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Venezia sta morendo. Caccia al Dna dei lagunari

L'acqua alta a Venezia

Il centro storico di Venezia sta morendo. La soglia dei 60.000 abitanti, ritenuta da molti come critica per l’equilibrio dell’insediamento lagunare, è stata sorpassata. Continua

Le donne lavorano più degli uomini: “E dov’è la notizia?”

Una donna al pc

Una donna al pc

“Interessante, ma… scontata. Dove sta la notizia? Ma a che è servita questa indagine? Per ricordare alle donne quello che sapevano già oppure per far capire agli uomini che si lamentano più di quanto non lavorino?“. Continua

Boom di immigrati: Italia oltre la soglia dei 60 milioni di residenti

Popolazione d'Italia

La popolazione residente in Italia ha superato la soglia dei 60 milioni. Lo riferisce l’Istat che oggi ha reso noto il bilancio demografico relativo a gennaio-novembre 2008. Nello scorso novembre, la popolazione italiana ammontava a 60.017.677. Dopo cinquant’anni dal raggiungimento dei 50 milioni di residenti (avvenuto nel 1959), il nostro paese supera così quella dei 60 milioni.
Dopo cinquant’anni dal raggiungimento dei 50 milioni di residenti (avvenuto nel 1959), il nostro paese supera così quella dei 60 milioni.
A far salire la popolazione residente in Italia sono gli immigrati. A novembre 2008, infatti, a fronte di un saldo negativo tra nati e morti di 103 persone - saldo negativo che nel corso del 2008 ha toccato il picco a febbraio quando i morti sono stati 8.848 in più dei vivi - sono cresciuti coloro che hanno ottenuto la cittadinanza italiana pari a 168.682, mentre i cancellati risultano 135.303 con un saldo positivo di 33.379. Sempre più numerose inoltre le donne rispetto agli uomini, avendo aspettative di vita più lunghe. A novembre erano 30.877.928 contro i 29.139.749 uomini.

Con riferimento al solo 2008, rispetto all’inizio dell’anno, si è registrato un incremento dello 0,7% (pari a +398.387 unità) che si è concentrato nelle regioni delle ripartizioni del Nord-est (+1,1%), del Centro (+1%) e del Nord-ovest (+0,8%).
Secondo l’Istat a questo risultato hanno contribuito, dal 1959 agli anni Ottanta, soprattutto la componente naturaledella crescita, e successivamente, con intensità crescente e in misura pressochè esclusiva, la componente migratoria.
In controtendenza rispetto al passato il numero delle nascite è aumentato soprattutto al Nord e al Centro, facendo registrare, invece, un calo nel Mezzogiorno.
L’aumento di nascite si concentra nelle ripartizioni del Centro (+6,0%), del Nord-ovest (+1,9%) e del Nord-est (+1,8%), mentre nelle Isole l’incremento è ridotto (+0,4%) e nelle regioni del Meridione si registra un decremento (-0,8%). Nello stesso periodo del 2008 il numero delle cancellazioni per morte risulta pari a 533.203, con un aumento di 11.522 unità (+2,2%) rispetto all’analogo periodo del 2007. Nel periodo gennaio-novembre 2008 i dati relativi al movimento migratorio con l’estero fanno registrare un saldopositivo (+420.236), di poco inferiore a quello degli stessi mesi dell’anno precedente (+455.998). Il tasso migratorio estero è risultato più elevato nell’Italia Nord-orientale e Centrale (9,8 per mille), e in quella Nord-occidentale (7,8 per mille), rispetto ad un tasso medio nazionale pari a 7,0 per mille, e contro un valore registrato nelle ripartizioni Meridionale e Insulare rispettivamente pari a 3,4 e 3,3 per mille.

Quanto al futuro, le previsioni dell’Istat su scenari considerati medi, confermano che il peso della presenza straniera nel nostro paese è destinato senza la quale la popolazione residente sarebbe destinata a ridursi. Fra poco più di 40 anni, per il 2051, la popolazione residente in Italia raggiungerà i 61 milioni 600 mila unità. Di questi, 10 milioni e 700 mila saranno stranieri.
“È il saldo naturale, negativo dall’inizio degli anni ‘90, tranne qualche eccezione” spiega la ricercatrice dell’Istat Angela Silvestrini “a pesare sulla popolazione italiana: poche nascite e aumento, per via dell’invecchiamento della popolazione, del numero dei decessi. A giocare un ruolo fondamentale a livello demografico sono gli stranieri. Senza quest’ultimi saremmo piano piano tornati indietro, saremmo tornati verso i 50 milioni”.
Per la ricercatrice, “la popolazione italiana continuerà a crescere ma solo per via degli stranieri che, fra l’altro, contribuiscono principalmente anche per le nascite. Nonostante questo contributo, il nostro saldo naturale è da anni vicino allo zero”.
Significativo, a proposito della crescita demogafica legata agli extracomunitari, è il boom in Italia dei locali di kebab: una pietanza di origine turca, ma ormai ben diffusa e radicata anche nella nostra gastronomia. È sempre più facile infatti vedere pizzerie al taglio che hanno sostituito l’ormai vecchio spiedo per i polli, con il classico girarrosto verticale del kebab. Nella sola Roma, la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) ha rilevato, tra il 2004 e il 2008, l’avvio o l’acquisizione di 705 pizzerie al taglio, delle quali 204 (pari al 30%) hanno un titolare straniero. E delle 204 aziende con titolare straniero oltre il 60% appartengono alle tradizioni alimentari riconducibili al kebab.

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Aosta: la città dove si vive meglio. Caltanissetta all’ultimo posto

il palzzo del comune

Per il 2008, vince Aosta: è la città dove si vive meglio in Italia.
Almeno stando alla classifica annuale sulla Qualità della vita realizzata dal Sole 24 Ore, che premia le piccole realtà cittadine come Trento, Belluno, Bolzano, declassa le metropoli (sia Roma sia Milano perdono quota) e boccia molte località del Meridione. Fanalino di coda risulta quest’anno Caltanissetta.
Ma a vincere in questa classifica sono soprattutto Nord e Centro Italia, che battono alla grande le città del Sud. Soltanto Oristano compare nella parte alta, al 19esimo posto. Per il resto a prevalere sono le località del Nord che occupano i primi posti in graduatoria. Dopo le tre “medaglie” Aosta, Belluno, Bolzano, tutte quante località montane, al quarto posto compare Trento, seguita da Sondrio, Trieste, Siena, Gorizia, Piacenza e Parma, che chiude la top ten.
L’indagine del Sole sulle province italiane prende in considerazione sei macro-aree (tenore di vita; affari e lavoro; servizi, ambiente e salute; ordine pubblico; popolazione; tempo libero). Per ogni macro-area sono individuati sei indicatori specifici (per un totale, quindi, di 36 indicatori), quali, ad esempio, il Pil pro capite, la disoccupazione; le infrastrutture; i reati denunciati; gli acquisti di libri; il numero di associazioni di volontariato rispetto alla popolazione.

Un paese spaccato in due
La prima città del Sud è intorno a metà classifica, dove troviamo, alla posizione numero 55, L’Aquila, a pari merito con Isernia e Como. Mentre la città “nordica” peggio piazzata è Alessandria, che si classifica 69esima.
Se passiamo invece alle gare “di settore”, il Sud ottiene solo due vittorie: Oristano è la provincia meno colpita dai reati, L’Aquila è la migliore sul fronte demografico. Milano è prima per tenore di vita, Cuneo per affari e lavoro, Trieste per servizi-ambiente-salute, Aosta per il tempo libero.
Quanto all’ultima classificata, Caltanissetta, perde sette posizioni rispetto a un anno fa. Aosta vince la sfida grazie agli ottimi risultati nel tempo libero, nel tenore di vita e nella popolazione. Mentre Caltanissetta è alle ultime posizioni soprattutto nel tempo libero, nella popolazione, negli affari e lavoro. Per non parlare dell’abisso che separa prima e ultima classificata per il Pil medio pro capite: 34mila euro ad Aosta, 16mila nella provincia siciliana. La disoccupazione è al 3,2% nella città del Nord e del 16% in quella meridionale, le rapine meno di 17 ogni 100mila abitanti nella provincia di montagna, oltre 48 nell’altra, le organizzazione di volontariato 1,24 ogni mille abitanti contro 0,34.

Le città che hanno più delle altre migliorato la loro qualità della vita risultano Oristano (+53 posizioni), Asti (+38), mentre le flessioni più marcate sono di Prato (50) e di Bergamo (40).
Milano scivola dal sesto al ventesimo posto, Roma dall’ottavo al 28esimo, mentre Napoli perde undici posizioni scivolando a quota 79, Torino 13 piazzandosi quest’anno al 66esimo posto della classifica.
Lo scorso anno, nella top ten figuravano Trento, Bolzano, Aosta, Belluno e Sondrio. Ad occupare le ultime dieci posizioni, tutte le città del sud: in ordine Bari (ex aequo con Caserta e Palermo), Vibo Valentia, Caltanissetta, Reggio Calabria, Taranto, Catanzaro, Catania, Foggia, Benevento ed, ultima, Agrigento.

Gli altri italiani sono 3,5 milioni. Aumento record di stranieri nel 2007

Fila di immigrat

Anno 2007: incremento record. Mai così tanti extracomunitari sono entrati nel nostro paese. Al 1 gennaio di quest’anno, secondo un’indagine annuale dell’Istat, i cittadini stranieri residenti in Italia sono 3.432.651 (corrispondente al 5,8% della popolazione complessiva) e, rispetto a un anno prima, sono aumentati di 493.729 unità (+16,8%).

Si tratta, sottolinea l’istituto di statistica, “dell’incremento più elevato mai registrato nel corso della storia dell’immigrazione nel nostro Paese, da imputare al forte aumento degli immigrati”. Circa 457mila residenti con cittadinanza straniera - secondo lo studio - sono nati in Italia, 64.049 solo nel 2007. Costituiscono il 13,3% del totale dei residenti e rappresentano un segmento di popolazione in costante crescita: al censimento del 2001 erano circa 160mila. E sono una “seconda generazione”, perché non sono immigrati; la cittadinanza straniera, infatti, è dovuta unicamente al fatto di essere figli di immigrati.

Un andamento in salita ma del tutto in linea con i grandi paesi europei come Francia e Regno Unito. L’incremento registrato in Italia è analogo a quello spagnolo anche se in questo paese gli stranieri sono l’11,3%. Con questi numeri in crescendo, i dati dell’Istat confermano anche l’aumento della popolazione italiana (da 59.131.287 a 59.619.290), proprio grazie alla presenza di stranieri: il saldo naturale della popolazione straniera (+60.379) compensa quasi per intero il saldo naturale negativo di quella italiana (-67.247). I nati da genitori stranieri sono stati 64.049 nel 2007 (+10,9%), pari all’11,4% del totale dei nati. Gli immigrati sono più presenti al Nord; in queste regioni risiede il 62,5%, al centro il 25%, mentre al sud il 12,5%.

Nel 2007, sono aumentati gli stranieri diventati italiani attraverso l’acquisizione della cittadinanza. Si stima (dati del ministero dell’interno) che siano stati 261 mila (la maggior parte avviene a seguito di matrimoni). Un numero importante - osserva l’Istat - visto che, ad esempio, in Francia nei soli anni 2005 e 2006 sono state concesse complessivamente 303 mila cittadinanze.
In cima alla lista delle comunità più popolose svettano i romeni. In un solo anno (2006-2007), i romeni in Italia sono passati da 342.200 unità a 625.278 (+82,7%), scalzando così il primato dell’Albania (da 375.947 a 401.949) che al momento si colloca al secondo posto. È la novità che sottolinea l’Istat nel rapporto sulla presenza di stranieri residenti in Italia riferita al 2007.
Al terzo posto, c’è il Marocco con 365.908 unità (erano 343.228). I primi cinque paesi della graduatoria, Romania, Albania, Marocco, Cina e Ucraina, rappresentano circa la metà di tutti gli immigrati residenti, con 1.682.000 unità, pari al 49% del totale.

Il VIDEO servizio

L’Italia sfiora i 60 milioni di abitanti, grazie all’immigrazione

Folla
C’è qualcosa in Italia che torna a crescere, anche se a ritmo contenuto: la popolazione. Sempre più vicina quota 60 milioni, ma l’incremento demografico è dovuto quasi esclusivamente all’immigrazione. Lo dicono i dati Istat sul bilancio demografico nazionale. Al 31 dicembre 2007 il numero dei residenti era pari a 59 milioni 619.290 di persone, mentre alla stessa data del 2006 ammontava a 59 milioni 131.287.
Nel corso del 2007 si è registrato un incremento della popolazione residente di 488.003 unità, pari allo 0,8 per cento, dovuto completamente alle migrazioni dall’estero. Senza le quali il saldo nascite/decessi sarebbe stato in negativo di 6mila unità. Di conseguenza, è cresciuto anche in proporzione il rapporto tra stranieri e italiani che è stato, nel 2007, di 5,8 immigrati ogni 100 abitanti. Nel 2006 il dato era di uno straniero ogni venti residenti, il 5 per cneto. L’incidenza della popolazione straniera si dimostra più elevata in tutto il centro-nord (rispettivamente 8,1 per cneto e 7,8 per cneto nel nord-est e nel nord-ovest e 7,3 per cneto nel centro), mentre al sud la quota di stranieri residenti scende al 2,1 per cneto.
Secondo le tabelle di previsione demografica dell’Istituto di statistica, la quota dei 60 milioni di abitanti sarà raggiunta l’anno prossimo. Ma bisogna considerare che le tabelle non considerano i clandestini, sui quali non ci sono cifre certe.

Italia anno 2051? Per l’Istat: anziana e con 10 milioni di immigrati

Il reparto di ostetricia

Tanti, ma anziani e con pochi figli. In compenso gli stranieri residenti in Italia aumenteranno. Nel 2051 gli italiani potranno arrivare a essere 67 milioni, contro i 59 milioni di adesso, con 22 milioni di over 65 e sempre meno bambini e ragazzi under 14. Gli immigrati residenti potrebbero arrivare tranquillamente oltre quota 10 milioni.
È lo scenario proposto dall’Istat nelle sue previsioni demografiche dal 2007 al 2051, con l’analisi dell’evoluzione futura del Paese nel breve, medio e lungo termine. Pur tuttavia, sottolinea l’Istat: “I dati di lungo termine vanno trattati con estrema cautela. Le previsioni demografiche divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo nelle piccole realtà geografiche”.
La cautela è d’obbligo, quindi, anche perchè l’Istat ha elaborato tre diversi scenari (alto, centrale e basso) in cui i dati variano sensibilmente.
Popolazione totale: La popolazione, infatti, potrà crescere nel 2051 fino a 61,6 milioni (previsione media), arrivare al record di 67,3 mln o scendere addirittura a 55,6 mln facendo registrare una perdita di 3,5 mln di residenti rispetto al 2007.
Nascite e decessi: Tanto le previsioni delle nascite quanto quelle dei decessi sono soggette a una grande incertezza. La previsione secondo lo scenario centrale non lascia alcuna possibilità all’idea di un ricambio positivo delle generazioni per via della sola dinamica naturale. Il saldo naturale, infatti, si presenta negativo già dal 2008 (-5 mila), per poi dilatarsi ulteriormente negli anni successivi. Il saldo naturale oltrepassa, infatti, il valore delle 100 mila unità in meno nel 2018, quello delle 200 mila unità in meno nel 2039, quello delle 300 mila nel 2050.
Anziani e giovani: Tra le diverse ipotesi possono essere colte al più delle sfumature, ma non delle sostanziali differenze riguardo alla crescita della popolazione anziana e al relativo impoverimento della popolazione in età da lavoro. Ad esempio, l’età media della popolazione passa dagli attuali 42,8 anni a 49,2 anni nel 2051 secondo lo scenario centrale, a 48,9 anni secondo lo scenario alto, infine a 49,6 anni in quello basso. Tendenze e livelli finali analoghi, la cui interpretazione non muta l’aspetto centrale della questione demografica presente e futura, in qualunque modo si voglia inquadrarlo.
Stranieri: Nello scenario centrale l’ammontare di stranieri risultante entro il 2051 è di 10,7 milioni (+1,3% l’anno sul 2031), cosicchè il saldo finale rispetto al 2007 è attivo nella misura di 7,8 milioni di residenti in più. Nello scenario alto gli stranieri ammontano a 12,4 milioni (+1,6% l’anno sul 2031) contro i 9 milioni dello scenario basso (+1% l’anno).

Il VIDEO servizio:

Istat: in Italia in aumento i residenti, ma immigrati

Immigrati in fila per il rinnovo del permesso di soggiorno
Tornano piene le culle d’Italia. Sono più di 500 mila i bambini nati nel 2006 (il 10,3% stranieri), quasi 6.000 in più rispetto al 2005: è l’aumento maggiore degli ultimi 12 anni.
Il Bilancio demografico nazionale 2006 dell’Istat registra comunque una crescita zero. Anche con le nuove nascite e con la prolificità degli immigrati non si riesce a raggiungere un saldo positivo. Infatti, dalla differenza tra i bambini nati (560.010) e i morti (557.892), risultano esserci poco più di 2.000 italiani “nuovi”.
L’incremento delle nascite varia a seconda dell’area geografica. Se infatti nelle regioni del Centro si registra un +2,6%, nel Nord-Ovest del 2,5% e nel Nord-Est dell’1,8%, nelle regioni meridionali e nelle isole si conferma la tendenza al decremento, con un -0,9% al Sud e -1,3% sulle isole. Si è pertanto registrato un incremento della popolazione residente di 379576 unità,dovuto quasi completamente alle migrazioni dall’estero e alle rettifiche post-censuarie.
In 12 anni, evidenzia il rapporto, la percentuale di bambini stranieri nati in Italia è passata dal 1,7% (poco più di 9 mila nel 1995) al 10,3% nel 2006 con quasi 58 mila nascite. Sono le aree del Nord del Paese a far registrare il maggior numero di bimbi stranieri. Sia nel Nord-Est che nel Nord-Ovest i figli di immigrati sono il 16%. Ma questa tendenza si attenua a mano a mano che si scende verso il Sud: nelle regioni centrali ci sono 12 stranieri ogni 100 nati, nel Mezzogiorno solo 2 ogni 100.
Complessivamente, infatti, la variazione di popolazione è stata determinata dalla somma delle seguenti voci di bilancio: il saldo del movimento naturale pari a +2.118 unità, il saldo del movimento migratorio con l’estero pari a +222.410, un incremento dovuto alle rettifiche post-censuarie e al saldo interno pari a +155.048 unità.
Come già da diversi anni, l’incremento demografico del nostro Paese - spiega l’Istat - è garantito da un saldo migratorio con l’estero positivo. Nel corso del 2006 sono state iscritte all’anagrafe come provenienti dall’estero 297.640 persone, mentre ammontano a 75.230 le cancellazioni di persone residenti in Italia trasferitesi all’estero. Tra gli iscritti, gli italiani che rientrano dopo un periodo di permanenza all’estero rappresentano poco più del 14 per cento. La larga maggioranza è costituita da cittadini stranieri, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro (oltre il 90 per cento), mentre la quota di stranieri è meno significativa nelle regioni del Mezzogiorno. Il saldo relativo ai cittadini stranieri, pur consistente, è tuttavia inferiore di circa 30 mila unità a quello dell’anno precedente.
Nel corso del 2006 i trasferimenti di residenza interni hanno coinvolto circa 1 milione e mezzo di persone e, secondo un modello migratorio ormai consolidato, sono caratterizzati da uno spostamento di popolazione dalle regioni del Mezzogiorno (eccettuato l’Abruzzo) a quelle del Nord e del Centro. Il tasso migratorio interno oscilla tra il -4,4 per mille della Campania e il 4,6 per mille dell’Emilia-Romagna.
La migratorietà interna è dovuta anche agli stranieri residenti nel nostro Paese, che seguono una direttrice simile a quella delle migrazioni degli italiani, ma presentano una maggior propensione alla mobilità. Infatti, i cittadini stranieri, pur rappresentando il 5,0 per cento della popolazione, contribuiscono al movimento interno per circa il 15 per cento.

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