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polemica

La puntata natalizia di Santoro: buon Natale a Berlusconi, ma anche a Spatuzza

MIchele Santoro

Dicono le cronache che, ricoverato al San Raffaele, Berlusconi non sia riuscito a vedere fino in fondo la puntata di martedì 15 di Ballarò. Domanda: sarà riuscito il premier a vedere, contravvenendo all’ordine dei medici di 15 giorni di riposo assoluto, la puntata natalizia di AnnoZero di giovedì 17 (che, titolata I Mandanti e incentrata sull’aggressione a Silvio Berlusconi, ha superato i 6 milioni di spettatori e vinto la serata)?
Puntata natalizia, sì, perché Michele Santoro è riuscito, nell’anteprima, a fare auguri un po’ a tutti: uno l’ha rivolto al Cavaliere uno al pentito di mafia Gaspare Spatuzza. Continua

Il Cavaliere ferito sulla stampa estera: ne uscirà più forte

L'articolo sull'aggressione al premier Berlusconi su Le Figaro

L'articolo sull'aggressione al premier Berlusconi su Le Figaro

Berlusconi aggredito, ferito, sanguinante, sofferente. Prevedibile:  le immagini del premier col volto insanguinato hanno fatto il giro del mondo, sulle prime pagine dei giornali, sulle hompage in internet e in tv.
E ancora, le foto dei cartelloni dei Verdi contro il premier, i primi piani del “nemico” Tonino Di Pietro e la statuina del Duomo di Milano, simile a quella scagliata da Massimo Tartaglia contro il premier.
Ne esce, scorrendo i media stranieri, l’idea di un’Italia spaccata in due, tra sostenitori e detrattori del premier, mentre le polemiche infuocano il Parlamento italiano. Continua

Il ministro Rotondi contro la pausa pranzo? Non proprio. Ma il web parte “pancia in resta”…

Il ministro Gianfranco Rotondi

Il ministro Gianfranco Rotondi

Italiani mangioni e fannulloni, sempre a perder tempo a ingozzarsi. Avrà pensato questo, il ministro Gianfranco Rotondi, quando davanti alle domande di Klaus Davi ha lanciato i suoi strali contro la pausa pranzo: “Una ritualità che blocca tutta l’Italia“? Continua

Minzolini chiede che “Torni l’immunità”. E sull’opinione del direttore è ancora bufera

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini alla Commissione di vigilanza Rai

Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini alla Commissione di vigilanza Rai

Un editoriale è un editoriale. O no? Che sia scritto, pubblicato e letto. Che sia trasmesso in diretta e visto in tv. Un editoriale esprime l’opinione rispetto a un fatto, un avvenimento, un tema, dando un’interpretazione o un giudizio.
E la sua opinione, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, l’ha voluta esprimere, con un editoriale nell’edizione delle 20 di lunedì 9, sull’abolizione dell’immunità parlamentare. Continua

Santanché alle crociate, l’insulto all’Islam telegenico ma senza senso

Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia

Daniela Santanchè, leader del Movimento per l’Italia

“Pe-do-fi-lo!” È brutto a dirsi, ma era una conclusione abbastanza prevedibile. Un programma-contenitore televisivo domenicale con pubblico abituato ai patemi dei tronisti non è luogo tra i più adatti per una disputa di alta teologia. Anche se gli intenti sono dei piú nobili.
Anche perché a “discutere” poi si invitano l’intransigente Daniela Santanché - leader del Movimento per l’Italia - e un professionista delle risse televisive a sfondo religioso come l’imam Ali Abu Schwaima di Milano (due animi facilmente infiammabili, moderati da Vittorio Sgarbi, seduto su un seggiolone da arbitro da tennis, in versione pompiere). Continua

25 aprile a Onna per Berlusconi. Di Pietro all’attacco: “Ipocrita”

Berlusconi e Carfagna incontrano gli sfollati del terremoto

Agenda di massima, per sabato 25 aprile, del premier Silvio Berlusconi: prima un omaggio all’Altare della Patria, la mattina presto insieme alle alte cariche delo Stato; poi una visita a Onna, il paese dell’Abruzzo maggiormente colpito dal sisma del 6 aprile. Paesino che non c’è più. Borgo che però viene ricordato anche per un altro fatto tragico, della seconda guerra mondiale, quando, tra il 2 e l’11 giugno 1944, gli occupanti nazisti trucidarono 17 persone.
A quanto si apprende, comunque, il programma del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per le celebrazioni in occasione del 25 Aprile non è ancora definitivo.
Onna è poi lo stesso luogo in cui, già sabato scorso all’assemblea degli amministratori del Pd, aveva annunciato la sua presenza il segretario del Partito democratico, che successivamente “sarà anche alla grande manifestazione nazionale di Milano“, dichiara il portavoce Andrea Orlando. I due leader si troveranno faccia a faccia? Dipende dagli orari, a questo punto. Tuttavia: “Se la notizia fosse confermata, sarebbe la riprova, contrariamente a quanto hanno sostenuto forse troppo zelanti esponenti della destra, che l’invito rivolto da Franceschini a Berlusconi a partecipare alla festa della Liberazione era giusto e doveroso”.

Come previsto, insomma, niente Milano per il Cavaliere il 25 aprile. Ieri il premier ha confermato di voler celebrare la ricorrenza senza però precisare dove. E la scelta di “non lasciare la festa a una parte sola” aveva scatenato le solite polemiche, culminate dall’invito al governo da parte del Verde, Palo Cento, di starsene a casa. Al momento, secondo quanto riferito da fonti della maggioranza, il programma sarebbe però quello di un omaggio al Milite Ignoto e poi di una visita nel paese dell’Abruzzo.
Ma non che la decisione di andare a Onna abbia abbassato i toni: per l’Idv “quella di Berlusconi è un ipocrisia allo stato puro: non gliene frega nulla di partecipare alla ricorrenza della Liberazione, vuole solo strumentalizzarla ai fini del consenso e questa è una frode”. Almeno così la pensa il leader Antonio Di Pietro. “Il 25 aprile rappresenta una data storica e seria” sottolinea Di Pietro “che ci ha liberato dal fascismo. Chi pratica, predica o si riconosce nella dittatura non deve partecipare alle celebrazioni perché è un atto ipocrita e offensivo e mi pare che il governo Berlusconi e Berlusconi stesso riducano gli spazi della democrazia e pratichino attività che ci riportano ad una nuova dittatura”.
Chi invece apprezza la scelta del Cavaliere è l’ex presidente del Senato, abruzzese e marsicano, Franco Marini che giudica “positiva” la decisione del premier perché è il riconoscimento della rilevanza di una data “storica”. “Quando Franceschini ha detto al presidente di partecipare” continua Marini “ha fatto più che una polemica una proposta positiva, e il fatto che Berlusconi abbia deciso di essere presente è un riconoscimento che a me fa piacere di una data che non è stata cancellata come rilevanza storica. E ha fatto bene Franceschini a sottolinearlo”.

Comunque, giovedì in Abruzzo sbarca anche il Consiglio dei ministri, che darà via libera al decreto per il post terremoto di 4,2 miliardi. Tre miliardi verranno subito messi a disposizione per la ricostruzione e un miliardo e duecento milioni verranno stanziati per far fronte alle prime emergenze del dopo terremoto. Secondo il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola comunque “è presto per fare una quantificazione della cifra necessaria” per la ricostruzione in Abruzzo che in ogni caso “sarà inferiore” a 12 miliardi di euro.
Nel dl sono previsti anche i fondi per le scuole coinvolte dal sisma. Ad annunciarlo è stata il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini che oltre agli annunciati 110 milioni per l’edilizia scolastica ha parlato di altri provvedimenti. Inoltre, ha spiegato, “sono allo studio sistemi per corsi di recupero dei programmi scolastici”.

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

Berlusconi e il 25 aprile: “Ci sarò, perché non sia una festa di parte”

Silvio Berlusconi

Questa volta Silvio Berlusconi ci sarà. Perchè il presidente del Consiglio abbia deciso per la prima volta di partecipare alle celebrazioni del 25 aprile, lo spiega lui stesso: evitare che “se ne appropri una parte”. Quello che ancora non svela è dove e come.
E il Cavaliere ha spiegato che sarà lui stesso, successivamente, a far sapere dove passerà la giornata delle celebrazioni. Secondo quanto risulta, il premier dovrebbe restare a Roma, dunque non prenderà parte al corteo di Milano al quale era stato invitato a partecipare dal segretario del Pd, Dario Franceschini.
Berlusconi dovrebbe recarsi invece in mattinata all’Altare della Patria per deporre una corona di fiori assieme alle alte cariche dello Stato. Per il resto della giornata l’agenda è, come si dice, “in progress”. Se al vaglio, tra l’altro, c’è un omaggio ai martiri delle Fosse Ardeatine, sul tavolo dell’entourage del presidente del Consiglio potrebbe prendere corpo l’ipotesi di una visita al cimitero americano di Nettuno. Giusto per dare quel segnale affinchè la Liberazione non abbia solo la connotazione “di parte” che, secondo Berlusconi, ha caratterizzato la Festa negli anni.
Ma alla fine il premier potrebbe scegliere di tornare nelle zone colpite dal sisma in Abruzzo e in particolare nella cittadina di Onna dove la Wehrmacht in ritirata uccise 16 civili. Si terrà comunque giovedì alle 9.30 all’Aquila il prossimo Consiglio dei ministri. La riunione del Governo, inizialmente preannunciata per venerdì, ha come unico punto all’ordine del giorno il varo del decreto per le “misure urgenti per le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo”.

Ma come da molti anni in qua, all’avvacinarsi della Festa della Liberazione, non si sono fatte attendere le polemiche. A dare il là, ci ha pensato proprio il leader del Pd, Dario Franceschini, durante la conferenza stampa al termine della direzione del partito sulle liste per le Europee: “Come italiano e segretario del Pd sono soddisfatto che il presidente del Consiglio abbia accolto la mia proposta” di partecipare alle manifestazioni per il 25 aprile. “Mi viene da dire, meglio tardi che mai. Ha avuto in tutti questi anni 14 possibilità di esserci e invece” ricorda Franceschini “ha sempre scelto di non esserci. È importante che questa volta abbia detto di si”. In particolare, Franceschini sottolinea che “il 25 aprile per tanto tempo è stato un momento unificante e un valore di condivisione e andarci significa condividere l’antifascismo, la resistenza e i valori costituzionali”.
Linea condivisa anche dal capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro: “è una ricorrenza che ormai fa parte del patrimonio comune di tutti gli italiani: mi sembra normale che il presidente del Consiglio voglia celebrarlo, mi sembrerebbe anormale il contrario”.

Sulla questione del 25 aprile resta dunque alta la tensione tra maggioranza e opposizione: all’invito-sfida rivolto al presmier da Franceschini aveva risposto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che consigliava a Berlusconi di festeggiare il 25 aprile ma non “tra le bandiere rosse dove lo vuole trascinare, come in una trappola, il leader del Pd”. Sull’argomento era intervenuto anche Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza, spiegando che uno dei problemi che ostacolano la celebrazione del 25 aprile da parte del premier sta nel rischio che qualche “estremista” si comporti come nel 2006, quando il sindaco Letizia Moratti, apertamente contestata, fu costretta ad abbandonare il corteo

E inafatti, l’idea che il presidente del Consiglio possa scendere in piazza, continua a non piacere alla sinistra radicale che coglie l’occasione per puntare il dito contro il leader del Pd, Franceschini, “colpevole”, secondo il Pdci, di aver fatto da sponda allo stesso Cavaliere che “ancora una volta userà l’assist offerto per insultare la Resistenza e la Costituzione”.
“Il governo resti a casa, non partecipi in modo ipocrita alle manifestazioni per la Liberazione”, è l’invito di Paolo Cento dei Verdi. Il presidente del Consiglio è più da “22 ottobre 1922 (data della marcia su Roma) che da 25 aprile”, è l’accusa di Jacopo Venier, della segreteria dei Comunisti Italiani, che aggiunge: “Nel Dna del premier non ha mai albergato l’antifascismo”.
A difesa della partecipazione del premier alla cerimonia per l’anniversario della Liberazione si schiera il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che giudica come “un segno di intolleranza inaccettabile” il fatto che “una parte della sinistra, e non solo quella antagonista”, sconsigli al premier di partecipare al corteo di Milano. Se la prende con l’opposizione anche il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi: “C’è una memoria condivisa che non può essere messa in dubbio” osserva il leader della Dca “per questo mi sembrano fuori luogo gli inviti strumentali e le polemiche del Pd sulla presenza o meno di Berlusconi al corteo”.

LEGGI ANCHE: Europee, Pd e Pdl al lavoro sulle liste. Con il rebus dei giovani

Il premier Silvio Berlusconi: “Celebrerò il 25 aprile, perché di questa festa non se ne appropri una parte”. Secondo voi:

La Romania all’attacco: “Governo italiano incita alla xenofobia”

Romeni controllati dalla polizia

Forse parlare di incidente diplomatico sarebbe troppo. Ma è certo che i rapporti tra Roma e Bucarest potrebbero diventare più freddi dopo le parole, dure, che il ministro degli Esteri romeno Cristian Diaconescu ha usato nell’esprimere il suo parere di fronte ai tanti fatti di cronaca nera di cui si sono resi protagonisti cittadini romeni.

Pur definendo “deplorevoli” i reati commessi dai connazionali all’estero, il ministro Diaconescu ha definito, parlando alla radio statale Romania Actualitati: “alcuni atteggiamenti, soprattutto da parte di alcuni rappresentanti del governo italiano volti, attraverso una retorica molto aggressiva e provocatrice, a incitare alla xenofobia”. E ancora Diaconescu ha sottolineato come “questo non sia un comportamento europeo”.
“In Italia esiste un certo atteggiamento al livello della classe politica, del governo, che non riesco a spiegarmi”, ha proseguito il ministro. “Ogni Stato ha il diritto sovrano di sanzionare con la durezza che ritiene necessaria i reati commessi da qualsiasi persona, ma non è giusto lanciare l’anatema contro un’intera comunità “. Inoltre ha ricordato che nelle ultime settimane Bucarest ha avuto contatti diretti con Roma per cooperare nei casi di delinquenza ad opera di romeni.
Ricordando la prossima apertura di nuovi consolati in Italia e Spagna, Diaconescu ha sottolineato che, all’estero, i romeni devono capire che “la migliore immagine sarà quella creata da loro stessi”.

Opinioni che hanno lasciato “profondamente stupito” il ministro degli Esteri Franco Frattini. Il responsabile della farnesina ha poi voluto mettere in chiaro che l’esecutivo non ha “utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”. Di più, scrive Frattini in una nota, presentata ufficialmente all’Ambasciatore romeno in Italia: “Il governo italiano deplora ogni forma di violenza indipendentemente dalla nazionalità di chi la commette. Non risulta in nessun modo che membri dell’esecutivo abbiano utilizzato espressioni che possano essere considerate xenofobe”.

Un botta e risposta dai toni caldi, nel quale ha voluto dire la sua anche la delegata del sindaco di Roma ai rapporti con la comunità romena, Ramona Badescu: “I mass media hanno dato tantissimo spazio, troppo, a fatti di cronaca commessi da romeni e questo non ha fatto altro che ingenerare pregiudizi. Ma un popolo intero non può pagare per tutti”.
“Noi chiediamo pene esemplari per chi commette reati, magari facendo scontare la pena nelle carceri romene che sono molto più dure di quelle italiane” aggiunge l’ex miss Romania, ricordando che i romeni in Italia sono 1.200.000, di cui 80.000 nel Lazio, e contribuiscono all’1,2% del pil, “ma chiediamo anche di non generalizzare, cosa che ha detto anche il sindaco Alemanno. Ma basta con la demonizzazione dei romeni sui media”.

Sui numeri è giunta poi la puntualizzazione della Caritas diocesana di Roma. Secondo l’ultimo censimento, l’incidenza dei romeni sul totale della popolazione romana lievita, andando ben oltre la media nazionale. Questo è uno dei dati principali del quinto rapporto sull’immigrazione redatto dall’ Osservatorio romano sulle migrazioni, le cui conclusioni riportano come: “Oggi l’atteggiamento nei confronti dei romeni (la prima comunità straniera di Roma) non è benevolo. Necessario attivare uno sforzo maggiore sostenendo percorsi concreti di integrazione e, nello stesso tempo, vigilando per prevenire fenomeni di devianza”. Tanto più che stando alle previsioni elaborate dall’Istat per i prossimi anni si verificherà un sostanziale raddoppio degli stranieri nel Lazio che dal 2010 al 2030 passeranno da 470 mila unità a 820 mila con un tasso medio annuo di crescita pari al 3,7%, 16 volte superiore a quello dell’intera popolazione.
Il VIDEO servizio:

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Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
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Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
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