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Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita. ANSA/GIUSEPPE LAMI
La Margherita era stata già sciolta ma i soldi fluivano ancora dalle casse del partito che non era più, dissolto petalo dopo petalo e innestato nella Quercia, a quelle del suo tesoriere vivo, vegeto e sempre più florido. Dal conto corrente del (fu) partito di Rutelli e Parisi a quelli personalmente collegati all’ex capo dei Boy Scout e senatore del PD alla seconda legislatura, Luigi Lusi. Certo, la prima legge che ha infranto Lusi è proprio quella dei benemeriti Scout. Con l’aggravante grottesca di succhiare linfa a un ramo morto, un partito zomby che aveva perso la sua funzione politica ma continuava a svolgere una funzione reale di drenaggio fondi (pubblici) e relativa redistribuzione (privata). All’insaputa anche di chi di quel conto era cointestatario, cioè l’ex sindaco di Roma Francesco Rutelli. Continua

Il corteo dei Forconi davanti a Palazzo d'Orleans, sede della Presidenza della Regione siciliana

È stato un mese complicato per i siciliani, fiaccati dalle proteste dei «Forconi»: blocchi stradali, scaffali vuoti e interminabili file ai distributori. Mentre però Atene bruciava gli indefessi «onorevolini» dell’isola, come spesso accade, hanno sonoramente latitato. A gennaio i 90 consiglieri regionali più pagati d’Italia si sono incontrati quattro volte: per un totale di 3 ore e 15 minuti di aula. Fuori da Palazzo d’Orleans i camionisti urlavano il loro disagio, gli agricoltori denunciavano una crisi irrimediabile, gli studenti chiedevano risposte. E loro? Neanche un plissé. Continua

Il Ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)
Mai stemma araldico fu più adeguato. Un grifone rosso in campo bianco simboleggia l’aristocratica famiglia napoletana cui appartiene Filippo Patroni Griffi. Fazzoletto, panciotto, anello nobiliare, il ministro della Funzione pubblica ha difatti già esemplificato la rapacità effigiata nel simbolo del casato. Ormai leggendario il suo fiuto immobiliare: nel 2008, con 176 mila euro, è riuscito a conquistare un appartamento di cento metri quadri con vista sul Colosseo. Una casa dell’Inps, quindi anche un po’ nostra, regolarmente ottenuta grazie a un indimenticabile megasconto. Continua

(Credits: La Presse)
Amareggiati, stupiti, spaesati ma soprattutto azzittiti. La base della Lega Nord non ha preso bene la notizia della “libertà di coscienza” grazie alla quale l’ex sottosegretario pidiellino Nicola Cosentino non è stato arrestato, ma di possibilità di esprimersi il questo momento la gente di Bossi ne ha poca: in rete i forum ufficiali del movimento sono stati tutti chiusi, non di certo nelle ultime 24 ore, ma la realtà è che non esiste uno spazio ufficiale il cui il “popolo padano” possa dire la sua. Qualche pallido sole delle alpi in realtà resta, ma sul web dove c’è uno spazio di confronto di pensiero è ben esplicitato che si tratta di una community leghista non ufficiale. A parte le differenze semantiche la realtà è che oggi di parole buone per i vertici del Carroccio ce ne sono poche. Continua

Nicola Cosentino in una immagine del 18 aprile scorso. Cesare ABBATE
di Paolo Guzzanti
Ecco dunque un dato di fatto: una maggioranza amplissima sostiene il governo Monti e una maggioranza più misurata ha negato il carcere preventivo per il deputato Cosentino, già sottosegretario e coordinatore del Pdl in Campania con 309 voti contrari all’arresto contro 298 favorevoli. Molti deputati leghisti, cui era stata lasciata da Bossi libertà di coscienza, hanno votato contro l’arresto malgrado la prima parola d’ordine che era quella di votare sì. Continua

L'ex ministro dell'Interno Roberto Bossi e il leader della Lega Umberto Bossi a Montecitorio
Di Paola Sacchi
Ora che tutti dicono che la Lega si sarebbe venduta l’anima giustizialista al «diavolo Berlusconi» nel salvataggio di Nicola Cosentino dal carcere, iluminanti sono le frasi che fonti accreditate attribuiscono a Umberto Bossi, oggi pochi minuti prima del fatidico voto. Continua

Nel caso di Leoluca Orlando, il titolo del film horror «A volte ritornano» andrebbe rivisto all’eccesso: «Sempre ritornano». E sempre sulla stessa poltrona: quella di sindaco di Palermo. Con alterne fortune, Orlando ha già guidato la città dal 1985 al 2000: prima da democristiano, poi da leader della Rete. Dopo un giretto come deputato regionale, ritentò l’impresa nel 2007. Gli andò male: venne sconfitto dal pidiellino Diego Cammarata, tuttora in carica.
In primavera però si rivota: e l’ormai sessantaquattrenne Orlando ha già tranquillizzato tutti. Ci sarà pure stavolta: candidato per l’Italia dei valori di Tonino di Pietro, partito di cui l’ex sindaco è portavoce nazionale. Continua

L'aula di Montecitorio (Credits: La Presse)
Nella vita si sa è tutta una questione di punti di vista. E allora può succedere che se i dati elaborati dalla Commissione Giovannini hanno confermato quello che già tutti sapevano e cioè che i politici italiani sono i più pagati d’Europa, qualcuno dica che no, non è vero, anzi, l’italica casta è la più povera del vecchio continente.
Panorama.it lo aveva già ampiamente dimostrato prima di Natale mettendo on-line le buste paga di due onorevoli, Paolo Grimoldi della Lega Nord e Emanuele Fiano del Pd (il cui totale lordo si avvicina alla fatidica soglia dei 16mila), poi a San Silvestro è arrivato il “botto” della Commissione che ha tirato le somme dei guadagni dei politici fissando l’asticella a più di 16.000 euro al mese. Più d’uno è rimasto con la bocca aperta e l’occhio strabuzzato davanti a chi ha precisato che quei dati si riferiscono al lordo, ma se si guarda al compenso netto in tasca all’onorevole di turno finiscono 5.000 euro e non di più. Continua