

Il sito di Alleanza nazionale con Gianfranco Fini, ancora in rete
Chi ha detto che internet sia sempre sulla notizia? Tutt’altro in certi casi. Basta fare una breve ricerca online per scoprire che i principali partiti della seconda Repubblica non sono del tutto scomparsi nel 2008 per dare vita a PdL e Pd. Continua

di Giovanni Fasanella
«Sì, mi auguro che anche altri dirigenti della mia generazione seguano il mio esempio: si può continuare a svolgere una funzione importante per il partito e per il Paese anche lontano da Roma». Piero Fassino è stato l’ultimo segretario dei Ds e cofondatore del Pd. Una vita trascorsa nella capitale, sempre ai vertici della nomenklatura, ora torna nella sua Torino, dove quasi 40 anni fa mosse i primi passi in politica. Si rimette in gioco nelle primarie per il candidato sindaco. Continua

Nel 2005 fu siglato dal notaio un contratto elettorale tra i Ds e l’Udeur, controfirmato da Piero Fassino e Clemente Mastella. Lo rivela il settimanale Panorama in edicola domani, che ha letto in anticipo «Napoli Italia», il libro autobiografico dell’ex governatore Antonio Bassolino, in uscita il 20 gennaio per l’editore Guida. «La scelta di ricandidarmi in Regione nel 2005 è il mio errore più grande» scrive Bassolino «Cambiano subito tante cose, infatti. Emblematico è un incontro con Mastella (…).
A un certo punto tira fuori dalla giacca un foglio di carta. È un singolare “contratto” e porta le firme di Mastella e di Fassino. È scritto che all’Udeur, in Campania, toccano due assessori e il presidente del consiglio regionale. “Puoi tenerlo, io ho l’originale” mi dice con gentilezza. “No grazie, non ce n’è bisogno” gli rispondo». Ecco, si sfoga Bassolino «ma con quale faccia e con quale moralità diversi dirigenti nazionali dei Ds e del Pd, che ne hanno fatto politicamente di ogni colore, si tirano poi fuori da ogni responsabilità, si rifanno in una clinica straniera una verginità e si presentano come antichi e coerenti combattenti contro Mastella, Ciriaco De Mita, e il marziano mostro dell’Unione?».
Non solo. Panorama riporta, tra gli altri, un altro episodio singolare che investe il direttore di Repubblica Ezio Mauro. «Una sera a Roma, a casa di Fabiano Fabiani» scrive Bassolino «scoppia un’accesa discussione tra me e Mauro (…). Cerca di convincermi dell’opportunità di candidare Mastella a sindaco di Napoli. È un alleato in Campania, a Napoli, a Roma. Mastella, poi, è parte dell’alleanza per Rutelli e contro Berlusconi. È naturalmente, e comprensibilmente, quest’ultimo il punto vero (…) Faccio osservare che Mastella è lontano da Napoli e soprattutto che viene con noi dopo un’esperienza con il centrodestra».


L'ad Fiat, Sergio Marchionne (Ansa)
Che l’ad Fiat Sergio Marchionne abbia le idee chiare sul futuro delle relazioni industriali nel nostro Paese gli italiani lo hanno capito da tempo. Le sue ultime dichiarazioni confermano la sua determinazione: «Se al referendum di Mirafiori vincono i no, non faremo alcun investimento», ha detto il manager chietino aggiungendo che il Lingotto è capace di produrre vetture «con o senza la Fiom». Continua
Di Sabino Labia
Chi di primarie ferisce, di primarie perisce. Quando nell’ottobre del 2005 quasi quattro milioni di italiani scelsero Romano Prodi come leader della futura coalizione di centrosinistra, tutti gli esponenti della sinistra fecero la fila, presentandosi alle televisioni o rilasciando dichiarazioni ai giornali nell’annunciare urbi et orbi la grande prova di democrazia che il popolo dell’ulivo aveva saputo dare. Oggi a distanza di soli quattro anni, ma a quanto pare sembra passato un secolo, con altre due primarie svolte a cadenza biennale, che hanno visto la vittoria prima di Veltroni e poi di Bersani, e un milione di elettori persi per strada, ecco che quel rito pseudo¬-americano sembra non piacere più a nessuno. Continua


Un caccia bombardiere italiano, in una immagine di archivio (ANSA)
Ci vuole sempre una tragedia per spingere il Parlamento italiano ad essere normale. Una regola che valeva per il passato e che vale per il presente, dopo la morte di quattro alpini in un agguato in Afghanistan. E lo dimostra, infatti, la discussione scaturita ieri dalla proposta del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla possibilità di armare i bombardieri italiani in missione, quando pareva esserci uno spiraglio per un dialogo tra maggioranza e opposizione sulle missioni militari all’estero; ma l’abbaglio è durato poco meno di una giornata. E vi raccontiamo come. Continua
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L’ex amm. delegato di Unipol, Giovanni Consorte | (Marco Merlini/LaPresse)
Tutto lo stato maggiore del centrosinistra, una spruzzata di centrodestra, i vertici della Banca d’Italia, delle Generali, funzionari delle maggiori banche d’affari nazionali sfileranno al palazzo di Giustizia. O almeno è quello che ha chiesto Giovanni Consorte, ex amministratore delegato dell’Unipol, al tribunale di Milano che il primo febbraio inizierà a celebrare il processo di primo grado contro lo stesso Consorte e Ivano Sacchetti per la vicenda della mancata scalata della compagnia assicurativa bolognese alla Bnl. Continua

Dall’alba al tramonto per settimane sono stato pedinato da pattuglie della Guardia di finanza: 11 finanzieri per seguirmi e fotografare ogni passo, incontro, respiro. Cose umane e banali come l’acquisto di una pizza o la consegna di un abito in tintoria. Per seguirmi hanno noleggiato nove automobili, poi motociclette, fotocamere digitali, cellulari e schede telefoniche.
In Italia la giustizia quando vuole funziona, una macchina perfetta che stringe sull’indagato, gli toglie fiato, rovista in ogni angolo della sua vita. Se un giornalista pubblica «Allora, Gianni, siamo padroni di una banca?», se pubblica le intercettazioni telefoniche tra l’allora segretario dei Ds Piero Fassino e Gianni Consorte sulla scalata alla Bnl, come ho fatto nel gennaio del 2006 sul Giornale, allora diretto da Maurizio Belpietro, l’inchiesta per capire chi ha passato le conversazioni si fa affilata, il cronista pare uomo di mafia. Presa la fotografia della moglie, identificata e sentita la suocera, genitori, cognati, persino l’osteopata che cura le nostre schiene.
Se pubblichi le conversazioni Fassino-Consorte, sei un delinquente accusato di chissà cosa e non un cronista indagato di concorso in violazione del segreto istruttorio per aver fatto conoscere conversazioni che nel gennaio 2006 aprirono una nuova questione morale nella sinistra.
Ti alzi la mattina e ti seguono in redazione, in tribunale fino alla stanza del procuratore capo, origliano le tue conversazioni con i pubblici ministeri, si infilano al bar con te perché, chissà, magari qualcuno ti passa qualcosa. Se vai a un matrimonio, sono lì. Se la sera vai al ristorante, pedinano il tuo ospite di tavolo. Quando poi esci dal locale, i verbali rasentano l’involontario umorismo: visto che «i militari operanti sono stati impossibilitati a utilizzare la macchina fotografica in loro possesso per ritrarre l’uomo con cui l’indagato si è trattenuto. In particolare la tenue luce presente all’esterno del ristorante avrebbe necessariamente obbligato i militari all’utilizzo del flash, circostanza quest’ultima che avrebbe potuto insospettire il Nuzzi e quindi pregiudicare il buon esito del servizio».
È vero, lo ammetto, mi sarei sorpreso sotto i colpi di flash all’imbrunire della sera. Allora che fare? Come identificare l’ignaro e ignoto uomo al mio tavolo? I pedinatori si fanno dare dalla polizia municipale della Stazione Centrale i filmati delle telecamere delle piazze antistanti per dargli un volto. Invano. Vanno da Giuseppe A., il portiere dell’albergo dove il mio amico era andato a riposare, non abitando a Milano. Ma anche qui non ne cavano niente. Nemmeno dalla lista fotocopiata del registro delle presenze dell’hotel. Chi sarà? Solo dopo giorni di incroci tra tabulati e quant’altro scopriranno che il signore è un commercialista di Bologna. E allora? Si potrà cenare con un professionista che fa il consulente delle procure di Parma e Palermo?
Insomma, per seguire un giornalista ci vuol infatti fortuna e fantasia. Perché non avendo nulla da nascondere è difficile pizzicarlo con le mani sul verbale. Magari è più facile trovarlo goloso con la forchetta nella pasta al forno contenuta nella «busta», che tanto aveva incuriosito gli investigatori e con la quale ero uscito da un ristorante una sera.
Così nel gennaio 2006 i miei angeli custodi mi accompagnavano ovunque. Le auto prese a noleggio hanno macinato quasi 500 chilometri, come si legge tra le fatture per migliaia di euro pagate dalla procura per quest’inchiesta; le telecamere mi hanno immortalato a pericolose presentazioni di libri o perso negli aeroporti come a Malpensa, quando sono dovuti ricorrere a quelle interne dello scalo pur di capire dove fossi finito. Mi stavo imbarcando per andare in Lussemburgo dove Consorte aveva dei conti esteri. Conti sui quali venne parcheggiata una somma enorme versata dall’imprenditore Emilio Gnutti.
Ora tutti questi accertamenti, migliaia di fogli e tabulati, hanno convinto la procura a chiedere l’archiviazione, ma il gip Micaela Serena Curami non ha voluto sentirci. Dice che bisogna processarmi anche senza sapere chi mi ha dato quelle intercettazioni. Così il pm Stefano Civardi formulerà un’imputazione coatta. «Se il giudice ritiene “veramente assai difficile non vedere nella sequenza dei fatti un accordo” tra il giornalista e il pubblico ufficiale autore della rivelazione» cerca di spiegarmi l’avvocato Salvatore Lo Giudice «la difesa continua a ritenere, alla stregua delle conclusioni e della conseguente richiesta di archiviazione del pm, l’inesistenza di elementi per sostenere l’accusa in giudizio. Come lo stesso giudice ha ricordato, a differenza di altre fattispecie (per esempio la rivelazione di segreti di stato), il legislatore ha scelto di prevedere la punizione del soggetto qualificato che rivela la notizia coperta da segreto e non anche del soggetto che riceve la notizia. Salvo la prova di un accordo che nel caso di specie, all’esito di una penetrante e invasiva attività d’indagine, è risultata insussistente».
Ma caro avvocato, io nella giustizia continuo a credere. Anzi, a sperarci. (gianluigi.nuzzi@mondadori.it)