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Piero-Marrazzo
A Milano le transessuali (guai a usare l’articolo maschile) sono praticamente le uniche prostitute sopravvissute sui marciapiedi. Le multe antilucciole da 500 euro decise dal comune hanno svuotato i viali. Resistono solo loro, gli uomini che hanno voluto farsi donne. Continua

Vladimir Luxuria, 44 anni, è stata parlamentare del Prc
A qualcuno piace trans. Non è la grande scoperta da brevettare, ma una semplice constatazione: ci sono uomini (la maggioranza) a cui piacciono solo le donne e altri (una minoranza) a cui piacciono sia le donne sia le trans. Ho precisato che si tratta di una minoranza perché, quando scoppiano i casi mediatici, come questo su Piero Marrazzo, si tende ad avere percezioni falsate. Leggi l’intervento di Vladimir Luxuria

L’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo
Alla fine Piero Marrazzo ha gettato la spugna. Il governatore ha deciso di accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio. Troppo stress e troppe pressioni. “Basta, voglio chiudere, non avere più nessun contatto con la politica“, ha detto Marrazzo ai suoi collaboratori annunciando la repentina decisione di dimettersi. Continua

La pagina di Piero Marrazzo su Facebook
Il caso Marrazzo o del principio dell’uguaglianza della rete.
Per dire: intorno alla vicenda del (ex?) presidente della regione Lazio ci sono ancora tante domande che aspettano una risposta. Continua
(LaPresse)
“Abbiamo autonomia fino al 30 settembre, oltre questa data c’è il rischio che il sistema sanitario regionale si fermi. Al governo ho già chiesto di sostenere i provvedimenti adottati dalla Regione e di sbloccare i fondi che ci spettano, quasi 5 miliardi di euro di mancati versamenti”. Parole inquietanti pronunciate da Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio, a margine di una visita all’ospedale Spallanzani dove il personale è in protesta per l’imminente chiusura. “Ci sono sofferenze di cassa che ci impediscono di avere rapporti continuativi con comuni e province – aggiunge in Governatore - Non ci sono più esami con il governo: con loro lavoreremo in modo condiviso. Smentisco che il 15 ottobre saremo sottoposti a nuovo giudizio”.
Ma proprio nel tardo pomeriggio arriva la replica del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. “La Regione Lazio non si è mai trovata in linea con le verifiche richieste dal tavolo tecnico di monitoraggio sui piani di rientro dal deficit sanitario”, dice Sacconi nell’audizione alla commissione bicamerale per le Questioni regionali. Annunciando che nei prossimi giorni incontrerà il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, Sacconi ha escluso la possibilità di dilazioni. “Se facessimo sconti non daremmo il giusto segnale di rigore per le altre regioni impegnate nel rientro, come la Campania, la Sicilia e la Calabria. Non si tratta di un atteggiamento punitivo verso il Lazio, anzi, avrei preferito una giunta di un altro colore politico per avere meno inibizioni”. Duro il giudizio del ministro sugli ospedali minori: “Sono un pericolo per la salute dei cittadini, prima vengono chiusi meglio è, anche per consentire l’organizzazione di una robusta medicina del territorio”.
La storia del deficit della sanità laziale esplode quasi due anni fa. Alla fine di ottobre del 2006, infatti, Marrazzo annuncia: “Il deficit che abbiamo ereditato è di 10 miliardi di euro. Chiediamo al Governo lo stralcio della posizione del Lazio rispetto alle altre regioni”. Nel complesso, i 10 miliardi sono frutto del disavanzo accertato per gli anni 2004 e 2005 (3 miliardi 964 milioni di euro), dei mancati versamenti dello Stato per l’assenza di copertura nel biennio (2 miliardi) e dello Stato patrimoniale del bilancio consolidato 2005 (4 miliardi 232 milioni di euro). Da sola la Asl Rmc, al centro dell’inchiesta sulle tangenti nel settore, ha prodotto un debito pari ad 1 miliardo 169 milioni di euro. Parte, così un lungo confronto con il Governo Prodi che porterà alla firma del piano di rientro a febbraio 2007 presso il ministero dell’Economia e alla presenza dei ministri Padoa Schioppa e Turco.
Alla fine del 2007, la regione Lazio attua un primo risparmio di quasi un miliardo di euro, ma per il 2008 la situazione è ancora difficile perché servono tagli per altri 500 milioni di euro. Due mesi fa Marrazzo viene ufficialmente nominato dal Consiglio dei ministri commissario “ad acta” pro-tempore per il conseguimento degli obiettivi previsti dal piano di rientro del deficit. Un piano che si preannuncia molto duro: dopo i 780 posti letto per “acuti” tagliati nel 2007, adesso 1.953 posti letto in meno e 13 ospedali chiusi e convertiti in presidi territoriali. Il piano sarà pienamente operativo entro il prossimo 31 dicembre. A fine anno dovrebbero essere chiuse o riconvertite anche altre 21 strutture sanitarie private finora accreditate col Servizio sanitario regionale. Il piano sarà presentato nel dettaglio ai primi di ottobre, ma Marrazzo ha voluto oggi rassicurare i lavoratori in rivolta. “Il centro trapianti dello Spallanzani si farà qui e verrà rafforzato – dice il presidente – Per quanto riguarda il reparto di chirurgia toracica del Forlanini, è una delle sue eccellenze e dovrò trovare un’altra struttura dove trasferirlo: lo Spallanzani è un’ipotesi sul tappeto”.

Sei mesi di reclusione e 200 euro di multa. È la condanna inflitta al senatore Gustavo Selva (ex An ora in Forza Italia), al termine del rito abbreviato, dal gup di Roma Maria Giulia De Marco. Selva era accusato di truffa aggravata per aver usufruito di un’ambulanza fingendo un malore.
Il gup ha accolto la richiesta del pm Leonardo Frisani. Selva era difeso dagli avvocati Alfredo Biondi e Paola Rizzo. I fatti che risalgono al 9 giugno scorso. In quell’occasione Selva approfittò dell’ambulanza, il giorno della visita di George W. Bush a Roma, in modo da poter arrivare in tempo negli studi di La7 e poter partecipare a una trasmissione televisiva. Se ne era anche vantato in diretta: “Trucchi del mestiere di quando facevo il cronista”.
Per i difensori di Selva, presente in aula, la truffa pluriaggravata “è insussistente. È un reato contro il patrimonio e in questa vicenda non ci sono elementi costitutivi della truffa. “Quell’ambulanza era a disposizione dei parlamentari” hanno argomentato gli avvocati Rizzo e Biondi era stata ‘comandata’ per la presidenza del consiglio in caso di eventuali emergenze sanitarie dei politici e non era destinata ad essere utilizzata dai cittadini”. Breve il commento di Gustavo Selva: “Ho la coscienza a posto, mi sono salvato dalle Brigate Rosse, mi salverò anche da questo”.
La vicenda giudiziaria ha preso spunto da un esposto contenente la relazione chiesta dal presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, al direttore generale dell’Ares-118 del Lazio Vitaliano De Salazar. Agli atti della procura finì anche il video mandato in onda da La7 nel quale lo stesso Selva avrebbe ammesso l’escamotage ideato per raggiungere in tempo gli studi televisivi.
Dopo la sentenza di condanna, il senatore ha deciso di rinunciare alla sua candidatura nel collegio del Veneto. Lo comunica in una nota lo stesso Selva spiegando che la condanna gli “impone un unico e preciso dovere politico e di coscienza come cittadino e come parlamentare: la rinuncia alla candidatura. Non voglio” aggiunge “che la mia colpa o miei errori ricadano sul Pdl, ideato da Silvio Berlusconi, alla cui attività politica io continuerò a dedicare l’intelligenza e le capacità di lavoro che mi restano nonostante la mia veneranda età”.
Questo il video di YouTube della trasmissione de La7 del 9 giugno con le parole del senatore Selva:
Il Tar del Lazio ha bocciato la parte del piano di rientro del deficit della Regione Lazio che riguarda il taglio dei posti letto nelle strutture private, in seguito al ricorso della casa di cura “Villa Serena” che si era vista azzerare i suoi 49 posti letto. Nella sentenza 1664/08 si legge che “non può essere calato dall’alto, senza preavviso e congrua motivazione, un provvedimento regionale che, in nome del risparmio, azzeri i posti letto ad una struttura privata, alla quale va data l’opportunità di riprogrammare per tempo la propria attività”. Più spine che rose, dunque, per il piano di rientro della Regione Lazio, chiamata a dare segnali concreti per il recupero di quasi 10 miliardi di euro già a partire da quest’anno. Un piano fortemente osteggiato dall’opposizione di centro destra, ritenuto “del tutto inadeguato” dal gruppo dei Socialisti riformisti al consiglio regionale e che non piace neppure alla Cgil di Roma e Lazio che ha presentato un ampio e documentato dossier sugli sprechi della sanità laziale. La critica più aspra è quella di una spesa troppo elevata per gli ospedali e troppo bassa per il territorio e per la prevenzione. Un bilancio regionale che per il 2007 ha speso una buona fetta, il 73%, nel settore sanitario pubblico e privato. Una ripartizione della spesa sanitaria che nel Lazio passa al 53% per l’ospedaliero e il 47% per il territorio. Un andamento che a livello nazionale si inverte.
Interessanti i dati della Cgil sulla specialistica. Il privato ha erogato, nel 2006, in convenzione o in accreditamento, il 55% delle prestazioni; il pubblico il restante 45%. Gli esami di tac e risonanza magnetica sono stati erogati dal privato per il 68% degli esami con 17 macchine, il pubblico ha offerto il 32% degli esami con 32 macchine. Secondo il sindacato, gli obiettivi prospettati dalla Giunta Marrazzo per il 2007 sarebbero stati raggiunti solo per il 60% rispetto ai 788 milioni di euro messi in bilancio. Poi sarebbero mancate le cosiddette “azioni di sistema”, ovvero il controllo dei costi di produzione nelle aziende, la riorganizzazione o la riconversione della rete ospedaliera, la riduzione o riconversione dei posti letto. “Occorre spostare il piano di rientro da 3 a 5 anni: solo così i risparmi saranno frutto di azioni strutturali”, sottolinea Giorgio Cerquetani, responsabile regionale del welfare della Cgil.

Nuovi sacrifici per la sanità laziale, alle prese con il piano di rientro dal deficit di quasi 10 miliardi di euro. La Regione Lazio chiederà infatti ad aziende sanitarie locali e aziende ospedaliere un risparmio di 1 miliardo e 147.732.485 di euro.
Quasi 800 milioni di risparmi arriveranno dalle Asl: le più colpite saranno la Asl RmB e la Asl RmE che, secondo la Ragioneria di Stato, sono quelle, dopo la Asl di Viterbo, a spendere maggiormente in consulenze e incarichi esterni, rispettivamente 1,3 e 1,2 milioni di euro. Altri 300 milioni arriveranno dalle aziende ospedaliere, in particolare dal San Filippo Neri (100 milioni di euro) e dal San Giovanni Addolorata (75 milioni).
Ma chi colpirà questi tagli? “Non tagli, ma razionalizzazioni e recupero di soldi fino adesso sprecati” spiega Augusto Battaglia, assessore regionale alla Sanità. “Il 2007 si è chiuso con circa un miliardo di deficit, il 2008 dovrà scendere a 500 milioni grazie al nuovo sistema di tariffe sulle prestazioni, con l’accordo con i policlinici universitari e una migliore organizzazione delle asl. Nel Lazio, la spesa farmaceutica è scesa del 13 per cento nel 2007 , quando la media nazionale è stata dell’8 per cento, grazie a misure dirette alla riduzione del consumo di farmaci anticolesterolo e antiulcera senza ricorrere al ticket sanitario. Inoltre, sono stati ridotti i posti letto per acuti, riabilitazione e lungodegenza agli standard nazionali, per un risparmio di 41 milioni di euro, aumentando la domiciliarità e la telemedicina”.
Si punta ad abbattere le liste di attesa con un piano triennale di ammodernamento tecnologico delle attrezzature e strumentazioni sanitarie e informatiche delle aziende sanitarie. Stanziati per l’ambizioso obiettivo oltre 40 milioni di euro. Scettici i sindacati, per i quali i tagli arriveranno sulle prestazioni, con l’aggiunta di nuovi ticket, sulla medicina territoriale e su un’ulteriore stretta sulle attività dei laboratori privati, pronti a sospendere nuovamente tutte le prestazioni, come già avvenuto a luglio dello scorso anno. Secondo Gianni Nigro, segretario della Cgil - Funzione pubblica, “il piano di rientro non è realizzabile in tre anni, ma ne servono cinque. In questo modo, si potrebbe evitare il blocco del turn over e riorganizzare la rete ospedaliera, puntando al riequilibrio tra spesa pubblica e privata e conoscendo le reali cifre del disavanzo che rischiano di essere ben più altre di quelle avanzate da Battaglia e Marrazzo”.
Un’anomalia tutta del Lazio è quella dei costi ospedalieri. Il costo medio di un posto letto è di circa 280 euro contro 200 della media nazionale, il costo medio di una giornata di degenza è 801 euro, contro i 674. “Si deve investire di più sul territorio e sulla prevenzione, con un sistema efficiente di controllo e valutazione dei bilanci e i budget delle Asl”, sottolinea Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva. “Occorre, inoltre, un sistema di continuità assistenziale più capillare sul territorio laziale”.