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Guerra sul simbolo PdL. Bondi: “Dai finiani liti da condiminio”

Silvio Berlusconi, alle spalle il sibolo conteso del PdL

Silvio Berlusconi, alle spalle il sibolo conteso del PdL

Italo Bocchino lancia un avvertimento a Silvio Berlusconi: nome e simbolo del Popolo delle Libertà sono «in comproprietà con Fini e non potrà utilizzarli» alle prossime elezioni. Di più: dal 17 maggio scorso anche la dicitura «il vero centrodestra» è stato registrata dai finiani «all’ufficio marchi e brevetti di Roma». «Una ragione in più - ha aggiunto Bocchino - che prova che il suo non sarà il vero centrodestra italiano». Riferimento tutt’altro che criptico alle parole che Berlusconi ha usato a Lisbona, per definire il nome del nuovo partito berlusconiano che dovrebbe nascere sulle ceneri della deflagrazione dell’alleanza che ha vinto le elezioni nel 2008. Continua

Jole Santelli (PdL): “Ma Fini parla da presidente della Camera o da capopartito?”

Jole Santelli, PdL, stringe la mano a Silvio Berlusconi. Alla sua destra, Gianfranco Fini

Jole Santelli, PdL, stringe la mano a Silvio Berlusconi. Alla sua destra, Gianfranco Fini

“Quando Casini e Bertinotti furono eletti presidenti della Camera, rinunciarono al loro ruolo di capo di partito, Gianfranco Fini no. Quindi, non è ben chiaro in che ruolo si sia presentato da Napolitano”.

E’ quanto sostiene il vicepresidente del Pdl alla Camera Jole Santelli, raggiunta da Panorama.it nelle stesse ore in cui Giorgio Napolitano riceve al Quirinale i presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani all’indomani dell’uscita dal governo dei finiani Andrea Ronchi, Adolfo Urso, Antonio Buonfiglio e Roberto Menia. Continua

Elezioni, la Cassazione sul caso Pizza decide solo il Parlamento

Il segretario della Dc, Giuseppe Pizza | Ansa
Anche l’ultimo rischio di rinvio delle elezioni politiche e amministrative dovuto alla Dc di Giuseppe Pizza è definitivamente caduto. Il Consiglio di Stato ha dichiarato estinta l’ordinanza con la quale la Dc era stata riammessa alle elezioni dopo che Pizza ha formalizzato la rinuncia al ricorso. Sui ricorsi in materia elettorale, anche quelli relativi alle procedure pre-elettorali, l’unico organo competente a decidere sono le Giunte delle elezioni di Camera e Senato. La giustizia amministrativa non ha alcuna giurisdizione in materia. Lo hanno deciso le sezioni unite civili della Suprema Corte esaminando il ricorso dell’Avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale il Consiglio di Stato, lo scorso 2 aprile, aveva riammesso alle elezioni la Dc di Giuseppe Pizza.
Con una nota firmata dal primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, le sezioni unite di Piazza Cavour affermano che, “a conferma della propria precedente giurisprudenza” si dichiara “il difetto assoluto di giurisdizione, spettando il giudizio esclusivamente alle Giunte delle elezioni di Camera e Senato, così come già avvenuto in passato”. “La Corte” prosegue la nota, riferita non solo alla questione della Dc di Pizza ma anche ai ricorsi della Sinistra Arcobaleno e delle altre liste “ha tenuto conto delle decisioni della Corte Costituzionale e degli orientamenti di recente manifestati dai predetti organi che potrebbero non essere condivisi dalle nuove Giunte”. “In mancanza di una legislazione specifica sul punto, le sezioni unite - conclude la nota -, per l’affidamento che il cittadino pone sull’alta funzione di garanzia dei diritti fondamentali espressi dalla Corte, come interprete del diritto vivente, hanno ritenuto di dover ribadire le precedenti posizioni”.

La ritirata di Pizza: rinuncia alle elezioni. E pure ai ricorsi

Il segretario nazionale della Democrazia Cristiana, Giuseppe Pizza, in un'immagine d'archivio | Ansa
È dal 1992 che non c’è più lo scudo crociato sulle cartelle elettorali. Non ci sarà nemmeno alle prossime elezioni. “Costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-Dc dalla prossima competizione elettorale, riservando ogni tutela dei relativi diritti nelle sedi competenti, salvo che quella di contestare la validità delle elezioni”, Giuseppe Pizza, segretario della Dc, ha infatti annunciato, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Marini, con Sandro Bondi e Maurizio Gasparri, la rinuncia a partecipare alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Ai giornalisti, il segretario ha illustrato il contenuto di una lettera che ha inviato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Consiglio Romano Prodi e al ministro dell’Interno Giuliano Amato.
Nei confronti del quale Pizza lancia le maggiori critiche, e per l’esclusione del simbolo del suo partito, e per il ricorso giurisdizionale da lui promosso dopo la decisione del Consiglio di Stato di riammettere la Dc. “Tali iniziative rivelano un intento politico nelle decisioni assunte dagli Organi preposti che avrebbero dovuto rispettare le procedure elettorali; queste invece, dopo aver operato scelte dimostratesi errate, hanno persistito nell’intento, facendo trovare il Paese di fronte all’incresciosa realtà secondo cui al legittimo riconoscimento del diritto della Dc,a prescindere dalla buona volontà di questa, non avrebbe potuto che corrispondere un rinvio delle elezioni”.
Il simbolo della “sua” Dc - in coalizione al Senato con Pdl, Lega ed Mpa - non era stato ammesso dal Viminale perché troppo simile a quello dell’Udc, ma il Consiglio di Stato ha poi bocciato questa decisione, riammettendo la Dc alla competizione e causando un mezzo pasticcio istituzionale. Il ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la decisione del Consiglio di stato era stata prevista per l’8 aprile.
Sandro Bondi ha definito “incredibili” le affermazioni di Amato con le quali ipotizzava il rinvio delle elezioni, fatte “senza quella prudenza tipica di chi ricopre il ruolo di ministro dell’Interno”. Al titolare del Viminale il coordinatore di Forza Italia attribuisce “un pressappochismo allarmante”, e “un comportamento non limpido, non trasparente sul piano politico e formale”. Tutto ciò “ha avvantaggiato il Pd e svantaggiato il Pdl, dando all’Udc dell’onorevole Casini un indebito vantaggio”.

Gasparri “in rappresentanza di An” ha portato la solidarietà a Pizza, che ha mostrato di essere una persona “responsabile”. Alla domanda su come il Pdl ripagherà la Dc per la sua rinuncia, Gasparri ha risposto: “Non ci sono accordi segreti o protocolli segreti, però c’è la necessità di assicurare la presenza politica ad una forza il cui peso non si può misurare, perchè non ha potuto presentarsi alle elezioni. Ma queste sono decisioni che saranno prese insieme da tutti gli alleati”.

Ferrara di nuovo in politica con la lista Pro life

Il direttore del Foglio e conduttore di Otto e mezzo Giuliano Ferrara | Ansa
Non è più solo un’idea. È pronto lo slogan (”Più vita per tutti”), sono stati commissionati i primi sondaggi (che darebbero il nuovo movimento in costante crescita, tra il 3 e il 6per cento), si riscontrano le prime dichiarazioni di simpatia tra alcuni movimenti cattolici.
Quasi certamente, alle prossime elezioni politiche, Giuliano Ferrara si presenterà con una lista tutta sua. Di Pro life (o, nella variante nostrana, “Pro vita”), il direttore del Foglio ne parla e ne scrive da diversi giorni. L’idea di una moratoria dell’aborto, lanciata mesi fa dal quotidiano di Largo Corsia dei Servi, a breve si dovrebbe trasformare in un vero e proprio movimento, che abbia come principale obiettivo la difesa della vita fin dal suo concepimento. L’editoriale odierno di Ferrara sul Foglio non lascia dubbi: “Faremo di tutto perché cambi una specifica mentalità culturalmente indifferente, quella che dice: occupiamoci della privatizzazione di Alitalia o delle licenze dei taxi o dell’Ici sulla seconda casa, cose decisive per vivere bene, e tralasciamo il resto, quelle cose atroci e complicate che abbiamo sistemato nel ripostiglio dei nostri comodi o degli affari degli esperti”.
Un movimento caratterizzato e autonomo, che secondo un sondaggio Ipsos commissionato dal Foglio avrebbe già una buona dose di consensi: alla domanda se ritiene corretto “introdurre nella politica italiana un partito con queste finalità”, il 6 per cento degli intervistati ha dichiarato che “è molto utile”, l’11 per cento “abbastanza utile”.
Confortato dai numeri (anche se proprio sabato scorso ha scritto “credo poco nei sondaggi”), in queste ore Giuliano Ferrara starebbe sondando la disponibilità di alcuni leader politici che potrebbero guidare il movimento (leggi qui l’editoriale su Panorama). Ha così chiesto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni (che però avrebbe nicchiato, preferendo la candidatura nella lista di Forza Italia), e all’ex segretario della Cisl, Savino Pezzotta (che non ha intenzione di abbandonare la carica di presidente della neonata Rosa Bianca).
Se nessuno dei due dovesse convincersi, Ferrara ha confidato ai suoi collaboratori più vicini che sarebbe pronto ad un impegno diretto (anche a rischio di una debacle elettorale), “per dare quantomeno prova di una testimonianza morale del più grande dramma del nostro tempo”.
Pro life è guardata con simpatia da una parte della dirigenza di Comunione e Liberazione (specie nell’area che fa riferimento al direttore di Tempi Luigi Amicone) e da alcuni movimenti di ispirazione cristiana (tra cui Rinnovamento nello spirito, che però è sempre stato restio a dare indicazioni politiche).
Con questa legge elettorale, la lista di Ferrara dovrebbe comunque apparentarsi con il Popolo delle Libertà, in modo tale da evitare di superare uno sbarramento elevato sia alla Camera (dove, presentandosi da sola, dovrebbe raggiungere il 4%) che al Senato (l’8% su base regionale).
È però vero che il movimento si scontrerebbe con l’intenzione, più volte dichiarata da Silvio Berlusconi, di presentarsi alle prossime elezioni con un unico simbolo, quello del Pdl, federato al nord con la Lega. Il “no” a Casini, restio a confluire con l’Udc nel nuovo soggetto, dovrebbe quindi ripetersi per Pro life.
Ma per alcuni tra gli addetti ai lavori potrebbe essere proprio questo uno dei motivi che indurrebbe il Cavaliere a guardare di buon occhio una lista autonoma collegata a quella del Popolo della Libertà.
Nei giorni scorsi, infatti, il direttore dell’Avvenire Dino Boffo, aveva auspicato che fosse “salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana”. Un’affermazione che aveva fatto molto discutere e che a molti era sembrata una difesa dell’Udc da parte della Conferenza episcopale italiana, ma che oggi potrebbe invece risultare decisiva nelle scelte del Cavaliere.
In caso di una mancata intesa col partito di Pier Ferdinando Casini, un movimento di ispirazione cattolica collegato al Pdl potrebbe infatti conquistare anche i voti incerti dell’elettorato più vicino alla Chiesa.
Il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni saluta il direttore del Foglio Giuliano Ferrara alla presentazione della sua proposta di moratoria per l'aborto | Ansa

Che vuol dire Pdl? Gli elettori di Berlusconi decidono on line tra popolo e partito

sul sito di FI un gazebo on line per scegliere il nome due opzioni, Partito della libertà  o Popolo della libertÃ
Finora (ore 16.00): 54,85% a 45,15%. Cioè stanno vincendo gli elettori di Forza Italia (e non solo) che, come nome del nuovo partito lanciato da Berlusconi vorrebbero Il Popolo delle libertà. Plausibile il risultato, in linea con il discorso anti-parrucconi fatto dal Cav durante il discorso programmatico di fronte alle colonne del tempio di Adriano a Roma.
Insomma, ancora inebriati dai sette milioni e passa di firme raccolte nel week end, gli organizzatori dei gazebo azzurri hanno dato immediata “attuazione alle indicazioni del presidente Berlusconi”, come ha spiegato Antonio Palmieri, responsabile del sito, offrendo la possibilità alla gente (al popolo, appunto, e partendo dal basso) di scegliere on line come dovrà chiamarsi il nuovo soggetto politico, annunciato nella domenica milanese in piazza San Babila. Ieri il Cavaliere lo aveva detto: “Saranno i cittadini a decidere”. Detto, fatto: chiunque può andare sul sito di Forza Italia e con un semplice clic (sono più di 4,5 mila, per ora) dare la propria preferenza.
Stavolta, però, per prevenire le critiche sull’assenza dei controlli - che avevano messo qualche dubbio sull’autenticità delle firme di rivotiamo.it - le opzioni sono solo due e si può votare una sola volta: se si prova a farlo due volte dallo stesso computer, infatti, appare un messaggio: “Hai già votato, il tuo voto non verrà preso in considerazione”.
Una piccola nota in fondo alla videata spiega infine che “i risultati riflettono le opinioni di coloro che hanno scelto di partecipare; pertanto non possono essere assunti come rappresentativi delle opinioni di tutti i naviganti né dell’insieme degli iscritti o dei simpatizzanti di Forza Italia”.

Spifferi dal Transatlantico
Ingiustizia, di Maurizio Tortorella
Uno contro tutti, di Carlo Puca
Gattopardi,
Il voltagabbana, di Paolo Guzzanti
CLAUDIA DA CONTO
Politicamente (S)corretta, di Annalisa Chirico
Giuseppe Cruciani
 
 
 
 
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Il video del direttore, di Giorgio Mulè
L'arcitaliano, di Giuliano Ferrara
Cane sciolto, di Vittorio Feltri
L'editoriale, di Giorgio Mulè
L'europeo, di Sergio Romano
Fatti & credenze, di Luca Ricolfi
Fuori Porta, di Bruno Vespa

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