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Se entri in Rai diventi intoccabile


'esterno del palazzo della Rai a Roma (CLAUDIO ONORATI /ARCHIVIO ANSA)

L'esterno del palazzo della Rai a Roma (CLAUDIO ONORATI /ARCHIVIO ANSA)

Di questi tempi, in Rai, più che un pool di legali ne servirebbe uno di cabalisti. C’è un numero, il 700, che da mesi sta ossessionando l’azienda. E che, dopo una serie di rinvii, il 5 agosto, quando era in programma l’ultimo consiglio di amministrazione prima della pausa estiva, ha costretto i suoi membri alla resa semidefinitiva: meglio soprassedere alle nomine di Rainews 24 e Raidue (ovvero alla sostituzione di Corradino Mineo e Massimo Liofredi) e varare operazioni relativamente più tranquille, come il contratto per la fiction del finiano Luca Barbareschi. Se ne riparlerà a settembre, insomma, quando anche la situazione politica dovrebbe essere più chiara.
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La carriera infinita dei Riciclati. Chi va a Roma non perde la poltrona

I riciclati della Casta

La GALLERY: Chi sono e quanto guadagnano “gli intramontabili”

Quella di Giuliano Amato, neopresidente dell’Enciclopedia italiana (per 150 mila euro all’anno), è solo l’ultima nomina di peso che ha riportato in sella aspiranti parlamentari ed ex di ogni genere e stazza: ex ministri, sottosegretari, talvolta semplici peones di Montecitorio, trombati alle politiche o alle europee, di destra e di sinistra, di grandi e piccoli partiti. Per tutti la politica ha trovato una sistemazione. Tutti chiamati a occupare incarichi pubblici, sempre accettati con ammirevole spirito di servizio. E spesso lautamente retribuiti. Soldi che, in alcuni casi, i fortunati cumulano con robuste pensioni maturate per gli anni passati a Montecitorio e a Palazzo Madama. Sono i riciclati della politica.
Per carità, spesso si tratta di persone di alto profilo, vedi il caso di Amato. Ma quello che impressiona è il metodo: un fedele servitore della patria non si lascia digiuno di cariche e potere. Mai.
Da Giuliano Amato a Giuseppe Zamberletti (in rigoroso ordine alfabetico), chi sono e quanto guadagnano.

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Speciale amministrative: tutto quello che serve sapere

[i](Panorama / Emmeviphoto)[/i]
LEGGI ANCHE i principali duelli, dopo la batosta dell’Unione in Sicilia: a Genova, Super Vincenzi contro il giovane Musso e le battute di Beppe Grillo; in Piemonte la Cdl sogna la spallatina; a Gorizia e Verona il diavolo e l’acqua santa; sotto l’Arena prove generali di Polo unito; a Civitavecchia, il porto e il fantasma dell’opera; a Taranto il ciclone Cito, a Lecce per raccogliere l’eredità della signora di An, Poli Bortone; e ad Ancona, dove comunque vada sarà femmina.

Parte dalla Sicilia, domenica 13 maggio e lunedì 14 maggio 2007 (ballottaggi domenica 27 maggio e lunedì 28 maggio 2007), la tornata elettorale delle amministrative 2007. Che interessa circa 12 milioni di cittadini.
Il resto del Paese (ad esclusione della Val d’Aosta che voterà il 20 maggio 2007) va alle urne domenica 27 e lunedì 28 maggio 2007 (eventuali ballottaggi il 10-11 giugno).
Si vota per rinnovare 958 consigli comunali, di cui 29 capoluoghi, e 8 amministrazioni provinciali (qui l’elenco completo in .pdf).
Tra i principali consigli comunali (scheda azzurra) spiccano: Palermo, Como, Cuneo, Genova, Lecce, Agrigento, Lucca, Modica, Gorizia, Piacenza, Parma, Verona, Reggio Calabria, La Spezia, Civitavecchia, Taranto. Le province (scheda gialla) sono: Ragusa, Vercelli, Como, Varese, Vicenza, Genova, La Spezia e Ancona.
Per esprimere il proprio voto (qui la guida del Viminale), ogni cittadino deve presentarsi presso la propria sezione elettorale, esibendo la tessera elettorale e un documento di riconoscimento valido (patente, passaporto, libretto di pensione, tessera di riconoscimento rilasciata da un ordine professionale).

Amministrative a Legnano il laboratorio dell’antifannullone Ichino

Il giuslavorista anti fannulloni Pietro Ichino
“Gentile professor Ichino, vorremmo che Legnano potesse diventare un laboratorio di sperimentazione delle sue ricerche sulla pubblica amministrazione”. “Caro Crespi, metto a sua completa disposizione le mie risorse, peraltro molto modeste, pronto a collaborare per il successo della sua iniziativa”.
È cominciata così, con un carteggio, la liaison politico-programmatica tra Franco Crespi e Pietro Ichino in vista delle elezioni comunali del 27 e 28 maggio.
Crespi è il candidato sindaco della lista civica Insieme per Legnano, composta da personalità provenienti sia dal centrodestra sia dal centrosinistra. Ichino è giuslavorista di grande fama grazie anche ai suoi editoriali sul Corriere della sera contro gli statali fannulloni e a favore della trasparenza nella pubblica amministrazione.
Circa 57 mila abitanti, cittadina dell’alto Milanese, Legnano è governata da due mandati dal sindaco Maurizio Cozzi, che non può ricandidarsi.
Al suo posto la Cdl schiera l’assessore azzurro al Lavoro Lorenzo Vitali. Ci sarà poi una lista centrista e il centrosinistra si è diviso su tre nomi (Rosaria Rotondi, Unione; Nicoletta Bigatti sostenuta da Verdi e Prc; Raffaele Giordano dell’Italia dei Valori; . E poi c’è Crespi, già sindaco democristiano dal 1977 al 1985 a capo di una coalizione Dc-Psi, che dopo il carteggio ha incontrato Ichino nel suo studio: “Mi è sembrato sorpreso e compiaciuto per aver ispirato la mia campagna elettorale” spiega il candidato.
La risposta di Ichino? “Sarò in città l’8 maggio per illustrare il progetto agli elettori”.

Amministrative: se a Taranto torna il ciclone Cito

Giancarlo Cito, già sindaco di Taranto nel '93

di Laura Maragnani 

Rieccolo! I chili sono molti di meno, gli anni molti di più. E anche la voce e il tono non sono più quelli di una volta, di quando ringhiava in diretta tv contro “negri, ricchioni, zingari, magistrati e comunisti”. Ma è bastata una voce, “Giancarlo Cito si candida a sindaco”, e in un attimo a Taranto i sondaggi sono impazziti. Cito ritorna? Il 27 per cento degli elettori gli darebbe il voto. E senza che lui abbia ancora tenuto un comizio, senza neanche aver presentato un programma. Ha solo fatto un’apparizione, il 18 marzo, come ospite d’onore del Super Tombolone che va in onda su Tbm e Super Sette, le tv private di cui è il tycoon. Non ha spiccicato una parola di politica. Ma è bastato.
“Volevo abbandonare tutto e andarmene all’estero” spiega. “Poi ho pensato ai miei due figli, ai miei due nipoti, al terzo nipote che sta per nascere. Voglio poterli guardare negli occhi. E guardare la gente della mia città a testa alta”.
Cito chi se lo ricorda? Il muscolare fondatore di At6-Lega d’azione meridionale. Il geometra con un passato da picchiatore del Msi, eletto sindaco nel 1993 con una valanga di preferenze. Il dominus del consiglio comunale, il populista che girava per le strade a riparare le buche in diretta tv. Proprio lui. Eletto deputato. Condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Finito in carcere. Dal 1° marzo, dopo quattro anni passati fra prigione e servizi sociali, è di nuovo un uomo libero.
Cambiatissimo. In carcere ha perso 45 chili, ha avuto svariati collassi, si è messo a studiare: giurisprudenza. Tesi (ovviamente) sul concorso esterno in associazione mafiosa, “un reato che non esiste. E la Costituzione italiana, articolo 25, secondo comma, dice che non si può condannare una persona per un reato che non esiste”. Tono forbito, educato, pacato. “Guardi che in diritto costituzionale ho preso 27, in diritto amministrativo 28…”.
Dov’è finito il sanguigno e virulento Cito di una volta? Il decisionista che apostrofava gli avversari con “coglione” e “farabutto”? A laurearsi, il 27 aprile, sarà un Cito tirato a nuovo: “Un cittadino mandato in carcere innocente”. “Una vittima” che fa autocritica sul suo passato: “Ho sbagliato. Sì, in carcere ho capito di avere sbagliato ad attaccare le istituzioni”. Sospira: “Ho sbagliato e ho chiesto scusa. Non per viltà o per opportunismo, ma perché sono un galantuomo”.
Rieccolo. L’amministrazione cittadina è allo sbando, le casse comunali sono vuote, il comune è commissariato. La giunta precedente, di centrodestra, ha lasciato un buco di centinaia di milioni di euro. Gli stipendi dei dipendenti comunali sono a rischio, capita che al cimitero non vengano seppelliti i morti, i cassonetti tracimano. Cosa c’è di diverso da quei primi anni Novanta in cui Cito cominciò la sua parabola? Sui blog locali si ricorda nostalgicamente di come, quando c’era lui, l’illuminazione stradale funzionava, le buche nell’asfalto venivano riparate e gli scippi diminuivano.
E ora? Ora centrodestra e centrosinistra (troppi candidati, troppe divisioni, troppe liste) sono nel panico. Aspettano che il 26 aprile la commissione elettorale si pronunci sull’ammissibilità della candidatura di Cito. Aspettano che il 27 si laurei. Che il 28 annunci la sua lista. Le firme ci sono già, le hanno raccolte in un attimo.
Rieccolo. E se ne vedranno delle belle.

A Gorizia e Verona si vota per il diavolo e l’acqua santa

Don Andrea Bellavite, parroco a Gorizia
Che le amministrative del prossimo maggio (al voto del 27 e 28, circa 12 milioni di cittadini) possano essere la prima vera rivincita dopo le politiche 2006 si vedrà. Che siano sorprendenti lo si sa già. A Gorizia potrebbe scendere in campo per l’Unione “l’acqua santa”; pochi km più giù, a Verona un “diavolo” trasformista.
Nella città friulana è infatti pronto a scendere in pista, per la poltrona di sindaco, niente meno che un parroco: don Andrea Bellavite, 47 anni, da ieri ex direttore del settimane diocesano Voce isontina (si è dimesso proprio in occasione delle elezioni). Il suo nome era già venuto alla ribalta in passato per una serie di contrasti con il vescovo di Gorizia per alcune dichiarazioni sull’amore omosessuale e per le sue posizioni da No Global, contro le bombe atomiche alla base Usaf di Aviano e contro il Cpt di Gradisca d’Isonzo. Ora don Bellavite si è deciso a fare il salto definitivo: è pronto a lasciare la tonaca e a “mettersi a disposizione” dell’Unione come candidato sindaco, “a patto però che tutti i partiti e i movimenti ritrovino l’unità sulla mia persona”. A frenarlo non saranno quelli della sinistra radicale (che anzi lo hanno proposto, insieme all’Italia dei Valori, ad alcuni gruppi vicini alla Margherita, alla sinistra Ds e a una vasta area del mondo cattolico), ma il diritto canonico: “Un prete non si può candidare a sindaco” spiega monsignor Velasio De Paolis, segretario del Tribunale della segnatura apostolica “il codice di diritto canonico lo vieta perché le cariche pubbliche non sono convenienti per i chierici e per chi abbia ricevuto un ordine sacro”. E ancora: “Il parroco è chiamato al servizio di tutta la comunità, non solo di una parte di essa, né tanto meno a incarichi di tipo partitico”. Don Bellavite però non arretra di un passo, neanche di fronte alla prospettiva che il vescovo potrebbe sanzionarlo: “Dovrei chiedere una dispensa. Essere ridotto allo stato laicale per il mio nuovo servizio. Sarebbe un modo nuovo e diverso di servire la mia gente”. Insomma don Bellavite cambierebbe soltanto il pulpito da cui far sentire la propria voce.
Voce indipendente e decisa anche quella di Laurella Arietti, transessuale, 60 anni e un sogno preciso: emulare le gesta politiche dell’onorevole Vladimir Luxuria. Cominciando dalla poltrona di sindaco di Verona, per la quale ha deciso di candidarsi. Centrato il nome della lista civica “Verona. Cambiare si può”, messa in piedi da questa ex operaia metalmeccanica e responsabile del Transgender Pink dell’omonimo circolo scaligero e presentata alla stampa insieme al proprio staff di una trentina di candidati. Le intenzioni del candidato transgender sono chiare: inserirsi nella gara cittadina con “Un lavoro dedicato ai diritti di tutti i cittadini perché pensiamo di avere un approccio più sensibile ai problemi. Partendo dalle nostre esperienze di precari, operai, sindacalisti vogliamo creare una città aperta a tutte le identità, rispettosa degli stranieri, una città senza barriere, né confini retta da un’economia ecosolidale e rispettosa dell’ambiente”. E non è detto che non ci riesca: mentre nella città dell’amore eterno e contrastato è in atto un vero braccio di ferro tra le due famiglie del Polo (tra il centrista Alfredo Meocci e il leghista Flavio Tosi), la candidatura di Arietti potrebbe rosicchiare consensi al centrosinistra, che ripresenta il sindaco uscente Paolo Zanotto.

Amministrative 2007: dodici milioni al voto. Ecco i principali duelli

Elezioni amministrative - Le schede elettorali
Primo turno al 27 e 28 maggio (con eccezione della Sicilia, dove le urne si aprono il 13 e 14 maggio, e della Valle d’Aosta, dove si vota il 20 maggio), eventuali ballottaggi il 10-11 giugno: queste le date delle elezioni amministrative fissate dal governo.
Sono chiamati al voto circa 12 milioni di cittadini, per il rinnovo di 958 consigli comunali, di cui 29 capoluoghi di provincia, e 8 amministrazioni provinciali (qui l’elenco completo dei comuni e quello delle province).
Tra i principali consigli comunali spiccano: Palermo, Como, Cuneo, Genova, Lecce, Agrigento, Lucca, Matera Gorizia, Piacenza, Parma, Verona, Reggio Calabria, Cuneo, La Spezia, Civitavecchia, Taranto. Tra le province: Vicenza, Ragusa, La Spezia, Varese, Ancona.

In ballo però non c’è soltanto il destino di otto province e oltre mille comuni d’Italia. In gioco nelle amministrative di maggio c’è molto di più. Già, perché fatta salva la caratura specifica di una consultazione che per ovvie ragioni risente di dinamiche locali, il responso che uscirà dal voto di dodici milioni e mezzo di elettori in tutto il Paese non potrà non fornire importanti segnali sulle dinamiche che occupano l’agenda politica nazionale.
In passato si era sempre detto che andare a votare con il sole a picco e il richiamo del mare, favorendo l’astensione, costituiva un vantaggio per la sinistra i cui elettori sono più disposti alla mobilitazione. Potrebbe essere vero anche in questo momento, benché secondo gli analisti l’elettorato dell’Unione è deluso da alcune mosse del governo Prodi e titubante sul futuro del Pd.
Il panorama, dopo la chiusura dei termini di presentazione dei candidati e delle liste che li appoggiano, appare molto frastagliato: in alcuni centri vi sono cinque, dieci, quindici aspiranti a sindaco e un profluvio di listoni e listini (23 solo a Civitavecchia) dai nomi più fantasiosi e dalle più “sorprendenti” alleanze. Tutto ciò per effetto combinato del sistema elettorale e dalla sempre variegata politica locale.
Un voto, dunque, che in teoria ha una valenza politica parziale in prospettiva nazionale, anche se in pratica sarà difficile valutare gli esiti delle grandi sfide tra centrodestra e centrosinistra nei grandi centri e nelle grandi province.
Avvincenti e aperte le sfide di Palermo, Gorizia, Genova, Verona, Lucca, Lecce, Reggio Calabria, Parma e Piacenza. Nel capoluogo siciliano, il candidato dell’Unione Leoluca Orlando, già sindaco negli Anni 80 e all’inizio dei 90, è in vantaggio nelle intenzioni di voto, ma le liste collegate al suo avversario, l’attuale sindaco forzista Diego Cammarata, hanno un vantaggio di 12 punti. Poche “chances” di strappare Genova alla trentennale guida di centrosinistra avrebbe invece Enrico Musso, giovane e brillante docente universitario che dovrà faticare contro Marta Vincenzi, la candidata dell’Unione uscita dalla primarie, nonostante le critiche della sinistra estrema. Partita aperta anche a Verona, dove il centrosinistra riconferma l’uscente Paolo Zanotto, ma la Cdl è riuscita a ricompattarsi sul leghista Flavio Tosi, convincendo l’Udc Alfredo Meocci ad accontentarsi della poltrona di vicesindaco. A Verona, tra gli 11 aspiranti sindaco, ci sono anche l’attore Fabio Testi e il trans Lodovico «Laurella» Arietti. Incomprensioni passate e nodi presenti, oltre all’impossibilità di ricandidare per la terza volta sindaci di successo, rischiano di mettere in discussione il successo della Cdl a Lucca, a Lecce (dove il giovane Paolo Perrone, vicesindaco forzista, non ha un nome così spendibile come il suo predecessore, l’onorevole di An Adriana Poli Bortone). La Cdl non dovrebbe avere difficoltà a tenere Reggio Calabria, dove l’attuale sindaco Giuseppe Scopelliti parte da favorito malgrado la novità dello sfidante Eduardo Lamberti Castronuovo, imprenditore fuori dalla logica dei partiti, uscito dalle primarie. Bella partita anche a Parma, dove il risultato sarebbe scontato su Pietro Vignali  (Elvio Ubaldi, Udc,  non può essere rieletto sindaco, avendo già svolto due mandati), se il centrodestra non si fosse spaccato, riaprendo così i giochi a favore del candidato del centrosinistra Alfredo Peri.

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