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Il “Taglialeggi” Calderoli ora sforbicia 50mila poltrone

Roberto Calderoli è raggiante

Semplificare l’assetto istituzionale e, tagliando enti e poltrone, risparmiare. Passato presoché sotto silenzio, il primo colpo di scure alla pubblica amministrazione in stile Bisanzio lo ha assestato il Consiglio dei ministri di giovedì 19. Con il via libera al codice delle Autonomie, preparato dal ministro per la Semplificazione (alias “Minsitro Taglialeggi”) Roberto Calderoli, si falciano 50mila poltrone e si risparmiano un bel po’ di quattrini: “diversi miliardi”, gongolava il ministro leghista. Il provvedimento taglia-burocrazia, che ora dovrà affrontare l’iter parlamentare, stabilisce chi fa cosa nei diversi livelli di governo ma soprattutto razionalizza le autonomie locali. Continua

Partito del Sud. I fondi, le cariche e i dubbi della Rete: la solita corsa alle poltrone?

Silvio Berlusconi e Raffaele Lombardo

Il dubbio deve essere venuto a molti, e non solo a quelli della Lega Nord: ma questo fantomatico partito del Sud che i “meridionalisti” della maggioranza (Mpa ed esponenti del Pdl) vorrebbero creare (anche a scapito di provocare fibrillazioni nel centrodestra), non sarà mica il solito ricatto di quelli della casta timorosi di perdere i privilegi posseduti?

A metter la cosa in chiaro dal punto di vista politico è stato, oggi, anche il viceministro delle infrastrutture Roberto Castelli, che proprio del Consiglio Federale del Carroccio fa parte: “Se significa una Lega del Sud che vuole più autonomia e federalismo e non più sprechi ben venga, ma se deve nascere il Partito del Sud per l’antico meridionalismo piagnone allora non ci siamo proprio”. Ma sono giorni che il pensiero serpeggia fra i politici della maggioranza. E anche in Rete, da tempo, l’elettorato ha i suoi dubbi sull’iniziativa di Gianfranco Micciché e Raffaele Lombardo, leader dell’Mpa.

Problemi reali, soluzioni irreali?

Quali carenze, e di quale peso, gravino sul meridione è argomento noto, dibattuto e da tutti accettato anche sul Web: mancanza di servizi al cittadino, scarsa qualità di quelli esistenti, clientelismo spiccato, criminalità organizzata troppo radicata nel tessuto sociale.
A esser meno chiare sono le possibili soluzioni da adottare per colmare un divario, con il  Nord, che sembra destinato a crescere, così si lamentano i “frondisti” della maggioranza, anche a causa della marcata attenzione del Governo nei confronti del settentrione (su spinta della Lega).
Un partito del Sud potrebbe aiutare, riequilibrando la spinta localistica del partito di Bossi? O c’è il rischio di un movimento interessato solo ad aumentare i fondi destinati al Mezzogiorno. Dando nuova linfa alla cattiva gestione economica e politica che ha vessato negli anni molte delle Regioni meridionali?

Roberto Penna, di Conservatori liberali, lo spiega chiaramente: “Un’opera di contenimento della Lega potrebbe essere salutare, a patto però che Lombardo, Miccichè ed altri che eventualmente si aggiungeranno, non si facciano promotori di un Sud vittimista che chiede assistenza statale senza spiegarne bene le ragioni, magari nella peggiore tradizione democristiana e attraverso l’abbraccio con amministratori falliti e bolliti come Bassolino”.

Gli scopi di Micciché

Dal canto suo, in effetti, Gianfranco Micciché sembrerebbe confermare proprio la tesi economico-centrica. Sul suo blog personale Micciché se la prende infatti con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e il suo decreto anticrisi all’interno del quale non è presente “neppure una riga per il Mezzogiorno, hanno perfino cancellato quel poco che c’era sul Ponte”.
E un’altra conferma viene anche dalla risposta del movimento meridionale alla contromossa del premier Silvio Berlusconi, che stufo di leggere consigli, avvertimenti e ultimatum, conferma un “piano Marshall” per il rilancio del Mezzogiorno: sblocco del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS) riservate al Mezzogiorno e lavoro di concerto con i ministri delle Infrastrutture, dello Sviluppo, dell’Economia, dell’Ambiente e delle Regioni.

Promessa subito riportata dal già citato sito di Micciché, oltre che ben accolta dal Movimento per le autonomie di Lombardo, soddisfatto dalla scesa in campo di Berlusconi: “Che il presidente del Consiglio dica ‘ci penso io al Sud’ mi sembra una cosa molto buona”, dice il governatore siciliano. “E se il tema è finalmente entrato nell’agenda di governo è merito nostro”. “Noi rivendichiamo senza tema di smentita” aggiunge il numero uno del Movimento per le autonomie “di avere avviato un dibattito che campeggia su tutti i giornali e che adesso finalmente sta entrando nelle teste delle persone, soprattutto degli stessi meridionali che ci credono poco perchè sono disillusi. L’importante adesso è andare avanti con quanti ci credono ma non in maniera strumentale, perchè la politica è venire incontro alle esigenze reali delle persone”.
In ogni caso l’Mpa non abbassa la guardia e non intende sminuire il problema: “Le popolazioni del sud sono stanche”, commenta Arturo Iannaccone, parlamentare Mpa, “c’è un clima sociale ormai prossimo a fenomeni di ribellione e dobbiamo intervenire soprattutto per dare una nuova speranza ai giovani meridionali”. Secondo Iannaccone, “la diffusa avversione al progetto del Partito del Sud che emerge in queste ore, dimostra che si tratta di un’iniziativa politica che fa paura proprio perché scaturisce da un sentimento diffuso tra le popolazioni meridionali. Di questo ne dovrebbero tener conto esponenti politici che, in quanto espressione di un potere oligarchico, hanno una scarsa conoscenza del territorio”.

La questione però è tutt’altro che chiusa, quindi, e la creazione di un partito del Sud resta così sul tavolo dell’attualità politica.

Le opinioni della Rete

La mela non cade lontana dall’albero

“In effetti è da qualche giorno che leggo di partito del Sud con annessa foto di Miccichè, mentre so che anche Lombardo in Sicilia preme verso la costutizione di questo nuovo soggetto politico, ma cui prodest? [...] Se penso ai politici che abbiamo al Sud, prenderei a testate il muro: [...] da noi si mette in politica chi è un fallito della vita e cerca di fare soldi facili, di destra o di sinistra che sia.”

Riflessi di tana » Ma a cosa serve un “partito del Sud”?

Lotta fratricida?

“Si avanza ora su più fronti, coadiuvato dagli scontenti Micciché, Poli Bortone e chi altri. Un pericolo concreto per il PDL che potrebbe provocare un’emorragia di voti proprio nelle regioni in cui è sempre stato forte ed esporlo a ricatti vessatori. Insomma, siamo alle solite: il meridione contro il settentrione, piaga mai sanata di quest’Italia fratturata, nella cultura, nelle forme economiche, nelle usanze politiche.”

Il neoaristocratico » Lombardo vs. Lombardi

Sindrome di Stoccolma

“Nel frattempo, assistiamo con crescente inquietudine alla deriva del Mezzogiorno, che dovrebbe essere “salvato” da quegli stessi notabili-termiti che da lustri lo stanno spingendo verso l’inferno. “

Phastidio » Disfacimento federale

Referendum, Segni col “batti quorum”: sì per dire addio all’inciucio

Mariotto Segni

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. E Mariotto Segni anche nel 2009 ci riprova ancora. A fare che? A istituzionalizzare il sistema “maggioritario” in Italia: chi vince governa, chi perde sta all’opposizione. Semplice. Due i partiti in gioco, all’americana. Addio all’arte dell’inciucio, insomma, tanto cara alla politica italiana e alle coalizioni che si formano sotto elezioni per posi sfaldarsi una volta giunti in Parlamento. Ma tra il dire e il fare, ci sono di mezzo i partiti. E le poltrone, soprattutto. Se vincerà il “sì” al referendum abrogativo di domenica 21 e lunedì 22, il nostro paese somiglierà sempre di più agli Stati Uniti. Staremo a vedere.
Professor Segni, sin dal 1991 ha sempre sostenuto il sistema maggioritario. E ora, 18 anni dopo, vuole “picconare” il Porcellum, una legge nata male - Calderoli che l’ha scritta, l’ha definita pubblicamente “una porcata” -, ma che è riuscita lo stesso a garantire alle ultime elezioni una maggioranza solida in grado di governare il Paese. Testardaggine sarda o un referendum davvero importante per l’Italia?
Ricordo che la legge Calderoli non ha garantito una maggioranza solida, che è dovuta solamente ai grandi numeri ottenuti dal Pdl, perché nel 2006 ha portato in Parlamento ben tredici partiti. Il Porcellum, insomma, spinge alla frammentazione e aumenta la rissosità nella coalizione, come ha dimostrato il continuo braccio di ferro degli ultimi mesi tra la Lega e Berlusconi.
Dal 2006 a oggi il quadro si è semplificato: ormai abbiamo due pesi massimi che contano, il Pdl e il Pd, e tre pesi medi: la Lega, l’Udc e l’Idv. C’è proprio bisogno del referendum?
Certo, abbiamo bisogno di una maggiore governabilità e stabilità, eliminando gli attriti e i ricatti all’interno delle coalizioni, come quelli recenti di questo Governo sulle ronde o su Guantanamo. La nuova legge non toglierà, per esempio, alla Lega la possibilità di presentarsi all’interno di una coalizione con altri partiti: potrà farlo, ma sotto l’insegna di un solo simbolo della coalizione, di un solo programma e di una sola lista comune. Insomma, non ci saranno più i miei e i tuoi elettori, cui rendere conto, come ha ricordato Maroni di recente a proposito delle ronde.
Lei sostiene che il referendum rafforzi, appunto, il bipartitismo. Com’è poi che non ha scelto né di entrare nel Pdl né nel Pd?
Sono fuori dalla politica dei partiti da alcuni anni e non ho intenzione di rientrarci. Sono scelte personali. Ho scelto di continuare a fare politica attraverso la promozione del referendum.
Insomma, le piace il bipolarismo, ma non i due principali contenitori dell’elettorato italiano, ossia il Pdl e il Pd?
Ci sarebbero tante cose da dire sia dell’uno sia dell’altro. Tuttavia è un fatto positivo per l’Italia che si siano formati due grandi formazioni, una di centrodestra e una di centrosinistra. E questo trova conferma, per esempio, nell’ultimo appello, lanciato da Piero Sansonetti alla sinistra radicale, a entrare tutti nel Pd.
Eppure c’è chi sostiene, come l’onorevole Casini, che “il bipartitismo è fallito e favorisce i populismi”. È d’accordo?
Casini sostiene, e lo fa coerentemente da molti anni, l’esatto opposto di quello che sostengo io. Ma si sbaglia.
L’Italia verso il bipolarismo, ma alle europee hanno vinto la Lega e l’Idv. Come mai?
È normale che accada quando vi sono tanti partiti in gara alle elezioni. Tuttavia in Italia il bipartitismo ha retto meglio che in altri grandi paesi, con minori perdite dei consensi dei grandi partiti.
Ci sarà dopo il referendum una rottura tra Fini, che andrà a votare al referendum e voterà sì, e il nuovo asse Lega – Berlusconi, che non ci andranno?
Se non passa il sì, credo che i prossimi mesi saranno molto duri per la tenuta interna sia del Pdl sia del Pd. Una vittoria, invece, li rafforzerebbe.
Un partito che prende il 20% dei voti, ma risulta lo stesso il primo in Italia, conquisterà il 55% dei seggi in parlamento, se passa il sì. Non è antidemocratico?
No, è il principio secondo il quale, chi ha la maggioranza, ha il pieno diritto di governare, mentre chi perde sta all’opposizione. Avviene così in Gran Bretagna, che non è di certo una democrazia in pericolo.
Tanti referendum dagli anni novanta a oggi (eecone qui un elenco), molti dei quali non hanno raggiunto il quorum. Non pensa che agli italiani forse non interessino più?
Gli italiani vivono un periodo di rassegnazione. Il nostro vero nemico non è il fronte del “no” al referendum, tantomeno la Lega che ha fatto di tutto per farlo saltare, ma è la profonda sfiducia che domina gli italiani.
Ma i referendum costano…
Vero e noi avevamo proposto di votare in occasione delle elezioni europee, risparmiando 400 milioni di euro. La Lega ha fatto saltare tutto.
Se fallirà anche questo referendum, ha intenzione di promuoverne altri in futuro per introdurre il maggioritario in Italia, o deporrà le armi una volta per tutte?
Io ci credo sul serio a questo referendum e continuerò a battermi. Non mi rassegno.

Guarigioni e poltrone. A Lourdes, nomina contestata

Ammalato a Lourdes

È bufera sulla nomina del primo italiano alla guida del prestigioso Bureau medical del santuario di Lourdes: l’équipe di medici di tutto il mondo chiamati a validare miracoli e guarigioni attribuiti alla Madonna. A occupare quel posto, per decisione del vescovo di Lourdes, Jacques Perrier, dal 1° aprile sarà l’attuale presidente della Provincia di Caserta, Alessandro De Franciscis, ex Udeur ora Pd. Pediatra, specializzato a Harvard, figlio dell’ex presidente dell’Associazione medici cattolici e italiani, volontario dell’Unitalsi (Unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes), De Franciscis è stato chiamato in causa da un’intercettazione telefonica del 2005 dalla quale emergerebbero presunti rapporti con la camorra.
“Il capo dell’Ufficio medico del santuario di Lourdes deve essere al di sopra di ogni sospetto. Penso che il vescovo dovrebbe riflettere meglio su questa decisione” osserva, a titolo personale, Edoardo Caprino, portavoce dell’Oftal (Opera federativa trasporto ammalati Lourdes). Replica De Franciscis: “Non sono indagato e ho già chiarito spontaneamente la mia posizione con la magistratura. I miei legali stanno già ricorrendo in sede penale e civile contro chi ha cercato di infangare il mio nome”.

Ma il clamore della vicenda ha già raggiunto il Palazzo apostolico.

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Uno contro tutti, di Carlo Puca
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