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Polizia

Ladro senza paura ruba due moto della Polizia

Controlli della Polizia (Credits: LaPresse)

Controlli della Polizia (Credits: LaPresse)

Rubate due moto a Palermo: è caccia al ladro. Visto così sembrerebbe il titolo di un pezzo di cronaca come tanti altri, insomma, l’ennesimo episodio di criminalità che non fa più nemmeno notizia. Invece la storia è ben diversa, quasi comica. Perchè le due moto in questione non sono proprio come tutte le altre, sono infatti due Honda “Chiocciola” in dotazione alla Polizia. Ed il luogo del furto non è una via isolata, ma proprio la Piazza dove si trova la sede della Squadra Mobile di Palermo, intitolata a Boris Giuliano. Continua

Come ci si sente ad essere rapinato 46 volte?

Forze dell'ordine a Secondigliano, quartiere a Nordi di Napoli (ANSA/CESARE ABBATE)

Forze dell'ordine a Secondigliano, quartiere a Nordi di Napoli (ANSA/CESARE ABBATE)

Un negozio di ottica di Secondigliano, quartiere periferico di Napoli,  rapinato per 46 volte. L’ultima sabato pomeriggio. Ed è così da trent’anni: insomma, una vera e propria odissea quella della signora Carmela, come riporta oggi La Stampa. Ma lei non molla: se ne devono andare i delinquenti, non io, dice. E lo Stato che fa? Continua

Vorresti viaggiare bendato a 110 Km all’ora?

Un poliziotto di pattuglia con l'autovelox

Un poliziotto di pattuglia con l'autovelox

L’italiano medio, bontà sua, ritiene pericoloso utilizzare un pc, mangiare o digitare un sms mentre si guida. In teoria. “Invece a Milano ho visto un automobilista inviare un’email dal computer che teneva sulle ginocchia“. Sandro Salvati è un fiume in piena.

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Stalker e potenziali assassini: come salvarsi da un ex fidanzato violento


stalking

Cosa fa di uno scocciatore in apparenza innocuo un assassino spietato? Ci sono dei segnali per cui allarmarsi? E cosa deve fare la vittima delle molestie (in maggioranza sono donne) per evitare il peggio? “Proprio perché tra lo stalker e la sua vittima c’è o c’è stata una relazione sentimentale, la donna difficilmente è consapevole di essere in pericolo”, spiega Tiziana Terribile, dirigente della Divisione analisi del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, che si occupa tra l’altro di violenza sulle donne.

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Maroni: Gomorra? È una foto invecchiata

maroni190308

Da strozzare. Così dice Silvio Berlusconi degli autori della Piovra, un cult televisivo di un’epoca fa, quello del commissario Cattani e del boss Tano Cariddi. Da strozzare “per il danno d’immagine che ha arrecato all’Italia”. E Gomorra, allora? Una domanda che Panorama rivolge a Roberto Maroni, ministro dell’Interno. Leggi l’intervista

Guardatevi da ex fidanzati e vicini di casa: identikit dello stalker della porta accanto

stalking

È maschio, italiano, lontano dall’essere un criminale incallito o un malato mentale: l’identikit dello stalker somiglia molto a quello di una persona comune, senza problemi evidenti. “Sulla base delle denunce e degli arresti abbiamo notato che si tratta nella maggioranza dei casi di uomini di nazionalità italiana” spiega il vice questore aggiunto Chiara Giacomantonio, del Servizio centrale operativo della polizia. Continua

In tribunale il gioco dell’oca del clandestino

La registrazione delle impronte digitali

Palazzo di giustizia di Milano, è lunedì 14 settembre. Dentro le aule numero 4 e 5 al piano terra del tribunale si svolgono i consueti processi per direttissima. Dietro le sbarre ci sono solo extracomunitari. È il turno di Nasr Ibrahim Goma, egiziano di 24 anni, arrestato il sabato precedente. Il giudice gli contesta il reato: Ibrahim aveva ricevuto un ordine di allontanamento dal questore il 17 agosto. Doveva lasciare l’Italia entro cinque giorni. “Perché non l’ha fatto?” chiede il magistrato. Continua

Maroni studia come spostare i carabinieri dalla Difesa al Viminale

 Maroni e La Russa

Il progetto non è ancora nero su bianco ma sotto traccia gli schieramenti cominciano a prendere posizione. Da qualche mese il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, insiste sulla riforma della pubblica sicurezza, una revisione completa della legge 121 del 1981 che smilitarizzò la Polizia e che tuttora regola il coordinamento delle forze dell’ordine. “Attualizzarla, non stravolgerla” dice Maroni. Il suo sogno, mai espresso apertamente ma neanche smentito, è trasferire in futuro i Carabinieri dalla Difesa al Viminale, da cui già oggi dipendono per le funzioni di ordine pubblico.
L’obiettivo raggiungibile concretamente, per ora, è un coordinamento che eviti sprechi e garantisca più sicurezza alla cittadinanza. Comunque vada, sarà una rivoluzione. E Maroni ha anche indicato i tempi della riforma: due anni, cioè entro il trentennale della legge 121 che ricorrerà nel 2011. Un impegno che non sarà facile realizzare.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, sta già lavorando a un progetto che rimoduli “le articolazioni territoriali delle forze di polizia a carattere generale”, Ps e Carabinieri, come lo stesso Maroni annunciò il 13 gennaio in Senato. Un lavoro lungo e diplomatico che al momento non prevede lo spostamento dell’Arma sotto il Viminale ma cerca di individuare il modo migliore per razionalizzare quanto esiste.
Certo non fu per caso che in gennaio Maroni inviò in Francia due dirigenti del suo ministero per studiare la “rivoluzione francese” attuata da Nicolas Sarkozy: lo spostamento della Gendarmeria, equivalente all’Arma dei carabinieri, alle dipendenze del ministero dell’Interno. Il gendarme resta militare pur prendendo ordini dal prefetto. Oltralpe, però, le sovrapposizioni italiane non ci sono, perché ai gendarmi sono affidati i centri minori e alla polizia le grandi città: proprio uno degli obiettivi del progetto redatto nel 1997 dall’allora sottosegretario all’Interno Giannicola Sinisi.
Idea irrealizzabile secondo Marco Minniti, responsabile del dipartimento sicurezza del Pd ed ex viceministro dell’Interno: “La divisione territoriale non è praticabile, sconvolgerebbe l’Italia” dice a Panorama. “Invece una rivisitazione profonda della legge 121 è indispensabile. Abbiamo cinque forze di polizia più quelle regionali, provinciali e locali. Così come nella legislatura guidata dal centrosinistra varammo con il centrodestra una riforma che pareva impossibile come quella dei servizi segreti, oggi possiamo arrivare a un risultato condiviso”.
Nell’audizione dinanzi alla commissione Antimafia del 2 aprile Maroni espose con chiarezza le sue preoccupazioni. Nei prossimi cinque anni diverse migliaia di poliziotti e carabinieri andranno in pensione e già oggi tutte le forze dell’ordine lamentano una carenza complessiva di circa 23 mila uomini. Anche se nel 2009 saranno arruolati 2.800 poliziotti e carabinieri, secondo il ministro sarà impossibile assumerne altri 20 mila nei prossimi 4 o 5 anni. E dunque va rivisto “il modello organizzativo che vede una sorta di competizione sul territorio” tra Ps e Arma, spesso causa di “diseconomie che devono essere superate”.
Impresa complicata, se solo si pensa che l’Italia è da tempo sottoposta a una procedura d’infrazione da parte dell’Ue per non avere ancora organizzato il 112 come numero unico per le emergenze: resta uno dei cinque centralini esistenti, mentre da anni è il numero unico d’emergenza in tutta Europa. E sembra altrettanto difficile unificare le sale operative, nonostante gli esperimenti positivi di centrali interconnesse come quelle di Trieste (dove una richiesta d’aiuto viene girata a chi è più vicino, compresi i vigili urbani) e di Rovigo.
Maroni sa che dovrà scontrarsi con interessi e abitudini consolidati, tuttavia non nasconde di avere studiato i modelli organizzativi di tutti i paesi europei che “vanno nel senso di una concentrazione delle forze di polizia, di un coordinamento stretto, dell’eliminazione di corpi esistenti per prevedere un sistema omogeneo e che funzioni”. Lo disse in maggio al forum delle polizie locali a Riva del Garda. Proprio la riforma delle polizie locali è considerata dal governo il passo successivo al decreto sicurezza già approvato, e su di essa concordano tutti, dal Pd al Pdl.
Nella maggioranza l’anima di An, storicamente vicina ai carabinieri, alza le antenne quando teme qualcosa di simile a un ridimensionamento dei loro poteri. A cominciare dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, che nel difendere i “suoi” carabinieri insiste anche lui sull’abbattimento dei costi e sul migliore coordinamento. “Le funzioni dell’Arma, che compirà 200 anni nel 2014, non si toccano” premette Filippo Ascierto, deputato di lungo corso, membro della commissione Difesa e maresciallo dei carabinieri, però “razionalizzare ed eliminare le sovrapposizioni è indispensabile”.
Recupero di efficienza e risparmi sono possibili perché secondo il ministro dell’Interno “non è più possibile avere presidi sul territorio che alle 8 di sera chiudono per carenza di personale”. Non è casuale il riferimento alle stazioni dei carabinieri, struttura decisiva nel controllo del territorio che va rafforzata anche secondo Filippo Saltamartini (Pdl), vicequestore aggiunto della Polizia e oggi senatore membro dell’Antimafia.
Raggiungere un migliore coordinamento significa anche definire un punto di mediazione. Ci sono zone con Polizia, Carabinieri e Finanza e altre prive di controllo: in molte aree toccherà probabilmente all’Arma riorganizzarsi, quasi come una doverosa disponibilità dopo avere ottenuto l’autonomia dall’Esercito diventando la quarta forza armata.
Nello stesso tempo gli ufficiali dei Carabinieri potrebbero essere destinati agli stessi incarichi dei prefetti senza per questo rinunciare alla carriera militare. “Un loro maggiore coinvolgimento ai vertici dell’ordine pubblico potrebbe essere un giusto riconoscimento” riflette ancora Minniti. “Perché non pensare in futuro a un carabiniere capo della Criminalpol?”.
Ipotesi, naturalmente. Certo che dal centrosinistra arrivano messaggi che incoraggiano Maroni ad andare avanti, tanto da far proporre a Minniti “un piano straordinario di controllo del territorio anche per decreto legge”. Come ha detto Maroni, ci sono tante idee e proposte diverse. Tra non molto arriverà il momento della sintesi.

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