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L’inchiesta Why Not della Procura Generale di Catanzaro si sta concentrando sempre di più sulle campagne elettorali delle regionali del 2005 e delle politiche del 2006 e sulla ”rete” di personaggi che avrebbe garantito i successi del centrosinistra di Romano Prodi. Lo rivela l’inchiesta di Panorama, da domani in edicola.
Tra le carte sequestrate al presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, accusato di corruzione, ci sarebbe anche un elenco di somme di denaro e relativi donatori che il governatore dovrà giustificare ai pm nei prossimi giorni. Intanto, i flussi di soldi riconducibili alla rete portano sempre più decisamente verso la Repubblica di San Marino. Gli investigatori stanno cercando conferma alle testimonianze che raccontano di scambi di fatturazioni sospette tra alcune società sotto indagine (per esempio la Met Sviluppo) e la Pragmata di Piero Scarpellini, vecchio amico di Prodi e consulente non pagato di Palazzo Chigi per le questioni africane.
Presto - annuncia l’articolo - dovrà essere ascoltato l’amministratore unico della Pragmata, Claudia Mularoni. Secondo quanto rivela Panorama, però, a interessare gli investigatori non sarebbe solo la Pragmata srl, fondata nel 2000, ma anche la meno pubblicizzata gemella Pragmata sa (società anonima, di cui non è possibile conoscere i soci), costituita nel 1995 da una costola della Nomisma, centro ricerche fondato da Prodi. La Pragmata sa nel 2005 ha cambiato nome ed è diventata la Perspective.
Gli inquirenti sono interessati anche agli affari della Teresys foundation, ideata da Scarpellini, e dal Laboratorio democratico europeo il cui presidente è il deputato Sandro Gozi e nel cui comitato esecutivo c’è proprio Mularoni.
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Oltre Prodi, ecco chi sono gli uomini che hanno un ruolo chiave nell’inchiesta del pm Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino. Imprenditori, politici, finanzieri. Tutti tirati in ballo in quella che il magistrato definisce “la pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali” e spiega: “Le indagini preliminari hanno evidenziato comuni colleganze affaristiche tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti”.
Luigi Bisignani. Ex giornalista, scrittore di spy story di successo, ex capo ufficio stampa ad alto livello, Bisignani, classe 1953, è Executive vice president for international business del gruppo Ilte Pagine Gialle.
In passato le cronache le ha scritte e le ha anche animate. Come giornalista comincia giovanissimo all’Ansa, è stato tra il ‘76 e il ‘79 capo dell’ufficio stampa del ministro del Tesoro Gaetano Stammati, nel governo Andreotti, poi nel ‘92 diventa direttore delle relazioni esterne del gruppo Ferruzzi. Nell’ ‘81 viene citato tra gli affiliati alla P2, circostanza sempre smentita, e nel ‘93 viene arrestato nell’ambito delle inchieste su Tangentopoli ed Enimont con l’accusa di violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Verrà condannato in via definitiva a 2 anni e 6 mesi. Nel 2002 arriva anche la radiazione dall’Ordine dei giornalisti.
Lorenzo Cesa. Nato vicino a Roma nel 1951, dall’ottobre del 2005 è segretario nazionale dell’Udc. In precedenza, dal 2004, era stato parlamentare europeo. Cesa è entrato giovanissimo in Azione cattolica ed è diventato dirigente del Movimento giovanile della Democrazia Cristiana. Nel 2001, quando era consigliere comunale a Roma, è stato condannato in primo grado per corruzione, nell’ambito di una vicenda in cui è coinvolto anche il ministro dei Lavori pubblici Giovanni Prandini. La condanna viene annullata in Appello per incompatibilità del giudice, poi il reato si prescrive.
Il segretario dell’Udc ha commentato così le accuse che gli rivolge la procura di Catanzaro: “Sono amareggiato. Se avessi anche un minimo dubbio sulla correttezza del mio operato professionale, non sarei al mio posto un secondo di più. Avete di fronte una persona con le mani pulite”. Un pentito di mafia, Francesco Campanella, ha dichiarato agli inquirenti che la Global Media, società di comunicazioni fondata da Cesa e ancora riconducibile a lui attraverso la moglie e il figlio, veniva utilizzata per lucrare sui fondi europei a favore del partito.
La Global Media si è occupata dell’organizzazione, oltre che dei congessi Udc, anche degli Internazionali di tennis e dello Smau alla Fiera di Milano e ha avuto molte committenze pubbliche. Per una partecipazione della società nella Digitaleco (gruppo Sipro di Di Gangi) Cesa è inoltre finito nel dicembre 2006 nel mirino dell’Olaf, l’Ufficio antifrode europeo.
Walter Cretella Lombardo. Attualmente il generale di divisione, Cretella Lombardo è capo di stato maggiore dell’Ispettorato per gli istituti di istruzione e comandante della scuola ufficiali della Guardia di finanza di Ostia. Nato a Colosimi (Cosenza), è amico sia dell’ex direttore del Sismi Pollari, sia del generale Speciale. Ma tra le sue amicizie ci sono anche quella con Cesare Geronzi e Giancarlo Elia Valori, vicino di casa del generale a Trastevere. In passato è stato a capo del II Reparto della Fiamme gialle, l’intelligence della Guardia di finanza.
Decorato con una medaglia al valor civile per aver salvato quattro persone dall’annegamento, ha dichiarato in un’intervista a Repubblica: “Sono invidiato perché sono un uomo buono. Se dovesse essere il popolo a decidere, io riceverei un plebiscito per il mio modo di essere italiano: franco e generoso”.
Sandro Gozi. “Uomo di Prodi”: così può essere definito in sintesi Sandro Gozi, ex funzionario della Commissione Europea all’epoca della presidenza del Professore e oggi deputato dall’Ulivo. Nato in provincia di Forlì nel ‘68, è membro della commissione Affari costituzionali (in sostituzione del premier) e di quella sulle Politiche dell’Ue nonché presidente del Comitato Schengen, Europol e Immigrazione.
Gozi è docente di politiche e istituzioni europee all’Institut d’Etude Politiques di Parigi e all’Università di Lecce e ha pubblicato diversi saggi su questi argomenti. A Bruxelles è stato assistente politico di Prodi, che l’ha poi lasciato lì come consigliere del suo successore Barroso. Ma è anche uno sportivo, nel 2002 è stato campione italiano di squash.
Tra i fondatori del Partito democratico europeo, di cui è vicesegretario, nella sua attività ha sempre dedicato particolare attenzione alla promozione del volontariato a livello continentale. È membro dell’associazione culturale Input insieme a Filippo Andreatta, Enrico Letta e Lucio Caracciolo e tra i fondatori del Laboratorio Democratico Europeo, associazione politico-culturale di cui è presidente.
Pietro Macrì. Di Vibo Valentia, 43 anni, imprenditore. A Vibo, dopo aver lavorato tra Londra, Oslo e Milano, torna nel 1999 per fondare la Met, azienda che fornisce sistemi informativi integrati (5,5 milioni di euro di fatturato nel 2004 e un trend di crescita del 300 per cento). Orgoglioso di aver creato posti di lavoro nella sua terra, in un’intervista a Class del 2004 dichiara: “Qui c’erano le condizioni adatte per insediarsi: alta disoccupazione ma anche alta scolarità. Abbiamo formato decine di giovani, a nostre spese, non potevamo aspettare i tempi della finanza agevolata”. Met ha fornito piattaforme Erp ad aziende della sanità, come l’Istituto Tumori di Milano e il Policlinico Gemelli di Roma. Presso l’azienda di Macrì è stato ospitato uno dei tre portali del World Chamber network, la Camera di commercio mondiale (gli altri due sono in Canada e in Asia). “Questa terra deve puntare su turismo e nuove tecnologie, altro che sull’industria pesante”, commentò Macrì.
Giancarlo Pittelli. È senatore di Forza Italia e avvocato penalista, nato a Catanzaro, ha 53 anni. Coordina il partito di Silvio Berlusconi in Calabria. L’incarico gli è stato affidato nonostante nel 2005 fosse alla sua prima nomina in Parlamento, grazie anche ai buoni rapporti con Bondi e Cicchitto. La sua amicizia col procuratore capo di Catanzaro Mariano Lombardi sarebbe all’origine dello scontro di quest’ultimo col sostituto De Magistris.
Nella scorsa legislatura Pittelli è stato autore di una proposta di modifica del Codice di procedura penale che fece molto discutere. A Palazzo Madama è membro delle commissioni Giustizia e di quella sul ciclo dei rifiuti. Come legale titolare di uno studio molto affermato in Calabria, assiste alcuni tra gli indagati delle inchieste di Catanzaro. In passato è stato anche presidente dell’aeroporto di Lamezia Terme, anche se ha paura dell’aereo e viaggia sempre in treno.
Antonio Saladino. Ex presidente della Compagna delle opere della Calabria, ha 53 anni ed è imprenditore nel settore del lavoro interinale. Antonio Saladino, o “Tonino”, è partito dalle caramelle. Nel 1989, accantonata la laurea in veterinaria, il “non-feroce Saladino” (la definizione è de Il Foglio di Ferrara) fa incontrare i lombardi della Icam con alcuni lavoratori calabresi e fonda la Silagum, una fabbrica di dolciumi che esporta in 25 Paesi e nel 2004 ha fatturato 4 milioni di euro. I disoccupati cominciano a fare la fila fuori dalla sua porta del quartier generale di Lamezia Terme.
Da qui l’idea di creare la Need&partners, entrando nel mercato del lavoro interinale. La sua formula l’ha spiegata a Class in un’intervista del 2004: “Abbiamo ribaltato l’andazzo abituale del Sud. Prima si presentava un progetto qualunque, pur di incassare i finanziamenti, e poi, forse, si preparavano i giovani. Noi invece creiamo le professionalità, individuiamo i bisogni reali, infine presentiamo il progetto”. Se c’è un bisogno, insomma, Saladino ha gli uomini per soddisfarlo.
Piero Scarpellini. È consulente dell’ufficio del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio per i Paesi africani, ha 57 anni. Secondo il pm De Magistris, “insieme al figlio Alessandro rappresenta persona di assoluta fiducia del premier Prodi”. Palazzo Chigi precisa che si tratta di un consulente non pagato, ma nel settembre scorso un articolo de L’Espresso ha sottolineato che “gira su auto della Presidenza del Consiglio” e che suo figlio “svolge la funzione di portaborse di Prodi”. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo nei buoni rapporti tra Italia e Libia ma anche, secondo un’inchiesta pubblicata sul numero 25 di Panorama (giugno 2000), di quelli tra l’attuale premier e il governo di San Marino.
Piero Scarpellini è dipendente dal 1995 di Pragmata, società di consulenza sammarinese fondata da alcuni ex soci di Nomisma.
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È Piero Scarpellini il perno dell’inchiesta di Catanzaro che in questo momento coinvolge il presidente del Consiglio Romano Prodi. Lo rivela Panorama sul numero in edicola venerdì 20 luglio, in un articolo sull’indagine che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del premier per abuso d’ufficio. Le ultime piste investigative che portano a
Scarpellini, «il consulente di Prodi» come lo definisce la procura, sono alcuni viaggi in Libia e un reticolo di utenze telefoniche riconducibili a San Marino.
I consulenti dell’accusa, scrive Panorama, hanno già realizzato una relazione preliminare sugli affari di questo «impiegato» della società sanmarinese Pragmata, fondata negli anni Novanta da un gruppo di ex uomini della Nomisma, il pensatoio bolognese fondato da Prodi. Gli investigatori stanno passando al setaccio le operazioni finanziarie di Scarpellini e sono partite le richieste di rogatoria per studiare i movimenti bancari sanmarinesi. Sta collaborando con la procura anche l’ufficio antiriciclaggio della Banca d’Italia. Gli inquirenti stanno cercando di decifrare le missioni all’estero di Scarpellini che con il figlio Alessandro viaggia tra San Marino e il Nordafrica, dove i due svolgono i loro buoni uffici di consulenti per l’area del Maghreb del primo ministro. In particolare in Libia, dove avrebbero molti interessi. E sul consulente romagnolo De
Magistris avrebbe una testimonianza che illustrebbe nei dettagli il «sistema Scarpellini».
Nell’inchiesta sul comitato d’affari, scrive Panorama, è coinvolto un altro personaggio considerato vicino a Prodi: Franco Bonferroni, tra l’altro consigliere della Finmeccanica. De Magistris indaga anche sul ruolo dell’azienda (che ha come azionista il ministero del Tesoro) negli investimenti in Calabria, in particolare nei progetti da realizzare con i contratti di area e di programma nell’ex area Sir di Lamezia Terme e nell’area del crotonese.
Infine c’è un filone ancora tutto da approfondire che riguarda alcuni appunti destinati al Sismi, il servizio segreto militare, trovati in casa di un perquisito.
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L’inchiesta del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris sulla cosiddetta loggia di San Marino sta prendendo la strada di Palazzo Chigi, sede della presidenza del Consiglio. L’ultimo atto è l’iscrizione sul registro degli indagati, con l’accusa di associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, del deputato dell’Ulivo Sandro Gozi, 39 anni, ex “assistente politico” (così si autodefinisce nel curriculum) di Romano Prodi all’Unione Europea e oggi membro (”in sostituzione del presidente del Consiglio Prodi” precisa il sito della Camera dei deputati) nella commissione Affari costituzionali.
Nei giorni scorsi il pm aveva ordinato una ventina di perquisizioni e aveva iscritto sul registro degli indagati altri due imprenditori considerati vicini al premier: il romagnolo Piero Scarpellini, 57 anni, e il calabrese Pietro Macrì, 43 anni. Nelle ultime ore De Magistris ha inviato un altro avviso di garanzia destinato a fare rumore: l’indagato è infatti Luigi Bisignani, 53 anni, ex giornalista, una condanna per Tangentopoli, consulente di molte aziende e, dal 2000, procuratore dell’Ilte (industria libraria tipografica). Ma soprattutto tessitore di relazioni in campo politico e finanziario.
La loggia di San Marino
Il magistrato calabrese ritiene che anche Gozi e Bisignani facciano parte di quel “comitato d’affari”, trasversale ai partiti e con base nel paradiso fiscale di San Marino, che grazie ad amicizie altolocate (anche all’interno della Guardia di finanza e della magistratura) e un reticolo di società costituite ad hoc sarebbe riuscito a drenare centinaia di milioni di euro di finanziamenti pubblici (in particolare dell’Unione Europea), indirizzandoli nelle casse dei partiti e nelle tasche dei politici e dei loro amici.
Il comitato sarebbe, con coloriture massoniche (la maggior parte degli indagati è anche accusata di aver violato la legge sulle associazioni segrete), una lobby nazionale che controllerebbe con la sua rete di contatti parte del sistema politico ed economico del Paese.
“Non andiamo a caccia di grembiulini, quello è solo folclore, anche se qualcuno lo abbiamo trovato” si lascia scappare uno degli investigatori. Che sanno di non agire in solitudine: infatti quella che è già stata soprannominata, in modo suggestivo, “nuova P3″ affiora in controluce in altre inchieste delle procure italiane, in particolare quelle milanesi sulle deviazioni dei servizi segreti e su fabbriche e botteghe di dossier illegali.
Per provare le sue ipotesi investigative, De Magistris, 40 anni, erede di una famiglia di magistrati (il bisnonno era regio procuratore a Napoli), sta utilizzando con zelo intercettazioni (poche), perquisizioni (abbastanza), tabulati (molti), ma soprattutto l’analisi dei flussi finanziari.
Gli ultimi accertamenti (sono ancora in corso) riguardano per esempio i movimenti di Bisignani e gli affari che ruotano intorno al suo ufficio di piazza Mignanelli 3 a Roma.
Il cellulare presidenziale
Tutto inizia con la scoperta nella memory card di uno degli indagati di un numero di telefono registrato come “Romano Prodi cellulare”. Gli inquirenti fanno una verifica e scoprono che quell’utenza era originariamente intestata all’azienda Delta impianti srl di Cornate d’Adda (Milano); nel 2005 diventa un numero dell’”Ulivo-i Democratici”; infine, nel 2007, passa sotto la presidenza del Consiglio. Oggi a quel telefono (32074…), come ha verificato Panorama, risponde una signora che assicura che quel numero è attualmente utilizzato da Prodi.
Ma che cosa c’entra la Delta impianti con il premier? È un rebus un po’ opaco. Per il magistrato la Delta srl è collegabile, attraverso alcuni passaggi societari, alla Delta spa di Bologna, holding finanziaria che ha tra i suoi azionisti una banca di San Marino. La stessa che ha una partecipazione nella Nomisma, il laboratorio di idee fondato dal Professore.
In ogni caso l’analisi dei tabulati del numero “Romano Prodi cellulare” ha permesso di ricostruire la rete di contatti (30 mila in due anni, dal 2005 al 2007). Un traffico diretto soprattutto verso Bruxelles e i telefoni portatili di molti degli indagati nell’inchiesta di Catanzaro: in particolare Gozi, Piero Scarpellini e il figlio Alessandro, gli imprenditori Francesco De Grano, Antonio Saladino e Franco Bonferroni. Praticamente la compagnia su cui sta lavorando De Magistris.
In attesa di essere interrogati gli indagati spiegano ai giornali i loro rapporti con Prodi. Saladino, 53 anni, imprenditore nel settore del lavoro interinale, legato all’imprenditoria cattolica della Compagnia delle opere, dichiara a Panorama: “Con Prodi c’era solo un’amicizia personale”. L’ex veterinario nega i rapporti di affari, non i consigli: “Per esempio, in un incontro milanese gli ho spiegato gli aspetti positivi della legge Biagi”. E la loggia di San Marino di cui ha scritto in un’email? “Uno scherzo, una battuta”.
Piero Scarpellini, dipendente della sammarinese Pragmata (costituita da molti ex uomini della Nomisma), si definisce consulente per le questioni africane del premier e ammette gli incontri con alcuni degli indagati. “Soprattutto attraverso l’attività del Laboratorio democratico europeo” dice. Un gruppo di giovani ulivisti presieduto da Gozi, molto attivo tra Roma e San Marino, dove il deputato è protagonista di incontri e iniziative.
Cavolini e peperoncino
Ma chi è Sandro Gozi? Originario di Sogliano sul Rubicone (Forlì-Cesena) è un ex funzionario dell’Unione Europea, un tecnocrate riservato, poco noto al pubblico. Campione di squash ed esperto di “sfoglia emiliano-romagnola” (ha cofirmato una proposta di legge per valorizzarla), è un predestinato della politica: dopo la laurea in giurisprudenza a Bologna, studi diplomatici e corsi di perfezionamento in giro per l’Europa, dalla London school of economics alla Scuola nazionale d’amministrazione di Parigi (Ena), al master di politica internazionale a Bruxelles. Dove, qualche anno dopo, diventa membro del gabinetto di Prodi all’Unione Europea e consigliere dell’attuale commissario José Maria Barroso, sino all’elezione alla Camera nel 2006.
In Parlamento, oltre a sostituire Prodi nella I commissione, fa parte di quella per le politiche dell’Unione Europea. Secondo De Magistris, sarebbe Gozi uno degli uomini chiave di questo “comitato di San Marino” pronto a fare affari tra Bruxelles e la Calabria.
Un altro protagonista dell’inchiesta (è indagato per associazione per delinquere, truffa e violazione della legge Anselmi) è Pietro Macrì, vibonese, 43 anni, dirigente di una società di informatica. Durante gli studi a Bologna entra in contatto con l’entourage di Prodi e nel suo ufficio campeggia una foto che lo ritrae insieme con il Professore. Secondo due testimoni dell’accusa, Macrì ai collaboratori “consigliava di mandare i soldi a San Marino”.
Ma i problemi per lui non sono finiti. A Lamezia Terme una decina di ex dipendenti della Met sviluppo, di cui Macrì è stato amministratore delegato, hanno presentato un esposto parlando di “operazioni finanziarie ed economiche poco chiare” del gruppo.
Alberto Burrone, ex dirigente della Met Sviluppo, è uno dei promotori dell’azione e a Panorama dice: “Prendevamo ricchi finanziamenti per lavori di poco conto che, spesso, venivano sovraffatturati”. I settori d’intervento erano diversissimi. “Faccio un esempio: noi che siamo specializzati in contabilità in ambito sanitario ci siamo occupati anche di immigrazione clandestina e sicurezza”.
Per un certo periodo la Met sviluppo ha ricevuto una mole di commesse che i dirigenti non riuscivano a spiegarsi: “Quando mi hanno chiesto di preparare un sistema per monitorare il rischio tsunami a Stromboli, mi sono messo a ridere”.
La Met sviluppo ha gestito pure il sito internet della Camera di commercio di Parigi: “Era un lavoro impegnativo, apparentemente senza ritorni per l’azienda, ma giustificava una serie di viaggi a San Marino, dove era stato progettato un sito fotocopia di quello parigino da attivare in caso di attacco hacker”.
A quali società e a quali personaggi legati alla repubblica del Monte Titano facevano riferimento gli uomini della Met sviluppo? “Ricordo la Pragmata (quella di Scarpellini, ndr) e a Bruxelles Macrì diceva che era “raggiungibile” Gozi” conclude Burrone. Di nuovo San Marino, di nuovo Bruxelles.
Calabria euromiliardaria
Gli affari tra l’Italia e il Belgio (con snodo sul Monte Titano) sono il leitmotiv dell’inchiesta calabrese. In cui è finito pure l’Osservatorio del Mediterraneo fondato nel 2004 dal vicepresidente della Commissione europea Franco Frattini. L’ex capo della sua segreteria al ministero degli Esteri, Fabio Schettini, è indagato da tempo, mentre a febbraio è stato ascoltato come testimone un membro del cda dell’osservatorio, l’ambasciatore a riposo Achille Vinci Giacchi. In procura ha parlato dei finanziatori della fondazione. Un argomento che interessa molto a De Magistris.
Cinquantamila euro li avrebbe versati personalmente Schettini. Altrettanti arrivarono dalla Finmeccanica, 30 mila dall’Enel. L’osservatorio partecipò con un proprio stand al meeting di Comunione e liberazione di Rimini, “per far conoscere i suoi scopi”. Una kermesse a cui hanno preso parte anche i vertici del Laboratorio democratico europeo di Gozi e gli uomini della Compagnia delle opere sotto inchiesta a Catanzaro. Per il pm quell’affollamento, a pochi chilometri da San Marino, sarebbe più che una coincidenza.
Perché uomini così influenti avrebbero dovuto scendere in Calabria per fare affari? Secondo la procura, la risposta è semplice: la regione è considerata dall’Unione Europea un “obiettivo 1″, ovvero una di quelle aree depresse a cui vengono destinati aiuti particolari. Questo significa che, per esempio, il Programma operativo regionale (Por) dovrà distribuire sul territorio oltre 8 miliardi di euro di fondi strutturali europei per il periodo 2007-2013.
Per gestire questo fiume di soldi l’estate scorsa Francesco De Grano, cognato di Macrì e fratello di Maria Angela (è indagata pure lei), è stato nominato responsabile dei finanziamenti Por. Per gli inquirenti di Catanzaro il suo nome avrebbe messo d’accordo Ds, Margherita e il presidente della regione Agazio Loiero, promotore del Partito democratico meridionale e socio fondatore del Pd di Prodi.
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La procura di Catanzaro indaga da mesi su una presunta loggia massonica coperta di San Marino e su un giro di truffe collegate a sostanziosi finanziamenti pubblici. L’inchiesta del pm Luigi De Magistris posa sulle dichiarazioni di una “gola profonda” che ha accusato molti personaggi influenti dell’imprenditoria meridionale. La signora, con le sue accuse, però, ha colpito anche lungo il Rubicone: Piero Scarpellini da Rimini (anche se è nato a Cesena), classe 1950 e laurea in lettere. Un indagato come gli altri se il suo nome non fosse collegato da anni a quello di Romano Prodi.
Signor Scarpellini, il magistrato l’ha iscritta nel registro degli indagati per l’appartenenza a una specie di P2 sanmarinese e l’ha bollata come “consulente di Prodi”. Un collegamento scomodo per il premier…
Io lavoro a San Marino e, da molti anni, ho un rapporto a livello personale con il presidente Prodi. Capisco il vostro interesse e i vostri sillogismi: la Repubblica del Monte Titano è una zona chiacchierata; Scarpellini lavora là ed è legato al presidente; conclusione: Scarpellini e Prodi fanno un giochetto poco chiaro. Voi fate il vostro mestiere…
Ma è vero che lei è un consulente di Prodi?
Negli ultimi anni sono diventato il consulente per le questioni africane.
Ha organizzato le trasferte in Libia del premier e di un altro suo vecchio conoscente, il ministro Giulio Santagata…
Lo ripeto: seguo le questioni africane, questo è il mio lavoro.
Gratuitamente…
E se uno fosse anche pagato? Comunque lo faccio gratuitamente, visto che ho già un mio stipendio…
Chi glielo paga?
La Pragmata (l’Istituto per lo sviluppo delle relazioni internazionali con sede a San Marino ideato da ex uomini di Nomisma, il centro studi fondato da Prodi ndr). Vuol sapere quanto prendo? Ottantasette mila euro lordi: è tutto dichiarato visto che devo pagare le tasse anche in Italia.
Uno stipendio più che dignitoso.
Per la miseria! Uno stipendio medio direi…
Sotto il Monte Titano ordirebbe le sue trame una loggia massonica occulta. E lei ne farebbe parte.
Che cosa si aspetta che le risponda? Ha mai sentito una persona accusata di qualcosa ammettere tranquillamente la propria colpevolezza? Io le dico che c’è una grossa inchiesta in una procura del Sud in cui, secondo quanto mi risulta, un paio di persone hanno fatto il mio nome e il giudice ha ritenuto di mandarmi un avviso di garanzia…
Ma lei di massoneria, logge e cose di questo tipo non ha mai sentito parlare?
Ho scoperto dai giornali che a San Marino c’è una loggia massonica regolare… Non sapevo neanche questo, pensi quanto sono esperto! E di logge segrete non me ne risultano…
Ma lei faceva affari con alcune delle persone indagate a Catanzaro?
No, no, no, assolutamente. Quelle che conosco appartengono alla Compagnia delle opere, a Comunione e liberazione, sino a prova contraria gente per bene. A Rimini c’è il loro Meeting annuale e in quelle occasioni ho incontrato due dei principali indagati: Antonio Saladino e Francesco De Grano. C’era questo appuntamento e ci siamo incontrati, anche perché io e altri seguiamo un gruppo di giovani impegnati politicamente. Li definirei rapporti di tipo “sociale”.
Di quale gruppo di giovani sta parlando?
Quelli del Laboratorio democratico europeo (il presidente dell’Associazione è l’onorevole Sandro Gozi, citato ma non come indagato, nelle carte dell’inchiesta catanzarese, ndr) che organizza incontri culturali in varie parti d’Italia.
Dove ha sede?
A Roma e ha molti iscritti.
È una sua iniziativa?
No, è un’idea di molte persone… Ma lasciamo perdere…
Il pm scrive che “lei sembra avere una passione per gli affari tra l’Italia e il nord Africa. Pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa”. Quindi aggiunge che lei è membro del consiglio direttivo della Teresy’s foundation di San marino, che annovera nomi di influenti personaggi stranieri.
È una fondazione senza fini di lucro e ha un comitato scientifico di altissimo livello formato da ex funzionati in pensione delle istituzioni europee. Assistiamo a titolo gratuito i governi africani nelle loro negoziazioni con la banca mondiale, l’Unione europea e istituzioni di questo tipo…
Ovviamente anche questo gratis. Ritorniamo all’inchiesta: qual è la sua prossima mossa?
Che devo fare? Dire che il magistrato si è sbagliato? Se ha ritenuto opportuno mandarmi l’avviso di garanzia ne prendo atto e adesso aspetto che mi chiami…