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Gustavo Selva ci ripensa: rimane senatore. L’esponente di An ha deciso di ritirare le dimissioni che aveva presentato dopo le polemiche da cui era stato bersagliato per aver utilizzato un’ambulanza, il giorno della visita di George W. Bush a Roma, in modo da poter arrivare in tempo negli studi di La7 e poter partecipare a una trasmissione televisiva. Se ne era anche vantato in diretta: “Trucchi del mestiere di quando facevo il cronista”.
Qualcuno si era indignato (anche fra le fila del centrodestra) e Selva si era visto costretto a prendere carta e penna, l’11 giugno, per scrivere al presidente del Senato Franco Marini: “Mi dimetto da senatore”, dimostrando di aver capito di averla fatta grossa.
Ma è bastato un mese per ripensarci e rimangiarsi tutto. Con tanto di motivazione popolare e politica: “I cittadini mi invitano a restare e perciò ritiro le dimissioni” ha annunciato Selva nell’aula di Palazzo Madama, in un discorso durato circa mezz’ora, infarcito di richiami storici (oltre a riferimenti alla sua carriera di giornalista e di deputato) e concluso tra il boato della maggioranza: “Assumo su di me la responsabilità politica di ritirare le dimissioni. Lo faccio per rispetto vostro. Se voi mi assolvete potrebbe sembrare la casta che si autodifende”.
E ancora: “Il pensiero che un voto in meno del centrodestra possa concedere un giorno in più al governo Prodi travolge ogni altra ragione che mi spingerebbe alle dimissioni. Mi dispiace per Livia Turco” (il ministro della Salute aveva commentato il gesto del senatore aennino come ‘Vergognoso, irresponsabile, indegno’, ndr), “ma più che le sue accuse, mi interessa il giudizio sereno di tanti cittadini che mi hanno inviato in questo lungo mese e-mail, telefonate e messaggi che mi invitano a restare”.
Infine la ricostruzione dei fatti di quel famoso pomeriggio del 9 giugno: “Ho cercato per 30 minuti con un agente di polizia di far arrivare un taxi almeno fino a ponte Cavour, ma invano. Il blocco per la presenza di Bush era ferreo”. Ma, dice il senatore, lui sull’ambulanza di Palazzo Chigi ci è salito perché “quelle concitate telefonate mi provocarono delle fibrillazioni cardiache”. Poi, d’improvviso, la salute ritrovata: “Mi sono rapidamente ristabilito e mentre palazzo Chigi mi proponeva una seconda auto con l’autista dell’ambulanza si è deciso che fosse lui a portarmi a via Novaro”, dov’era lo studio de La7.
Chiude, il senatore, citando un’altra autoambulanza famosa per le strade di Roma prima della sua (quella con a bordo Benito Mussolini, dopo il voto del Gran consiglio del 25 luglio del 1943) e rivendica di “non essere mai stato toccato da una sola accusa di corruzione, concussione, tangenti, associazione mafiosa o consumo di cocaina”. Al confronto, usare un mezzo pubblico d’emergenza per scopi privati, è cosa da poco.
Ecco il video di YouTube della trasmissione de La7 del 9 giugno:
- Martedì 17 Luglio 2007

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