
Il Buccaner, rimorchiatore italiano sequestrato nel 2009 e liberato dopo 4 mesi (Ansa)
La settimana scorsa è stato liberato il mercantile Rosalia D’Amato dopo essere stata nelle mani dei pirati somali per sette mesi. Ma assieme alla soddisfazione di essere riusciti a riportare a casa gli uomini dell’equipaggio (16 filippini e 6 italiani), Confitarma, la Confederazione italiana degli armatori ha espresso un forte disappunto sulla politica e la diplomazia nei confronti del problema “pirateria”. E Paolo D’Amico, presidente di Confitarma, spiega a Panorama.it le ragioni dello scontento Continua

Sempre più pirati sulle strade e sempre più pedoni e ciclisti uccisi. In tutta la Penisola si registrano “ogni anno circa 500 casi” di automobilisti lanciati a tutta velocità, spesso sotto l’effetto di alcol, droga o mix di entrambi, che travolgono cittadini ignari e tirano dritto senza preoccuparsi di morti o feriti. Il bilancio di “un fenomeno sempre più allarmante”, tra gli oggetti del pacchetto sicurezza varato in estate dal Governo, arriva dal legale dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada onlus, Domenico Musicco.
Oggi all’ospedale Niguarda di Milano, a margine del convegno “Trauma update. Incidenti stradali: dalla prevenzione alla riabilitazione”, l’esperto rileva che “nei primi 6 mesi del 2008, rispetto al primo semestre 2007, i casi di ‘pirateria’ sulle strade nazionali hanno segnato un +74%”. Secondo Musicco, un trend di crescita sarebbe confermato anche dai numeri più recenti. “Episodi preoccupanti”, ribadisce, anche se “il 70% dei pirati successivamente viene identificato”. Sempre in base ai dati dell’onlus, “con circa 50 casi ogni anno la Lombardia è la regione più esposta a questo fenomeno”, precisa il legale. La maglia nera va alle “province di Bergamo e Brescia”.
Questo invece l’identikit del guidatore-tipo coinvolto in un incidente stradale, secondo un’indagine condotta a Milano dal Trauma team del Niguarda: maschio, quarantenne, “annebbiato” una volta su due da sostanze stupefacenti assunte da sole o in cocktail. Alcol e cocaina in primis. Nell’Aula magna della struttura meneghina esperti italiani e stranieri a confronto su un modello di assistenza integrata che nella Penisola riguarda oggi 5 Trauma center ospedalieri, ma che consente di azzerare le morti evitabili.
Il “peso” di alcol e droghe quali cause all’origine degli incidenti stradali, dalle cosiddette stragi del sabato sera agli schianti infrasettimanali, “ha un’importanza di gran lunga superiore a quanto si possa immaginare”, assicura il direttore del Trauma team di Niguarda, Osvaldo Chiara. “Da un lato servono interventi di educazione” sottolinea l’esperto “ma dall’altro occorre potenziare lo strumento dei controlli”.
Un appello al quale si unisce Domenico Musicco: “Nel nostro Paese si esegue ogni anno un milione di alcoltest, contro i 10 milioni della Francia” rileva “e il numero di narcotest è di gran lunga inferiore”. Risultato: “Fino a qualche tempo fa ogni guidatore aveva solo una probabilità ogni 127 anni di essere fermato per un controllo” calcola “mentre oggi siamo a una ogni 74 anni”.
Nell’indagine milanese, spiega Chiara, “tutti i conducenti che venivano ricoverati in seguito a un incidente stradale sono stati sottoposti ai test per valutare i livelli di alcolemia e l’eventuale assunzione di una o più droghe”. Circa “il 50% del campione è risultato positivo”, riassume lo specialista. In particolare, “il 20-22% aveva assunto soltanto alcol” puntualizza “il 20% solo droga (soprattutto cocaina) e il 15% alcol e droga in mix”. In generale, “il 70% dei guidatori analizzati era maschio e l’età media del campione era 39 anni”.
Gli ultimi casi, dopo l’incidente di Cesano Maderno, hinterland milanese (un morto e 27 feriti, investiti da una Bmw guidata da un 20enne che aveva bevuto) si sono verificati a Lecce e a Modena.
Nel capoluogo salentino, Omar Monaco, 21 anni, stava rientrando a casa in bicicletta quando è stato ucciso da un’auto che lo ha travolto senza fermarsi. A Modena, sempre domenica sera un uomo, Silvano Zanni, 50 anni, è morto e due persone sono rimaste ferite da una macchina che li ha colpiti mentre attraversavano sulle strisce.
Anche alla luce delgi ultimi due fatti, la politica ha deciso di intervenire.
Il presidente della commissione Trasporti della Camera, Mario Valducci, a margine di un convegno in Campidoglio, ha confermato che sono allo studio in commissione modifiche del codice stradale che prevedono il progressivo inasprimento delle pene per chi guida dopo aver assunto alcol: in sostanza chi beve non guida, perché sarà sufficiente un tasso alcolemico anche dello 0,2% per vedersi ritirare la patente: “Ci saranno sanzioni molto pesanti”, ha spiegato Valducci, “per chi viene trovato anche con 0,2 milligrammi, quindi tolleranza zero che porterà a un inasprimento delle pene. Valuteremo poi se inserirle solo per una fascia di età o solo per i giovani, ma io sono per estenderle a tutti”.
La proposta di legge, ha aggiunto Valducci, “è del Pd e il relatore è Silvano Moffa (di An, ndr) per cui c’è assoluta convergenza bipartisan. Ne ho già parlato con i colleghi dell’opposizione” ha aggiunto “ci auguriamo che possa essere approvata entro fine gennaio, inizi febbraio, speriamo di farlo anche col consenso del Senato”.
Per quanto riguarda le pene, ha spiegato Valducci, “per chi verrà fermato la prima volta ci sarà la sospensione di 6 mesi della patente, con un inasprimento progressivo fino ad arrivare al ritiro”. L’altra norma presente nella proposta è quella che prevede di trattenere una quota inferiore al 50% delle multe, che è già destinata alla sicurezza stradale, da affidare a un ente che garantisca maggiori controlli.
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Discutine sul FORUM: Chi provoca un incidente mortale non deve più guidare?
Gennaio-giugno 2008: 48 le vittime dei pirati stradali e 127 le persone ferite. Gli episodi sono stati 136, in aumento del 74% rispetto allo stesso periodo del 2007, con un incremento degli episodi del 30%.
Sono gli ultimi dati resi noti dall’Asaps, l’associazione amici sostenitori della polizia stradale, che puntualizza come però questo tipo di reato “non paghi”: il 75% degli autori viene infatti smascherato, mentre “solo” il 25% resta ignoto. Il monitoraggio riguarda però - precisa l’Asaps - solo una piccola parte degli eventi effettivamente accaduti. Gli episodi passati al setaccio dall’Osservatorio istituito dall’associazione sono quelli piu’ gravi: il 75% degli autori viene poi smascherato, mentre il 25% resta ignoto. Su 136 inchieste monitorate, 102 hanno condotto all’identificazione del responsabile, arrestato in 48 occasioni (47,1% delle individuazioni) e denunciato a piede libero in altre 54 (52,9%).
Su tutti questi eventi pesa l’ombra dell’alcol e delle droghe: in 49 casi ne è stata accertata la presenza, ma è un dato che deve essere accolto con eccessivo difetto per essere considerato “attendibile”. La “positività dei test condotti”, sottolinea il presidente Giordano Biserni, “è riferibile solo agli episodi di pirateria nei quali il responsabile sia stato identificato, dunque 102 su 136. In diversi casi, poi, gli investigatori non possono più sottoporre il pirata a controllo alcolemico o narcotest, perché sono trascorse ore o giorni dall’evento”.
Gli eventi mortali sono stati 45 (33,1%), mentre quelli con lesioni 91 (66,9%), con 48 vittime e 127 persone ospedalizzate.
“Ovvio” aggiunge Biserni “che al nostro esame passano solo gli atti di pirateria più grave, quelli che ‘bucano’ la cronaca o che i nostri 700 referenti sul territorio selezionano sulla scorta di precisi standard di riferimento”. La regione che vanta il poco invidiabile primato è la Lombardia (21 episodi), seguita da Lazio (17), Emilia-Romagna e Campania (16), Toscana (12), Piemonte e Liguria (9), Veneto (7), Sicilia e Marche (6), Molise e Puglia (5), Sardegna, Friuli Venezia Giulia e Calabria (2), Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige (1). Isole felici Umbria, Abruzzo e Basilicata, le uniche regioni dove non sono avvenuti eventi gravi.
Le categorie deboli della strada, soprattutto anziani e bambini, pagano un prezzo altissimo in termini di mortalità e lesività: 27 sono gli anziani coinvolti, 17 i bambini, rispettivamente il 19,9% ed il 12,5%. Il 51,5% degli atti di pirateria - 70 su 136 - avviene di giorno.
L’Osservatorio ha preso in esame anche la presenza di conducenti stranieri: il 35,3% dei pirati identificati è risultato forestiero. “Parliamo”, spiega Biserni, “di 36 conducenti su 102, un elemento che conferma altre nostre precedenti analisi sulla sinistrosità. Indicativo anche il fatto che il 16,9% delle vittime sia straniero, si può dire che si tratta di una vera e propria categoria debole che si aggiunge alle altre”.
L’identikit del pirata? “Nella maggior parte dei casi” conclude il presidente dell’Asaps “si tratta di uomini tra i 18 ed i 44 anni, spesso sotto l’effetto di sostanze alcoliche o stupefacenti, mancanza della patente (o ritirata), assicurazione falsa o scaduta (fenomeno sempre più pervasivo), e per questo decide di fuggire, sottraendosi alle proprie responsabilità. Le pene, peraltro, rimangono non elevatissime: da un anno a tre anni. Ora le sanzioni per l’omicidio colposo sono però diventate più pesanti. Le vocazioni alla fuga irresponsabile dovrebbero calare, se non altro per il fatto che tre pirati su quattro vengono scoperti”.