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Po

Un reparto del Genio-pontieri al lavoro sul Po (ANSA/PIERPAOLO FERRERI)
(ANSA) - L’onda nera è arrivata dal Lambro al grande fiume. Le prime avanguardie si sono viste nella mattina di ieri e verso le 16 la grande macchia scura e oleosa -parte della gran quantità di petrolio riversata dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta - si è presentata nel Po piacentino. LE FOTO
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Il fiume grosso, un’arcata del ponte ha ceduto e c’è stato il crollo, parziale, del ponte tra Piacenza alla sponda lombarda (qui la mappa di Google), a San Rocco al Porto (Lodi). Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, si è messo subito in contatto con il prefetto e il presidente della Provincia di Piacenza, per capire la dinamica dell’incidente. Secondo quanto si apprende, il crollo di uno dei piloni di sostegno non sarebbe stato dovuto alla piena provocata dal maltempo di questi giorni, in quanto la parte di struttura che ha ceduto si trova in un’area golenale.
Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco sommozzatori che hanno soccorso almeno tre feriti, di cui uno apparentemente grave, che si trovavano in tre auto precipitate in acqua.
Il cedimento ha interessato il tratto che sovrasta la golena, non il letto del fiume. Nei paraggi è atterrato un elicottero del 118 e i vigili del fuoco hanno calato un’autoscala per raggiungere il ferito che era aggrappato a uno sportello di una delle tre auto precipitate. Sul ponte che ha ceduto erano in corso lavori di ristrutturazione.
Si lavora sulle due sponde, quella piacentina e quella lombarda, nel Comune di San Rocco al Ponte. Ci sono pesantissime ripercussioni sul traffico.
“Non sappiamo ancora con certezza cosa sia successo: le campate del ponte sono cadute in acqua trascinandosi dietro le auto. I vigili del fuoco stanno verificando la presenza di eventuali dispersi” ha detto Maurizio Mainetti, responsabile del servizio gestione emergenze della Protezione Civile.
Per il cedimento del ponte stradale sulla via Emilia tra Piacenza e la sponda lombarda del Po, Trenitalia fa sapere che non ha ricevuto alcuna disposizione dalla Protezione civile per il blocco del traffico sull’adiacente ponte ferroviario che collega il nord al sud. Quindi - prosegue Trenitalia - il traffico è regolare sia sulla vecchia linea ferroviaria che sulla nuova dell’Alta Velocità .
Ma il “grande fiume” è ancora sotto osservazione: l’ondata di piena è arrivata a Cremona, dove il livello delle acque supera i 4 metri, per la precisione 4,04 secondo le rilevazioni idrometriche. L’ondata, a quanto informa la Sala operativa della Protezione Civile della Lombardia, sta ora cominciando a diminuire, dopo aver toccato il massimo circa mezz’ora fa. Non si segnalano danni particolari, dato che il passaggio della piena era previsto: c’è solo acqua in golena.
Anche nella provincia di Reggio Emilia è scattato lo stato di allarme per la piena del Po che sta passando da Cremona e ha già registrato una portata superiore agli 8mila metri cubi al secondo. A confermarlo è il direttore della Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Demetrio Egidi, al lavoro con le squadre di soccorso dei volontari. “Stiamo per attivare lo stato di allarme a Reggio Emilia” spiega Egidi “mentre manteniamo il pre-allarme a Parma e lo estendiamo anche alle province di Modena e Ferrara. Con le squadre di volontari, in accordo con Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po), stiamo monitorando costantemente l’asta del Po tra Parma e Reggio Emilia”. “Nelle prossime 36 ore” aggiunge il direttore della Protezione civile “la piena è prevista a Boretto e abbiamo già squadre pronte per il monitoraggio a Modena anche se non è lambita particolarmente dal Po e a Ferrara”.
Fiumi in piena, campagne allagate, pioggia battente e vento forte, frane, strade chiuse e paesi isolati. Il maltempo che ha investito l’Italia, e che però sembra concedere una tregua fino al week end, ha fatto rivivere in Piemonte il ricordo delle recenti alluvioni.
Le schiarite si faranno più significative da giovedì, nel fine settimana è prevista l’espansione verso l’Europa dell’anticiclone delle Azzorre. Ma permane l’allerta per la situazione del Po che è in corso di aggiornamento. Il grande fiume rimane ancora sorvegliato speciale. Ed è attesa per il tardo pomeriggio in Emilia Romagna l’ondata di piena, dopo che martedì 28 ad Alessandria sono state evacuate sei mila persone per il timore dell’esondazione del Tanaro all’altezza della “strozzatura” del ponte Cittadella.
Inoltre il livello del fiume alla stazione idrometrica di Cremona è aumentato di quattro metri e quarantuno centimetri nelle ultime trenta ore. Alle 17 di lunedì era due metri e 11 centimetri sotto lo zero idrometrico; oggi alle 17 era un metro e settanta sopra. Alle 21 era due metri e otto centimetri e più due metri e trenta alle 23. Il Po arriva a lambire gli ingressi delle Società Canottieri e facendosi sempre più minaccioso anche nei colori e nei rumori, cresce la preoccupazione.
La Prefettura di Cremona ha diramato la nota di pre-allerta a tutti i comuni rivieraschi raccomandando ai sindaci “sorveglianza” e invitandoli anche ad avviare, se necessario, le misure di prevenzione previste dai rispettivi piani. In provincia di Cremona hanno invaso le zone di golena anche l’Oglio e l’Adda.
Ora quasi tutti gli alessandrini sono rientrati nelle loro case (il provvedimento ha interessato un’area della città in cui vivono circa seimila persone). Solo per chi abita a piano terra verrà trovata una sistemazione alternativa per la notte. La decisione dell’amministrazione comunale è stata presa come misura precauzionale; infatti il livello del fiume continua, benchè molto lentamente, a scendere. Intanto oggi pomeriggio, durante un incontro nella sala della Protezione Civile della Prefettura di Alessandria, il presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, ha sollecitato l’utilizzo dell’addizionale sull’imposta per i conti correnti bancari per finanziarie interventi sul nodo idraulico del Basso Piemonte e per la messa in sicurezza della vasta area. “È una misura introdotta dopo l’alluvione del 1994 - ha detto - ed era stata decisa per reperire risorse per la rilocalizzazione delle imprese. Non è mai stata abolita e adesso può essere utile”.
Numerosi disagi alla circolazione questa mattina nell’hinterland di Milano per le esondazioni del Lambro, del Molgora, del Seveso e del naviglio della Martesana. Problemi sono stati registrati anche su alcuni accessi autostradali: la polizia ha chiuso lo svincolo Zucca, sulla A4 direzione est verso la A52 e, sulla tangenziale Nord di Milano, sono stati momentaneamente interdetti alla circolazione lo svincolo Monza-Sant’Alessandro, in direzione Sud e il nuovo accesso di Cinisello Nord. È stato invece riaperto l’accesso di Mecenate, chiuso nella notte. Il maltempo ha impegnato anche i vigili del fuoco che nelle prime ore della mattinata sono dovuti interventire a Burago Molgora per estrarre alcune auto bloccate nei sottopassi inondati. Il sole che da stamani e tornato su Milano e l’hinterland sta comunque riportando lentamente la situazione nella normalità .
Sono quasi venti ore che lo sciame sismico che dal 6 aprile sta terrorizzando l’Abruzzo dà una tregua agli sfollati del terremoto. Questa mattina, dopo giorni di maltempo e pioggia, sulle tendopoli è tornato a splendere il sole ma secondo le previsioni meteo il tempo cambierà già nel primo pomeriggio portando quasi certamente nuove piogge. Intanto il maltempo di questi giorni, di ieri in particolare, ha portato neve fresca sulle cime più alte dell’Appennino. In Abruzzo, in particolare, sono imbiancate le vette del Gran Sasso, del Velino Sirente e della Majella.
Una violenta grandinata ha colpito stamani intorno alle 9 la Val Fontanabuona, nel genovese, e in particolare il Comune di Carasco, provocando disagi alla circolazione. Al termine della violenta precipitazione sono rimasti a terra oltre dieci centimetri di grandine. Dalle prime verifiche sembra che il fenomeno non abbia provocato particolari danni a strutture e coltivazioni. Il centro meteo della Regione Liguria annuncia per oggi ancora marcata instabilità con possibili rovesci isolati o temporali localmente anche forti. Previsti anche venti e possibili mareggiate in serata sul levante ligure.
Neve e pioggia in Alto Adige. Piove da tre giorni in Alto Adige e nevica in montagna sopra i 1.400 metri per il brusco abbassamento delle temperature. Le carreggiate della statale del Brennero sono innevate verso il valico italo-austriaco. E’ stato chiuso per motivi di sicurezza il Passo Gardena dalle ore 13 alle ore 21. Sono stati chiusi anche il passo Pordoi dal lato di Arabba e il Passo Fedaia.

Una Panda in mezzo al fiume. Non è l’ultima trovata pubblicitaria della Fiat, ma un’iniziativa benefica. Dal 18 al 27 maggio la Panda anfibia Terramare realizzata dal meccanico milanese Maurizio Zanisi sarà protagonista di una discesa sul Po lunga 650 chilometri: dalle sorgenti al delta.
“Finché c’è acqua c’è speranza” è l’iniziativa organizzata dal 18 al 27 maggio da Lvia, associazione di solidarietà e cooperazione internazionale, per sostenere il diritto all’acqua delle popolazioni del Mali che vivono lungo un altro grande fiume, il Niger.
Il viaggio della Lvia, in compagnia di Abou Ag Assabit, presidente dell’Ong maliana Tassaght, attraverserà 205 comuni, 14 province e quattro regioni. Lungo la discesa si svolgeranno incontri e manifestazioni per lanciare un appello a sostenere il progetto idrico-sanitario dell’associazione italiana in Africa occidentale. Si tratta della realizzazione di un Fondo per il diritto all’acqua che garantirà a 12 mila persone 25 litri al giorno di acqua potabile, la quantità giornaliera minima indispensabile per ogni persona secondo l’Onu. Per realizzare il fondo servono 150 mila euro. Le tappe della discesa si potranno seguire in diretta sul sito dedicato all’iniziativa.
Finché c’è acqua c’è speranza. E speriamo che nel Po ce ne sia abbastanza.
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di Chicco Testa
La situazione è seria, ma non drammatica. Ce la faremo anche questa volta e non credo sia utile usare termini catastrofici, di cui in Italia abusiamo a ogni piè sospinto. Prendiamo invece sul serio questa emergenza e non dimentichiamocene in autunno. Sarà necessario qualche sacrificio, possibilmente condiviso; una buona capacità di programmazione e un po’ di fortuna.
L’acqua quest’anno, come già nel 2003, sarà scarsa. Non in tutta Italia. In Sicilia e Sardegna la disponibilità è quasi doppia rispetto alla norma. Più o meno come al solito nell’Italia peninsulare. Le sofferenze sono concentrate nella Pianura Padana, che è la zona più popolata d’Italia, quella dove sono concentrate le maggiori produzioni agricole, la generazione di energia elettrica, l’industria e non poche attività turistiche.
Ci sono, allora, due problemi. Il primo derivante dalla scarsità stessa. Il Po in secca, i laghi sotto i loro livelli storici, i bacini, dove l’acqua viene conservata, a corto. Questo significa minori risorse per tutti. Per gli agricoltori, per le centrali idroelettriche, che dipendono sia dagli invasi che dovrebbero riempirsi proprio in questo periodo, sia dal corso normale di fiumi e torrenti, per le centrali termiche, distribuite lungo l’asse del Po, per le industrie. Per i cittadini di quelle zone rivierasche del Po, la cui acqua potabile, debitamente trattata, proviene dal fiume. Il livello dei laghi, infine, rende difficili le attività turistiche, con le sponde spesso trasformate in spiagge fangose.
Il secondo problema, che chiama in causa la politica, nasce dai conflitti che si scatenano per l’uso della minore acqua disponibile. In particolare questo riguarda i bacini delle centrali idroelettriche, il cui rilascio per la produzione di energia elettrica dovrebbe seguire regole legate al fabbisogno energetico del Paese.
L’Enel e gli altri produttori idroelettrici conservano gelosamente un’acqua che per loro e per il Paese vale oro. Agricoltori, pescatori e i titolari di attività costiere chiedono invece che l’acqua sia rilasciata secondo il loro bisogno. Fra l’altro la produzione idroelettrica, la fonte rinnovabile più importante in Italia, segna quest’anno un record negativo. Un meno 20 per cento, che significa conseguente aumento della produzione termoelettrica, con un maggiore consumo di combustibili fossili e maggiori emissioni.
Cosa dobbiamo attenderci e cosa possiamo fare? Probabilmente sarà necessario programmare una riduzione dei consumi elettrici con conseguenti distacchi programmati, che non dovrebbero però riguardare i comuni cittadini. I quali dovrebbero invece imparare a risparmiare un po’ d’acqua evitando ogni spreco. L’alternativa, a cui occorre pensare, potrebbe essere un regime di prezzi variabili. Se la risorsa acqua (qui LA GALLERY) è scarsa essi dovrebbero inevitabilmente aumentare, riducendo la domanda, soprattutto sul lato dei consumi non essenziali. Che sono molti, visto che siamo quasi tutti abituati a trascurare la bolletta dell’acqua.
Poi ci sono le cose di più lungo periodo. Se la causa è da individuare in variazioni climatiche eccezionali, ormai tutti sanno che a questa situazione dovremo fare l’abitudine. La temperatura aumenta e le misure per metterla sotto controllo ci impegneranno per i prossimi decenni. Nel frattempo ci è stato molte volte promesso che si sarebbe messo mano a una rete di piccoli invasi per catturare e conservare più acqua, che si sarebbero ridotte le perdite delle reti idriche, che si sarebbero contenuti gli sprechi. Era necessario prima, lo è ancor più ora. Ma questo fa parte dell’essere seri. Cosa difficile almeno fino alla prossima “catastrofe”.
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La GALLERY: World water day 2007
- Tags: acqua, allarme, emergenza, estate, fiumi, Guido-Bertolaso, Nord, Po, primavera, Protezione-civile, siccità , Sud
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All’Italia manca acqua (qui la gallery). Colpa di un inverno troppo caldo e poco piovoso (fino al 60 per cento il calo delle precipitazioni, secondo i dati della Protezione Civile) e di un “crimine” quotidiano: la dispersione di oltre il 40 per cento delle risorse idriche, a causa di sprechi e condutture fatiscenti, spesso vecchie di sessanta anni. All’Italia manca l’acqua e il governo si mobilita, con una circolare, che contiene “le indicazioni operative” per fronteggiare un’eventuale crisi, rivolta a ministri, presidenti di Regioni e prefetti.
Siamo messi davvero così male? Lo abbiamo chiesto a Guido Bertolaso, responsabile della Protezione Civile (qui l’audio)
Sì. E il monito lanciato tempestivamente dal premier Romano Prodi, alla luce dei nostri dati, serve appunto a mettere in guardia tutti, istituzioni e cittadini, che avanti di questo passo avremo una primavera e un’estate difficili.
Il governo lancia un appello ai cittadini. Possibile che tutto dipenda dalla loro buona volonta?
Le istituzioni sono state appunto coinvolte dalla lettera del presidente del Consiglio: ora spetta a loro sensibilizzare gli italiani a non sprecare il bene prezioso dell’acqua. Un vizio tutto italiano, visto che ne usiamo di più di tutti in Europa. A livello centrale va poi creato un coordinamento che ridistribuisca le risorse idriche nei vari settori (agricoltura, produzione energetica e uso civile) e controlli e sanzioni chi preleva abusivamente l’acqua dalle condutture.
E allora i cittadini che devono fare?
I gesti sono piccoli e quotidiani. Ma molto importanti. Anche una doccia più breve o non lasciare i rubinetti aperti mentre si lavano i piatti può far risparmiare tanta acqua. Dobbiamo renderci conto che l’acqua è preziosa: come la benzina, che infatti nessuno si permette di sprecare.
Ci aspetta un’estate difficile. Quali regioni soffriranno la sete?
Il Nord, decisamente. Le aree bagnate dal Po, il grande fiume che ha ormai ridotto la sua portata di 500 metri cubi al secondo rispetto alla media stagionale, preoccupano parecchio. Possono star tranquille le regioni del Sud. Le piogge che in primavera cadranno in Puglia, Basilicata e Calabria potrebbero garantire un’estate tranquilla.