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Se ne va il Picconatore, è morto Francesco Cossiga

Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica

Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica

È morto alle 13.18 di oggi al Policlinico Gemelli di Roma il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga. Aveva compiuto 82 anni lo scorso 26 luglio ed era ricoverato dal 9 agosto scorso per una crisi respiratoria che si è presto aggravata. La causa del decesso è stata una crisi cardiocircolatoria. Continua

La sentenza: la vita privata non si tocca, anche se riguarda un premier

Fotografi in azione

di Marina Castellaneta - Docente associato di diritto internazionale all’Università di Bari

La vita privata non si tocca, anche se riguarda un capo di stato con problemi matrimoniali (e la sentenza sembra adattarsi a quanto sta avvenendo in Italia). Lo ha deciso la Corte europea dei diritti dell’uomo in una sentenza depositata il 4 giugno 2009 che chiarisce i contorni del rapporto fra tutela della vita privata e libertà di espressione (sentenza n. 21277/05, Standard contro Austria).

Per la Corte europea (alla quale possono rivolgersi vittime di violazioni di un diritto da parte degli stati che hanno ratificato la Convenzione dei diritti dell’uomo) anche chi ha una funzione pubblica deve godere di “una legittima aspettativa relativa alla protezione della propria vita privata”.
Un conto sono i fatti che interessano la collettività, un’altra questione è la divulgazione al pubblico della vita privata di un politico che ha diritto alla tutela della privacy anche se utilizza la vita di coppia come strategia di marketing durante la campagna elettorale.
Alla Corte europea, le cui pronunce, pur se rivolte ad altri stati, costituiscono un precedente destinato a essere confermato in casi analoghi, vincolando poi i giudici nazionali a interpretare la convenzione secondo le indicazioni di Strasburgo, si era rivolta il giornale Der Standard. I giornalisti del quotidiano avevano pubblicato pettegolezzi sul probabile divorzio dell’allora presidente austriaco e sulla presunta relazione della moglie con un altro uomo politico. Tutte le notizie, poi, erano apparse sul sito internet del quotidiano.
I tribunali austriaci, su azione della coppia presidenziale, avevano condannato il giornale, che si è rivolto alla Corte ritenendo che fosse stato violato il diritto alla libertà di espressione.
Tesi respinta dalla Corte europea: la vita matrimoniale della coppia presidenziale, osserva Strasburgo, appartiene alla sfera privata e non è legata in alcun modo all’esercizio di funzioni pubbliche. Si tratta, poi, di notizie che non servono al dibattito pubblico su questioni scottanti sulle quali il giornalista deve informare.
I giudici internazionali riconoscono che, in alcuni casi, può essere necessario informare sulla salute di un leader, se incide sullo svolgimento delle sue funzioni, ma certo non su questioni che attengono alla vita matrimoniale o a presunte relazioni extraconiugali. In questi casi la stampa non contribuisce ad alcun dibattito pubblico né svolge la funzione di “cane da guardia”, che è quella tipica del giornalista, ma “semplicemente soddisfa la curiosità di alcuni lettori”.
La Corte europea sbarra quindi la strada alla possibilità di far rientrare nell’esercizio della libertà di espressione la diffusione di notizie sulla vita privata di uomini pubblici. E considera irrilevante che la coppia presidenziale abbia utilizzato la vita privata come strategia di marketing, abbia informato sin dall’inizio sulla propria vita matrimoniale e basato la campagna elettorale sui valori della famiglia. Anche in questi casi, infatti, gli uomini pubblici hanno diritto a essere protetti dai “rumor” su aspetti intimi della propria vita.
Giusta quindi la condanna del giornale.

Andreotti: 90 anni da divo, perché il “Potere logora chi non ce l’ha”

Giulio Andreotti

Novant’anni, la gran parte dei quali ai vertici della politica italiana. È sulla scena da più tempo della regina Elisabetta. È il politico italiano più blasonato, sette volte alla guida del governo, uno dei leader democristiani più votati; ma per i suoi nemici e detrattori è stato “Belzebù”, circondato da una fama di politico cinico e machiavellico che lui stesso, in fondo, amava coltivare.

Si sta parlando di Giulio Andreotti (qui il suo profilo all’Assemblea Costituente), ovviamente. La sua vita è una lunga sequenza di date che scandiscono prima il suo cursus honorum, poi la sua odissea giudiziaria: insomma la storia politica d’Italia. Queste le principali tappe, scandite dalle sue proverbiali battute.
Un giorno del 1927, un bambino di otto anni si trovava su un tram che percorreva rumorosamente le strade di Roma. D’improvviso, un uomo zoppicante, nel tentativo di portarsi verso l’uscita, gli montò sui piedi. Il bambino fece una smorfia di dolore, e l’uomo, imbarazzato, si scusò dicendo di essere un mutilato. Il piccoletto alzò lo sguardo e replicò freddamente: “Se tutti i mutilati passassero sui miei piedi, sarei rovinato…”. Da quel lontano 1927 a oggi, Andreotti ha partorito centinaia di motti di spirito e aforismi, freddure e definizioni fulminanti: alcune sono entrate nei dizionari e nelle enciclopedie, e hanno contribuito ad alimentare la fama di politico freddo e cinico del suo autore.
Come la classicissima “il potere logora chi non ce l’ha”, pronunciata nel 1951 durante un dibattito parlamentare. Il giovane parlamentare democristiano rispose così a un avversario di De Gasperi che chiedeva al presidente del consiglio di farsi da parte, visto che aveva raggiunto gli ottant’anni ed era ormai logorato dall’esercizio del potere. Da allora la frase è restata incollata al suo autore come il motto di una nobile casata su uno stemma araldico. A volte velenose, a volte bonariamente ironiche , le battute andreottiane, che gli appassionati del genere possono consultare nel libro “Il potere logora… ma è meglio non perderlo” uscito qualche anno fa da Rizzoli, non hanno risparmiato nessuno.
Politici, magistrati, generali, uomini di Chiesa, frequentatrici di salotti “à la page”: Andreotti si è sempre divertito a gelare chi gli stava antipaco. “È vero, la signora ha due occhi bellissimi, specialmente uno”, disse l’allora sottosegretario allo Spettacolo (era il 1954) in un salotto romano, gelando una donna un po’ troppo vanitosa: Groucho Marx non avrebbe saputo fare di meglio. Autoironico all’occorrenza (”Non ho vizi minori”, ama dire per spiegare la sua avversione per il fumo), Andreotti ha sempre dato il meglio di sé quando si trattava di sfoderare un’ironia corrosiva. “De Gasperi” ha raccontato un giorno durante una conferenza sul suo antico maestro “disse un giorno a mia moglie che in vecchiaia io sarei diventato più maligno di Francesco Saverio Nitti. La presi come una lode, perché voleva dire che pensava che a trent’anni non lo fossi ancora molto”. Alcuni urticanti giudizi passati alla storia, Andreotti nega di averli mai pronunciati. Quella contro De Sica e i film neorealisti (”i panni sporchi si lavano in famiglia”), sembra che non sia mai uscite dalle sue labbra.
Mentre la celeberrima “a pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina”, ha una sua storia: Andreotti la ascoltò nel 1939 sulla bocca del vicario di Roma Marchetti Selvaggiani, quando studiava Giurisprudenza all’Università Lateranense. E da allora l’ha ripetuta in varie occasioni. Il problema è che, a furia di sentirglielo dire, qualcuno cominciò ad applicarla anche a lui. E cominciarono i guai politici e giudiziari, che Andreotti ha commentato con amaro sarcasmo: “A parte le guerre puniche, mi attribuiscono di tutto”. Confidava nei giudici, ma gli tornava quello che aveva scritto molti anni prima sulla loro imparzialità : “Perché la bellissima frase ‘La Giustizia è uguale per tutti’ è scritta alle spalle dei magistrati?” Per conoscere Andreotti, dunque, vale più una sua battuta che un’intera collezione di scritti. I “due forni” della destra e della sinistra dove la Dc doveva cambiare il pane a secondo delle circostanze (altra invenzione di Andreotti) descrivono alla perfezione 50 anni di storia democristiana. A chi gli chiedeva un commento alla sua tendenza politica a “tirare a campare” senza prendere di petto le difficoltà, rispondeva sornione: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia…”.
Anche perché Andreotti, consapevole delle sue debolezze e manchevolezze, sa che per l’aldilà dovrà affidarsi al perdono del Giudice Supremo: “Se mi salverò l’anima” ha scritto qualche anno fa “sarà solo per misericordia divina, una specie di amnistia ultraterrena”.

Il VIDEO servizio:

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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