un controllo pubblico contendibile: poi mi facciano pure un’opa, ma mi devono pagare bene.E comunque, facendo l’accordo Iride-Hera se ne potrà discutere tra due anni, quando scadrà il patto di sindacato”.
E nel frattempo, il progetto è rafforzare la collaborazione Milano-Torino-Genova. “Credo nella megalopoli a rete al posto del vecchio triangolo industriale”, dice Chiamparino, che anticipa a Panorama una sua nuova iniziativa: un convegno delle città del Nord Ovest, il 29 novembre, proprio su “modello Torino e megalopoli a rete” con la partecipazione, oltre agli amministratori del Pd, del sindaco di Milano Letizia Moratti e del ministro leghista Roberto Calderoli. Una solida rete di rapporti per un sindaco che a 60 anni dice di “non avere obiettivi in politica” e scherza sul suo futuro: “Cosa farò nel 2011? La comparsa nelle celebrazioni del centocinquantenario dell’Unità d’Italia. Vorrei interpretare la controfigura del conte di Cavour”.
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Altre due vittime sono state ritrovate in Val Pellice dopo la frana di ieri: Erika Poet e, poche ore dopo, la sua bambina Annik di tre anni. I soccorritori disperavano da tempo di salvarle: sono rimaste sepolte dal fango che ha spazzato via la loro casa. All’interno dell’abitazione c’era anche il nonno della piccola, Carlo Rivoira, 75 anni: era a letto malato e il suo cadavere è stato trovato avvolto da una coperta. Si è salvato invece il convivente della donna, Luciano Rivoira, figlio dell’anziano morto, e gli altri tre bambini della coppia: lui era al lavoro, loro a scuola. Nella zona i carabinieri del Comando provinciale hanno intanto predisposto un servizio anti sciacallaggio.
Il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato d’emergenza per il Piemonte e la Valle D’Aosta flagellati dal maltempo. E arriva uno stanziamento straordinario. “Subito 5 milioni di euro per l’alluvione in Piemonte” ha detto il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, che spiega come la somma è quella che si è riusciti a “mettere immediatamente a disposizione”, una cifra che per l’esecutivo dovrebbe consentire di “affrontare questo stato di calamità in cui si trovano diverse zone della nostra regione”.
Nel frattempo le ondate di piena che si sono verificate giovedì sera e nella notte per Dora e Po sono passate nel tratto torinese dei due fiumi senza provocare grossi disagi. A Torino nella tarda mattinata di venerdì la situazione ha cominciato lentamente a migliorare. Sono stati riaperti tutti i ponti sulla Dora, chiusi in via precauzionale perché si temeva l’ondata di piena nel fiume. Riaperto al traffico pesante il traforo del Frejus. In tutta la provincia non si segnalano situazioni di particolare criticità.
In prefettura a Torino si è intanto tenuto un vertice con il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso. Presenti il sindaco Sergio Chiamparino il presidente della provincia Antonio Saitta, la presidente della regione Mercedes Bresso e il prefetto Paolo Padoin oltre a rappresentanti della Protezione civile. Il sottosegretario ha annunciato che il Consiglio dei ministri dichiarerà lo stato di emergenza. “Oggi pomeriggio incontrerò il presidente del Consiglio e lo metterò al corrente della situazione” ha spiegato. “Non dobbiamo abbassare la guardia, siamo ancora in mezzo alla crisi e sarà tale per le prossime 24 ore”.
Nell’incontro è stato verificato che al momento “la situazione è sotto controllo”, ma l’attenzione rimarrà massina nelle prossime 24/36 ore in tutta la provincia di Torino, nella Val Pellice, nel Cuneese, sul lago Maggiore e nele valli del nord tra Verbano e Ossola, dove si temono frane. Stabile, anche se in alcune zone critico, il livello dei fiumi: a Torino entro la mattinata il Po dovrebbe gonfiarsi in seguito alle piogge a monte (ma ci si aspetta un’ondata “non eccessiva”), in Val Pellice e nel nord i corsi d’acqua potrebbero ancora gonfiarsi per le importanti precipitazioni delle scorse ore. Secondo Bertolaso l’emergenza è stata in ogni caso “gestita in maniera egregia, con risposte tempestive”. Concluso l’incontro il sottosegretario ha comunicato che non andrà nel Cuneese, come in un primo momento ipotizzato, ma partirà subito alla volta di Napoli dove nel pomeriggio avrà una riunione con il premier Berlusconi e il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sulla questioni rifiuti.
Paura anche nel Cuneese, dove sono chiuse al traffico diverse strade e i cittadini sono invitati a evitare spostamenti non indispendabili. Nella notte e nelle prime ore della giornata la Protezione civile ha chiuso diversi ponti, non solo nelle valli ma anche nelle zone verso la pianura. È stata una notte di piena emergenza in tutte le vallate, con temporali e piogge abbondanti. In serata è stato chiuso anche un tratto della statale 21 in valle Stura, verso il Colle della Maddalena, poco dopo Aisone, dove a Demonte sono state evacuate circa 30 persone. Diverse zone sono isolate nelle valli, ma le situazioni più difficili sono quelle delle valli Po, Varaita, Maira e Stura. Fiumi e torrenti sono esondati in diversi punti, i laghi sono a livelli record, ponti e argini sono costantemente monitorati, come pure le aree a maggior rischio idrogeologico, per il pericolo di frane e smottamenti. Scuole chiuse nelle valli Po, Varaita e Maira, e anche a Saluzzo, e oggi potrebbero essere presi altri provvedimenti: alle 11 in Prefettura si riunisce il Centro coordinamento soccorsi.
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Sono due, un uomo anziano e una persona ancora non identificata, le vittime della frana abbattutasi su una casa a Villarpellice, nel Pinerolese, a causa del maltempo. I soccorritori stanno continuando a scavare alla ricerca di altre due persone che, secondo alcune testimonianze, erano presenti all’interno dell’abitazione. Si tratterebbe di un bambino e della mamma.
La casa è stata distrutta. Nell’abitazione vivevano quattro persone: una era al lavoro al momento del disastro, un altro abitante è stato trovato morto dai soccorritori e gli altri due risultano, al momento, dispersi. Il cadavere di una seconda persona è stata trovato sempre a Villar Pellice dentro un’auto che era stata travolta dalla stessa frana che ha colpito la casa del centro nel Pinerolese. Situazione grave anche in Val Susa dove circa 150 persone che abitavano nei pressi della Dora sono state evacuate dai vigili del fuoco del Comando Provinciale di Torino.
Preoccupazione suscita anche l’onda di piena della Dora, per la quale si continua a monitorare, a Torino, la zona vicina al corso d’acqua. Il sindaco di Pinerolo ha firmato un’ordinanza di chiusura delle scuole “di ogni ordine e grado” per la giornata di domani e “fino alla cessazione dello stato di criticità”. Il maltempo che si è abbattuto su tutto il Nord Ovest, infatti, non dovrebbe dare tregua nemmeno domani. Secondo le previsioni dell’Arpa, piogge sono previste in Piemonte, con uno spostamento anche nelle zone delle Valli del Toce e del Sesia.
A Torino è stato chiuso anche il ponte di Via Bologna, dopo quello Carpanini già bloccato questa mattina. I ponti sono tutti presidiati, come è monitorata la situazione della collina torinese, mentre si attende l’onda di piena della Dora, per la quale una cinquantina di pazienti (su un totale di 600 circa) dell’ospedale “Amedeo di Savoia”, che si trova in una zona che potrebbe essere interessata, sono stati trasportati all’ospedale “Maria Vittoria” di Torino. alcuni malati Per i Murazzi lungo il Po la situazione più critica è attesa nella notte. Più tranquilla, anche se il livello dell’acqua è alto, la situazione del fiume Po. Il Comune ha anche fornito il numero verde della Protezione Civile 800 444004, della Centrale Operativa della Polizia Municipale 011 4606060 e della Questura 011 5588622.
Nella provincia di Torino problemi particolari si registrano in Canavese, in Val Pellice e in Val di Susa. A Ceresole Reale si è verificato uno smottamento lungo la provinciale 50 del Colle del Nivolet, oltre al distacco di un grosso masso che ha invaso la sede stradale. In Valle Maira, ad Acceglio, il sindaco Riccardo Benvegnù ha emesso una ordinanza per la chiusura del ponte sul rio Mollasco, circa 300 metri a monte dell’abitato, per il rischio di crollo: le precipitazioni delle ultime 24 ore hanno infatti triplicato il livello del torrente. Rimangono isolate circa 50 persone, residenti in sette frazioni della località montana. Il livello dei fiumi preoccupa anche in altre vallate. In alta valle Po viene indicato una criticità di grado 3, ovvero elevata. Problemi anche in Val di Susa, dove a causa di smottamenti sono state chiuse alcune strade. Stato di allerta anche in Val d’Aosta dove la Dora Baltea è tracimata ad Arnad.
Intanto il capo della Protezione Civile Guido Bertolaso ha lanciato l’allarme: “Siamo solo all’inizio della perturbazione, che potrebbe protrarsi fino a domani sera. E dunque abbiamo una situazione difficile” in via di peggioramento. Bertolaso ha sottolineato di aver già convocato il comitato di crisi della protezione civile e di aver mobilitato anche tutti gli elicotteri della flotta dello Stato, perche “non escludiamo altre situazioni complicate”. “È stato fatto tutto quello che doveva esser fatto, e anche qualcosa di più per la mobilitazione del sistema di protezione civile - ha aggiunto - ma non possiamo prevedere dove cadranno le frane”. “Per quello che riguarda il rischio esondazione - ha avvertito Bertolaso - dovrebbe riguardare la parte dell’asta del Po a monte di Torino, mentre non vi dovrebbero essere problemi per quanto riguarda la parte successiva”.
Il VIDEO da YouTube dell’esondazione del fiume Dora
La MAPPA della zona di Villar Pelice
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“Veltroni leader anche sotto il 35 per cento; Visco competente ma con un cattivo carattere; non stiamo oscurando Prodi e non ci saranno intese tra Pd e Pdl in caso di pareggio al Senato”.
Così Piero Fassino ha risposto ad alcune delle domande del direttore di Panorama Maurizio Belpietro durante una video intervista (prodotta da Dolmedia) realizzata per il blog dell’ultimo segretario dei Ds, oggi capolista del Pd in Piemonte per la Camera.
È stato lo stesso Fassino a chiedere di essere intervistato dal direttore di Panorama per un faccia a faccia a 360 gradi, durato circa un’ora.
Il VIDEO dell’intervista:

Enzo Ghigo contro Emma Bonino. Ovvero l’ex presidente della regione Piemonte contro una piemontese ministro in carica del Commercio con l’Estero. È il derby del Nord Ovest, con in palio un seggio a Palazzo Madama. Panorama.it ha sentito i duellanti, sottoponendoli alle stesse domande. E l’uno dell’altro, i due aspiranti senatori dicono…
Enzo Ghigo
Quello in Piemonte tra lei e Emma Bonino sembra un bel duello molto concreto.
E non è il primo. Perché nel 200o ci siamo scontrati per la regione Piemonte. Avevo come avversarie lei e Livia Turco.
Quindi vi conoscete bene?
Molto. Lei è di Bra e io della provincia di Cuneo. Ci frequentiamo, anche se non assiduamente, da qualche anno. E devo dire che dal punto di vista del pensiero economico non siamo molto lontani. Mentre sui temi etici abbiamo profonde divisioni.
Senatore Ghigo tre cose per cui si batterà in Senato a Roma?
Lavorerò per la riproposizione in senso federale dello Stato e per la razionalizzazione, proprio attraverso questa riforma, dei costi della politica (un’unica Camera e meno parlamentari). Poi, vogliamo dare un sostegno ai giovani lavoratori precari, attraverso un sussidio per quelli che entrano e escono dal mondo del lavoro.
Terza?
Bisogna cominciare a pensare ad una sanità che possa coniugare solidarietà e tenuta stessa del servizio sanitario nazionale. E sulle lista d’attesa ritengo che vadano applicate le leggi, altrimenti verranno sempre usate per fare clientelismo. Ci sono regole stabilite per legge che non tutte le regioni applicano. E questa disparità è qualcosa di negativo.
È al Senato che si giocherà la partita vera di queste elezioni. In Piemonte che succede? Regione in bilico?
Pensare che il Piemonte sia in bilico è un sogno del Pd: alle ultime elezioni il centrosinistra era tutto unito, e sottolineo tutto unito, e noi abbiamo vinto. Oltre tutto in Piemonte la Sinistra Arcobaleno è forte. Non credo proprio che possano vincere. Anzi, direi che è matematicamente impossibile.
Ghigo, per quale motivo un cittadino dovrebbe votare lei e non Bonino?
Perché sta in uno schieramento dove alcuni sono ancora arroccati contro l’alta velocità. Sono ambigui. Con cinque anni di opposizione diventeranno più credibili. Cosa che non sono ora: sono quelli del governo Prodi. Ricordiamoci che Emma Bonino è ministro di Prodi. Quando un piemontese la vede pensa subito a Padoa Schioppa e Visco.
Emma Bonino
Ministro Bonino, sulla carta sembra un bel duello, molto concreto, quello che si svolge nelle liste del Senato in Piemonte tra lei ed Enzo Ghigo.
Siamo entrambi piemontesi.
Vi conoscete bene?
Siamo stati parlamentari insieme, anche se per un breve periodo, ed è stato un mio concorrente alla presidenza della Regione Piemonte nel 2000 quando, come Radicali, ci presentammo da soli contro i due poli. Lo conosco nella misura in cui si conosce un collega politico con il quale è già capitato d’incrociare le lame.
Tre cose per cui si batterà in Senato?
Liberalizzazioni, liberalizzazioni, liberalizzazioni… Una battaglia difficile con la maggioranza uscente, che si presenta in salita anche nel prossimo Parlamento, visto anche il programma del Pdl, ma che è necessaria per dare ossigeno al nostro Paese.
Al Senato si gioca la partita vera. In Piemonte che succederà? E’ una di quelle regioni in bilico? Avete dati recenti?
Che si sia in bilico o meno, in campagna elettorale si gioca per vincere.
Ministro Bonino, per quale motivo un cittadino dovrebbe votare lei e non Ghigo?
Se si vuole proseguire sulla difficile strada della modernizzazione del Paese non c’è motivo di votare per un rappresentante di una forza politica che ha già dimostrato, con cinque anni a disposizione e una maggioranza blindata in Parlamento, le proprie capacità a far arretrare il paese anziché avanzare. Noi radicali candidati nella Lista del Pd siamo in questo senso una garanzia, un’assicurazione. In più, ora liberi dall’ipoteca della sinistra comunista e massimalista.
C’è una certa paura tra gli elettori del Pd per i problemi che i Radicali potrebbero creare in futuro. Può spiegare agli elettori perché devono stare tranquilli e votarla?
Quanto a rispetto delle istituzioni e a senso dello Stato, i Radicali non sono secondi a nessuno, anzi. Credo che la mia esperienza di Commissario europeo e la mia partecipazione al governo Prodi come radicale ne siano una testimonianza. Ciò detto, non intendiamo né zittirci né omologarci.
I Radicali si stanno battendo contro la strage in Tibet. L’ha colpita l’iniziale silenzio del Papa?
Sì. E ancor di più la sua giustificazione per tale silenzio: l’assenza di una comunità cristiana e quindi di un nunzio apostolico. Pensavo che anche per la Chiesa alcuni valori fossero universali….
Ritiene che le polemiche seguite alla candidatura dei Radicali nel Pd abbiano fatto perdere punti alla coalizione di centrosinistra?
Credo che a medio e lungo termine la pluralità di voci e la ricchezza delle diverse culture politiche gioverà al Pd. Per l’immediato mi dispiace che la nostra presenza sia stata così poco valorizzata dal gruppo dirigente del Pd e così stigmatizzata dalla componente cattolica, al punto da creare un gran polverone politico-mediatico che certamente non è il miglior viatico per la ricerca del consenso.
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Messa per un po’ tra parentesi l’opa di Luca di Montezemolo sulla politica prossima ventura, Cdl e Unione si concentrano su un appuntamento molto più pratico e immediato, le amministrative di domenica 27 e lunedì 28 (ballottaggi 10-11 giugno).
Le sfide più importanti, alcune strategiche, sono a Genova, in Piemonte, a Verona, a Parma e Piacenza, nonché in una serie di popolose città e comuni lombardi (da Monza a Sesto San Giovanni), tutti luoghi in cui oltre alla politica locale entra in ballo anche quella nazionale. Certo, nel conteggio finale ci saranno anche i capoluoghi del centro e del sud: ma qui i fattori e le liste localistici sembrano decisamente prevalenti.
Di Genova è superfluo spiegare l’importanza, è la maggiore città in cui si vota. Da anni è una roccaforte della sinistra; una sua (improbabile) conquista da parte del centrodestra potrebbe mettere in crisi l’Unione. Il Piemonte è diventato strategico perché si vota in molte città (tra queste Alessandria, Asti, Cuneo, la provincia di Vercelli), ed il risultato potrebbe dire da che parte va una regione che era stata conquistata dalla sinistra nelle 2005 mentre alle politiche 2006 aveva prevalso il centrodestra. Se la Cdl vi si affermasse, tornerebbe ad estendere definitivamente la propria influenza sulle tre grandi regioni del Nord, oltre a minare in prospettiva sia la presidenza regionale di Mercedes Bresso, sia la posizione di Sergio Chiamparino quale sindaco ds di Torino.
Stesso discorso per il Veneto: la regione è stabilmente in mano alla Cdl, ma negli ultimi anni una serie di contrasti tra alleati hanno provocato la perdita di città come Padova, Belluno e, appunto, Verona. Parma e Piacenza sono a loro volta test significativi. Parma è stata la prima ex roccaforte rossa espugnata dai moderati, nel 1998, grazie però a candidati - come Elvio Ubaldi, sindaco uscente e non più ripresentabile - di indubbia popolarità e doti amministrative, che hanno saputo imporsi ai partiti nazionali con una linea di moderazione e pragmatismo. Se la Cdl si confermasse a Parma e strappasse Piacenza (molto difficile), piazzerebbe un cuneo importante in un’area in cui l’egemonia politica ed economica della sinistra (grazie alle coop) resta rilevante.
Ma stavolta molti andranno alle urne con la mente alla politica nazionale. I problemi maggiori sono dalla parte del governo: perdita di consensi, tasse, nascita contestata e senza entusiasmi del Partito democratico. A questo si aggiunge la mancata chiusura di due partite come il contratto degli statali e le pensioni. La strigliata di Montezemolo alla politica è in teoria bipartisan, ma basta il gelo di Romano Prodi per capire a chi abbia fatto più male. Il leader della Confindustria tesserà certamente una propria tela e disporrà a sua volta di una propria lobby: ma il messaggio che ha lanciato in materia di privilegi, costi, tasse della casta politica trova orecchie sensibili in un’opinione pubblica che di molte cose non ne può più.